Jenny McPhee.
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Il centro delle cose.
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Titolo originale: The center of things. 2001.
Traduzione di: Ada Arduini.
2003 NNERI POZZA EDITORE, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nora Mars, diva di B-movies, reginetta di bellezza degli anni Sessanta, star piena di capricci, mariti e scandali,  stata colpita da una grave emorragia cerebrale ed  ora in coma. Tutti i bollettini medici sono propensi a escludere un miglioramento.
Alla notizia di questa tragedia, Marie Brown, ghost-writer del tabloid scandalistico newyorchese Gotham City Star, trentanove anni, studi mai finiti di filosofia della scienza e una passione sfrenata per il cinema (soprattutto per i noir interpretati da ometti astuti come Humphrey Bogart e James Cagney, e da femmes fatales come Hedy Lamarr e Joan Crawford),  rimasta sconvolta. Da quando aveva dieci anni, Nora Mars  il suo idolo assoluto.
Marie adora i suoi capelli color platino, la sua carnagione perfetta, i suoi occhi verdi e allungati, le sue strabilianti, svagate, innocenti battute (Per quanto ne so io, l'eternit potrebbe anche essere il tempo in preda a un attacco di egocentrismo: dice Nora Mars in La resa dei conti, uno dei film preferiti di Marie).
Le circostanze impongono un cambiamento, un gesto di coraggio, una rottura. Marie non pu continuare a scrivere pezzi per i galoppini dello Star o a vegetare tristemente nell'archivio dei coccodrilli, gli articoli commemorativi per le celebrit non ancora passate a miglior vita.
Stavolta l'articolo deve scriverlo lei! Magari facendosi aiutare da Marco, lo svitato col pigiama blu conosciuto nella biblioteca della Quarantaduesima che porta in tasca un biglietto da visita con su scritto Freelance Intellectual. Potrebbe cominciare intervistando Rex Mars, il bel crooner alcolizzato quinto marito di Nora, che oltre ai cognome avr certamente estorto alla diva anche qualcos'altro; oppure facendo parlare Maud Black, la misteriosa sorella della star che le somiglia come una goccia d'acqua...
Tra intrighi, relazioni insospettate, invidie e gelosie eterne, capricci e slanci imprevisti, si snoda un noir intrigante e pieno di glamour con un finale degno di un film hollywoodiano.
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L'AUTRICE.
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Jenny McPhee (1962)  una scrittrice americana nota per il suo romanzo del 2001 The Center of Things , in cui sembra fondere riflessioni sul romanticismo poich questo potrebbe essere correlato a una serie di teorie scientifiche, come: materia oscura (o energia oscura), superammassi, teoria delle stringhe, meccanica quantistica , relativit e verit oggettiva - una miscela di fisica quantistica e filosofia, per cos dire, modellata in uno schema di un discorso sull'apparente casualit dell'amore e della concorde gloria del destino, o qualcosa del genere. McPhee, tra le altre cose, per curiosit, paragona le propriet dei fotoni alle propriet delle persone (cio coerenza, entanglement), riflette sull'apparente problema di cosa succede quando si muore, menziona l'ipotesi del DNA spazzatura, la psicologia quantistica, la teoria M, Radiazione di Hawking e persino la fisica delle particelle rende il suono stilizzato della rima musicale.  
Jenny McPhee  una delle cinque figlie nate dal pioniere creativo della saggistica John McPhee (1931).
Jenny McPhee oggi  la direttrice accademica del Centro per i programmi di formazione continua delle arti liberali applicate e professoressa assistente clinica che insegna nel corso di laurea in Traduzione e interpretazione. Oltre ad essere autrice dei romanzi,  eccellente traduttrice. Le sue traduzioni dall'italiano includono libri degli autori Natalia Ginzburg, Primo Levi, Giacomo Leopardi, Curzio Malaparte, Anna Maria Ortese, Paolo Maurensig e Papa Giovanni Paolo Secondo. Ha insegnato traduzione letteraria all'Universit di Princeton e ha co-fondato la Bronx Academy of Letters, una scuola superiore e media pubblica di New York. Ha ricevuto la Guggenheim Fellowship.
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Il centro delle cose.
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Dedica.
Per Luca.
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Indice.
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Capitolo 1. Tempo.
Capitolo 2. Verit.
Capitolo 3. Bellezza.
Capitolo 4. Gelosia.
Capitolo 5. Denaro.
Capitolo 6. Scienza.
Capitolo 7. Amore.
Capitolo 8. Realt.
Capitolo 9. Morte.
Capitolo 10. Vita.
Capitolo 11. Qualia.
Capitolo 12. Destino.
Ringraziamenti.
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FINE Indice.
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CAPITOLO 1.
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Tempo.
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Quasi tutta la vita  tempo perso.
John Berryman.
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Leggo poesie per risparmiare tempo.
Marilyn Monroe.
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La distinzione tra passato, presente e futuro  una mera illusione, anche se dura a morire.
Albert Einstein.
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Marie era in anticipo. E quando accadeva, dava i numeri.
Per i primi cinque minuti non riusciva a credere di essere
arrivata in anticipo per l'ennesima volta. Poi cominciava a
detestarsi. Prima si detestava per essere arrivata in anticipo,
poi per non avere finito l'universit, non essersi sposata ed
essere parzialmente sorda da un orecchio, perch lavorava
nella redazione di un giornale scandalistico, per i suoi trentanove
anni, i suoi capelli lisci, per non essere diventata
madre, non avere mai portato a termine il saggio di filosofia
della scienza su cui lavorava da quindici anni e per essere
alta un metro e settantanove virgola nove. Quando non
riusciva pi a tollerare quella sfilza di calamit, Marie iniziava
a contare le ore sprecate arrivando in anticipo e poi,
tenendo conto perfino della sua aspettativa di vita, calcolava
anche le ore che era destinata a sprecare in futuro.
Marco sosteneva che il suo era un raro caso di reazione
a una comunissima paura dell'abbandono. Le aveva spiegato
che quasi tutti reagiscono alla paura dell'abbandono
associata agli appuntamenti arrivando in ritardo, oppure
cercano di contrastarla arrivando ossessivamente in orario.
Ma tu, Marie, aveva aggiunto poi, anticipi la paura, come
se creando prima le stesse condizioni potessi cancellare
ci che credi accadr poi. Meravigliosamente simmetrico, perfettamente logico.
Ma a Marie pareva invece grossolanamente assurdo: cos
continu a fare la somma delle ore della sua vita sprecata su
un tovagliolino dell'Ear Inn. Lavorava come reporter per il
Gotham City Star, l'unico quotidiano scandalistico serale
rimasto a Manhattan, e svolgeva ricerche: uno dei suoi
compiti consisteva nel raccogliere materiale per l'archivio
dei coccodrilli, gli articoli commemorativi per chi non era
ancora morto. Era entrata nel bar a quello scopo, ma stavolta
l'articolo l'avrebbe scritto lei. Marco diceva che quel
suo lavoro per i coccodrilli era una specie di necrofilia letteraria
anticipata, perfetto esempio del suo bisogno nevrotico
di prevenire l'abbandono.
Il giorno prima Nora Mars, attrice e regina del fascino
degli anni Sessanta, era stata colpita da una grave emorragia
cerebrale ed era entrata in coma. Nonostante fosse relativamente
giovane (sessantadue anni) e godesse di ottima
salute, tutti i bollettini medici erano propensi a escludere
un miglioramento. Alla notizia di quella tragedia Marie era
rimasta sconvolta: da quando aveva dieci anni, Nora Mars
era stata il suo idolo assoluto.
Nell'aspetto e nell'atteggiamento Nora incarnava la ragazza
della porta accanto che ha imboccato la strada sbagliata:
aveva i capelli color platino e una carnagione perfetta,
ma gli occhi verdi e allungati le conferivano un che di
esotico. (Mia madre ha scaricato il postino e l'ha rimpiazzato
con il tizio della lavanderia cinese, recitava una sua
celebre battuta ai giornalisti). Era dotata di una bellezza atipica
e di un'innocenza incrollabile, che nella fantasia dell'adolescente
Marie avevano costituito l'ideale della perfezione femminile.
Crescendo, Marie aveva fantasticato di trovarsi nei panni
delle innumerevoli stelle del cinema che ammirava per
ore alla televisione, fino a tarda notte. Prima di divorziare,
quando lei aveva otto anni, i suoi genitori le permettevano
di guardarla per un'ora sola, il sabato mattina. Ma quando
suo padre se n'era andato, sua madre aveva smesso di preoccuparsi
delle regole e Marie, negli anni successivi, era riuscita
a supplire a quella mancanza di cui aveva tanto sofferto
da bambina. Il televisore restava acceso da quando tornava
a casa da scuola fino a quando non usciva di nuovo, il
mattino seguente. Era un'affezionata spettatrice di The 4
O'Clock Movie, The Million Dollar Movie, Movie Playhouse,
Late Nife at the Movies e The Late Late Late Movie. Arrivata
al liceo, si era fatta pochi amici e usciva raramente, tranne
che per andare al cinema accompagnata da Michael, il fratello minore.
Con Michael come interlocutore aveva raffinato i propri
gusti. Trovava Katharine Hepburn troppo diligente e Doris
Day troppo piagnucolosa; preferiva Gene Kelly a Fred
Astaire ma non riusciva a resistere a Ti amavo senza saperlo.
La faceva impazzire la voce calda di Gary Cooper, idolatrava
il goffo Jimmy Stewart e avrebbe voluto sposare quell'adorabile
spaccone di Cary Grant.
Alla fine, per, i film che Marie aveva scoperto di amare
pi di tutti gli altri erano i noir interpretati da ometti astuti
(quelli da non sposare) come Humphrey Bogart, George
Raft, Peter Lorre, Alan Ladd e James Cagney. Per quanto
riguarda le donne, adorava le femmes fatales incarnate da
attrici come Hedy Lamarr, Joan Crawford, Bette Davis,
Lauren Bacall, Barbara Stanwyck, Rita Hayworth, Ava
Gardner, Gloria Grahame, Gene Tierney e Veronica Lake,
ma se avesse potuto scegliere a chi assomigliare in tutto e
per tutto avrebbe scelto Nora Mars.
Nora Mars si comportava male, nella vita, e nei film le
capitavano brutte cose, eppure ne usciva sempre a testa alta.
A volte, con tutti quei mariti e quegli scandali, si aveva
l'impressione che vivesse soltanto per indignare e scioccare
il pubblico. Ma poi se ne usciva con un commento o una
battuta cos sorprendentemente sinceri che Marie, insieme
a quasi tutta la nazione, scopriva di amarla ancora di pi.
Ne aveva concluso che Nora Mars era un'assoluta contraddizione:
aveva bisogno di essere amata da tutti, ma faceva il
possibile per farsi odiare. Era una conformista che rifiutava
di conformarsi e la sua forza pi grande stava nella sua
profonda vulnerabilit.
Negli anni, Marie e Michael avevano annotato e memorizzato
le battute dei dialoghi cinematografici che avevano
amato di pi e durante i due anni in cui avevano frequentato
la stessa scuola, ogni volta che si incrociavano nei corridoi
le recitavano, sfidandosi a indovinare titolo, attore e
data della prima.
(Per quanto ne so io, l'eternit potrebbe anche essere il
tempo in preda a un attacco di egocentrismo. Nora Mars,
La resa dei conti, 1959).
A volte Marie faceva ancora quel gioco da sola, ma poi
finiva inevitabilmente per pensare a Michael, che quindici
anni prima si era trasferito a Los Angeles e che lei non sentiva
da allora. Era l'unica persona al mondo in grado di sentire
quella battuta di Nora Mars e capire esattamente cosa
provava Marie in quel momento, seduta in quel bar a scervellarsi
sul tempo sprecato, sul tempo perduto e sul tempo
ancora da sciupare, in attesa di intervistare il terzo dei cinque
mariti di Nora: Rex Mars. (Una celebre clausola nel
contratto prematrimoniale standard di Nora prevedeva che
i suoi mariti assumessero il suo nome e lo mantenessero anche
nell'eventualit di un divorzio). Sul tovagliolo le cifre
sommate fino a quel momento dimostravano che aveva
sprecato ben 10.264 ore della sua vita ad aspettare.
Marie evitava di rivangare il passato e raramente parlava
di suo fratello, cos come non aveva raccontato a nessuno
allo Star, n a Brewster e nemmeno a Ned, della sua passione
per la scienza e in particolare per la meccanica quantistica.
Tuttavia, per qualche incomprensibile ragione, si era
messa a parlarne con Marco. L'aveva conosciuto pi di un
anno prima nella sala di lettura Richard B. Salomon della
biblioteca di Scienze, Industria ed Economia della New
York Public Library, situata nel vecchio edificio dei grandi
magazzini B. Altman. Lei ci andava ogni volta che trovava
il tempo di lavorare al suo saggio di filosofia della scienza,
iniziato quindici anni prima durante il secondo semestre
del suo primo e unico anno di scuola di specializzazione in
filosofia. Il saggio doveva servire a un seminario sul rapporto
tra meccanica quantistica e realt. Imparare la teoria dei
quanti, che descrive le strane propriet microscopiche della
materia elementare, aveva aperto a Marie le porte di un
modo tutto nuovo di concepire il mondo. La teoria quantistica
dimostrava che, finch non la osserviamo, una particella
pu esistere in potenza in molti luoghi al tempo stesso:
soltanto quando viene misurata da un osservatore diventa
reale o fissata in una realt. Per gli elementi microscopici
che costituiscono la materia, la realt dipende da chi
guarda. Per Marie quel concetto era al tempo stesso sconvolgente
ed eccitante, e da allora era stata ossessionata dal
tentativo di cogliere ci che era essenzialmente inafferrabile.
(Sii dovunque, fai tutto e non smettere mai di stupire.
Nora Mars, Fulmine, 1972).
Marie era convinta che se fosse riuscita a completare
quel saggio, a tornare alla scuola di specializzazione e a
prendere il Ph.D., avrebbe trovato un lavoro intellettualmente
stimolante in un piccolo college specializzato in
materie umanistiche, avrebbe scritto articoli per prestigiose
riviste di filosofia, si sarebbe innamorata di un collega, si
sarebbe sposata, avrebbe avuto due bambini, avrebbe comprato
una casa e una Volvo e avrebbe inseguito un futuro
radioso.
Questa convinzione l'aveva portata a frequentare anno
dopo anno, in ogni momento libero, la biblioteca pubblica,
prima quella della Quarantaduesima strada, ora quella
della Trentaquattresima, situata a soli tre isolati a sud dello
Star. Per quindici anni il saggio di filosofia della scienza era
stato lo scopo fondamentale e pi immediato della sua vita.
Tutte le altre attivit, il lavoro e le ore passate nei cinema
dove proiettavano classici, erano passate in secondo piano e
il tempo che lei vi dedicava veniva in realt sottratto a ci
che riteneva davvero importante. Il saggio, e tutto ci che
significava, rappresentavano l'espressione della sua vera identit.
Marie e Marco si erano conosciuti durante una tormenta
di neve. Lei se lo ricordava perch la biblioteca era rimasta
aperta fino a tardi, anche se tutta la citt aveva chiuso i
battenti a causa della grande quantit di neve caduta. Quel
giorno, dalla sua scrivania allo Star, aveva visto l'Empire State
Building, che svettava appena fuori dalla finestra, scomparire
in una densa nebbia grigia. Con lo scorrere delle ore,
nel pomeriggio, l'atmosfera al giornale si era fatta frenetica
ed esaltata. Il televisore della sala riunioni era acceso sul
Weather Channel ed era circondato da un nugolo costante
di persone. Alle tre se n'erano andati quasi tutti: i giornalisti
avevano consegnato tre ore prima del termine ultimo,
per poter andare a casa in anticipo. Anche Marie aveva fatto
lo stesso, dopo aver limato un paio di pacchi ricevuti quella
mattina dai galoppini. (I galoppini erano reporter che
chiamavano e scaricavano verbalmente le loro storie su
gente come Marie, che poi le trascriveva). Il primo si riferiva
a una rissa avvenuta all'alba tra cinque uomini in smoking
sui gradini dell'hotel Plaza, dopo un ballo di beneficenza.
Si diceva che la rissa fosse scattata a causa di una
donna non ben identificata. Il secondo riguardava un abitante
di Staten Island che, sul ferry che lo portava al suo ufficio
di Wall Street, aveva gettato un gatto fuori bordo. Si
era poi saputo che il proprietario del gatto, una donna, era
una vicina di casa dell'uomo. Nessuno dei due aveva rilasciato
dichiarazioni, ma secondo un altro vicino la padrona
del gatto e il gatticida avevano una relazione.
Era proprio a causa di vicende come queste che Marie si
era dedicata al giornalismo scandalistico. La intrigava il
fatto che le storie fossero sempre le stesse, eppure sempre in
grado di affascinare in base alla leggera variazione di alcuni
dettagli. Era un paradosso: in qualche modo le cose complicate,
contorte e assurde che la gente faceva ogni giorno
non venivano mai percepite come normali. E tutti i giorni
aveva la conferma del fatto che, se parlavi abbastanza a
lungo con qualcuno, quella persona aveva una storia da raccontare,
uno scheletro nell'armadio o una tragedia segreta.
Ma l'aspetto del suo lavoro che pi stimolava Marie era cercare
di comprendere le motivazioni che spingevano le persone
ad agire in un certo modo. Era un compito difficile,
che richiedeva una capacit di tollerare alti livelli di ambiguit,
perch proprio quando credevi di avere intuito quello che pensava una persona, poi ti accorgevi che forse aveva
agito obbedendo a una spinta diversa. Naturalmente, le sottigliezze
implicite nelle diverse motivazioni determinate dal
carattere non apparivano quasi mai sulle pagine di un giornale
scandalistico, ma si trattava soltanto di uno dei molti
rischi del mestiere.
L'ostacolo pi grande alla carriera di Marie, stranamente,
era forse il fatto che adorava scrivere. Per questo aveva
preso la brutta abitudine di farlo anche per i suoi colleghi
dello Star. Galoppini e giornalisti arrivavano da lei con l'ossatura
di una storia, la imploravano, la scongiuravano, si
mettevano perfino a piangere. Molti di loro avevano grosse
difficolt a scrivere, mentre Marie non faceva nessuna fatica.
Le piaceva prendere alcuni fatti, qualche frase, un po' di
riempitivi e mischiare il tutto fino a quando non ne usciva
qualcosa di compiuto e riconoscibile. Certo, rispondeva,
nessun problema.
Tutto era cominciato con Ned Brilliant che, quando lei
era arrivata al giornale, era gi caporedattore, anche se aveva
tre anni meno di lei. Marie aveva iniziato tardi a occuparsi
di giornalismo e pensava che scrivere per i colleghi avrebbe
potuto ripagarla degli anni di carriera perduti in seguito
all'interruzione degli studi e ai cinque anni in cui aveva
servito ai tavoli nel tentativo di chiarirsi le idee. Quando
aveva ottenuto il posto allo Star aveva avuto la brillante
idea di dimostrare ai colleghi che faceva progressi scrivendo
al posto loro, sperando cos di venire accolta nella
loro cerchia. Ma non era andata proprio cos. Ned se l'era
lavorata intrecciando con lei una relazione durata anni, per
poi scaricarla quando aveva trovato un posto migliore al
Post.
Ma anche quello smacco non le aveva fatto perdere l'abitudine
di scrivere per gli altri senza ricevere nulla in cambio.
La verit era che per Marie scrivere articoli per lo Star era
come comporre un puzzle o costruire il modellino di un aereo:
quando finiva provava una soddisfazione profonda, che
derivava dall'avere portato a termine, concluso qualcosa. Le
costava davvero poco, ma in realt il problema era proprio
quello. Marie non aveva mai la sensazione che scrivere articoli
per il giornale costituisse per lei un risultato concreto,
quindi perch pretendere di ricavarne qualcosa? Mentre
sfornava storie per lo Star non provava affatto il tormento,
la frenesia o il contorcimento di budella che per lei erano inscindibili
dalla composizione del suo saggio di filosofia della
scienza. Quello s che era un vero e perenne fallimento.
Di solito la biblioteca di Scienze, Industria ed Economia
era dotata di un ampio assortimento di umanit piacevolmente
anonima (soprattutto di sesso maschile), ma il giorno
della tormenta, quando Marie era arrivata subito dopo
le cinque, era praticamente deserta. Lei si era fermata un
attimo nell'ingresso ovale per far sciogliere la neve che aveva
addosso. Nella parete leggermente incurvata erano cesellate
frasi celebri di luminari della scienza, dell'industria e dell'economia.
Lesse: Prima di sapere tutto dei vostri affari, la
cosa migliore  sapere tutto degli affari degli altri - John D.
Rockefeller. Marie aveva pensato che quella frase sarebbe
stata il motto perfetto del Gotham City Star.
Poi era entrata nella sala di lettura Salomon ed era rimasta
delusa nello scoprire che qualcuno era seduto nella sua
cabina di lettura preferita, accanto alla stanza dei microfilm
e dei brevetti. Cos aveva deciso di sistemarsi in una delle
poltrone in finta pelle e rileggersi l'articolo di Abner Shimony
sui Problemi metafisici nelle basi della meccanica
quantistica. Nella poltrona vicina alla sua c'era un ometto
intento a leggere l'American Journal of Forensic Medicine
and Pathology. Sul pavimento accanto a lui stava un mucchio
disordinato di giornali e riviste. Prima di sedersi Marie
gli aveva lanciato un'occhiata veloce: faccia squadrata, capelli
corvini leggermente ondulati, con la scriminatura di
lato, pelle olivastra, grandi occhi scuri, labbra piene, baffi
sottili e pizzetto. Indossava un ampio completo blu oltremare
che pareva un pigiama o l'uniforme del Partito comunista
cinese.
Dopo circa venti minuti, quando aveva ormai sfogliato
met della pila di riviste e giornali, che spaziavano da Weekly
Compilation of Presidential Documents a National Enquirer,
l'uomo si era girato verso Marie e aveva detto: Ho
notato che leggeva un articolo di fisica e mi chiedevo se mi
permette di rivolgerle una domanda.
Certo, aveva risposto Marie pensando: Oddio, ci risiamo,
un altro degli svitati della biblioteca.
Ritiene che esista una correlazione tra la scoperta di
Edwin Hubble che l'universo  in espansione e il grande
crollo della Borsa, entrambi verificatisi nel 1929?
Non ci avevo mai pensato, aveva risposto lei, mentendo.
Era un'idea alla quale un tempo aveva dedicato parecchie
riflessioni, ma poi era rinsavita e l'aveva accantonata
giudicandola assurda. Probabilmente si  trattato soltanto
di una coincidenza, aveva concluso cercando di tagliare
corto.
Tuttavia lui aveva insistito nel precisare che non era esperto
in nulla, ma profondamente interessato a tutto. Marie
aveva l'orecchio destro, quello buono, rivolto nella sua
direzione e quindi riusciva a sentirlo molto chiaramente.
Aveva percepito un leggero accento, un po' affettato; il tono
della voce era morbido e lievemente sinistro. Aveva sospirato
e si era ripromessa che non avrebbe mai pi commesso
l'errore di non sedersi nelle cabine di lettura, create apposta
per evitare gli scocciatori. Con enorme sollievo l'aveva visto
raccogliere il suo mucchio di materiale e alzarsi, pronto ad
andarsene. Prima di allontanarsi le aveva teso il biglietto da
visita, che diceva: Marco Trentadue, intellettuale freelance,
New York City. Solo incontri casuali. Marie l'aveva letto,
aveva ridacchiato, l'aveva ficcato nello zaino e aveva dato
per scontato che non l'avrebbe mai pi rivisto.
Il mese successivo aveva incontrato Marco parecchie
volte in biblioteca; indossava sempre quel suo pigiama blu
oltremare. Marie aveva avuto la sensazione che non si trattasse
di una coincidenza, ma quello strano ometto, dall'et
indefinibile compresa tra i trenta e i cinquanta, sembrava
abbastanza innocuo. All'inizio le loro conversazioni erano
brevi, ma pian piano avevano cominciato a parlare per
periodi di tempo sempre pi lunghi; o meglio, era Marie
che parlava. Marco aveva un modo inesplicabile di spingerla
a raccontargli i fatti suoi, cosa alla quale Marie non era
abituata, n come giornalista n come donna. Con Ned
Brilliant, come con gran parte dei suoi colleghi maschi, era
fortunata se riusciva a spiccicare parola. (Non si preoccupi,
cara, dice Marilyn Monroe ad Anne Baxter in va contro
va, lui non lascia mai parlare gli altri.)
A dire la verit, Marie doveva ammettere che di solito
era lei a possedere l'inspiegabile talento di far parlare gli
altri. Per qualche motivo la gente, perfino i perfetti sconosciuti,
spesso si sentivano spinti a farle delle confessioni
sulla loro vita. Non capiva se era perch faceva sempre le
domande giuste, perch sapeva stare zitta o perch era sorda
da un orecchio. La sordit la costringeva a chinare lievemente
la testa di lato quando qualcuno parlava, e a concentrarsi
su occhi e labbra per cogliere quello che poteva
aver perso. Cos dava l'impressione di ascoltare con grande
interesse e intensit, qualunque fosse l'argomento.
Marie riteneva che Marco riuscisse a renderla tanto loquace
perch, a quanto sosteneva, aveva fatto quattro anni
di tirocinio a Parigi in un istituto psicoanalitico lacaniano.
(Non credo negli istituti, nelle lauree o nei ricordi, quindi
me ne sono andato, aveva spiegato). Spesso dava l'impressione
di non ascoltare affatto quello che lei diceva. Gli occhi
gli si velavano, si tirava il pizzetto o si accarezzava i baffi
e ogni tanto sbirciava l'orologio. Oppure si metteva a sfogliare
platealmente le pagine del giornale (ne leggeva parecchi,
ogni giorno) o a citarle passi dal libro che stava leggendo,
scritto immancabilmente da qualche teorico francese
che Marie non aveva mai sentito nominare. (Marco chiamava
sempre gli autori con il loro nome di battesimo: Jacques
dice... Luce ritiene... Hlne osserva...) Per altre
volte pendeva dalle sue labbra come se lei possedesse la soluzione
dell'enigma della Sfinge. Marie trovava questi atteggiamenti
irritanti e offensivi, ma per qualche motivo
non la scoraggiavano dal conversare con lui. Al contrario, la
spronavano a raccontargli sempre pi cose di s.
All'inizio Marie riteneva che Marco fosse uno psicopatico
conclamato (come Peter Lorre in Lo straniero del terzo
piano), una vittima della riforma sociale reaganiana che
aveva comportato la chiusura dei manicomi cittadini (ecco
il perch di quel pigiama), quindi cercava di evitarlo. Ma
col tempo, anche se il fascino bizzarro, l'aspetto macabro e
la strana intelligenza di Marco spesso le davano i brividi, a
volte si sorprendeva ad attendere con ansia i loro incontri
in biblioteca, che non venivano mai pianificati. Nessuno
dei due aveva mai espresso il desiderio di incontrare l'altro
al di fuori di quell'ex grande magazzino.
Mentre teneva d'occhio la porta dell'Ear Inn, Marie si
rese conto che l'uomo che stava aspettando in realt era
basso, vestito di blu e con il pizzetto, cio Marco e non Rex
Mars. A dire la verit, era quasi sicura che Rex Mars fosse
l'uomo seduto accanto a lei al bar, che aveva appena ordinato
il terzo jack Daniels. Quand'era arrivata l'aveva notato
immediatamente, e non solo perch portava un paio di
stivali da cowboy di coccodrillo color blu cobalto. Indossava
anche una T-shirt bianca aderente che fasciava un torace
degno di Michelangelo. Diversi fattori le avevano impedito
di presentarsi immediatamente: non riusciva a credere
che fosse arrivato prima di lei; assomigliava pochissimo
alla foto che da ragazzina baciava ogni notte; era stata
improvvisamente travolta dalla consapevolezza che avrebbe
dovuto fare conversazione con una persona che aveva adorato
e odiato al tempo stesso, in quanto amante di Nora
Mars.
Era stata proprio la sua passione per Nora, oltre al suo
sempre pi acuto senso di urgenza, a spingere Marie a chiedere
a Miles Brewster, proprietario e direttore responsabile
del Gotham City Star, di scrivere un assolo commemorativo
(un articolo curato e scritto da lei) su Nora Mars. Il
pomeriggio precedente era entrata nel suo ufficio racchiuso
nel plexiglas nel bel mezzo dello Star e gli aveva detto d'un
fiato: Ormai sono quasi dieci anni che lavoro in redazione
e sono fortunata se riesco a mettere la mia firma sotto un
paio di articoli su argomenti affascinanti come il riciclaggio.
Conosco Nora Mars meglio della mia stessa madre.
Voglio lavorare da sola e, francamente, sarebbe anche ora.
Miles Brewster, che a quel piano era noto con il nomignolo
di 007 perch aveva l'abitudine di sbirciare sulle
scrivanie dei suoi impiegati, strizz a Marie un occhio violetto.
Ma non si trattava di una vera strizzatina d'occhio.
Aveva un tic alla palpebra destra, che all'inizio Marie aveva
trovato alquanto snervante. Era il suo capo e lei aveva sempre
paura che ci provasse, che cercasse di rimarcare qualche
banale sottinteso sessuale mandandole dei messaggi con gli
occhi. Le ci erano voluti anni per capire che non strizzava
l'occhio solo a lei, ma anche a tutta la redazione, senza
distinzioni. Per, anche dopo averlo scoperto, non era riuscita
a liberarsi dalla sensazione che Brewster avesse un debole per lei.
A parte quel tic, Brewster era un bell'uomo sui sessantanni, molto WASP. Bianco, Anglo-Sassone, Protestante.
Viveva in Park Avenue, possedeva un'isola nel Maine e un'imponente collezione di papillon.
Marie era sicura di non averlo mai visto indossare lo stesso
due volte. Aveva una testa di folti capelli bianchi e la pelle
simile a cuoio lucido, risultato di una vita passata in barca
a vela e a giocare a tennis. Proveniva da una famiglia di banchieri
che, secondo la rivista Forbes, era una delle pi ricche
d'America, ed era risaputo che uno dei suoi antenati aveva
solcato l'Atlantico a bordo della Mayflower.
In passato, a causa delle sue ambizioni nel campo del
giornalismo sensazionalistico, Brewster era stato lo scandalo della famiglia, ma poi, come si era espresso lui stesso, li
aveva ammansiti cercando di non rinunciare mai ai privilegi
dei ricchi e tenendo sempre a portata di mano cavalli ed
elicotteri. Fatto ancor pi significativo, la sua famiglia si era
subito resa conto che quell'azienda privata era utile da dedurre
dalle tasse. Solo i Brewster sapevano esattamente
quanti soldi lo Star perdesse ogni anno, ma si trattava di sicuro di una cifra astronomica.
In ogni caso, lo Star era un enorme successo perch era il
giornale che tutti amavano odiare. Puntava sulla propria
natura ossimorica. Era un quotidiano scandalistico sofisticato,
che conteneva i soliti pettegolezzi, scandali e tragedie,
combinati a un certo je ne sais quoi mirato a solleticare il lato
snob di ciascuno dei suoi lettori. Costava meno degli altri
giornali simili, ma era stampato su carta di qualit superiore,
con una grafica molto vivace che ricordava quella
dei libri di lettura per bambini degli anni Cinquanta e Sessanta,
come Dick and Jane. Gli articoli erano inevitabilmente
arricchiti da spruzzatine di riferimenti pseudointellettuali
(di solito fornite dallo stesso Brewster). Brewster non doveva
rendere conto a nessuno, poteva offendere chiunque e
lo faceva spesso, venendo regolarmente citato in giudizio.
Marie aveva fissato l'occhio ammiccante di Brewster e
aveva atteso una risposta riguardo all'articolo commemorativo su Nora Mars.
Time flies like an arrow, fruit flies like a banana, 
NOTA: gioco di parole intraducibile che significa letteralmente: Il tempo vola come una freccia, la frutta vola come una banana, tutto giocato sul doppio senso che nella seconda frase acquistano i due termini flies (vola, ma anche mosche) e like (come, ma anche gradire, piacere): la seconda parte pu dunque essere intesa anche come le mosche della frutta gradiscono la banana. FINE NOTA.
borbott Brewster usando solo un angolo della bocca, fingendo
di fumare un sigaro e facendo guizzare le sopracciglia in
una discreta imitazione di Groucho Marx. Quella scenetta
disorient Marie nel momento preciso in cui aveva bisogno
di ricorrere a tutto il suo autocontrollo per riuscire a comportarsi
nella maniera giusta. Proprio il giorno prima, in
biblioteca, aveva citato a Marco la stessa frase.
La citt era stata travolta da un'ondata di caldo e l'improvviso
cambiamento di temperatura aveva reso Marie
letargica. Non aveva voglia di lavorare al suo saggio di filosofia
della scienza e si era avvicinata allo scaffale delle riviste,
dove si era imbattuta in Marco, che le aveva chiesto
quand'era stata la prima volta che aveva sentito l'espressione meccanica quantistica.
Dal professor Waugh, il mio insegnante di fisica al
liceo, aveva risposto Marie sedendosi alla sinistra di Marco
in una delle poltrone di finta pelle marrone dell'area di lettura.
Era un trentenne alto, vivace, biondo e con gli occhi
azzurri che si era preso una pausa dal dottorato per insegnare in una scuola pubblica.
Marco aveva iniziato a leggere Time e mentre lei parlava sfogliava lentamente le pagine.
Io ero all'ultimo anno e mio fratello Michael al secondo.
Quelle lezioni le frequentavamo insieme. Volevo assolutamente
diventare cosmologa e quindi insistevo nel seguire
lezioni di scienze e matematica, anche se prendevo solo
la sufficienza, e per piet. Invece Michael aveva rischiato di
non passare l'esame di inglese del primo anno, ma voleva
diventare scrittore. Disprezzava la matematica e le scienze
ma prendeva sempre ottimi voti, spesso senza nemmeno aprire un libro. Lo odiavo.
Marco aveva messo gi Time e aveva cominciato a leggere
Modem Maturity tormentandosi il pizzetto. Come al
solito, Marie aveva trovato offensivo quel comportamento,
ma aveva proseguito il racconto.
Mi sedevo sempre in primo banco per sentire meglio e
Michael si piazzava in fondo, cos poteva leggere uno dei
suoi romanzi gialli o di fantascienza senza che lo beccassero.
Era la fine dell'anno e il professor Waugh stava cercando
di introdurci al concetto fondamentale della teoria di
Einstein sulla relativit speciale. Ogni tanto diceva che
aveva solo intenzione di buttare gi qualche idea e che
quello di cui parlava non sarebbe stato materia d'esame,
cos gli studenti potevano anche rilassarsi e divertirsi con
alcuni di quei concetti bizzarri. Ovviamente, per i ragazzi
quella equivaleva a un'ora buca e quasi nessuno si preoccupava
di buttar gi un bel niente.
Un giorno trovammo sulla lavagna una grande scritta:
Time flies like an arrow, fruit flies like a banana - Groucho
Marx. Il professor Waugh ci spieg che il tempo, proprio
come il linguaggio e il significato,  relativo al contesto. Ci
disse che Einstein aveva trasformato l'intero concetto di
tempo. Il tempo equivaleva al moto, era una freccia che nello spazio poteva prendere qualsiasi direzione, e non necessariamente
puntare; solo al futuro. Einstein aveva dimostrato
che le tre dimensioni spaziali (altezza, larghezza e profondit)
e la dimensione del tempo costituivano un'unit
quadridimensionale, poi battezzata continuum spazio-temporale.
Il professor Waugh disse che secondo la teoria di
Einstein il tempo, quando si avvicina alla velocit della luce,
rallenta fino quasi a fermarsi. Questo significa che diversi
osservatori che si muovono a velocit diverse non saranno
d'accordo nello stabilire se un evento si verifica prima,
dopo o contemporaneamente a un altro. Una costante della
relativit speciale  che nulla pu andare pi veloce della luce.
Marco aveva posato Modem Maturity e aveva fissato le
labbra di Marie come se ogni sua parola fosse la preziosa goccia di un magico elisir.
Il professor Waugh si rese conto che stava perdendo
l'attenzione dei suoi studenti e prov con un'altra tattica:
In altre parole, se le cose potessero andare pi veloci della
luce e poi rallentare, significherebbe che potremmo viaggiare
nel passato e, per esempio, impedire la nascita di quegli
scocciatori dei nostri fratellini.
A quel punto ebbe di nuovo tutti gli occhi addosso. Poi
ci spieg come lo spazio-tempo pu venire deformato dalla
gravit e dalla velocit, e come l'esempio pi estremo di
questo fenomeno sia un buco nero. Collegando due buchi
neri si potrebbe creare un tunnel, chiamato wormhole, attraverso
lo spazio-tempo, che permetterebbe a un viaggiatore
di entrare da un'estremit e di uscire dall'altra in un
luogo e in un tempo diversi nell'universo.
Come in Star Trek", comment scettico mio fratello.
Vero, solo che non potremmo mai riuscirci a causa di
un fenomeno chiamato spaghettificazione, rispose il professor Waugh.
Come la pasta? domand Joe Moon con aria confusa.
Esatto. In un buco nero il campo gravitazionale  cos
intenso che un astronauta che vi si avvicinasse verrebbe
allungato e schiacciato fino a diventare simile a uno spaghetto.
Un anoressico cosmico, comment animata Veronica Sheehan.
Poi il professor Waugh si perse nel suo mondo e cominci
a scarabocchiare sulla lavagna radici quadrate di numeri
negativi. Fu allora che parl di meccanica quantistica, di
Stephen Hawking e del Big Bang. Disse che probabilmente
l'universo era un'infinita deformazione temporale quantomeccanica
nella quale il microsecondo di un uomo  l'infinito
di un altro. A quell'epoca Stephen Hawking non era
ancora diventato famoso e quella del Big Bang era una teoria
ben lungi dall'essere accettata quanto lo  oggi. Il mio
professor Waugh era all'avanguardia della fisica teorica,
sospir Marie. Cos alzai la mano e, per far vedere che ero
stata attenta, gli chiesi che cosa intendeva con l'espressione
meccanica quantistica.
La meccanica quantistica, rispose, descrive il comportamento
della materia microscopica del nostro mondo
ed  probabilmente il concetto pi strano che una mente
umana abbia mai cercato di afferrare. Nel mondo quantistico
tutte le regole sono probabilit e niente  reale; il meglio
che si pu fare  sperare in una serie di illusioni coerenti
l'una con l'altra.
Marie aveva lanciato un'occhiata a Marco, che pareva
stordito o terrorizzato, non capiva bene. In classe nessuno
lo ascoltava, aveva proseguito, tranne io, che non mi perdevo
nessuno di quei termini incomprensibili e mi chiedevo
se ci si sentiva cos a essere innamorati.
Allora mi stai dicendo, aveva esordito Marco, lievemente
affannato, che secondo le leggi della fisica il tempo
non ha alcun significato e il futuro e il passato non esistono?
Che si tratta di illusioni, di creazioni della psiche umana?
Non lo dico io, lo diceva il professor Waugh, pi o meno,
aveva risposto Marie, provando una leggera e immotivata
esasperazione. Ricorda che non sono nemmeno arrivata
alla fine del primo anno di specializzazione, e poi in
filosofia, non in fisica. Ma, da quello che ho capito, pare
che nell'universo il tempo abbia le seguenti frecce: il tempo
termodinamico, nel quale tutto evolve nell'entropia o nel
disordine; il tempo psicologico, che consiste di memorie o
proiezioni; il tempo cosmologico, che sar descritto dalla
scoperta definitiva dell'espansione o della contrazione o di
qualche altro stato non concepibile dell'universo. Imbarazzata
per avere parlato cos a lungo, aveva aggiunto: In
realt ho solo sprecato un sacco di tempo. Si era alzata,
sentendosi immediatamente alta come la Toronto Tower,
ed era tornata di corsa alla sua cabina di lettura.
Fissando l'Empire State Building dall'ufficio del suo
capo, Marie aveva sperato in un lampo d'ispirazione che le
suggerisse il significato dell'imitazione di Groucho Marx
inscenata da Brewster. Ma le era venuto in mente soltanto
suo fratello Michael che quel giorno, al liceo, mentre uscivano
dalla lezione del professor Waugh, si era girato verso
di lei e le aveva detto: Il tempo, il tempo, ma che cos' il
tempo? Gli svizzeri lo fabbricano, i francesi lo accumulano,
gli italiani lo sprecano, gli americani dicono che  denaro,
gli ind affermano che non esiste. Sa cosa le dico? Che il
tempo  un imbroglione.
Peter Lorre in Il tesoro dell'Africa, 1954, aveva risposto
Marie, tutta orgogliosa, ma per quanto riguardava la citazione
di Groucho Marx che Miles Brewster aveva improvvisato,
non aveva idea da che film fosse tratta e la cosa la
infastidiva. La infastidiva anche il fatto che lui non la prendesse
seriamente e che avesse risposto alla sua richiesta con
una battuta umoristica. Marie aveva deciso di non dire
niente e di restare in silenzio. Anche se era contrario al
buon senso, aveva scoperto che durante le interviste la tattica
pi efficace era tacere. Quasi tutti provano un bisogno
disperato di riempire quel vuoto e se li lasci soli abbastanza
a lungo con i loro pensieri spesso ti sorprendono fornendoti
informazioni inattese.
Brewster aveva tolto dalla scrivania i piedi calzati da mocassini
e si era drizzato a sedere, sempre ammiccando.
Senti, il problema  che il tempo  relativo. Dal punto di
vista della carriera, tu per me sei ancora inesperta. Francamente,
Marie, il motivo per cui non ti ho assegnato pi
assoli  che ritengo che tu non abbia ancora deciso se questo
tipo di giornalismo scandalistico fa davvero per te. Ho
sempre la sensazione che tu sia alla ricerca di qualcos'altro,
di qualcosa di meglio. Non sono certo che tu lo voglia davvero,
che tu sia abbastanza assetata di sangue per diventare brava.
Se vuoi che ti implori, lo far, aveva replicato Marie,
che si sentiva come un animale in trappola appena scuoiato
vivo. La strategia del silenzio aveva funzionato: Brewster
le aveva dato pi informazioni inaspettate di quante lei ne
avesse volute. Si chiese se sarebbe stato davvero necessario implorarlo.
Okay, aveva detto Brewster, giocherellando con il papillon viola.
Vuoi dire che devo davvero implorarti? aveva chiesto
Marie, con un senso di nausea.
No. Scrivilo. Ne parler con Edith, ma con Abe te la
vedi tu: la cosa non gli piacer. E ricordati, Marie: questa 
roba grossa, quindi non mandare tutto a puttane.
Marie si era sentita ferita al pensiero che Brewster avesse
dato per scontato che lei non avrebbe fatto un buon lavoro.
Perch si era fatto quella cattiva opinione di lei? Cercava
sempre di essere efficiente, diligente e collaborativa. E non
era servito a niente. Lui le aveva letto nel pensiero: tutto
quello zelo era soltanto un modo di anticipare l'inevitabile,
un modo di provocare la fine della propria carriera ancora
prima che fosse iniziata.
(Non c' niente di pi efficiente della morte. Nora Mars, Due morti, 1966).
Marie aveva guardato oltre il plexiglas: la redazione dello
Star pulsava di attivit. Sapeva che quando Brewster era nel
suo ufficio trasparente tutti si sforzavano di sembrare molto
occupati. Edith Quick, caporedattrice per gli articoli commemorativi,
sarebbe stata entusiasta del lavoro assegnato a
Marie. La spronava sempre ad avere pi iniziativa e a chiedere
quello che le spettava. Abraham Singh, caporedattore
della pagina degli spettacoli, presentava qualche problema
in pi, visto che era una persona estremamente gelosa del
proprio territorio e molto umorale. Ma Abe non la preoccupava
troppo, dal momento che le doveva qualcosa: i suoi
ultimi cinque articoli li aveva praticamente scritti lei.
Per la regina degli scandali voglio un commiato scandaloso,
aveva detto Brewster e il suono della sua voce aveva
ricordato a Marie di avere appena chiesto e ottenuto il pezzo
dei suoi sogni. A te piacciono gli scandali, non  vero, Marie?
Brewster aveva ammiccato ancora in modo ambiguo.
Marie aveva cercato inutilmente di nascondere il proprio
rossore e si era interrogata sullo scopo dell'imbarazzo in
un'ottica evoluzionistica.
Parti dagli ex mariti, aveva continuato lui. Credo che
il terzo, il ragazzo prodigio e cantante sentimentale Rex Mars, abiti a Brooklyn.
A Marie era bastato udire il suo nome per avere un piccolo,
intimo svenimento. Per una frazione di secondo era
tornata di nuovo all'intensit della sua cotta adolescenziale,
quando sentiva in continuazione il suo primo album, She's
an hourglass, e si era arrovellata su ogni parola della lettera
che gli aveva scritto per chiedergli una foto autografa. E
all'estasi di quando l'aveva ricevuta. Nel 1973, quando aveva
sposato la trentaseienne Nora Mars, lui aveva vent'anni.
All'epoca Marie ne aveva tredici e ricordava di aver pensato
che per et Rex era pi vicino a lei che alla sua adorata stella del cinema.
Mentre stava per presentarsi a Rex Mars, all'Ear Inn,
Marie si chiese quanto della sua ansia, che aumentava con
il ticchettio dell'orologio, appartenesse al suo animo di tredicenne
e quanto alla sua ambizione di ricavare una buona
storia per lo Star. Si stava anche chiedendo quali segni avessero
lasciato quei ventisei anni sul suo un tempo meraviglioso
Rex Mars quando, simile allo sfarfallio di una falena,
sent un respiro solleticarle l'orecchio sinistro, quello sordo.
Sobbalz rischiando di precipitare dallo sgabello e il tovagliolino
coperto dei calcoli relativi alla sua vita sprecata e la
penna caddero sul pavimento. Si guard attorno per capire
chi le avesse sussurrato all'orecchio e fu colpita da una zaffata
calda di alito che sapeva di whisky.
Ma non lo sa, esclam Rex Mars in tono provocatorio,
che scrivere sui tovagliolini di un bar  un luogo comune?
Marie dovette fare uno sforzo per distogliere lo sguardo
da quegli sfavillanti occhi verdi e posarlo sui ricci bruni,
sulla barba di due giorni, sulle curve dei muscoli del torace
e sull'andatura insolente (anche se ormai si era gi seduto).
Il corpo di lui aveva retto piuttosto bene a quei ventisei
anni ma il viso, anche se ancora affascinante, era gonfio e
segnato: era chiaro che la vita, nel bene o nel male, lo aveva consumato.
Lei si sistem meglio sullo sgabello. Stava per presentarsi
quando lui aggiunse: Lo sa a chi assomiglia?
Nei giorni buoni a Olivia, a Shelley Duvall o a una Talia
Shire alta. Marie trattenne il respiro.
Assomiglia proprio a Clara Bow o a Louise Brooks,
anzi, no, ci sono, a Cyd Charisse, disse lui in tono del
tutto incredulo, quando balla con Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia.
Era un complimento supremo, una bugia sopraffina, e
significava che lui voleva qualcosa. O la voleva rimorchiare
oppure, sapendo che era una giornalista e che l'avrebbe intervistato
a proposito della ex moglie, voleva lisciarsela,
guadagnarsi la sua simpatia. Ma non sapeva che non ce ne
sarebbe stato alcun bisogno. Marie era attraente (nonostante
la sua altezza), ma sapeva di non essere bella. Troppo
spesso si era sentita dire quanto fossero meravigliosi i suoi
occhi (pozze di onice punteggiate d'oro celate sotto le lunghe
ombre di ciglia foltissime, aveva detto una volta Ned
Brilliant) invece di ricevere dei complimenti pi generali.
Tuttavia decise all'istante che avrebbe tenuto quel caschetto nero alla Clara Bow.
Mentre la barista, una giovane asiatica, gli versava un
altro whisky, Rex Mars continu: Sono qui per incontrare
una giornalista. Non trova che sarebbe davvero una coincidenza se si trattasse di lei?
In tono decisamente rapito, Marie disse: Lei  Rex
Mars. Con un gesto del tutto calcolato gli mise la mano
sul braccio, ve la tenne quindici secondi e poi la ritir.
Avrebbe preferito non dover continuare l'intervista al
bar. Si guard attorno e si rese conto che le possibilit erano
tre tavoli accanto alla vetrata anteriore e quattro in una
zona in penombra lontano dal bancone. L'unico altro cliente
del bar, una bionda platinata sulla settantina con un
grosso neo sul lato sinistro della bocca, era seduta a uno dei
tavoli sul davanti. Marie sugger di spostarsi al tavolo accanto.
Rex rispose che preferiva uno dei tavoli sul retro cos sar pi intimo.
Quando Rex si alz, Marie not con piacere che era pi
alto di lei, il che la spinse a lanciarsi immediatamente in
una fantasia nella quale, in un futuro imprecisato, avrebbe
raccontato ai suoi figli di quel lontano pomeriggio in cui lei
e pap (ex marito della grande stella del cinema Nora Mars)
si erano conosciuti all'Ear Inn. Bisognava ammettere che
Marie Mars suonava piuttosto bene. Ma non aveva il
tempo di lasciarsi andare a sogni del genere. Doveva scrivere
il pezzo. Fece segno alla barista di portare ancora da bere,
poi tir fuori dalla borsa un minuscolo registratore e lo accese.
Allora, Rex, disse girando leggermente la testa di lato
e posando lo sguardo sulle labbra rosee di lui, mi racconti
la sua storia. Mi dica come ha conosciuto Nora Mars.
(Tutte le storie sono storie d'amore. Nora Mars, Perfido amore, 1962).
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
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...
Verit.
...
.
...
L'unica cosa che posso dire in assoluta onest  che sono un bugiardo.
Luciano.
...
.
...
Non avevo tremila paia di scarpe, ne avevo mille e sessanta.
Imelda Marcos.
...
.
...
La sua teoria  folle, ma non abbastanza da essere vera.
Niels Bohr.
...
.
...
Marie sapeva che non avrebbe dovuto andare in biblioteca.
Stava assecondando quella che lei chiamava sindrome del
darsi-la-zappa-sui-piedi. Andare in biblioteca significava
mettere in pericolo se stessa e la sua carriera. Brewster le
aveva finalmente concesso la possibilit di scrivere un pezzo
importante per il Gotham City Star, Rex aveva accettato di
raccontarle una storia su Nora Mars perfetta per un giornale
scandalistico e lei se ne andava in biblioteca a rimirarsi
l'ombelico o, per essere pi precisi, a leggere qualcosa
sulla verit nella scienza.
Quel giorno, dopo essere uscita dall'Ear Inn, si era diretta
subito allo Star, dove aveva immediatamente trascritto
l'intervista incisa sul nastro e fatto qualche telefonata nel
tentativo di accertare il pi possibile la veridicit della storia
che le aveva raccontato Rex. Aveva anche dato un'occhiata
alla cartella dei coccodrilli, che conteneva materiale
scritto da lei qualche tempo prima.
Nora Mars, la cui carriera e iniziata a met degli anni
Cinquanta e si  protratta per vent'anni, era lo specchio della
psiche americana. Nei primi film quella bionda dagli occhi
verdi, spesso definita la sorella minore di Marilyn, interpretava
l'innocente piena di speranze testardamente inconsapevole
delle tragedie della vita. Era la stupenda ragazza della porta
accanto, la cui esuberante felicit veniva messa in pericolo da
potenti e oscure forze che complottavano contro di lei.
Dopo la morte di Marilyn Monroe nel 1962, la carriera di
Nora Mars vacill e rischi di concludersi dopo una serie di
fiaschi al botteghino. Ogni volta che il pubblico vedeva il viso
della Mars ripensava al sensazionale suicidio di Marilyn e alla
crudele perdita dell'innocenza che aveva caratterizzato gli
anni Sessanta. Ma in tre film memorabili del 1966 (Edgeware
Road, Due morti e La stanza al piano di sotto) la Mars
torn spettacolarmente sugli schermi e reinvent il suo personaggio
trasformandosi in una dura, cinica e sensibile romantica
alla Lauren Bacall, con l'acuta intelligenza di una Bette Davis.
Negli anni Settanta aveva lasciato perdere ogni pretesa
d'innocenza e interpretato quasi esclusivamente ruoli di femmes
fatales aggressive, egocentriche e irresistibili. Aveva girato
una serie di thriller psicologici come Southside, Geni e La fine
di Sarah e alcuni neo-noir tra cui Scacco matto e Il labirinto.
Aveva ricevuto una nomination all'Oscar per l'interpretazione
nel suo ultimo film, La diva, vagamente ispirato al classico
del cinema Viale del tramonto.
Ma a mano a mano che cresceva in lei l'entusiasmo per
lo scandaloso commiato alla regina degli scandali che avrebbe
consegnato a Brewster, qualcosa che era accaduto
durante l'intervista a Rex Mars continuava a tormentarla.
Innanzitutto, lui aveva bevuto troppo. Anche se sapeva che
era totalmente fuori moda ammantare di romanticismo gli
alcolizzati, Marie non riusciva a impedirsi di trovare sexy la
passione di Rex per la bottiglia. Le ricordava William
Powell in L'uomo ombra, ma anche Ray Milland in Giorni
perduti: straordinariamente affascinanti e bisognosi di essere
salvati. Ma quello che la tormentava non erano le massicce
quantit di whisky che aveva ingollato: quello che non
riusciva a capire era se durante l'intervista Rex ci avesse provato
o no. Era sicura di s, eppure era convinta anche del contrario.
Aveva risentito parecchie volte il nastro registrato, per
vedere se riusciva a chiarirsi le idee sulla faccenda. Per
riascoltandolo si era resa conto che non era stato tanto quello
che Rex Mars aveva detto, ma il modo in cui l'aveva guardata,
come le aveva posato pi volte la mano sul braccio,
sulla spalla, sul ginocchio e una volta perfino strofinato il
piede (stivale da cowboy compreso) lungo la gamba. In
realt, aveva pensato, se qualcuno avesse semplicemente
ascoltato quel nastro non avrebbe avuto alcun motivo di
dedurne che Rex Mars aveva flirtato con lei, e nemmeno
che le aveva fatto parecchie avances. Ma allora era accaduto
veramente? Era certa di non avere immaginato tutto, ma
senza alcuna prova aveva davvero importanza quale fosse la verit?
Le era venuto in mente che quella sera la biblioteca di
Scienze, Industria ed Economia era aperta fino a tardi. Aveva
abbandonato lo Star dopo avere scritto la prima bozza
dell'articolo e con aria colpevole aveva percorso l'isolato
verso il suo rifugio, indissolubilmente legato a quella che
riteneva essere la soluzione di tutti i suoi problemi: il saggio
sul rapporto tra meccanica quantistica e realt.
Come al solito c'era anche Marco, con il suo pigiama
blu, intento a leggere un mucchio di giornali e riviste.
Passando, Marie l'aveva salutato con la mano e si era diretta
alla sua cabina di lettura preferita, accanto alla stanza dei
microfilm. Per quello che Marco chiamava il suo saggio
quantistico aveva iniziato a leggere Popper, Kuhn e Feyerabend.
Secondo Marie erano i Groucho, Harpo e Chico
della filosofia della scienza perch spesso discettavano al
punto da diventare esilaranti: secondo loro non esisteva
alcuna distinzione tra l'osservazione e l'immaginazione, o
tra prove e pregiudizi, e quindi la scienza non era in grado
di giungere a una verit obiettiva. Lesse un paio di pagine
di Feyerabend in cui l'autore affermava che la scienza non
possedeva alcuna logica; che gli scienziati creavano e aderivano
a teorie scientifiche per motivi che in fondo erano
soggettivi e perfino irrazionali; che la verit era un concetto
retorico. Ma aveva subito iniziato a pensare a Rex. In
realt, l'intervista era cominciata con una bugia.
Avevo vent'anni quando conobbi Nora Mars, aveva
detto Rex, dando inizio alla sua storia. O meglio, quando lei conobbe me.
Giovanissimo, aveva replicato lei, anche se all'epoca alla
tredicenne Marie che leggeva le riviste scandalistiche Rex
Mars era sembrato un adulto, molto pi di quanto non presupponessero
i sette anni di differenza che li separavano.
Quanti anni ha ora? Conosceva gi la risposta ma aveva
scoperto che nelle interviste, se riusciva a far confessare a
uomini e donne la loro et, poi le cose andavano un po' pi
lisce. Era come se dopo quella rivelazione capissero che non
avevano nient'altro da nascondere.
Quarantadue, aveva risposto lui con un sorriso fanciullesco.
Almeno dieci pi di lei.
Marie rest un po' sorpresa, ma anche molto affascinata,
dal fatto che Rex Mars avesse mentito riguardo alla sua
et, e avesse fatto un'ipotesi lusinghiera su quella di lei.
Aveva sposato Nora Mars a vent'anni, nel 1973, e quindi
doveva averne quarantasei. Ogni tanto anche Marie mentiva
sulla propria et, ma di solito diceva di essere pi vecchia
di quanto fosse in realt, a volte anche di tre anni. Non
sapeva bene perch provasse quell'impulso, ma in qualche
modo questo la faceva sentire meglio. Era certa che Marco
l'avrebbe interpretato come un segno del suo bisogno cronico
di anticipare, e probabilmente avrebbe avuto ragione.
Mentiva anche sulla propria altezza, il che, secondo uno
studio che aveva letto recentemente su American Statistica!,
Association Proceedings, era abitudine molto comune nel suo
paese. La gente di solito si aggiungeva quattro o cinque centimetri,
mentre Marie se ne toglieva regolarmente sette. Ma
secondo gli psicosociologi la cosa pi interessante di quella
statistica era la complicit culturale che circondava le bugie
sulla statura:  facile accertare visivamente l'altezza di qualcuno
confrontandola alla propria, eppure, secondo quello
studio, le menzogne sull'altezza venivano non solo culturalmente
perdonate ma anche forse perfino date per scontate.
Per di solito Marie non amava le bugie, non perch le
disapprovasse, ma perch non era molto brava a dirle. Non
riusciva mai a ricordare a chi le avesse raccontate, quindi
preferiva dire la verit. L'ultima volta che si era impegnata
nell'esilarante esercizio di intessere una fitta rete di menzogne
era riuscita soltanto a perdere la fiducia e la vicinanza
di suo fratello Michael, che ormai non vedeva da pi di quindici anni.
Ma forse ne ho quarantaquattro, aveva continuato Rex
Mars dopo un bel sorso di whisky. Ho smesso di tenere il conto.
A quel punto Marie era stata tentata di mentire e di dirgli
che era rimasto identico a quando ne aveva venti, ma si
era trattenuta. L'attenzione doveva restare fissata sulla sua
storia. Naturalmente l'aveva imparato a sue spese ( l'unico
modo, l'aveva consolata Brewster). Nelle sue prime interviste
aveva simpatizzato con l'intervistato, aveva aiutato
la persona in difficolt a concludere pensieri e frasi e aveva
fatto ricorso all'adulazione per alleviare la tensione. Usciva
da quegli incontri con un nuovo amico, ma senza dichiarazioni
forti, senza polpa con cui imbottire l'articolo.
Che cosa intendeva dire, gli aveva chiesto, quando ha
affermato che non  stato lei a conoscere Nora, ma Nora a
conoscere lei? Marie aveva lanciato un'occhiata alla mano
sinistra di Rex. L'anulare era nudo e pi lungo del medio.
In qualche giornale di second'ordine aveva letto che in un
uomo le mani asimmetriche indicano un elevato livello di
testosterone e una bassa densit spermatica. Si era chiesta se
i suoi neuroni fossero disposti secondo una configurazione
particolare, visto che fissavano sempre nella memoria informazioni tanto assurde.
 successo cos, aveva risposto lui in tono falsamente
allegro. Allora Marie aveva pensato che forse, anche dopo
tutti quegli anni, parlare di Nora Mars gli faceva ancora
male. Lei stessa aveva sempre pensato che la frase: Il tempo
guarisce ogni cosa fosse solo una sciocchezza. Il tempo faceva solo sembrare tutto incurabile.
Lasciai il liceo nell'Ohio e con la mia chitarra e cento
dollari saltai su un autobus per New York. Dopo due anni
raggiunsi l'apice della mia carriera: suonavo durante l'happy
hour in un locale, il Prime Cuts, nel cuore del quartiere dei
mattatoi. Ci lavorai per qualche mese, mi consideravano
esotico perch ero un bianco eterosessuale che cantava canzoni
d'amore. I clienti abituali erano travestiti, transessuali,
puttane con i loro clienti, lesbiche e dominatrici. Una sera
mi accorsi che in sala era calato il silenzio e aleggiava una
certa tensione; mi resi conto che la folla non era rimasta
ipnotizzata dalla ballata che stavo cantando. Per un po' credetti
che fosse apparso un poliziotto in borghese, ma poi
capii che l'energia presente nella sala scaturiva dall'eccitazione, e non dalla paura.
Rex aveva tirato fuori dalla tasca un pacchetto di Lucky
Strike e ne aveva offerta una a Marie. Lei aveva rifiutato. Avrebbe
sempre voluto fumare ma non c'era mai riuscita,
quindi aveva smesso di provarci. Nora Mars era sempre stata
favolosa con una sigaretta appesa alle labbra scure o precariamente
in equilibrio tra le lunghe dita. Rex si era acceso
la sua e poi aveva proseguito.
All'inizio non capii il motivo di tutta quell'agitazione
perch avevo i riflettori puntati sugli occhi. Poi, quando
finii di cantare, mi arriv un messaggio scritto su un tovagliolino...
Si era interrotto, aveva fissato Marie negli occhi e le aveva
sorriso come se avessero condiviso un piccolo segreto.
Lei aveva lanciato un'occhiata al punto in cui era seduta
prima, al bancone. Il tovagliolino con le cifre relative alla
sua vita sprecata giaceva ancora sul pavimento. Marie sperava
di non dover essere mai costretta a spiegare il significato
di quei calcoli a nessuno, men che meno al bellissimo
ex marito del suo idolo di giovent.
Rex aveva chiuso le dita attorno al polso di Marie, le
aveva strette piano e poi aveva detto: In inchiostro rosso
c'era scritto: Se mi dedichi la prossima canzone ti offro da bere.
Nora Mars era stata celebre non solo per i numerosi matrimoni,
ma anche per i flirt extraconiugali, l'abitudine di rimorchiare
nei bar e le storie di una sola notte, e Marie, adolescente,
scrutava i giornali scandalistici in vendita al supermercato
alla ricerca di ogni pi piccolo dettaglio sordido
sulle storie dell'attrice. (Quanti mariti ha avuto? le aveva
chiesto una volta un giornalista con malizia. Miei o di
qualcun'altra? aveva risposto lei, senza battere ciglio). Marie aveva
sempre adorato il modo in cui Nora Mars inspirava ed
espirava uomini come se fossero aria fresca, ma ricordava di
avere provato dispiacere per Rex quando si era diffusa la
notizia che la sua breve boccata d'aria con Nora era finita,
anche se in questo modo sarebbe stato libero di sposare lei.
A quel punto dell'intervista Marie si rese conto che se la
stava cavando alla grande. Non era in discussione la veridicit
della storia di Rex: per quello che ne sapeva lei, era
tutta una colossale menzogna, e la cosa le andava anche
bene. Il problema era che la storia che lui le stava raccontando
non poteva servirle, perch ne aveva gi lette diverse
versioni. Era roba vecchia, gi sentita. Quindi aveva deciso
di sopportare le sue chiacchiere e, come uno psicanalista,
attendere un errore, una parola fuori posto, una frase casuale
che l'avrebbe condotta, come un arcobaleno, a una pentola
d'oro: e infatti era andata proprio cos.
(Non so mai quanto di quello che dico  vero. Nora Mars, La diva, 1977).
Nella sua cabina di lettura in biblioteca, Marie perse
completamente la pazienza e si stanc di leggere le argomentazioni
- i siparietti comici - riguardanti la verit nella
scienza. A quel punto tanto valeva leggere una rivista stupida
per schiarirsi il cervello. Naturalmente il destino volle
che l'unica poltrona libera della zona di lettura fosse quella
accanto a Marco. Marie afferr una copia di Glamour e,
nonostante sapesse che non era la cosa giusta da fare, si sedette accanto a lui.
Not che lui stava leggendo Weekly World News e che il
titolo dell'articolo era: UN CANNIBALE IN PARK AVENUE:
UOMO DELL'UPPER EAST SIDE SI MANGIA TUTTA LA FAMIGLIA.
Marie conosceva quella storia, anche se per fortuna non
aveva dovuto scriverci un articolo. Il cosiddetto cannibale
aveva modellato delle bamboline voodoo raffiguranti la
moglie e le due figlie, e mentre le mangiava era stato interrotto
dall'amministratore del condominio. Quest'ultimo
aveva chiamato la polizia perch aveva creduto che nel suo palazzo si svolgessero riti satanici.
Bel titolo, disse Marie a Marco, che alz a malapena lo
sguardo, e ottimo esempio di verit scandalistica. Ci che
afferma  vero, ma incredibilmente ambiguo.
Ultimamente ho riflettuto molto sulla verit, disse
Marco, reagendo finalmente alla sua presenza, riguardo a
quello che mi hai detto sul tempo, e cio che non esiste. In
fondo, che la verit o il tempo esistano o meno non ha una
grande importanza. In un modo o nell'altro tutti passiamo
la vita alla ricerca della verit. Il concetto di verit, come
quello di tempo, determina la nostra vita, ci d un senso e
crea la nozione fondamentale di progresso. Forse il tempo
e la verit non esistono, ma sono determinanti per la nostra sopravvivenza psicologica.
Marie pens che aveva lasciato in cabina Groucho, Harpo
e Chico solo per ritrovarsi tra i piedi Zeppo. Si rifiut di
cedere alla disperazione, chiuse la rivista, sprofond nella
poltrona e appoggi la testa all'indietro.
Quando avevo circa otto anni, inizi, mi resi conto
che c'erano tre tipi di verit: quella assoluta, quella relativa
e le bugie. Con mio padre facevo sempre un gioco che si
chiamava Mi vuoi bene? Gli prendevo la mano e la stringevo
forte tre volte, una per ogni parola della domanda. Lui
rispondeva stringendo la mia due volte, e voleva dire: S,
certo. Poi io gliela stringevo una volta sola, che significava:
Quanto? E lui me la stringeva fortissimo, fino a farmi
male, per dirmi che mi voleva un bene enorme e infinito.
Era un gioco muto, e potevamo farlo dovunque: guardando
la televisione, in auto, mentre lui stava parlando con
qualcun altro, col vicino, col medico, con la sua nuova ragazza, Patricia.
Marie sent il debole fruscio delle pagine del giornale e
con la coda dell'occhio vide che Marco si tirava il pizzetto.
Prese in considerazione l'ipotesi di dirgli quanto detestava
gli uomini con i peli sulla faccia, specialmente quando avevano
l'abitudine di giocarci, ma poi prosegu la sua storia.
Smisi di fare quel gioco quando mio padre annunci
che avrebbe sposato Patricia e che sarebbero andati presto a
vivere in Canada, il paese d'origine di lei. Ogni tanto mi
prendeva la mano e me la stringeva o cercava di spingermi
a fare altrettanto, ma io lasciavo le dita inerti e cercavo di
immaginare che me le avessero tagliate. Per quanto mi
riguardava, quel gioco non diceva pi la verit.
Marco mise da parte Weekly World News e prese Journal of Psychoactive Plants and Compounds.
Poi, al matrimonio, tenevo per mano il mio fratellino
Michael e lui me la strinse forte tre volte. Risposi con due
strette: S, certo, e lui con una sola: Quanto?: a quel
punto lasciai cadere la sua mano, scoppiai a ridere e gli
dissi: Io non ti voglio bene per niente, stupido. In quel
momento lo disprezzai profondamente, anche se sapevo di
volergli bene e di avere bisogno di lui pi di chiunque altro
al mondo. Fu allora che mi resi conto che quel gioco era in
realt un parametro molto accurato della verit.
Marie lanci un'occhiata a Marco, che stava ancora giocherellando
con il pizzetto e pareva completamente assorto
nella lettura. Non riusc a intuire se avesse sentito una sola parola di quello che aveva detto.
Quindi  dall'et di otto anni che io credo in questo:
esiste una verit assoluta (ti voglio un bene enorme e infinito)
a cui credono i bambini e le persone religiose. Esiste
una verit relativa (ti voglio bene ma  una questione di
prospettiva) nella quale tutti, a partire da Einstein, credono
religiosamente. E poi esiste una verit profonda (ti voglio
bene ma ti sto anche mentendo) che pochissime persone riescono a tollerare.
Verit profonda? ripet Marco, rianimandosi alquanto.
 un'espressione coniata da Niels Bohr, spieg Marie.
Una verit profonda  un'affermazione vera di cui  vero anche il contrario.
(Ti amo cos tanto che vorrei vederti morto. Nora
Mars, La stanza al piano di sotto, 1966).
Marco si alz e la rivista gli cadde dalle ginocchia. Stai
parlando di meccanica quantistica, delle idee che stanno
alla base dell'interpretazione di Copenhagen e della complementarit,
del principio di indeterminazione di Heisenberg,
della non-localit, degli autostati, del teorema di
Bell e dell'esperimento di Aspect, vero? le domand, tutto eccitato.
Come avesse fatto a dedurre tutto questo da quello che
gli aveva detto, Marie non riusc a capirlo. Ma da quando
Marco aveva scoperto che Marie stava scrivendo un saggio
di filosofia della scienza, aveva preso la cattiva abitudine di
cercare di formulare analogie tra la scienza e la vita di tutti
i giorni. Marie trovava la cosa particolarmente fastidiosa perch anche lei era incline a farlo.
Ehi, ehi, vacci piano. Senti chi parla di anticipazione
nevrotica. Ma, in un certo senso, se volessimo spingere la
fantasia all'estremo, hai ragione: dalla mia storia si potrebbe
ricavare qualche metafora sulla meccanica quantistica.
Per esempio, non  stata la teoria della relativit speciale di
Einstein a dare il colpo di grazia alla verit obiettiva, argoment.
In molti sensi, la relativit speciale tiene insieme
l'universo a orologeria newtoniano. Solo che gli orologi
multipli di Einstein descrivono il nostro mondo molto pi
accuratamente dell'orologio di Newton. In realt  stata
proprio la meccanica quantistica a costringere gli scienziati
a considerare la verit come qualcosa di soggettivo, profondamente ambiguo e perfino paradossale.
Vuoi dire a causa del principio di indeterminazione di
Heisenberg? azzard Marco, incerto.
In parte. La scienza si  sempre occupata di misurare
accuratamente le cose e Heisenberg ha dimostrato che 
fisicamente impossibile specificare simultaneamente la posizione
e la quantit esatta di moto di una particella, e quindi
ha messo in discussione uno dei pilastri del metodo
scientifico. Ma la meccanica quantistica dice che non c'
nulla di vero, tranne le possibilit. O che ogni cosa ha la
probabilit di essere vera.
Come dire che, con una macchina da scrivere e tempo
a sufficienza, una scimmia riuscirebbe a battere l'opera omnia
di Shakespeare, puntualizz Marco.
S, esatto, secondo una certa probabilit numerica,
continu Marie. Un altro assioma fondamentale della
meccanica quantistica, pi noto come la domanda dell'osservatore,
dice che nessun fenomeno elementare  un fenomeno
fino a quando non viene registrato come tale.
Allora se un albero cadesse nella foresta e nessuno lo
vedesse o lo sentisse, questo significherebbe che non  affatto
caduto? domand Marco. Marie si chiese se sarebbe mai
entrata in confidenza con lui abbastanza da dirgli di tagliarsi il pizzetto.
Esatto. Quindi con la meccanica quantistica la verit
scientifica diventa, almeno a livello delle particelle, incerta
e soggettiva. Einstein non riusciva a sopportarlo. Non riusc
mai ad accettare completamente la meccanica quantistica
e dichiar: Non creder mai che Dio gioca a dadi con
l'universo. Era l'uomo delle variabili nascoste. Era sempre
alla ricerca della possibilit che la meccanica quantistica
contenesse una variabile nascosta in grado di spiegare questi
enigmi. Col tempo  stato dimostrato che Einstein aveva
previsto correttamente molte cose, ma non per quanto
riguarda la meccanica quantistica. Pi passa il tempo, pi la
teoria quantistica si dimostra la descrizione pi accurata della nostra realt fisica.
Allora questo significa che se la meccanica quantistica
ha ragione la relativit speciale ha torto? domand Marco.
Marie rimase sorpresa nel constatare che stava seguendo
con molta attenzione ci che lei stava dicendo.
Non necessariamente. Ma il teorema di Bell dimostra
matematicamente che se  vero ci che afferma la meccanica
quantistica, allora due particelle qualunque, una volta
entrate in contatto, diventeranno legate e continueranno
a influenzarsi anche se si allontanano, il che, ovviamente,
contraddice la teoria della relativit speciale, perch vorrebbe
dire che le particelle stabiliscono una sorta di comunicazione
pi veloce della luce. Questo fenomeno si chiama
non-localit perch non dipende n dallo spazio n dal
tempo, come la consapevolezza o l'informazione.
Fantastico, esclam Marco spalancando i suoi occhi
alla Peter Lorre. Sei...  semplicemente fantastico.
Marie arross e apr Glamour su un articolo intitolato:
L'alcol e la vostra vita sentimentale: uomini e donne si
confessano. Con Marco si era spinta troppo oltre e provava
un forte imbarazzo per avere fatto finta di sapere qualcosa
di pi dei semplici rudimenti della meccanica quantistica.
E perch gli aveva raccontato del gioco che faceva con
suo padre e dell'incidente con Michael al matrimonio?
Ripens a quanto doveva avere sofferto Michael quando lei
gli aveva perfidamente allontanato la mano.
Ripens anche alla mano asimmetrica di Rex Mars e calcol
che poche ore prima le sue probabilit di stringerla e
perfino di farlo tre volte erano meravigliosamente aumentate.
O no? Il suo incontro con Rex la spinse a porsi la
domanda dell'osservatore: dal momento che nessuno
aveva assistito al loro incontro e che quello che lui diceva
sul nastro era estremamente ambiguo, Rex le aveva davvero
fatto delle avances oppure si trovavano ancora nell'ambito delle possibilit infinite?
Con Nora Mars  stato amore a prima vista? gli aveva
domandato Marie a un certo punto dell'intervista.
(Sono per l'amore a prima vista. Fa risparmiare un
sacco di tempo. Nora Mars, Ombre del cuore, 1967).
Rex le aveva rivolto di nuovo quel suo radioso sorriso
complice che stava a significare: L'amore a prima vista 
quella cosa che mi  successa quando ti ho vista seduta al bar,
intenta a scrivere su un tovagliolino. Ma poi aveva detto: Mi
ci volle un po' per riuscire a vederla, perch avevo le luci
negli occhi. Anzi, all'inizio pensai che fosse solo un altro
travestito che ci provava, ma credo di poter dire che quando
mi resi conto che la donna seduta al tavolo di fronte a
me, che mi fissava con quei verdi occhi tentatori, era proprio Nora Mars, persi la testa.
Poi aveva smesso di parlare e aveva guardato Marie con
occhi altrettanto tentatori (e oltretutto verdi). La cosa le
aveva fatto un certo effetto. Lui aveva continuato: Cos
andai a sedermi con una stella del cinema a un vecchio
tavolino traballante in quel locale sporco e puzzolente e lei
inizi letteralmente a ubriacarmi di brutto. Aveva preso
un'altra lunga sorsata di whisky seguita da una rapida boccata
alla sigaretta. Non ricordo che cosa indossava perch
le vedevo soltanto la scollatura e mi sentivo un bambino il
cui scopo ultimo, nella vita, fosse quello di tuffarmici e succhiare.
Marie aveva pensato che, a parte il suo elevato tasso di
testosterone, Rex doveva anche avere ereditato dei geni
parecchio insolenti. Aveva resistito all'impulso di abbassare
per la millesima volta lo sguardo e verificare il potenziale
del proprio dcollet e aveva deciso una volta per tutte che
dipendeva semplicemente dal punto di vista di chi osservava.
Per, obiettivamente, lei aveva una stupenda collezione di reggiseni.
Quanti anni aveva Nora? gli aveva chiesto: anche stavolta
conosceva la risposta ma voleva continuare a insistere
sulla differenza d'et per vedere se era rimasto qualcosa da
scoprire. Mentre faceva ricerche in archivio, si era imbattuta
in alcuni titoli di giornale che risalivano al matrimonio
di Rex e Nora: SUPERDIVA RIMORCHIA ALL'ASILO; POTREBBE
ESSERE SUA MADRE e IL NUMERO TRE DELLA FEMME
FATALE  UN GIOVANOTTO. La valanga di articoli negativi
pubblicati per settimane dalla stampa di tutto il paese aveva
suscitato una sola reazione dell'attrice, che davanti ai giornalisti
all'uscita della prima di La fine di Sarah a Los Angeles
aveva detto: La vostra invidia  deliziosa.
Trentasei, aveva risposto Rex scrutando Marie. Ma
per quello che me ne importava avrebbe potuto anche averne novantasei.
Prima di riuscire a controllarsi Marie era sbottata: I siberiani
e gli eschimesi credono che uno sia veramente vecchio
soltanto quando arriva ai novant'anni.
Il cervello di Marie trasmetteva informazioni inutili in
ogni momento. Di solito se le teneva per s, ma a volte,
quand'era nervosa, come adesso, in presenza del magnifico
Rex, qualche cosa saltava fuori e la metteva in imbarazzo.
Era mortificata. Ma perch aveva costretto Rex a subire la
sua ovvia mancanza di raffinatezza? Lui l'aveva guardata
divertito, come se trovasse attraenti i suoi goffi tentativi di civettare.
Allora, dov'ero rimasto? aveva domandato, spegnendo
con forza la sigaretta fumata a met. Ah, gi. A quel punto
Nora mi sfid a giocare a Bacco scatenato:  un gioco in cui
devi bere tutti i cocktail che riesci a nominare.
Alle orecchie di Marie tutte quelle informazioni suonavano
familiari: sapeva che Nora e Rex avevano giocato a
Bacco scatenato. All'epoca del loro matrimonio quella storia
era stata pubblicata da tutti i giornali scandalistici e
Marie aveva perfino saccheggiato l'armadietto dei liquori di
sua madre costringendo Michael a giocare con lei fino a
quando non si erano ritrovati piegati in due sul water a
vomitare. Sapeva anche che cos'era successo in seguito:
champagne il mattino dopo per far passare la sbornia, un
matrimonio in quattro e quattr'otto e una rapida carriera
come cantante rubacuori destinato a diventare l'idolo delle
ragazzine. Si era chiesta ancora una volta se interromperlo
oppure lasciarlo parlare. Era determinata a scrivere un buon
articolo, per dimostrare a Brewster che non desiderava altro
che diventare la migliore giornalista dello Star.
Gli intervistati affetti da logorrea (termine usato da Ned
Brilliant) erano piuttosto frequenti. Una volta iniziato a
parlare, raramente si interrompevano. Volevano raccontarti
la storia della loro vita, quella della sorella e della seconda
cugina di secondo grado. Volevano elencarti ogni ingiustizia
e registrare ogni pi piccolo rimpianto provato. A un
certo punto eri costretto a darci un taglio. Aprili in due,
fatti dire tutto e poi taglia la corda, era stato il consiglio di
Ned. Tuttavia il monologo di Rex Mars non era il solito,
spontaneo vuotare il sacco. Era una cosa preparata, preconfezionata.
Marie ricordava vagamente di avere letto sul Post,
non molto tempo prima, che Rex Mars aveva venduto la
sua autobiografia a un grosso editore per una somma di sei cifre.
Non ricordo di essermi allontanato dal bar, aveva continuato
Rex. L'unica cosa che ricordo  di avere aperto gli
occhi al rumore di una bottiglia di champagne stappata in
un appartamento inondato di sole con vista su Central
Park. Poi vidi Nora Mars, incredibilmente bella in una vestaglia
di seta grigio perla, che succhiava la spuma bianca.
La prima cosa che mi disse fu: Bevi, altrimenti vomiti, e
quando scossi la testa lei mi si avvicin, mi costrinse a piegare
indietro la testa, mi vers in bocca lo champagne e
disse: Fidati. Le ci vollero tre giorni per farmi passare la
sbornia, considerando la medicina che aveva scelto. Quando
mi rimisi in piedi venni a sapere che il suo agente mi
aveva fissato dei concerti in tutta la citt e aveva promesso
ai proprietari dei locali che Nora avrebbe fatto la sua apparizione
in almeno uno degli spettacoli. Poi incisi il mio primo
album, She's an hourglass, in meno di un mese: tutto
prodotto e pagato dalla mia fata madrina, Nora Mars. Presto
mi vidi recapitare il contratto prematrimoniale, che fui
felice di firmare: avrei dovuto assumere il suo cognome in
cambio di sostegno finanziario vita natural durante. Ci sposammo
in municipio, con un impiegato come testimone.
La sorella di Nora si era rifiutata di partecipare e i miei genitori
non si spostano mai dall'Ohio. Divorziammo sei mesi
dopo e durante quel periodo non credo di essere mai stato sobrio a lungo.
Marie aveva preso un sorso di birra e cercato di dissimulare
la delusione. Tutte notizie fin troppo riciclate. Aveva
bisogno di qualcosa di inedito su Nora Mars, qualcosa di
abbastanza scandaloso da far resuscitare i morti, visto che
per pi di vent'anni quella diva era stata virtualmente defunta,
almeno per quanto riguardava i giornali scandalistici.
Quando aveva compiuto quarant'anni, Nora Mars si era
ritirata dal mondo dello spettacolo e aveva aperto in sordina
una finanziaria privata chiamata In Mars We Trust.
Nessuno sapeva quanto avesse guadagnato, ma si diceva
che fosse diventata multimiliardaria. Era stata vista pi
volte in compagnia di George Soros e Warren Buffett. Ma
il mondo dell'alta finanza emanava un fascino percepibile
solo a chi ne faceva parte, a meno che non si fallisse di
brutto: allora tutti se ne interessavano, perch il fallimento piace.
Marie aveva lanciato un'occhiata al suo tovagliolino
caduto a terra e aveva preso in considerazione l'idea di aggiungere
ai suoi calcoli tutte le ore sprecate a seguire storie
che non portavano da nessuna parte o il cui effetto alla fine
durava in tutto cinque minuti. Si era girata di nuovo verso
Rex ed era rimasta nuovamente colpita dalla sua bellezza.
Aveva deciso che, anche se non ne ricavava un bel niente,
un paio d'ore con un uomo cos attraente non potevano essere del tutto buttate.
Allora, Rex, quando esce la sua autobiografia? gli aveva chiesto.
Rex aveva sorriso e con orgoglio aveva risposto: Presto.
E se Nora muore, probabilmente anche prima. La storia
che le ho appena raccontato  nel primo capitolo. Che ne pensa?
Niente male. L'ha scritta lei?
Lui aveva assunto un'aria offesa. Deve sapere, aveva
precisato, che ho sempre desiderato diventare uno scrittore,
oltre che un musicista. Quando con Nora  andato tutto
storto, lei mi ha dato la possibilit di fare entrambe le cose.
Quand' stata l'ultima volta che l'ha vista?
Nel '73.
Non vi siete pi incontrati, dopo il divorzio?
L'ho vista sui giornali, in televisione e ho visto la sua
firma sugli assegni degli alimenti. Non voleva pi avere
niente a che fare con me, aveva risposto con sincera tristezza,
ed era stato a quel punto che aveva strusciato il piede contro il polpaccio di Marie.
Lei aveva ignorato quel gesto e aveva spostato le gambe.
Aveva paura che Rex si stesse ubriacando sul serio. Mentre
parlava si era scolato un altro paio di bourbon. Lei aveva
capito che doveva essere ubriaco fradicio, ma si era accorta
che a parte gli occhi velati e la lingua ispessita era un ubriaco
molto esperto. Si era allenato a conservare sempre il suo
fascino e a mantenere chiaro l'eloquio. Contando su questo,
poteva vivere nell'incoscienza e nessuno gli avrebbe mai rotto le scatole.
Credo di avere tutto quello di cui ho bisogno, aveva
concluso Marie, spegnendo il registratore e sapendo benissimo
di non avere in realt un bel niente. Se Nora Mars riusciva
a tenere duro per un po', avrebbe tentato con una
seconda intervista. Intanto avrebbe provato con gli altri ex mariti. Al bar pago io.
Spero di esserle stato utile, aveva detto lui fissando il
suo bicchiere vuoto. Sa, devo confessarle che non leggo
mai il Gotham City Star. Di che cos'altro scrive, a parte
morti famosi? Marie aveva capito immediatamente che
non voleva che se ne andasse (e c'era un'enorme parte di lei
che avrebbe voluto restare per vedere dove l'avrebbe portata
tutto quel flirtare), ma aveva un articolo da scrivere. E
sospettava che il vero motivo per cui la voleva ancora l
intorno potesse essere spiegato semplicemente dal fatto che
a nessuno piace bere da solo. Eppure non era sicura di come
voleva rispondere alla domanda. Gli avrebbe raccontato che
era soprattutto un topo d'archivio, una che verificava le
notizie, che riscriveva gli articoli degli altri? Gli avrebbe
detto che il suo direttore pensava che non desiderasse con
sufficiente ardore, qualunque cosa questo significasse, di diventare una brava giornalista?
Di bambini morti, aveva risposto. L'ultimo articolo
che ho scritto parlava di un bambino morto. Era vero.
L'ultimo articolo che aveva firmato, e del quale andava particolarmente
fiera, parlava di una ragazza del New Jersey,
di buona famiglia, che aveva partorito a una festa scolastica
e aveva annegato il neonato nel water. La notizia era arrivata
un sabato sera tardi e in redazione non c'era nessuno.
Brewster l'aveva mandata fuori, l'aveva lasciata scrivere
il primo articolo e poi aveva assegnato gli articoli successivi
a Rachel Goode, una caporedattrice che scriveva di
problematiche femminili. A Marie la cosa bruciava ancora.
Oh, che cosa triste, aveva osservato lui annuendo, e
non si capiva se per simpatia o per l'alcol. Sa, quand'era
adolescente Nora ebbe un bambino che in seguito mor.
Spaventoso, aveva replicato Marie, accomodandosi
meglio sulla sedia. La sua Nora Mars aveva avuto un figlio?
La stessa Nora Mars che aveva detto: Adoro i bambini,
specie quando si mettono a piangere, perch a quel punto
c' qualcuno che li porta via? Aveva riacceso silenziosamente
il registratore e posizionato la testa in modo da poter
sentire il meglio possibile. Poi si era chiesta se era preferibile
spronarlo con una domanda o aspettare.
Marie sapeva che Rex stava per commettere un grosso
errore. Lo sapeva perch ogni centimetro del suo corpo
vibrava di eccitazione. Stava per raccontarle qualcosa che
non avrebbe dovuto dirle, uno scoop, un mucchio di informazioni
esclusive mai diffuse prima per le quali una casa
editrice l'aveva pagato profumatamente in anticipo. E Rex
stava per rivelarlo a lei, a Marie, perch era sorda da un
orecchio, perch lo desiderava da morire, perch ormai era
ora, perch in vino veritas. Aspetta, le aveva detto il suo
istinto. Fidati del silenzio.
Me ne parl subito prima di cacciarmi di casa. Fu una
delle poche volte in cui la vidi sobria, inizi lui. Mi svegliai,
ed era sera. Lei era seduta sul letto accanto a me e singhiozzava.
Ho avuto un figlio, una volta, disse. Ho dovuto.
Aveva appena pochi giorni ed era disteso sul mio letto,
a casa. Ho preso un cuscino come questo e gliel'ho premuto
sul faccino rugoso. Non ha quasi opposto resistenza,
come se sapesse che stavo facendo la cosa giusta. Ho premuto
la faccia nel cuscino: le mie labbra e le sue erano separate
soltanto da un po' di tessuto e da alcune piume. Sono
rimasta cos fino a quando non ha smesso di respirare. Poi
mi sono addormentata sopra di lui.
Anche Marie aveva smesso di respirare. Era troppo bello
per essere vero, il massimo, una miniera d'oro. E tutto perch
aveva fatto qualcosa che di solito non faceva quasi mai:
gli aveva parlato di s. A un tratto gli occhi di Rex avevano
assunto un'espressione assente. Dovunque si fosse rifugiato,
Marie doveva restare con lui. Ora doveva toccarlo anche lei.
Si era protesa verso di lui e gli aveva sfiorato delicatamente
il dorso della mano.
Mentre parlava, Nora rabbrividiva e non riusciva a
prendere fiato, aveva continuato Rex e Marie si era lasciata
sfuggire un furtivo sospiro di sollievo. Le dissi che non
era obbligata a continuare, ma lei lo fece lo stesso. Mi raccont
che quando si era svegliata aveva tolto il cuscino dalla
faccia del neonato, e giuro che ricorder finch campo la
descrizione di quel bambino. Disse che aveva la pelle leggermente
giallastra e gli occhi vuoti e duri come quelli di
una bambola. Lei gli chiuse le palpebre, che per si riaprirono.
Lo rigir sullo stomaco per non essere costretta a
guardarlo: il suo corpo era floscio e malleabile. Poi gli baci
la nuca e il suo fiato separ quei capelli morbidi e li appiatt
contro il cranio come grano in un campo. L'unico calore
che percep fu quello delle sue stesse labbra. Dopo che mi
ebbe raccontato quella storia mi ritrovai per la strada e non
la rividi mai pi.
Rex, aveva detto Marie chinandosi verso di lui,  una
storia molto intensa e commovente. Avrebbe voluto ringraziarlo
per averla condivisa con lei, ma non era riuscita
a spiccicare parola. Invece voleva uscire dall'Ear Inn prima
che lui si rendesse conto di quello che le aveva dato, prima
che iniziasse a implorarla di non usare quella storia, prima
che si mettesse a piangere e a dire che il suo editore l'avrebbe
ucciso. Marie aveva fatto centro. Se fosse riuscita a
trovare soltanto una briciola di conferma, quella storia
sarebbe diventata una miniera d'oro. E se fosse riuscita ad
averne l'esclusiva, l'oro si sarebbe trasformato in platino.
Rex, ho bisogno di sapere se  stato contattato da altri
giornalisti, gli aveva detto mentre la barista arrivava con
un altro drink. Rex aveva allungato la mano troppo in fretta
e l'aveva rovesciato.
Questa storia l'ho raccontata solo a lei, le aveva risposto,
come se lei fosse l'unica donna della galassia.
Posso chiamarla? gli aveva chiesto Marie, sperando
sinceramente di riuscire a fare appello alla propria forza di
volont quel tanto da uscire dall'Ear Inn e allontanarsi da
Rex Mars nel giro di pochi secondi. Potrei avere bisogno
di farle qualche altra domanda, aveva aggiunto dandogli
un biglietto da visita con il numero di telefono dell'ufficio,
di casa e del cellulare.
Mentre pagava il conto il suo sguardo era caduto di nuovo
sul tovagliolino con le cifre della sua vita sprecata. Era
stata sul punto di chinarsi e raccoglierlo, ma poi ci aveva ripensato.
Dopotutto, mentre usciva da quell'incontro con
Rex Mars in un pomeriggio mite e stranamente tiepido, si
era resa conto di non avere affatto buttato via il proprio tempo.
Era stato invece uno spreco di tempo leggere Glamour e
parlare con Marco in biblioteca quando avrebbe dovuto dedicarsi
all'articolo pi importante della sua carriera. Guard
verso la poltrona di Marco. Ricordava vagamente che
poco prima lui aveva radunato i suoi giornali e riviste e si
era allontanato. Si accorse che aveva dimenticato di rimettere
sullo scaffale la copia di Journal of Psychoactive
Plants and Compounds. Si chiese se avesse un problema di droga.
Rex aveva davvero problemi di alcolismo. Forse non le
avrebbe mai raccontato del bambino morto di Nora Mars
se non avesse bevuto, e parecchio. Poi le venne in mente
che forse quella storia non era vera. Era un po' strano che
Marie avesse parlato di bambini morti e che all'improvviso
fosse venuto fuori che era morto anche quello di Nora
Mars. Ma che motivazione poteva avere avuto per raccontarle
una storia del genere? Chiuse Glamour e diede un'occhiata
al titolo principale. I vostri segreti pi intimi: cinque
confidenze da fargli per tenervelo pi stretto. Forse
quella storia faceva parte integrante del suo tentativo di
seduzione. E se era vera, che cosa provava lei al pensiero che
Nora Mars fosse colpevole di infanticidio? Troppi interrogativi,
si disse. La cosa importante era che Brewster sarebbe
impazzito di gioia. Marie immaginava gi il titolo equivoco:
DIVA CONFESSA SUL LETTO DI MORTE: HO UCCISO
MIO FIGLIO. C'era perfino la remota possibilit che la storia finisse in prima pagina.
Tuttavia, l'entusiasmo di Marie era accompagnato da
una paura altrettanto intensa. Se avesse scritto l'articolo usando
una storia che poteva non essere vera, avrebbe trasformato
un'icona femminile nazionale in una infanticida
megalomane. Immagin Brewster ammiccare in codice
Morse: Quanto lo desideri, Marie? A che cosa si riferiva? si
chiese. A celebrit, fortuna, immortalit o semplicemente a
un piccolo aumento e una promozione dopo dieci anni di lavoro?
Diede la stura a una litania di pensieri razionali: se l'articolo
non lo scriveva lei, l'avrebbe fatto qualcun altro; vista
la sua adorazione per Nora Mars, l'avrebbe scritto con
atteggiamento pi comprensivo; era disposta a voltare le
spalle al colpo potenzialmente pi grosso di tutta la sua carriera
solo per un fiacco senso dell'etica? Ned Brilliant non
avrebbe esitato nemmeno un microsecondo. Forse Marco
aveva ragione: con tutta questa anticipazione del futuro
non faceva che ostacolare se stessa.
Torn alla cabina di lettura e radun libri e carte. Diede
un'occhiata all'ultimo appunto che aveva preso leggendo
Feyerabend: Una teoria scientifica  un atto creativo profondamente
misterioso, come la Gioconda. Per quanto
riguardava la veridicit della storia di Rex, lei lavorava per
un giornale scandalistico e quel tipo di giornali non faceva
altro che alterare i confini della verit. Marco non aveva
forse osservato che  la ricerca della verit, o la sua assenza,
o una qualche sua impossibile definizione, a spronarci?
Mentre usciva dalla biblioteca e tornava allo Star, decise che
la verit in quanto tale era fuori questione.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Bellezza.
...
.
...
Tutto quello che vedete lo devo agli spaghetti.
Sophia Loren.
...
.
...
La bellezza  un mistero. Non si pu mangiare, n usarla per fare stracci.
D.H. Lawrence.
...
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...
Sarebbe molto triste se l'involucro fosse migliore della carne che contiene.
Albert Einstein.
...
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...
Marie avrebbe fatto tardi. Stava sfrecciando ai centotrenta
sulla Henry Hudson Parkway a bordo di una Chevy Impala
decappottabile del 1959 color crema, con interni di pelle
rossa, la stessa auto di Nora Mars in La resa dei conti. Era
diretta a Hopewell, una cittadina operaia all'estremit nordoccidentale
del Connecticut dov'era nata Nora. Hopewell
era il luogo da cui era fuggita all'et di sedici anni e dove
ancora viveva sua sorella, Maud Blake.
A differenza di suo fratello Michael, che ne era ossessionato,
Marie aveva sempre pensato alle auto come a un semplice
mezzo di trasporto, ma guidare sull'autostrada quella
Chevy Impala decappottabile con gli alettoni posteriori
simili ad ali di pipistrello e i fanalini a occhio di gatto, con
i camionisti che la fissavano e suonavano il clacson in segno
di ammirazione, la costrinse a riconsiderare la sua indifferenza.
Circondata da tutto quel metallo splendente, Marie
si sentiva bellissima. Di solito l'altezza, gli zigomi prominenti
e la bocca larga la facevano sentire goffa e ridicola, ma
sfrecciare lungo la strada seduta nell'incarnazione automobilistica
del romanticismo la faceva sentire sconvolgente, sofisticata e seducente.
La bellezza non si mangia; la bellezza ha belle foglie ma
un frutto amaro; la bellezza  nell'occhio di chi guarda:
Marie non credeva a nessuno di questi clich. Secondo lei
nella bellezza esisteva una gerarchia oggettiva e pi ti avvicinavi
al vertice della piramide pi la tua vita migliorava.
C'era anche la bellezza soggettiva, quella della canzone You
are so beautiful to me, e aveva anch'essa i suoi lati positivi,
ma non era nulla in confronto alla bellezza autentica, cos
intensa e ammantata di una tale aura che chi ne era dotato
spiccava immediatamente in mezzo a una folla.
Una volta, mentre stava per assistere alla proiezione di
un film con Catherine Deneuve, Bella di giorno, al Paris
Theater, Marie si era ritrovata seduta accanto a Paul Newman.
I suoi occhi erano di un azzurro pi glaciale e il suo
viso di una bellezza pi mozzafiato che sullo schermo, o
almeno lei aveva avuto quell'impressione. Forse non stava
guardando lui, ma la somma dei personaggi che Marie
aveva pi amato: Brick ne La gatta sul tetto che scotta, Eddie
in Lo spaccone e Nick in Nick mano fredda. In ogni caso,
anche se moriva dalla voglia di salutarlo e di dirgli quanto
aveva amato i suoi film, Marie era stata cos intimidita dalla
sua bellezza da non riuscire ad aprire bocca. Quando il film
(in cui una splendida Catherine Deneuve indossava degli
abiti incredibili) era finito e Paul si era alzato per andarsene
(era molto basso), era rimasta incollata alla poltrona fino
a quando non era stata certa che lui avesse lasciato il cinema.
Marie non riusciva a sopportare gli attori che sostengono
che la bellezza  un handicap e che non riescono mai a
capire se qualcuno li apprezza per il loro talento o solo per
la loro avvenenza. Come se la bellezza non facesse parte
integrante di loro stessi e di ci che erano diventati. Era
come affermare che le fragole non sono rosse, ma riflettono
semplicemente la luce frazionandola in onde che il nostro
cervello percepisce come rosse. Quindi il colore rosso delle
fragole e la bellezza di Gene Kelly sono solo un'illusione.
Era un argomento antirealistico per spiegare una realt razionale:
un modo di ragionare che lei odiava e che le ricordava Marco.
Marie tendeva a concordare con gli psicologi evoluzionisti,
che sostengono che la bellezza facilita la sopravvivenza
e che la sensibilit alla bellezza  un adattamento biologico
governato da circuiti cerebrali modificati dalla selezione
naturale. Poco tempo prima, in biblioteca, Marco aveva
detto a Marie che un'argomentazione del genere era una
stronzata e che la bellezza  un puro costrutto sociale. Per
confermare la sua tesi aveva citato un episodio di Ai confini
della realt in cui una bellissima bionda veniva considerata
una reietta sul suo pianeta ed era costretta a sottoporsi alla plastica facciale perch agli occhi dei suoi simili appariva insopportabilmente brutta.
(Non c' spreco pi grande di un uomo brutto. Nora Mars, La resa dei conti, 1959).
Si potrebbe facilmente ricavarne una tesi antievolutiva,
aveva detto Marco, scaldandosi, che afferma che la
bellezza  una forza distruttiva. Per esempio, E = me1  universalmente riconosciuta come una delle equazioni pi
straordinariamente belle di tutti i tempi, eppure ha dato origine
alla bomba atomica. E i poeti, da Sofocle a Yeats fino
a Rilke, erano terrorizzati dal potere della bellezza. Dostoevskij
tremava di fronte alla bellezza e sosteneva che fosse
una cosa orribile, un enigma impenetrabile in cui coesistono tutte le contraddizioni.
Pareva proprio che avesse riflettuto molto sul problema
e a Marie era venuto in mente che forse era a causa della sua
bassa statura. Aveva perfino elaborato una teoria che aveva
battezzato teoria della bellezza reciproca.
In assenza di fattori attenuanti come soldi e potere, le
persone si accoppiano inevitabilmente con i loro corrispondenti
fisici, con i loro equivalenti in fatto di bellezza, aveva spiegato.
 una teoria idiota, aveva ribattuto lei. Prima di tutto
non viviamo nel vuoto pneumatico, quindi perch preoccuparsi
di specificare in assenza di fattori attenuanti?
Secondo, che ne  della teoria degli opposti che si attraggono, o...
Tu e io, alta e basso? aveva concluso lui.
Non stavo pensando esattamente a questo, aveva replicato
Marie, ma comunque s, anche.
La mia teoria  ancora valida, aveva affermato Marco
rimettendo Brandweek in cima alla pila di riviste. Tiene
conto dei fattori attenuanti e anche della teoria degli opposti
che si attraggono. Non devi assomigliare al tuo partner,
anche se di solito succede: devi soltanto essere dotato di
una bellezza fisica equivalente alla sua. Se a livello fisico
non c' parit significa che esiste un fattore attenuante: lui
 ricco, lei  bellissima; lui  potente, lei  bellissima; lui 
un genio, lei  bellissima.
Lei  ricca, lei  sola, lo aveva interrotto Marie. Lei 
potente, suo marito ha bisogno del Viagra. Lei  un genio,
e non frega niente a nessuno. I tuoi fattori attenuanti mi
sembrano parecchio sproporzionati. Una brutta teoria che
tu consideri straordinaria.
Marco si era stretto nelle spalle. Sto descrivendo, non
prescrivendo. A proposito, lo sapevi che Kafka era alto?
Avevo sempre creduto che fosse basso. Non puoi immaginarti
come ci sono rimasto male. E anche Oscar Wilde era
una stanga.
Marie aveva raddrizzato la schiena. Mi stai dicendo che
hai dei problemi con le persone alte?
Non pi di quanti ne puoi avere tu con quelle basse.
Io non ho problemi con i bassi, aveva puntualizzato
Marie in tono un po' troppo enfatico. I bassi mi piacciono.
Quasi tutti i miei attori preferiti sono bassi. Anzi, tu
assomigli proprio a uno di loro...
Marco l'aveva interrotta bruscamente. Odio quando la
gente mi dice che assomiglio a qualcun altro, soprattutto
perch di solito si tratta di quel mostro di Peter Lorre. Comunque,
aveva aggiunto, i bassi sono pi vicini al centro delle cose.
Marie era rimasta in silenzio. Secondo lei Marco non era
affatto un mostro: trovava che avesse un aspetto esotico,
come un pavone o un cavalluccio marino. E come l'occhio
sulla piuma del pavone o il ricciolo all'estremit della coda
del cavalluccio, l'aspetto di Marco era sconcertante.
Marie si era chiesta perch sentisse il bisogno di indossare
sempre un capo cos banale come un completo blu. Spesso
Marie provava pena per gli uomini (tutti o quasi) che
non potevano esagerare nell'abbigliamento, scegliere accessori,
truccarsi, laccarsi le unghie o mettersi il rossetto. A
volte a Marie bastava mettere un po' di rossetto per sentirsi
molto meglio. Gli uomini non potevano ricorrere a cose
simili. S, avevano le cravatte, ma erano molto limitanti.
Quante variazioni su righe, pallini e disegni cachemire potevano
esistere? E poi lo stesso concetto di cravatta era inibitorio:
in fondo, non era altro che una corda intorno al
collo. Naturalmente prima del diciannovesimo secolo gli
uomini si agghindavano in modo elaborato almeno quanto
le donne. Marie aveva riflettuto su come le donne avessero
progressivamente conquistato l'importantissimo regno della
bellezza e degli ornamenti, e su come sarebbe diventato
il mondo se agli uomini fosse stato concesso nuovamente di farsi belli.
Un altro camionista suon il clacson e Marie, sorpassandolo,
sorrise. Gli approcci pesanti degli uomini non le avevano
mai creato problemi, ma la infastidiva il fatto che
quell'atteggiamento non fosse equo. Se avesse incontrato
un uomo per la strada e gli avesse rivolto un complimento
per le sue belle gambe, per una cravatta elegante o gli avesse
semplicemente rivolto il buongiorno, quasi sicuramente
quello avrebbe creduto di essere adescato da una prostituta
e, se la situazione si fosse messa al peggio, nessuno avrebbe preso le parti di lei.
Ripens ai muscoli scolpiti di Rex Mars e apprezz il
fatto che si sforzasse di restare fisicamente attraente. Poi
pens alla teoria di Marco sulla bellezza reciproca e ne concluse,
tristemente, che lei e Rex (anche tenendo conto dei
fattori attenuanti) appartenevano a categorie nettamente
diverse. In ogni caso, la telefonata di Rex di quella mattina
(che l'avrebbe fatta arrivare in ritardo per l'intervista con
Maud Blake) era stata molto chiara riguardo alle sue intenzioni verso Marie.
Marie si era recata al lavoro presto, a piedi. Era uscita dal
suo appartamento di Chelsea alle sette; l'aria era fresca senza
essere pungente e lei aveva capito che sarebbe stata un'altra
giornata calda fuori stagione. Per arrivare allo Star ci volevano
dieci minuti: la redazione occupava gli ultimi tre
piani di un edificio prebellico tra la Quinta e la Trentottesima,
che una volta ospitava gli uffici di El Mundo, sulla
facciata era ancora visibile il logo sbiadito. Di fronte c'era
Lord & Taylor e tre isolati pi in gi era stata appena aperta
la biblioteca di Scienze, Industria ed Economia; per il
punto di riferimento principale, che Marie dalla sua scrivania
fissava quasi ogni giorno da dieci anni a quella parte, era
l'Empire State Building. A causa di quella vicinanza costante,
Marie aveva sviluppato con quel grattacielo una relazione
speciale. Si identificava con la sua altezza, lo usava per
valutare che tempo faceva e si divertiva a immaginare di che
colore sarebbero state le luci che la sera lo illuminavano.
Negli ultimi due o tre giorni l'avevano vestito di verde, per
festeggiare San Patrizio.
Seduta alla scrivania, mentre sorseggiava la terza tazza di
caff e ammirava l'abito da giorno.dell'Empire State Building
(beige e argento con le cornici delle finestre rosse),
Marie rimuginava ancora sull'ipotesi che Nora Mars avesse
ucciso suo figlio. Dal momento che l'attrice occupava il
posto pi alto nel pantheon dei suoi idoli, Marie sapeva
bene che le era difficile essere obiettiva. Ma anche tenendo
conto di questo, non riusciva a credere del tutto a quella
storia. In primo luogo, Nora Mars non corrispondeva al
profilo tipico della ragazza madre infanticida. Di solito si
trattava di ragazze timide, invisibili e responsabili e gli insegnanti,
i vicini e i genitori restavano pi scioccati all'idea
che avessero fatto sesso che non a quella che avessero commesso
un omicidio. Per era possibile. La madre di Nora
era morta di parto mettendola al mondo e suo padre, commesso
viaggiatore per un'azienda tessile locale, non era
quasi mai a casa. Marie aveva ripensato a una frase che aveva
scritto nel suo articolo MATURANDA ANNEGA NEONATO
A SCUOLA: Non aveva nessuno a cui rivolgersi e la vergogna
del suo peccato, sopportata in solitudine, l'ha condotta
a ucciderne il frutto.
Ma la cosa pi importante non era che Marie ritenesse
Nora incapace di commettere un crimine del genere, ma
semplicemente che il racconto del soffocamento del bambino
fatto da Rex Mars suonava troppo hollywoodiano.
Marie aveva ripensato a Gene Tierney in Femmina folle
(uno dei noir in technicolor che Marie amava di pi). Infuriata
al pensiero del suo corpo sformato dalla gravidanza
e irritata all'idea di non poter pi indossare il suo incredibile
guardaroba, Gene dichiara: Odio questa creatura. Mi
auguro che muoia e poi si getta dalle scale in un riuscito
tentativo di procurarsi un aborto, dando cos un nuovo
significato all'espressione femme fatale. Secondo Marie era
probabile che alcune versioni della fantasia dell'infanticidio
fossero piuttosto diffuse tra le donne, il che avrebbe reso
ancora pi agghiacciante la storia di Nora.
Una persona che sapeva sicuramente se Nora Mars avesse
o meno avuto un figlio era sua sorella. Con una rapida
ricerca su Internet Marie aveva trovato otto Maud Blake,
ma solo una viveva a Hopewell, nel Connecticut. Marie aveva
pensato che forse era meglio non fare domande sul
bambino morto di sua sorella al telefono, quindi l'aveva
chiamata per fissare un appuntamento. La donna, che era
proprio la sorella di Nora, aveva subito reagito in modo ostile.
Non ho nulla da dichiarare alla stampa su mia sorella.
Non l'ho mai avuto e non l'avr mai, quindi lei sta perdendo il suo tempo.
Una volta Ned Brilliant aveva impartito a Marie una lezioncina
su quello che un buon sciacallo deve fare nei casi
pi difficili: 1. Cerca di scoprire qualcosa sulla persona che
sta intervistando, qualcosa di personale, e per diventargli
simpatico finge che sia accaduto anche a lui. 2. D il via a
una discussione teorica, l'intervistato abbassa la guardia e
dice cose che non avrebbe voluto dire. 3. Fa arrabbiare il
suo interlocutore, ma la cosa pu ritorcerglisi contro.
Di solito Marie non si faceva scrupoli ad approfittare
delle sue vittime. Considerava le interviste come uno sfruttamento
reciproco e spesso quando chiudeva un articolo si
sentiva lei stessa sfruttata. Ma non le piacevano nemmeno
le strategie di Ned. Poi per aveva pensato a Brewster e ai
calcoli sul tovagliolino dell'Ear Inn e aveva tenuto duro.
Senta, voglio essere sincera con lei, aveva detto a Maud
Blake. Io lavoro per un giornale scandalistico, il che significa
che di sua sorella posso scrivere pi o meno quello che
mi pare. Ma qui si tratta di una questione personale. Io sono
interessata alla sua storia e ora le spiego perch. Io e mio
fratello non ci rivolgiamo la parola da quindici anni. Ora,
io so che lei e Nora non vi parlate da quasi quarantanni,
voglio sapere perch e voglio la sua versione.
Con una risatina Maud aveva risposto: Cos vuole
conoscere la mia versione, eh? Bene, gliela dar, ma voglio
farlo di persona. Voglio vedere in faccia la persona con cui sto parlando.
Marie non riusciva a credere di averlo fatto di nuovo
(rivelare un particolare della sua vita privata a un intervistato),
ma stavolta si era spinta davvero oltre e si era abbassata
al punto da usare suo fratello. L'unica consolazione era
che aveva funzionato. Maud Blake si era dimostrata subito
curiosa nei confronti di una donna che con lei voleva metterla
sul personale. Aveva reagito a uno degli stimoli pi
potenti del mondo: il voyeurismo.
Era proprio per assecondare la sua naturale tendenza al
voyeurismo che Marie si era messa a scrivere per un giornale
scandalistico, e su questo aveva costruito una carriera.
Spesso si chiedeva perch la gente adorasse spiare. La risposta
pi ovvia  che indagare nella vita degli altri  un modo
per scavare nella nostra, ma la pi azzeccata  che indaghiamo
nelle vite degli altri per evitare di farlo nelle nostre.
Qualunque fosse il motivo, spiare la vita delle persone era
uno degli aspetti che pi amava del suo lavoro, e spesso lo
trovava intollerabile. Si lasciava coinvolgere troppo nelle
vite dei suoi intervistati. Le piaceva moltissimo insistere,
sedurre, stabilire una relazione intima con la persona di cui
stava scrivendo, ma poi diventava problematico staccarsene,
andare via. A volte scopriva di sentirsi sola e sconsolata
anche prima che l'articolo fosse pubblicato, semplicemente
perch anticipava il distacco da quella storia.
Quarantasette, aveva precisato Maud. Sono quarantasette
anni che non ci parliamo. Aveva un tono aggressivo.
Poi aveva detto a Marie di andare da lei a Hopewell alle
due di quel pomeriggio.
Mentre Marie usciva dallo Star per andare a ritirare l'auto
a noleggio, l'aveva chiamata Rex Mars. Quando la centralinista
l'aveva inseguita agli ascensori per dirle di chi si
trattava, lei aveva pensato: Mi chiama per chiedermi di
uscire. Tornando alla scrivania aveva respirato a fondo per
calmare le violente pulsazioni del cuore e aveva cominciato
a pensare cosa indossare.
Marie, aveva detto lui con la voce appesantita dal sonno,
dal torpore o dalla malinconia, mi sento molto in
colpa per quello che  successo ieri.
Poi aveva taciuto a lungo e Marie si era sentita un'idiota.
Si era resa conto che si era lasciata ingannare dai suoi
stessi desideri. Rex non l'aveva chiamata per chiederle di
uscire; l'aveva chiamata per ritrattare.
Alla fine le aveva detto: Le sarei molto grato se non
usasse quello che le ho raccontato sul bambino di Nora.
Non si trattava di pettegolezzi, ma di qualcos'altro, forse
dell'unica cosa vera che Nora mi abbia mai dato.
Senta, Rex, aveva risposto Marie, cercando di non sembrare
delusa, a questo punto non so su quali informazioni
baser il-mio lavoro, ma non posso prometterle niente.
Oddio, aveva esclamato lui, non voglio che questa
storia venga strombazzata in tutto il mondo. Non la user
nemmeno nella mia autobiografa. Senta,  tutto quello che
mi  rimasto di Nora. Deve capire che per me significa davvero
molto. Non so davvero perch l'ho raccontata proprio
a lei.  solo che mi sentivo cos a mio agio, aveva continuato,
addolcendo la voce. Avevo l'impressione di stare
parlando, be', s, con una buona amica. Per un attimo ho dimenticato chi  lei.
Marie si era messa a sedere e aveva immaginato di fare
del sesso bollente con Rex, poi un abito bianco, dei figli, un
futuro, tutto quello che avrebbe potuto avere se avesse
lasciato perdere quella storia. Non posso prometterle niente,
Rex, davvero, e poi ora sono proprio di fretta.
Marie, la imploro. So che lei non  tenuta a fare qualcosa
per me, ma glielo chiedo come essere umano.
Marie detestava quando la gente si appellava alla sua
umanit. Non aveva alcun senso. La distinzione tra il concetto
di umanit e disumanit era fasulla. In che cosa consisteva
un comportamento disumano? Le violenze, le torture,
lo stupro non erano forse peculiarit della specie umana?
Nelle settimane precedenti Marie aveva fatto la galoppina
per un pacco su una donna che aveva picchiato la figlia di
sei anni fino a romperle tutte le costole e a farle collassare i
polmoni, su un uomo che aveva rinchiuso la fidanzata in un
armadio per sei mesi e su una banda di adolescenti maschi
e femmine che avevano fatto irruzione nell'appartamento di
una settantacinquenne, l'avevano stuprata tutti insieme e
poi l'avevano bruciata con le sigarette. Cose come quelle
accadevano tutti i giorni e non avevano niente di disumano.
Erano semplicemente e insopportabilmente umane. E
poi facevano vendere un sacco di copie al giornale. Marie
aveva proprio intenzione di usare il materiale sul bambino
morto di Nora Mars. Forse dopo avere pubblicato la storia
avrebbe sentito qualche fitta di rimorso per avere ferito Rex,
ma, per come la vedeva lei, in un mondo in cui prevale il
male minore un po' di rimorso poteva fare molta strada. Per
ragioni che esulavano dalla sfera professionale non voleva
per inimicarsi Rex, cos gli aveva detto che ci avrebbe pensato
su e che l'avrebbe chiamato quella sera.
(Prova tutto almeno una volta e poi vivi per pentirtene.
Nora Mars, Profondo blu, 1965).
L'autonoleggio si trovava in un ufficetto sulla Avenue B
nell'East Village, dove lo Star aveva un conto aperto. Si
chiamava High-Low Cars ed era specializzato in veicoli di
lusso, vetture d'epoca e rottami; il proprietario era il portiere
di Brewster, uno che cercava di lucrare sulla sua passione
per le auto. Lungo la strada, Marie si era rimproverata per
il ritardo, cosa per lei piuttosto nuova. Quand'era arrivata
in quel minuscolo ufficio soffocante che profumava di
cocco, la segretaria stava chiacchierando incessantemente in
spagnolo al telefono, masticando una enorme gomma.
Marie aveva trascorso i primi dieci minuti di attesa cercando
di evitare di lanciare alla donna degli sguardi feroci.
Poi si era decisa a farlo, ma non era servito a niente. Alla
fine, proprio mentre stava per interromperla e chiederle di
darle una mano, aveva visto sul bancone la solita busta del
contratto con il suo nome scritto a mano, M. Brown, e un
mazzo di chiavi posato sopra. Aveva afferrato busta e chiavi
ed era andata a cercare l'auto, scoprendo che era la lunga,
bassa, enorme e curvilinea Chevy Impala decappottabile
del 1959 con la quale stava ora percorrendo la Taconic
Parkway. Marie sapeva che ci doveva essere un errore. Le risorse
finanziarie di Brewster erano probabilmente senza
fondo, ma per i suoi dipendenti stringeva i cordoni della
borsa. Non avrebbe mai permesso un tale lusso sul conto
spese. Per Marie non aveva resistito all'idea di guidare
un'auto della stessa marca di quella di Nora Mars e, cosa
strana per lei, non aveva indagato: voleva godersi, almeno
per il momento, lo sbaglio di qualcun altro. Si chiese se
Maud Blake avrebbe notato l'auto.
I rilassanti cespugli simmetrici che orlavano la strada
furono interrotti da un cartello che indicava il manicomio
statale e Marie si ritrov ancora una volta a pensare a
Marco. Si rese conto che le era entrato dentro, che in qualche
strano modo si stava affezionando a lui. Mi mancava
solo, pens, di sviluppare un legame assurdo con un pazzo
che  anche basso di statura. Le venne in mente la paura che
provava quando lo incontrava in biblioteca. Vederlo apparire
significava sottrarre tempo prezioso al suo saggio sui
quanti, stabilire un rapporto contrario al buon senso con
un tappetto che era anche un rifiuto della societ e dirgli
cose che non aveva mai raccontato a nessuno e alle quali lui
non prestava nemmeno tanta attenzione. Decise che doveva
dare un taglio a quei pensieri prima che diventassero
troppo svitati. Solo qualche giorno prima lui le aveva esposto
un'altra delle sue folli teorie, che stavolta per l'aveva profondamente colpita.
Ho deciso, aveva detto, che io e te, Marie, in realt
siamo la stessa persona o, se preferisci, lati opposti della
stessa persona, come particelle legate.
La infastidiva il fatto che lui stabilisse analogie tanto
ridicole tra le persone e le particelle, ma dovette ammettere
ancora una volta che anche lei era colpevole dello stesso
crimine. Spesso aveva pensato a Marco come all'incarnazione
umana del WIMP: una particella massiva a interazione debole, una particella teorica esotica e dal moto lento che evita ogni contatto con le cose.
Praticamente un rammollito, uno smidollato.
Una scuola di fisici riteneva che i WIMP fossero misteriose componenti della materia
oscura: la sostanza sconosciuta e invisibile che costituisce
oltre il novanta per cento della massa dell'universo e ne
controlla il destino. E, cosa piuttosto imbarazzante, il giorno
prima, quando aveva incontrato Rex Mars, l'aveva immediatamente
identificato come un MACHO, oggetto massiccio
e compatto dell'alone, l'altro elemento utilizzato per
spiegare la materia oscura. Questi enormi oggetti massivi
sospesi ai confini delle galassie andavano dalle dimensioni
della Terra a dieci volte quelle del Sole, ma per qualche
ragione non emettevano alcuna luce, quindi non si potevano
individuare. Le teorie e le sigle di WIMP e MACHO erano
state formulate da maschi e Marie riteneva che questo fosse
in qualche modo in relazione con il fatto che la materia
oscura mancante (il problema pi grosso affrontato dalla
moderna cosmologia) era stata immaginata e descritta da una donna, Vera Rubin.
E un po' prematuro formulare analogie tra la fisica delle
particelle e le persone, aveva replicato Marie, cercando di
distogliere gentilmente Marco dalla sua folle teoria. Ne
sappiamo cos poco. Per esempio, nell'universo ci sono
cento miliardi di galassie, e ciascuna galassia contiene dai
cento ai quattrocento miliardi di stelle. Attorno a ogni stella
possono orbitare da uno a nove pianeti oppure migliaia
di miliardi di meteoriti e asteroidi. Tutto ci rappresenta il
dieci alla meno ventisette per cento del volume totale dell'universo,
il che significa lo zero virgola zero zero zero...
Marie aveva ripetuto zero altre ventiquattro volte e poi
aveva aggiunto: Uno per cento. Ti rendi conto di che cifra
infinitesimale si tratta? E non abbiamo nessuna idea di
dove si trovi il resto della materia o dell'energia. A meno
che, naturalmente, come sostiene una teoria, l'universo sia
illusorio. La luce delle stelle potrebbe rimbalzare all'interno
di un universo costruito in modo molto abile e prendere ai
nostri occhi strade molto diverse, in modo da darci l'impressione
che l fuori ci sia una quantit di cose.
Gli occhi spalancati di Marco e la sua espressione affascinata
avevano di nuovo fatto sentire Marie molto a disagio.
Gli aveva subito ricordato che, se si poteva dedurre
qualcosa di certo dalla fisica moderna, era che il mondo
della meccanica quantistica (la teoria che ci ha dato le particelle
legate, ma anche le radio a transistor, il Walkman, gli
orologi digitali, le calcolatrici tascabili e i personal computer)
non poteva essere concepito in maniera precisa nemmeno
nei nostri sogni pi folli.
Tuttavia Marco aveva insistito. A un certo punto eravamo
la stessa persona, e poi siamo stati divisi. Ora vaghiamo
nel mondo come due parti dello stesso essere, anche se,
ogni volta che qualcuno cerca di identificarci o misurarci,
questo ci fa collassare e diventare entit definite e opposte,
a prescindere dal luogo in cui ci troviamo. Per esempio,
quando qualcuno dice che sei alta, io divento basso. Quando
qualcuno dice che io sono un relativista, tu diventi realista, e cos via.
Idea interessante, aveva replicato Marie, imbarazzata.
Ma per prima cosa quello di cui stai parlando funziona per
i fotoni, e non per le persone. Secondo, le polarizzazioni di
due particelle legate possono anche essere identiche, e questo
significa che possono entrambe collassare e assumere,
per cos dire, posizioni verticali: per esempio, possono essere
vincolate al fatto di essere alte. Terzo, ora dovrei proprio
mettermi a lavorare al mio saggio.
Va bene, aveva risposto lui, mettendosi a sfogliare nervosamente
il suo mucchio di giornali. Per dimmi .una
cosa. Essere alta un metro e ottanta ti ha mai creato dei problemi?
Un metro e settantanove virgola nove, aveva pensato lei;
poi aveva risposto: No.
Marco aveva iniziato a leggere il Post.
Quand'ero piccola, aveva sospirato Marie, posando il
gomito sul bracciolo della poltrona e appoggiando il mento
sul palmo della mano, essere alta mi piaceva. Mi sentivo
pi grande, pi adulta, pi saggia degli altri bambini, semplicemente
in virt della mia altezza. Ero certa che il fatto
di essere alta significava che ero destinata a fare cose grandi
e importanti nella vita. E lo pensavo nonostante mia madre
continuasse a trovare giustificazioni per la mia altezza: diceva
che nella pubert tutto sarebbe tornato a posto, che le
ragazze si sviluppavano prima, che non dovevo preoccuparmi.
Io non ero affatto preoccupata, anzi: pregavo di restare alta.
Marco aveva guardato l'orologio e aveva girato le pagine del giornale.
Poi, poco dopo che mio padre se ne and, i miei tre
cugini Natalie, Sarah e Peter iniziarono a venire spesso da
noi a giocare con me e mio fratello. Il loro gioco preferito
si chiamava Divorzio, anche se mio zio e mia zia erano e
sono ancora sposati. Nel gioco, Natalie era sposata con
Peter, Sarah era sposata con Michael e io ero la vecchia zitella
che consolava le mogli dopo che avevano litigato aspramente
con i mariti. Ovviamente quel gioco non mi piaceva.
Ma Natalie era bellissima, sembrava Elizabeth Taylor
in Gran premio, il gioco era un'idea sua e io avrei fatto qualunque
cosa per compiacerla. Ero convinta che, se riuscivo
a piacerle, la sua bellezza si sarebbe in qualche modo riflessa su di me.
Marco era immerso nelle sue letture e si accarezzava i baffi.
Finalmente un giorno mi stancai del mio ruolo e chiesi
perch per una volta non potevo fare la moglie, invece
della vecchia zitella, aveva continuato Marie. Natalie mi
spieg senza peli sulla lingua che ero troppo alta per fare la
moglie. Da quel giorno, quando i cugini se ne andavano io
spesso costringevo Michael a giocare con me e a fare la
parte di mio marito. Per sapevo che stavo cercando di cancellare
qualcosa che non poteva essere cancellato. Sapevo
che Natalie aveva visto in me qualcosa di cui non mi ero
mai accorta: ero alta e quindi non mi sarei mai sposata, ero
alta e quindi nessun uomo si sarebbe mai veramente innamorato di me.
Marco aveva spinto da parte il suo mucchio di giornali e
aveva iniziato a leggere un libro dal titolo in latino tirandosi il pizzetto.
Chiesi a mia madre, aveva proseguito Marie, se pensava
che in futuro sarei potuta diventare bella anche se ero
cos alta. Lei mi rispose che era riuscita a superare le difficolt
della vita contando sul fatto che il mondo fosse uno
stupendo quadro del quale lei era solo una pennellata. In
certi periodi riusciamo a vedere solo alcuni frammenti
oscuri e contorti dell'immagine, ma ciascuno di noi  una
componente fondamentale della straordinaria bellezza del
quadro. Naturalmente, io tradussi quella risposta in un semplice no.
Marco aveva chiuso il libro e l'aveva guardata. Ho appena
letto Tertulliano, che dice che in paradiso non masticheremo,
ma che avremo i denti perch senza saremmo
proprio buffi. Poi si era alzato, aveva ficcato i giornali nella
borsa ed era uscito dalla sala di lettura.
Marie ricordava di essere rimasta seduta a lungo nella
poltrona di finta pelle marrone tentando se non altro di
capire che cosa aveva cercato di dirle Marco. Perch un teologo
avrebbe dovuto preoccuparsi di che aspetto avremo in
paradiso? Le venne in mente il fisico e premio Nobel Steven
Weinberg, che sosteneva che il mondo fisico si pu descrivere
con ogni tipo di teoria, ma che solo quelle belle vengono
accettate e riconosciute. Per quarant'anni, aveva scritto,
la teoria della relativit generale  stata accettata e ritenuta
una spiegazione corretta della gravitazione, nonostante
vi fossero poche prove a sostenerla, solo perch era incredibilmente
bella. E poi c'era stata Nora Mars che, accettando
il premio assegnatole da Glamour come Donna dell'anno,
aveva dichiarato al pubblico: La mia bellezza  la
vostra salvezza. In seguito, la stampa si era lambiccata per
giorni chiedendosi che cosa avesse voluto dire.
Mentre usciva dalla Taconic Parkway e si dirigeva verso
Hopewell, Marie si chiese se Maud Blake fosse bella come
la sorella. Era una giornata splendida: nuvole bianche in un
cielo blu reso brillante dal sole. Il mondo  davvero cos
bello, pens fissando quel cielo limpido come vetro colorato,
oppure  il gene della bellezza che ce lo fa vedere cos?
Che cosa c' nella bellezza che ce la fa desiderare tanto?
Che scopo ha? Perch una cascata, un vulcano, una farfalla,
Saturno, la nebulosa dell'Aquila, Paul Newman, Nora Mars?
Riflett ancora una volta sui due tipi di bellezza: quella
pura (descritta da Tertulliano e Weinberg), basata su una
gerarchia estetica riconoscibile da tutti; e quella relativa,
basata interamente sulle percezioni di ciascuno. Ci che
affascinava Marie era la natura del rapporto tra questi due
tipi di bellezza e come la loro contrapposizione pareva
rinsaldarne l'interdipendenza.
Pens di fermarsi e abbassare la capote dell'auto, ma poi
cambi idea. Era ancora in orario, ma cos avrebbe fatto
tardi. Invece di analizzare la sua vita e tutti i suoi fallimenti
pi clamorosi, inizi a elencare tra s i disastri che il ritardo
avrebbe potuto causare: Maud Blake avrebbe potuto
offendersi e rifiutarsi di parlarle, avrebbe potuto uscire,
Marie non avrebbe avuto il tempo sufficiente a cavarle di
bocca qualcosa di interessante, e cos via. Si rese conto che
essere in ritardo non era poi cos diverso dall'essere in anticipo.
Cambiavano i dettagli, ma quella tendenza all'autocritica
le era familiare. Le venne il sospetto che avrebbe provato
pi o meno le stesse sensazioni anche se fosse stata puntuale.
Hopewell era una tipica cittadina del New England con
una strada principale piena di negozietti utili: una ferramenta,
un negozio di abbigliamento, un negozio di casalinghi,
un fruttivendolo, una tavola calda. A un'estremit
del viale c'era una chiesa congregazionista con un alto campanile
bianco, e all'altra la caserma dei pompieri. Maud
Blake abitava in Sycamore Lane, in una grande casa vittoriana
che pareva colorata da un bambino, blu zaffiro orlata
di bianco. Era il tipo di casa che la madre di Marie avrebbe
voluto, fino a quando aveva rinunciato a desiderare le cose
materiali per dedicarsi alla sua anima: non appena Michael
era partito per l'universit si era trasferita in un ashram in California.
Marie accost di fronte alla casa. Per un attimo si sent
ridicola: immagin di essere Maud Blake e di vedere dalla
finestra una donna pi alta della norma scendere da un'auto
fuori moda che pareva pi che altro una barca. Poi per
si rese conto di avere un'altra possibilit. Inforc gli occhiali
da sole, si avvolse con noncuranza una sciarpa intorno al
collo, apr lo sportello e scese dall'impala come... Mentre
percorreva con sicurezza il vialetto, la porta della casa si apr
e Nora Mars avanz nella luce del sole.
Marie si ferm di botto e si ripet che la splendida
donna che le stava davanti non poteva essere Nora Mars,
che Nora Mars era in un letto del St. Vincent, in coma, e
che quello non poteva nemmeno essere il suo fantasma,
visto che non era ancora morta. Marie la guard meglio: era
una donna sottile di circa sessant'anni, indossava pantaloni
neri e un cardigan rosso e aveva i luminosi capelli biondi,
che le arrivavano alle spalle, trattenuti ordinatamente da
una fascia nera. Il viso, anche se segnato dalle rughe, richiamava
tutta la bellezza giovanile della sorella,- la bellezza che
aveva quasi fatto svenire Marie davanti a film come Profondo
blu, La resa dei conti e Perfido amore. E poi era alta.
Alta come Marie, alta come Nora Mars. Marie tendeva
sempre a dimenticare che Nora Mars era alta. Nei suoi film
riusciva sempre a sembrare pi bassa: gli attori con cui recitava
erano costretti a salire su uno sgabello.
E in ritardo, disse Maud. Era met pomeriggio, ma lei
aveva le labbra perfettamente dipinte di un rosso tenebroso.
Le assomiglia moltissimo, disse Marie, rendendosi conto
immediatamente di avere commesso un errore. Era il tipo
di commento insensibile capace di rovinarle l'intera intervista.
(Nessuno pu essere esattamente come me. A volte anch'io lo trovo difficile. Nora Mars, La diva, 1977).
Mio padre diceva sempre che era lei ad assomigliarmi.
Si accomodi.
Maud guid Marie in cucina, un'ampia stanza sul retro
della casa con un tavolo in formica a scacchi bianchi e neri
e sedie cromate e foderate in pelle rossa. Maud le fece segno
di sedersi; poi tir fuori dal freezer un contenitore per il
ghiaccio e una bottiglia di vodka.
Marie estrasse dalla borsa il registratore, chiese: Le dispiace?
e poi, sorprendendo se stessa, aggiunse: Sono sorda
da un orecchio e a volte le cose mi sfuggono. Parlava
raramente della sua parziale sordit, e non lo faceva mai la
prima volta che incontrava qualcuno. Inoltre quello che
aveva detto non era affatto vero: non le capitava quasi mai
di lasciarsi sfuggire qualcosa a causa di quel problema. Ormai
le veniva naturale assumere una posizione che le permetteva
di sentire benissimo, ma non sapeva prendere appunti
e quindi aveva bisogno del registratore. In ogni caso,
doveva cercare di padroneggiare meglio la nuova tecnica
della confessione.
 molto astuto da parte sua servirsi di questo difetto,
disse Maud tendendo a Marie uno Screwdriver in un bicchiere
da whisky decorato con l'immagine di uno scozzese
in kilt azzurro intento a suonare la cornamusa.
Marie assaggi e calcol rapidamente: una parte di succo
d'arancia, tre parti di vodka. Come le ho detto anche al
telefono, sono qui perch sua sorella sta per morire, esord
Marie, usando la tecnica della cruda verit che metteva
certe persone a loro agio. Sto preparando il suo articolo
commemorativo. Ho gi parlato con Rex Mars...
Ah, lo sposo bambino.
E lui mi ha raccontato una storia piuttosto sconvolgente
su Nora quand'era ragazza.
Solo una? chiese Maud, sorbendo poi un lungo sorso
dal suo bicchiere, anch'esso decorato con un musicista scozzese.
Marie tenne duro. Mi ha detto che quand'era adolescente
Nora ebbe un figlio e lo uccise quasi subito dopo la
nascita, soffocandolo.
Sul viso di Maud non si dipinsero n sorpresa n orrore:
nient'altro che una lieve indifferenza.
Marie prese un bel sorso dal bicchiere e continu: Il
mio lavoro consiste nel fornire materiale ai voyeur, e l'infanticidio
vende parecchie copie. Una stella del cinema
famosa in tutto il mondo con un segreto oscuro e orribile
nel suo passato  un grosso scoop. A meno che lei non riesca
a convincermi del contrario, mi atterr a quello che mi
ha raccontato Rex. Nel mondo dei giornali scandalistici la
giustizia funziona al contrario: sei colpevole finch non
viene dimostrata la tua innocenza.
Maud sospir. Vedo che Rex non  affatto cambiato. 
come un bambino di due anni, blatera e d aria alla bocca
senza pensare alle conseguenze. Indic il bicchiere di Marie. Le piace?
Marie annu e bevve un altro abbondante sorso. Il calore
della vodka le si propag rapidamente, come corrente
elettrica, dalle labbra alle dita dei piedi. Cos cap che cosa
aveva inteso dire Nora Mars con la battuta: La mia bellezza
 la vostra salvezza. La bruttezza  affascinante quanto
la bellezza, ci attrae, ci fa inorridire e ci ispira: solo che
siamo riluttanti ad ammetterlo, ad accettarlo, a tollerare ci
che questo implica. La bellezza ha sempre sotteso il proprio
contrario:'la bruttezza. Cerchiamo la bellezza, la mettiamo
su un piedistallo, la veneriamo perch ci permette
di affrontare senza problemi la bruttezza, la mostruosit,
l'ambiguit. La bellezza  verit profonda. Era questo che
aveva voluto dire Nora Mars? si chiese Marie. No, pens
poi, probabilmente non le era nemmeno passato per la testa.
Come mi ha gentilmente comunicato, lei scriver tutto
quel diavolo che le pare, disse Maud, risvegliando bruscamente
Marie dalle sue riflessioni. Mi ha lasciato intendere
che per lei  una questione di integrit professionale.
Sfortunatamente, visto che la mia versione della storia non
fa altrettanto scalpore, non la trover affatto interessante.
Fiss Marie alzando un sopracciglio perfettamente regolare.
Marie scol il bicchiere e rispose: Al contrario. Poi si
sistem sulla sedia e inclin leggermente la testa verso destra
per riuscire a sentire il pi chiaramente possibile ci che Maud Blake avrebbe avuto da dirle.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Gelosia.
...
.
...
Un orecchio geloso ascolta ogni cosa.
Sapienza.
...
.
...
Che cosa vi aspettate che faccia? Che dorma sola?
Elizabeth Taylor.
...
.
...
La forza pi potente dell'universo non  la gravit, ma la gelosia.
Robert P. Kirshner.
...
.
...
Un bambino c'era, spieg Maud con voce profonda, le
sopracciglia arcuate in una espressione determinata, ma
era mio, e non l'ha ucciso nessuno.  stato dato in adozione poco dopo la nascita.
Marie si sent delusa, eccitata e spaventata al tempo stesso.
Che quarant'anni prima la sorella di Nora Mars avesse
avuto un figlio illegittimo non era certo materiale da giornale
scandalistico, ma c'era qualcosa nell'atteggiamento di
Maud, nella sua totale disponibilit a vuotare il sacco, che
la entusiasmava e la terrorizzava insieme. Era come se, dentro
Maud, qualcosa avesse raggiunto lo stato di massa critica,
come se anni di sentimenti contrastanti e repressi nei
confronti della sorella fossero finalmente pronti a esplodere
e Marie fosse costretta ad assistere alla deflagrazione. E,
come ogni esplosione, sarebbe certamente stata inaspettata,
bellissima e distruttiva.
Dev'essere stata dura, disse Marie sapendo che non avrebbe
mai potuto nemmeno provare a intuirne le sofferenze.
Per non capisco perch Nora abbia sentito il bisogno di
raccontare quella storia orribile sull'uccisione di suo figlio.
Maud si strinse nelle spalle. Un grosso gatto rosso balz
sul tavolo e strofin la schiena contro la bottiglia di vodka.
La domanda giusta da fare sarebbe, inizi poi con un
tono condiscendente che fece capire immediatamente a
Marie come doveva essere stato crescere con una sorella
maggiore del genere, perch Rex ha sentito il bisogno di
raccontare che Nora ha ucciso suo figlio?
Maud sollev ancora una volta il sopracciglio sinistro e
Marie si rese conto che quell'espressione, che pareva tanto
intrigante ed evocativa quando Nora Mars la usava nei film,
nella vita reale, sulla faccia di Maud Blake, appariva minacciosa
e aggressiva. Tuttavia dovette ammettere che Maud
aveva ragione, dato che lei la storia l'aveva sentita raccontare
da Rex e non da Nora.
Ancora non capisco, insistette Marie. Di tutte le storie
che poteva raccontare su Nora Mars, perch Rex ha scelto
proprio quella?
Non sono una psicologa, replic Maud, e Marie si prepar
a una spiegazione che non avrebbe fatto altro che confondere
le acque. Ma quando si tratta di mia sorella, Rex 
sempre stato animato da gelosia e desiderio di vendetta.
Vede,  stato adottato e credo che abbia sposato mia sorella,
che era molto pi vecchia di lui, in seguito a una specie di
furore edipico. Poi, durante il loro matrimonio, fece di tutto
per farla ingelosire e costringerla a lasciarlo, in modo da rivivere
l'abbandono originario. E adesso inventa una storia
assurda nella quale si vede nel ruolo del bambino assassinato.
Fece una pausa e poi aggiunse: Naturalmente, questa 
una mia teoria. Non ho mai parlato di Rex con Nora.
Tutto questo, pens Marie meravigliata, da una donna
che solo pochi minuti prima aveva ammesso di avere dato
suo figlio in adozione. Le fece venire in mente il famoso
problema della fisica: l'elettrone  una particella o un'onda?
Niels Bohr aveva dimostrato che  entrambe le cose, finch
non  osservato da qualcuno. Cosa c'era nell'atto di osservare
che faceva decidere un elettrone di diventare l'una o
l'altra? Perch Rex Mars aveva optato per quella storia in
particolare? Aveva qualcosa a che vedere col fatto che stava
parlando con lei? E che cosa spingeva Maud a raccontarle
quelle cose?
(La gelosia  un movente eccezionale. Nora Mars,
Qualcosa di straordinario, 1958).
Forse Maud era in competizione con Nora per guadagnarsi
l'attenzione di Marie? Dopotutto, visto che sua sorella
era in coma, le sue possibilit di vittoria erano cresciute
enormemente. Marie conosceva bene la gelosia: era quello
il motivo per cui lei e Michael non si parlavano da quindici
anni. Come un buco nero in cui tutte le leggi della fisica
diventano inutili, la gelosia  un luogo in cui nulla ha pi
senso, in cui le regole non valgono. Ma come dimostrano
Fedra, Otello e Gatsby, la gelosia pu anche essere il segno
oscuro e contorto di un amore immenso.
E poi Rex non sta scrivendo un'autobiografa? domand
Maud, prendendo un altro lungo sorso del suo cocktail.
Immagino che abbia bisogno di qualcosa di succoso da
infilarci.
Marie cap che aveva ragione. Anche il denaro era un
ottimo movente. Dice che non l'ha mai raccontata a nessuno,
quella storia, replic un po' troppo zelante, e che
non l'ha messa nel libro.
Sopracciglio, sospiro.
Perch ha fatto adottare suo figlio? domand Marie,
ricordandosi che per il momento la storia che le interessava
di pi era quella di Maud. Perch l'intervista riuscisse bene,
era necessario che lei e Maud ci credessero.
Maud lanci a Marie uno sguardo annoiato con l'aria di
chi non si stupisce di nulla e disse: Era il 1953. Non ero
sposata e nessuno mi aveva chiesto in moglie. A scuola, una
ragazza era morta cercando di abortire illegalmente.
I suoi genitori lo sapevano?
Mia madre era morta e mio padre, se se ne accorse, avr
pensato che stavo ingrassando.
Nora sapeva che lei era incinta?
Questa volta Maud assunse un'espressione sinceramente
stupita. Ma certo, cara. Noi siamo sorelle.
Nonostante la baldanzosa insolenza del suo tono di
voce, Marie percep in quelle parole la disperazione di
Maud al pensiero della morte imminente della sorella. Cap
anche che contenevano il germe di una storia.
Si potrebbe dire che quel bambino  stato la fortuna di
Nora, cominci Maud, il motivo per cui lei divent quella
che  stata. Al liceo la mia unica passione era la recitazione.
Ero la protagonista di tutti gli spettacoli scolastici, la
presidentessa del club teatrale e la pi giovane attrice della
compagnia amatoriale di Hopewell. A diciassette anni feci
domanda per il corso di teatro della New York University:
fui accettata e avrei dovuto cominciare in autunno. Ma restai
incinta, e al mio posto ci and Nora. Maud prese il
bicchiere vuoto di Marie e apr lo sportello del freezer. Marie
credette di sentire il tintinnio del ghiaccio. Allora ci somigliavamo
ancora di pi. Nora si limit a prendere il mio
nome. Mentre Maud afferrava la bottiglia di vodka e ne
infilava l'imboccatura nel bicchiere di Marie, annegando lo
scozzese, il gatto salt gi dal tavolo. A New York nessuno
sapeva e nemmeno sospett che ci fossimo scambiate. Dopo
la nascita del bambino io avrei dovuto raggiungere Nora
a New York e lei avrebbe dovuto aggiornarmi su quello che
era accaduto nel frattempo. Ma le cose non andarono cos.
Nostro padre si ammal, io accettai un lavoro in fabbrica e
non andai mai a New York. E sebbene mi chiami Nora e
non Maud, con il passare degli anni, mentre Nora diventava
sempre pi famosa, in citt tutti, hanno creduto che
Maud fossi io. Solo mio padre continu a chiamarmi Nora.
Maud tese a Marie il suo drink, raccolse il gatto da terra
e lo accarezz.
Sembra il libretto di un'opera, comment Marie.
Maud sorrise. L'espressione negli occhi del gatto, uno
sguardo di fredda superiorit, assomigliava a quella di
Maud. Marie era profondamente colpita all'idea della smisurata
gelosia con la quale Maud aveva dovuto convivere
per gran parte della sua vita. Desiderare tanto qualcosa,
avere lavorato duro per ottenerlo e poi restare a guardare
mentre qualcun altro ne raccoglie i frutti e si attribuisce
tutto il merito e la gloria che avevi sognato per te: l'essenza
dell'assoluta tragedia.
(Grazie a Dio esiste la repressione. Nora Mars, La collana,
1960).
Marie sapeva anche che la gloria perduta era un fenomeno
abbastanza comune, specialmente in campo scientifico.
Recentemente aveva letto qualcosa su Ralph Alpher
che, nella sua tesi per il Ph.D. nel 1948, aveva dimostrato
matematicamente che l'universo aveva avuto inizio quattordici
miliardi di anni fa con una esplosione altamente
radioattiva. Aveva sostenuto che le radiazioni di quell'esplosione
originaria esistevano ancora e che bastava soltanto
trovarle. Alpher, le cui idee erano state considerate troppo
bizzarre dai fisici, aveva lasciato il mondo accademico
e si era fatto assumere nel settore sviluppo televisori a colori
della General Electric. Poi, nel 1978, Robert Wilson e
Arno Penzias, due radioastronomi dei laboratori Bell, avevano
vinto il premio Nobel per avere scoperto una radiazione
di fondo diffusa che indicava che l'universo aveva
avuto inizio quattordici miliardi di anni fa in seguito a
un'esplosione altamente radioattiva, poi denominata Big
Bang. Alpher pass anni a cercare di far riconoscere i suoi
meriti; poi ebbe un attacco cardiaco quasi letale e la sua
famiglia lo costrinse a rinunciare.
E poi c'era Rosalind Franklin, la biofisica inglese che
aveva riconosciuto per prima la struttura elicoidale fondamentale
del DNA. Pare che il suo collaboratore Maurice
Wilkins avesse trasmesso le ricerche a James Watson e a
Francis Crick, con i quali Wilkins condivise la fama per la
scoperta della doppia elica e poi, nel 1962, il premio Nobel.
Marie aveva sentito dire che la Franklin non aveva serbato
loro rancore per averla trascurata, ma non aveva quasi avuto
il tempo di rendersene conto, perch era morta di cancro
all'et di trentasette anni. N Alpher n la Franklin ricevettero
mai il giusto tributo per il loro lavoro.
Cos sua sorella va a New York, disse Marie sforzandosi
di riprendere il filo del discorso, e diventa una grande
diva del cinema al posto suo, mentre lei resta in una piccola
citt di provincia a fare la vita della zitella martire che
era destinata a Nora.
Maud scoppi a ridere. Ma lei parla sempre come se
scrivesse? Non aspett la risposta. Ogni tanto ho degli
attacchi di gelosia e rimpianto, e ce l'ho con Nora per la
fortuna che le  toccata, ma in fondo a quella che potrei
chiamare la mia anima so bene che se fossi andata a New
York sarei ancora in qualche postaccio a fare la cameriera,
in attesa di sfondare.
La sua generosit  invidiabile, comment Marie, imprimendo
alla sua voce la giusta sfumatura ironica. Non so
quale sia la storia migliore, se la sua o quella di Rex. Quella
di Rex ha il giusto tocco di horror, ma la sua  pi intrigante,
ambiziosa, un gioco con il fato e con il destino.
Maud sogghign. Il gatto che teneva in braccio si divincol.
Ovviamente, dal punto di vista professionale per lei
la verit  irrilevante.
In che occasione Nora ha conosciuto Rex, in realt?
Marie sapeva che avrebbe dovuto attenersi a domande su
Maud, ma non riusc a resistere alla tentazione e aggiunse
di proposito quell'in realt, cos Maud avrebbe capito che
voleva la sua versione della storia, invece di quella di Rex.
Maud inizi a prepararsi un altro cocktail. Come le ho
gi detto, io e Nora non ci parliamo; ma in quel periodo
mio padre era arrivato allo stadio finale della sua leucemia,
lei veniva a trovarlo piuttosto spesso e ogni tanto si lasciava
sfuggire qualcosa. Da quello che ho capito, Rex la ossessionava;
non mancava a nessuna apparizione, la aspettava fuori
dagli studi, dal suo appartamento, dallo studio del dentista.
Riusciva a intrufolarsi alle feste a cui lei era stata invitata.
Non moll mai, fino a quando lei decise che arrendersi
era pi facile che resistere. Credo che l'abbia sposato
per piet.
Non mi pare che sua sorella sia mai stata un tipo Madre
Teresa, osserv Marie, domandandosi se ci fosse qualcosa
di vero in tutto quello che Rex le aveva raccontato
all'Ear Inn.
Poi le cose sono peggiorate. Appena sposati, lui ha cominciato
a comportarsi come un adolescente ribelle: la
derubava, prendeva droghe, andava a letto con la segretaria
di Nora, con la massaggiatrice, con la dog-sitter, e lo faceva
nel loro stesso appartamento, quando Nora era fuori a girare.
Un disastro. Naturalmente  tutto di dominio pubblico.
Venne fuori durante la causa di divorzio.
S, lo so, ma nei divorzi si tendono a privilegiare le storie
pi orribili. Marie credette di aver sentito il campanello,
una sveglia o il telefono. Maud si scus e Marie si chiese
se sarebbe andata ad aprire alla porta, a rispondere al
telefono o se la sveglia le aveva ricordato di prendere qualche
medicina. Probabilmente si trattava del telefono e Marie
sospett immediatamente che fosse un altro giornalista
interessato a sapere tutto sulla sorella di Maud. Prov una
forte fitta di gelosia. Era un sentimento che la coglieva di
sorpresa e la afferrava allo stomaco nei momenti meno
opportuni.
(La gelosia  come l'io trovato: ti indica dove vorresti
essere. Nora Mars, Profondo blu, 1965).
Marie aveva bisogno di mantenere la calma, trovare il
modo di convincere Maud a essere leale, a non parlare con
nessun altro, ad avere un rapporto esclusivo con lei; non ci
sarebbe mai riuscita se si lasciava accecare dalla gelosia. Per
il momento, si sentiva in grado di farlo: forse per merito
della vodka, o forse perch, anche se Maud le faceva paura,
sentiva tuttavia di poterle dire tutto. Non che si fidasse di
lei, ma Maud aveva un atteggiamento cos sicuro che, stranamente,
rendeva pi facile correre dei rischi con lei. Era
una persona che avresti fatto di tutto per impressionare,
pur sapendo che non ci saresti mai riuscito. Marie le aveva
raccontato di Michael e della sua sordit, cose di cui non
parlava mai con nessuno, in un tentativo disperato di fare
colpo su di lei.
Marie si ripeteva sempre che non parlava mai della sua
sordit non perch se ne vergognasse, ma perch non voleva
attirare l'attenzione su di s e non voleva la piet di nessuno.
Ma da quando aveva raccontato a Marco come avesse
perso l'udito da un orecchio, si era resa conto che c'era
un altro motivo per il quale non ne accennava mai: in realt
era convinta di non essere realmente sorda.
Ho un orecchio sordo al cinquanta per cento perch
quando avevo dieci anni mi hanno portato alle cascate del
Niagara e mi si  perforato un timpano, aveva spiegato a
Marco un sabato pomeriggio in biblioteca: fuori faceva un
freddo polare e dentro c'era un caldo secco e sgradevole.
Era pi o meno il secondo anniversario di matrimonio di
mio padre e della mia matrigna, e loro decisero d'impulso
di portarci a festeggiare alle cascate. Quando ce lo dissero,
io e Michael ne fummo entusiasti perch ci capitava raramente
di passare un po' di tempo con nostro padre. Poco
dopo, per, iniziammo ad architettare la morte di Patricia,
la nostra matrigna, proprio come fa Marilyn Monroe con
Joseph Cotten in Niagara. Patricia era una brunetta minuta
col nasino all'ins e un carattere dolce come il miele, ed
era cos innocua che meritava di morire. Io e mio fratello
fantasticavamo che la sua scomparsa avrebbe dato ai nostri
genitori la possibilit di tornare insieme o che, almeno,
avremmo potuto vedere nostro padre pi spesso.
Marco aveva lanciato un'occhiata all'orologio, poi aveva
sbadigliato, posato il Wall Street Journal e preso Textile
World. Marie gli aveva osservato le mani. Le aveva gi notate
parecchie volte, ma ogni volta era rimasta sorpresa nel
constatare quanto fossero belle: parevano disegnate da Leonardo
Da Vinci. Le dita erano lunghe e sottili, la pelle olivastra
delle nocche era vellutata, le unghie larghe, rosa e
lustre. Pi di una volta aveva provato l'impulso di allungare
la mano, afferrare quella di Marco e stringerla, solo per
vedere che effetto faceva. Ma lei e Marco non si erano mai
toccati e nemmeno sfiorati per sbaglio.
La volevamo veramente morta, aveva continuato Marie.
Ma quando io e mio fratello salimmo nell'auto di
nostro padre io sentii che l'orecchio mi pulsava e capii che
si trattava di un'altra otite. Durante l'inverno mi era successo
parecchie volte e rifiutavo di accettare che potesse
accadere di nuovo. Non riuscivo nemmeno a concentrarmi
sui nostri piani per l'omicidio. Potevo solo pensare al dolore
all'orecchio, che aumentava, e cercavo disperatamente di
convincermi che era tutto nella mia immaginazione. Decisi
che non ne avrei parlato a mio padre nonostante il dolore
avesse raggiunto livelli insopportabili.
Marie si era tolta il maglione, l'aveva appallottolato e se
l'era infilato dietro la testa. Si era accomodata meglio nella
poltrona e aveva fissato il soffitto. Non credo che si sarebbe
arrabbiato, preoccupato o irritato all'idea che mi fosse
venuto un'altra volta il mal d'orecchio. Anzi, lui amava
prendersi cura del prossimo. Lavorava nella pubblicit, ma
passava gran parte del suo tempo a organizzare raccolte di
fondi e spettacoli di beneficenza, a fare commissioni per
persone anziane, a leggere a voce alta per i bambini dell'ospedale
e a scrivere lettere ai condannati a morte. Molto
tempo prima avevo deciso che non gli avrei mai permesso
di aiutarmi: non volevo essere semplicemente una delle
innumerevoli persone che soccorreva. Se gli avessi detto che
avevo male all'orecchio, per lui sarebbe stato tutto pi facile.
Aiutare sua figlia nel momento del bisogno l'avrebbe fatto
sentire una brava persona e un buon padre, e questo mi
avrebbe fatto infuriare. Non volevo il suo aiuto, la sua simpatia
o le sue cure. Volevo uccidere sua moglie.
Cos strinsi i denti e, con la testa che pulsava, visitai il
museo, infilai un impermeabile rosso e camminai lungo
una sporgenza in cima alle cascate, infilai un impermeabile
giallo e andai in barca sotto le cascate, arrivai sulla sponda
canadese e presi un ascensore per salire sulla torre e ammirare
le cascate. A quel punto l'orecchio mi faceva cos male
che mi morsicai a sangue l'interno della guancia.
Marie aveva guardato Marco, che teneva Textile World aperto
in grembo, ma aveva gli occhi chiusi. Si era chiesta se
avesse notato le labbra screpolate di lei, se era il tipo di cose
alle quali faceva caso.
Poi, mentre visitavamo il museo delle cere di Madame
Tussaud, aveva proseguito Marie, svenni e caddi sul pavimento.
A dire la verit io non me lo ricordo. In seguito
Michael mi raccont tutto parecchie volte. Disse che era
successo mentre mi trovavo di fronte a Enrico VIII e alle
sue sei mogli. Dapprima mio padre pens che mi fossi spaventata
per qualcosa che avevo visto al museo, ma poi vide
che mi usciva del sangue dall'orecchio e chiam un'ambulanza.
Marco aveva aperto gli occhi e raddrizzato la schiena. Il
museo di Madame Tussaud  un altro esempio di quello che
voglio dire, aveva esclamato. Perch la gente passa gran
parte della propria vita a vedersi imitata, parodiata e distorta
nei libri, nei film, alla televisione, nelle gallerie d'arte o
nei musei delle cere? Aristotele ci ha insegnato che l'arte
imita la vita, ma forse Oscar Wilde intendeva tutt'altro
quando ha detto: La vita imita l'arte. Poi aveva preso
Textile World e aveva ricominciato a leggere. Marie aveva
continuato la sua storia.
Michael mi disse che le poche ore che era stato costretto
a trascorrere con Patricia dopo che io ero stata drammaticamente
portata via su una barella erano state una vera
tortura e che di questo mi avrebbe ritenuta responsabile in
eterno. Disse che lei aveva continuato a ripetere:  colpa
mia, lo so. Mi odia. Morirebbe piuttosto che avermi come
matrigna. E Michael era stato costretto a rassicurarla, a
dirle che non era vero, che lui sapeva per certo che io le
volevo bene e che mi ritenevo fortunata che lei facesse parte
della nostra famiglia.
Restai in ospedale due giorni attaccata alle flebo di antibiotici.
Il dottore, distinto e paterno come il protagonista
del telefilm Marcus Welby, disse che per un po' sarei rimasta
quasi totalmente sorda da quell'orecchio, ma che nel
giro di sei mesi il mio udito sarebbe tornato normale.
Dopo circa un anno dissi a mia madre che da quell'orecchio
non sentivo ancora quasi niente, ma in quel periodo
lei era completamente presa dai suoi percorsi verso
un'esistenza alternativa, che consistevano nel pregare tutti
i giorni nel tempio che lei stessa aveva costruito con legnetti,
pietre e piume nel bel mezzo della nostra sala da pranzo,
per celebrare la donna selvaggia che era in lei. Mi disse
che ero stata io a creare, in qualche modo, il mio deficit
uditivo, che probabilmente me ne servivo, e che era importante
che riuscissi ad apprezzare la creativit che avevo
dimostrato in quella circostanza. Mi assicur che quando
non avrei pi voluto, o avuto bisogno di essere sorda,
sarei stata in grado di ricreare il mio udito. Credo che sia
per questo che sono convinta di non essere davvero sorda.
A quel punto Marie aveva tossito e Marco aveva alzato
lo sguardo dalla rivista.
Stavo riflettendo, aveva detto, in tono alquanto eccitato
per uno che aveva appena smesso di leggere Textile
World, sul rapporto tra il Viagra e le particelle legate. Lo
sai che, quando vengono osservate, le particelle legate a
volte collassano in stati opposti? Mi  venuto in mente che
per un uomo il peggior problema sessuale  la flaccidit,
mentre per una donna  la frigidit. Lui si affloscia e lei si
irrigidisce. Un parallelo straordinario.
Mentre sedeva nella cucina di Maud Blake sorseggiando
vodka, Marie ripens a quanto si era pentita, allora, di avere
raccontato a Marco quella storia, che probabilmente non
era nemmeno vera. Avrebbe dovuto lavorare al suo saggio
sui quanti, invece di dare retta a quel piccoletto svitato che
pontificava su ogni pensiero assurdo che gli veniva in mente.
Non ricordava nemmeno cosa aveva risposto a quell'idiozia
sulla complementarit dei problemi sessuali di uomini e
donne. Se aveva imparato qualcosa da Marco era il piacere
per lei nuovo dell'autocensura. Leggermente a disagio sotto
lo sguardo di un gatto rosso con un complesso di superiorit,
si chiese perch avesse raccontato a quell'uomo, a cui
chiaramente mancava qualche rotella, alcuni episodi della
sua infanzia. Che cosa c' in me, si domand, che mi spinge
a scegliere lui, tra tutti, come interlocutore? Poi le venne
in mente che quella mattina, al telefono, Rex le aveva detto
la stessa cosa. Le aveva detto che il pensiero di avere scelto
di raccontare a lei, Marie, le sue cose pi intime l'aveva
sconcertato. Non tanto per il timore che lei potesse servirsene
professionalmente, ma perch provava per lei quello
che lei provava per Marco: Marie era l'ultima persona a cui
Rex avrebbe mai pensato di poter raccontare i fatti suoi, veri
o falsi che fossero. Quella mattina Rex l'aveva chiamata per
dirle che lei era il pubblico sbagliato, la donna sbagliata.
Era l'ospedale. Marie non aveva sentito Maud rientrare
nella stanza e sobbalz. Non so se  una buona o una
cattiva notizia, ma  uscita dal coma. Dicono che dovrei andarci..
Mi dispiace, disse Marie, senza sapere bene perch. Le
dispiaceva che Nora Mars fosse uscita dal coma e che forse
sarebbe sopravvissuta, cos lei non avrebbe avuto l'occasione
di scriverne la commemorazione? Le dispiaceva per
Maud, che dopo tutto quel tempo doveva andare a trovare
in ospedale la sorella morente? Le dispiaceva per l'imminente
morte di Nora oppure per essersela aspettata?
Posso darle un passaggio in citt? chiese a Maud. Probabilmente
l'attrice stava per morire e due ore con la sorella
di Nora Mars intrappolata sul sedile accanto al suo le
avrebbero dato l'opportunit ideale di strappare un'esclusiva.
Niente male come mancanza di scrupoli, vero?
Maud sollev un sopracciglio, poi rispose: Certo, ma
l'intervista  finita. Mi dia un minuto per prendere la borsa.
 gi pronta.
Marie disse: Un'ultima domanda. Che ne  stato di suo
figlio?
Non lo so, rispose Maud e i suoi freddi occhi verdi
si addolcirono in modo quasi impercettibile. Non l'ho
mai visto.  stato il dottore a sistemare ogni cosa. Poi usc
dalla stanza; Marie spense il registratore e lo infil nella
borsa.
La giornata si era fatta pi calda. Marie e Maud salirono
sull'impala e scivolarono in silenzio per Sycamore Lane
verso la strada principale di Hopewell. Mentre passavano
davanti alla caserma dei pompieri, alla fila di negozi e alla
chiesa congregazionale, Marie pens a Nora Mars con invidia.
Una ragazza carina nata in una cittadina di provincia
che non aveva paura di pensare in grande, che in qualche
modo aveva capito molto presto che la vita consisteva nello
sfrecciare ad alta velocit sull'orlo di un precipizio. Si chiese
che cosa sarebbe accaduto se a New York fosse andata
Maud, al posto di Nora. Forse il suo idolo Nora Mars non
sarebbe mai esistito. A Marie piaceva immaginare se stessa
come una persona che amava correre dei rischi, ma alla fine
sceglieva sempre di andare sul sicuro. Che ironia, pens cercando
di reprimere un sogghigno, vivo la mia vita come se
avessi qualcosa da perdere.
Maud parl molto poco mentre Marie filava per le stradine
di campagna che conducevano alla Taconic Parkway.
Non importa quale storia finir per scrivere, pens Marie,
sar comunque molto buona. Poi guard l'orologio. Dopo
avere accompagnato Maud al suo albergo sarebbe andata
subito in ufficio e avrebbe buttato gi una prima bozza. Avrebbe
voluto sapere molte altre cose, ma se Nora Mars moriva
doveva avere pronto qualcosa, altrimenti Brewster l'avrebbe
ammazzata. Se Nora teneva duro, la mattina seguente,
per prima cosa, Marie avrebbe chiamato Rex Mars,
si sarebbe giocata la carta della gelosia e avrebbe cercato di
suscitare in lui una reazione alla versione di Maud.
Mentre passavano accanto ad alcune mucche bianche e
nere che pascolavano in un campo, Maud disse: Lei ha
avuto un bel fegato a venirmi a trovare con quest'auto. La
resa dei conti non era male, ma quell'anno furono girati film
molto migliori, come Intrigo internazionale, Anatomia di
un omicidio, Frenesia del delitto. Si pu abbassare la capote?
Marie non cap se si trattava di un complimento o di un
rimprovero. Accost l'auto sul bordo della carreggiata,
sganci i fermi e premette il grosso pulsante rosso e quadrato
con la scritta capote. La copertura dell'auto si apr
cigolando come la valva di un'ostrica, si sollev e poi si ripieg
dietro di loro. La calda aria primaverile sfior la pelle
e i capelli di Marie, che decise che avrebbe tenuto l'auto per
tutto il week-end.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Denaro.
...
.
...
Il denaro governa ogni cosa.
Publilio Siro.
...
.
...
Vi stupirebbe sapere quanto costa avere questo aspetto da quattro soldi.
Dolly Parton.
...
.
...
Quasi tutto l'universo  influenzato da una gran quantit di una strana forma di energia dotata di forza repulsiva.
Michael S. Turner.
...
.
...
Ovviamente, il sabato pomeriggio Marie era in anticipo sull'appuntamento
con Rex Mars e di ben quarantacinque
minuti. Era pi in anticipo del solito per colpa dell'impala,
che ora si trovava sulla strada in mezzo alle altre auto come
un diamante in un letto di ghiaia, come un pavone in uno
stormo di corvi. La sera prima era riuscita a trovare Rex e
avevano deciso di incontrarsi alle tre del pomeriggio seguente
nell'appartamento di lui, in un quartiere di Brooklyn
detto DUMBO, ridicolo acronimo di down under the Manhattan
Bridge overpass (gi sotto il cavalcavia del Manhattan
Bridge). Aveva deciso di aspettare in una squallida pizzeria
perch nelle immediate vicinanze non c'era altro posto dove
andare. All'angolo della strada c'era una bodega e in fondo
all'isolato l'officina di un meccanico, ma il resto della strada
era costituito da magazzini abbandonati e non, anche se
parevano tutti disabitati. Non aveva fame, ma ordin lo
stesso un pezzo di pizza e una coca, cos il tipo dietro il
banco non si sarebbe incuriosito.
Il venerd sera, dopo avere accompagnato Maud al suo
albergo, Marie era andata direttamente al giornale. Aveva
battuto al computer una versione della storia di Rex Mars e
una versione di quella di Maud Blake e poi aveva cercato di
fonderle in un articolo in stile lui ha affermato/lei ha affermato,
dotato di un certo potenziale. Aveva lasciato un
messaggio a Rex Mars per dirgli che voleva incontrarlo il
pi presto possibile, e poi aveva chiamato pi volte il St.
Vincent: Nora Mars era ancora in rianimazione ma le sue
condizioni per il momento si erano stabilizzate, qualunque
cosa questo significasse.
Poco prima di mezzanotte, mentre Marie si stava preparando
a tornare a casa, Brewster si era diretto a passo baldanzoso
verso il suo ufficetto. Con la camicia oxford gialla
e il cravattino a righe verdi e bianche, pareva fresco come
una rosa. Una delle caratteristiche di Brewster come datore
di lavoro era che non aveva orari fissi. A volte restava in
ufficio per giorni di fila e poi non si faceva vedere per una
settimana. Una mattina arrivava alle sei e se ne andava all'ora
di pranzo, oppure arrivava alle sei del pomeriggio e non
se ne andava fino al giorno dopo, quando arrivavano quelli
della redazione. Secondo Marie manteneva quegli orari
strambi solamente perch i suoi impiegati continuassero a
domandarsi dov'era e per far s che pensassero spesso a lui.
Allora, Nora Mars non  ancora morta? le aveva chiesto,
sorridendo.
Non far finta di non saperlo, aveva replicato Marie.
Una bella sfortuna per tutti se ce la fa, eh? aveva commentato
lui strizzandole l'occhio.
Probabilmente lui e il suo compare di scommesse, il caporedattore
sportivo Dick Penrose, avevano fatto una puntata
insieme a tutto l'ufficio sul giorno e l'ora della morte
di Nora. Brewster adorava scommettere: cavalli, pugilato,
poker. Era disposto a farlo su qualsiasi cosa e, nonostante le
materie scientifiche non fossero il suo forte, a Marie venne
in mente che una volta aveva chiesto a Ned Brilliant di scrivere
un lungo articolo sulla celebre scommessa tra Stephen
Hawking e il fisico Kip Thorne, riguardo all'esistenza di un
certo tipo di buco nero chiamato singolarit nuda. Alla
fine Hawking, che sosteneva che una realt che ammettesse
l'esistenza di buchi neri del genere era oscena, aveva
dovuto regalare a Thorne un abbonamento a Penthouse
(PENTHOUSE  LA PROVA CHE I BUCHI NERI OSCENI ESISTONO).
Mentre svolgeva ricerche per quell'articolo, Marie aveva
imparato che tra gli scienziati scommettere era un vizio.
Hawking lo faceva tanto spesso che aveva dovuto prendersi
un allibratore per tenere il conto delle puntate. Il premio
Nobel William Phillips aveva scommesso cento dollari pi
gli interessi che nei successivi cinquant'anni nel mondo
microscopico della fisica quantistica non si sarebbe verificata
nessuna sorpresa inspiegabile. Il fisico James Peebles
aveva arbitrato una scommessa internazionale sul valore
della costante di Hubble, che descrive il ritmo di espansione
dell'universo, e i laboratori Bell e lo Stanford Linear
Accelerator Center tenevano dei registri in cui venivano
annotate le puntate regolari per scommesse sulle diverse
spiegazioni relative alla superconduttivit e all'esistenza e
alla massa del quark top.
Marie aveva anche imparato che la scommessa scientifica
non era affatto un fenomeno nuovo. Nel 1600 Keplero
aveva scommesso con Longomontanus, l'assistente di Tycho
Brahe, che sarebbe riuscito a risolvere in una settimana
il problema dell'orbita di Marte attorno al sole; perse la
scommessa, ma cinque anni dopo riusc comunque a trovare
la soluzione. I Principia di Isaac Newton sono un approfondimento
del saggio che il fisico aveva scritto per concorrere
a un premio messo in palio da Christopher Wren,
l'architetto e scienziato inglese. Il fisico Richard Feynman
scommise un dollaro cinquanta a uno e dovette pagare
quando gli esperimenti del 1957 dimostrarono che, se invertite,
le leggi della fisica non erano simmetriche e speculari.
Brewster aveva definito l'articolo superbo e come al
solito Ned si era preso tutto il merito.
Per un po' nel pomeriggio sembrava che Nora non avesse
grosse possibilit, aveva detto Brewster, sempre ammiccando.
Ma  tosta. Scommetto che terr duro molto
pi del previsto. Oggi il tuo cellulare era spento. Perch?
Era in momenti come quello che Marie pensava che
Brewster fosse proprio come Babbo Natale, che sa quando
dormi e quando sei sveglio. Spesso Marie dimenticava di
accendere il cellulare e Brewster l'aveva ripetutamente e
aspramente rimproverata al riguardo. L'aveva spento appena
entrata in casa di Maud Blake e poi, quand'erano salite
in auto, aveva dimenticato di riaccenderlo.
In auto con me c'era la sorella di Nora Mars e non volevo
essere interrotta.
Capisco, aveva replicato Brewster in un tono che in
realt voleva dire: Non capisco affatto.
Non ha mai parlato di sua sorella con un giornalista e
ha deciso di farlo con me.
Ottimo lavoro. Hai idea di che cosa possa volere? aveva
chiesto Brewster.
Marie aveva ripensato alle parole con le quali, qualche
ora prima, Maud si era congedata: Stia attenta, ora, aveva
detto prima di scomparire nell'atrio dell'hotel Excelsior
sull'Ottantunesima Ovest. Marie non aveva la pi pallida
idea di che cosa stesse parlando (forse del suo modo di guidare?),
ma il tono di Maud conteneva un avvertimento e di
quelli definitivi. Ma quale? Doveva stare attenta a Rex
Mars? A quello che scriveva? A cercare di non diventare una
vecchia zitella come lei? Doveva stare attenta a stare attenta?
Durante il viaggio da Hopewell a Manhattan avevano
scambiato poche parole. Era stato praticamente impossibile
sentire qualcosa, fino a quando Marie non si era fermata
lungo la strada subito prima dell'uscita per la Cross Bronx
Expressway e aveva tirato su la capote. In lontananza si
scorgeva una stazione sopraelevata della metropolitana e
alcune persone disseminate lungo il binario ben illuminato.
Nell'ombra, Marie aveva visto un uomo e una donna che si
baciavano. Le erano venuti in mente Clelia Johnson e
Trevor Howard in Breve incontro. Aveva imboccato di nuovo
l'autostrada, si era ripetuta che doveva essere allora o mai
pi e poi aveva detto a Maud: C' qualcosa che ho bisogno
di discutere con lei.
Maud aveva immediatamente risposto: Lo so. Lei vuole
l'esclusiva e stabilir con il suo capo quanto denaro, buoni,
emolumenti, azioni o qualsiasi cosa che possa sostituire i
soldi che potete darmi per costringermi a tenere fede alla parola
data.
Marie aveva provato un sollievo incredibile. Maud le
aveva fatto chiaramente capire di avere gi incontrato altri
giornalisti e di avere gi ricevuto delle offerte. Anzi, dal
modo in cui si era espressa pareva proprio che avesse parlato
con Ned Brilliant del Post. Per in quel momento Maud
si trovava nell'auto di Marie, non in quella di Ned (una
Mercedes), n in quella di nessun altro. Marie aveva svoltato
sulla West Side Highway e nello specchietto retrovisore
aveva osservato il George Washington Bridge allontanarsi
alle loro spalle.
Per questa non  una questione di soldi, Marie, aveva
proseguito Maud.
Marie era stata immediatamente colta da un sospetto.
Aveva pensato: in fondo tutto  questione di soldi, no? Tutto
sommato, a questo proposito Marx aveva ragione.
Nora ne ha guadagnati cos tanti, e io non so pi che
valore abbiano, aveva aggiunto Maud.
A Marie era tornato in mente quello che aveva detto
Nora Mars quando aveva fondato la sua finanziaria: Chi
dice che i soldi non possono comprare la felicit non sa
dove andare a fare shopping.
Perch crede che Nora si sia ritirata dalle scene? aveva
domandato Marie.
Maud l'aveva guardata con un sopracciglio sollevato.
Aveva sempre un'espressione condiscendente ma stavolta,
Marie ne era convinta, mescolata a piet. Tutti invecchiamo,
aveva detto, e poi aveva aggiunto: Nora sapeva di
avere i giorni contati a Hollywood, e aveva un sacco di ex
mariti da mantenere, per non parlare di me. I soldi erano
una delle poche cose su cui Nora contava veramente.
Marie si era messa a calcolare quanti soldi poteva aver
ricevuto Rex da Nora Mars in seguito all'accordo per il
divorzio. Probabilmente non si trattava di una somma
enorme, forse qualche centinaio di migliaia di dollari, che
di sicuro a quel punto aveva gi speso. Forse guadagnava
qualcosa con la sua musica ed era riuscito a spillare una
bella sommetta come anticipo per la sua autobiografia. Marie
aveva anche fantasticato che gli fosse rimasto abbastanza
per comprarle un modesto diamante da Tiffany, quando
fosse venuto il momento.
(Non mi importa a chi dar il suo cuore, ma a chi dar
il suo denaro. Nora Mars, Due morti, 1966).
Se decido di parlare con lei, aveva continuato Maud,
e solo con lei della vita di mia sorella, e della mia, voglio
qualcosa in cambio, ma non denaro.
E cosa, allora? aveva chiesto Marie, insospettita per la
correttezza mostrata da Maud.
Eccitazione, impegno, un pizzico di eternit.
E come posso darle tutto questo? aveva chiesto Marie.
Non pu. Una volta Nora ha detto: I poveri vorrebbero
diventare ricchi, i ricchi vorrebbero essere felici, i single
vorrebbero sposarsi e gli sposati vorrebbero essere morti.
Marie conosceva quella frase, e l'adorava. Nora l'aveva
pronunciata sulla scalinata del Municipio dopo avere firmato
per il quinto divorzio.
Marie aveva fermato l'impala di fronte all'hotel Excelsior.
Non capisco, aveva detto.
Maud era scesa dall'auto. Sono felice di desiderare qualcosa,
Marie, e sono felice di averla conosciuta. E poi aveva
aggiunto: Stia attenta, ora, prima di scomparire nell'atrio
dell'albergo.
Marie aveva fissato Brewster che stava frugando tra le
carte ammucchiate sulla sua scrivania. Non ho idea di che
cosa voglia Maud Blake, ma sarai felice di sapere che non si
tratta di soldi, gli aveva detto.
Be', come diceva sempre mio padre, guardati da ci che
non si pu comprare. Poi era uscito con le bozze di un
paio di storie sulle quali Marie stava lavorando, ma non con
l'articolo commemorativo di Nora Mars, che lei aveva
accuratamente nascosto. Marie non riusciva a sopportare la
sua abitudine di leggere gli articoli prima che avessero una
forma compiuta, ma Brewster diceva che questo teneva a
bada l'ego dei giornalisti. Domani, le aveva urlato dalla
porta del suo ufficio, fammi un favore: lascia acceso il cellulare.
Quando era finalmente riuscita a lasciare lo Star,
ben oltre la mezzanotte, Marie aveva messo insieme una
bozza che avrebbe impressionato perfino Babbo Natale.
Sabato mattina si era svegliata presto. Dapprima era
stata riluttante ad alzarsi dal letto e a rinunciare ai suoi
sogni, traboccanti di Rex Mars, ma poi si era resa conto che
le ci sarebbe voluto un po' per trovare l'abbigliamento giusto
da indossare all'appuntamento. Dopo parecchie tazze di
caff solubile e una quantit spropositata di tempo passato
davanti allo specchio a provare ogni combinazione possibile
offerta dal suo guardaroba, riusc a trovare l'accostamento
perfetto: pantaloni grigio scuro, camicetta di lino azzurro
leggermente trasparente (era rimasta incerta per ore se
indossare o meno un capo di lino in marzo, ma c'erano
venti gradi, e la temperatura stava salendo), il reggiseno nero
pi elaborato e stivaletti neri con un centimetro e mezzo
di tacco. 'Bisognava ammetterlo: l'effetto complessivo era
seducentemente sobrio.
(Io mi vesto per le donne e mi spoglio per gli uomini.
Nora Mars, Profondo blu, 1965).
Poi aveva chiamato Maud Blake all'Excelsior e aveva lasciato
in segreteria il numero del suo cellulare, anche se
Maud ce l'aveva gi. Aveva chiamato il St. Vincent e riguardo
le condizioni di Nora Mars le avevano ripetuto lo stesso
discorsetto della sera prima: critiche, ma stabili. Ora era
pronta per Rex. Aveva calcolato che con l'impala le ci sarebbe
voluta al massimo un'ora per andare da Chelsea a
DUMBO. Le restavano quattro ore di tempo e, visto che
l'ondata di caldo aveva portato profumo di giugno, aveva
deciso improvvisamente di fare un salto a Coney Island.
Mentre si dirigeva a piedi al vicino garage dove la sera
prima aveva parcheggiato l'impala, aveva provato qualche
brivido di piacere al pensiero che presto sarebbe stata circondata
da tutto quel lusso. Marie, che aveva raccolto le
notizie del corrispondente da Milano durante il processo
per l'omicidio Gucci, stava cominciando a capire la passione
dichiarata di Patrizia Gucci per le cose migliori della
vita, auto comprese. Mentre si trovava sul banco degli imputati
e gli avvocati la interrogavano sul ruolo avuto nella
morte del celebre marito stilista, l'avevano accusata di essere
preda di un eccessivo bisogno di spendere. Mettiamola
cos, aveva dichiarato la vedova. Preferisco piangere in
una Rolls-Royce che essere felice in bicicletta.
L'auto di Marie, con la capote abbassata, sfrecciava sul
Brooklyn Bridge e stava uscendo dall'autostrada Brooklyn-
Queens diretta a Coney Island. Con gli occhiali da sole, i
capelli scompigliati dal vento e un ottimo umore, Marie si
sentiva come Vittorio Gassman ne Il sorpasso, Sophia Loren
in Arabesque e Nora Mars in La resa dei conti. Aveva fatto
una passeggiata sul pontile, mangiato un enorme hot-dog
da Nathan e giocato qualche partita a flipper, immaginando
un futuro in cui avrebbe potuto fare tutte quelle cose
insieme a Rex. Aveva poi tentato di comprare un set di vasi
esagonali di vetro azzurro da mettere in cucina in un negozio
di rigattiere di propriet di un'antipatica vecchia russa.
Quando Marie aveva cercato di contrattare, la donna si era
offesa moltissimo e si era rifiutata di venderglieli anche per
i dieci dollari del prezzo di partenza. Marie se ne sarebbe
andata anche subito, ma voleva quei vasi. Erano di uno
strano azzurro opaco e avevano una forma cos bizzarra da
essere praticamente inutili. Quello grande era troppo alto e
sottile, quello di mezzo troppo tozzo e quello piccolo cos
piccolo che poteva contenere al massimo qualche stuzzicadenti.
Due amiche della donna avevano cominciato a urlare
qualcosa in russo e solo dopo parecchi minuti la negoziante
si era arresa e aveva preso la banconota da dieci dollari
che Marie le tendeva. Marie non aveva idea del motivo
che l'aveva spinta a comprare dei vasi per una cucina nella
quale non entrava quasi mai. Ma non aveva importanza. Li
aveva desiderati e li aveva comprati, e poi si era sentita felice
come una pasqua.
Anche se non l'avrebbe mai ammesso, Marie amava il
denaro. Adorava guadagnarlo, averlo, desiderarlo, comprarci
delle cose, vincerlo e perfino perderlo, cosa che le era
capitata alcune volte con Ned Brilliant, durante alcuni
week-end ad Atlantic City. Trovava il denaro irresistibile,
ma anche imbarazzante. Non le piaceva parlarne o chiederlo.
Non aveva alcuna intenzione di capire il denaro n il
proprio atteggiamento nei suoi confronti. Cos il giorno
prima, quando in biblioteca Marco aveva tirato fuori l'argomento,
all'inizio si era molto irritata.
Aveva deciso di prendersi una pausa dal suo saggio sulla
meccanica quantistica, aveva preso una rivista e si era seduta
accanto a Marco, impegnato nella lettura di Federal Reserve
Bulletin. Lo sapevi, aveva detto lui raddrizzando la
schiena, che Bill Gates in un'ora guadagna cos tanti soldi
che, se vedesse una banconota da cinquecento dollari per
terra, non gli converrebbe perdere il tempo necessario a raccoglierla?
Mi chiedo che effetto faccia avere tanto denaro, aveva
commentato Marie accomodandosi nella poltrona.
Il punto non  questo, aveva ribattuto Marco. Oggi,
denaro  uguale a informazioni. Ormai  diventato un fattore
quasi esclusivamente virtuale. La concretezza del denaro
sta nell'essere un pezzo di carta che ti promette altri
pezzi di carta. Non ha alcun valore reale, solo virtuale.
Non facciamo che arrabattarci per accumularlo, desiderarlo,
spenderlo, sprecarlo, ignorarlo, odiarlo e considerarlo la
causa di tutti i mali e la strada per ottenere la felicit. Il denaro
non  semplicemente un sistema di baratto simbolico
per ottenere beni materiali o perfino informazioni:  una
forza.
Vabbe', aveva detto Marie agitando la mano come a
voler liquidare la questione. A me basta solo il necessario
per comprarmi un enorme anello di diamanti il giorno del
mio quarantesimo compleanno.
Marco aveva continuato come se non l'avesse nemmeno
sentita. Hai mai notato che c' un'analogia tra i soldi e la
costante cosmologica?
No, aveva risposto Marie: evidentemente non riusciva
a fare a meno delle mortificazioni che Marco le infliggeva.
Ho appena letto, aveva continuato lui, che la costante
cosmologica  una forza antigravitazionale teorica, un'energia
che proviene dal vuoto dello spazio in grado di attenuare
gli effetti della massa gravitazionale e di mantenere
l'universo in una condizione di equilibrio. In teoria l'universo
 permeato di questa forza repulsiva, l'opposto della
gravit, che impedisce all'universo di collassare per il proprio
peso o di espandersi e svanire nell'infinito. Per la razza
umana, il denaro  una forza molto simile: influenza e
crea legami tra ciascuno di noi e mantiene un certo equilibrio
tra le persone. Alcune delle menti pi acute, come
Ralph Waldo Emerson, Andy Warhol e, naturalmente, Milton
Friedman, sono sempre state consapevoli del potere del
denaro.
Emerson? aveva ripetuto Marie, dopo avere inutilmente
cercato di trattenersi.
S. Ralph ha detto: I soldi, che rappresentano la prosa
della vita e dei quali si parla raramente nei salotti senza prima
scusarsene, sono, nelle leggi a cui obbediscono e negli
effetti che provocano, belli come le rose. Andy ha riportato
in auge il legame cruciale tra l'arte e il commercio dichiarando
che: Fare soldi  un'arte, il lavoro  arte e i buoni
affari sono l'opera d'arte pi bella e Milton ha riassunto la
legge della conservazione del denaro nel suo motto: Non
c' niente di pi bello di un pasto gratis. La forza del denaro
garantisce un gioco a somma zero: non ci pu essere profitto
senza che qualcuno ci perda. Ma al tempo stesso chi
perde deve avere qualcosa da perdere perch i vincitori possano
vincere.
Mi pare un'argomentazione demenziale a favore del capitalismo,
aveva commentato Marie, sfiancata dall'attivit
frenetica del cervello di Marco. Poi aveva riflettuto sulla probabile
situazione finanziaria di lui. Sicuramente non beccava
un soldo come intellettuale freelance, anche se era chiaro
che ci metteva l'anima. Non aveva l'aria di chi ha un lavoro
regolare. Marie aveva deciso che probabilmente era ricco
di famiglia, teoria che lo rendeva ancora sospetto, ma che
comunque era preferibile al ritenerlo un senzatetto scappato
dal manicomio.
Il capitalismo e il comunismo sono solo gigantesche
espressioni sistematizzate del profondo imbarazzo che accompagna
il denaro.
Imbarazzo? aveva esclamato Marie mettendosi diritta a
sedere.
In effetti una delle definizioni di mettere in imbarazzo
 causare difficolt finanziarie a. E inevitabile che il nostro
rapporto col denaro ci metta a disagio, condizione che
vorremmo in ogni modo superare. Se abbiamo pochi soldi,
ne vogliamo di pi: l'imbarazzo alimenta il progresso. Se ne
abbiamo troppi, vogliamo darli via: l'imbarazzo alimenta la
filantropia. Se non ne abbiamo e non sappiamo come procurarcene,
speriamo di averne nella vita successiva: l'imbarazzo
alimenta la religione. E cos via. La nostra specie prova
ripugnanza per l'imbarazzo, che comunque  una forza
fondamentale della natura umana, la chiave del nostro equilibrio
e della nostra sopravvivenza.
Interessante, aveva commentato Marie in tono piatto,
ma poi non era riuscita a controllarsi e aveva fatto notare a
Marco che la costante cosmologica, detta anche materia o
quintessenza, era una forza che era stata proposta da
Einstein, che in seguito l'aveva bollata come la teoria pi
imbarazzante della sua carriera e l'aveva completamente
abbandonata. Oggi quella teoria potrebbe anche diventare
uno dei suoi pi grandi trionfi, aveva detto Marie con un
sospiro. Da sempre pensava che l'imbarazzo fosse il contatore
Geiger della verit; per, al tempo stesso, l'imbarazzo
ce la metteva tutta per cercare di impedire perfino alle persone
pi intelligenti e coraggiose di scoprirla, quella verit.
Tornando alla sua Impala parcheggiata di fronte alle
montagne russe in rovina che si ergevano di fronte a Nathan's,
le era venuto improvvisamente il pensiero paranoico
che le venditrici russe avessero organizzato una messa in
scena per costringerla a pagare i vasi azzurri pi del dovuto.
Probabilmente erano uno di quegli omaggi che si ricevono
quando si fa il pieno al distributore o che vengono regalati
con qualche partita a flipper. Poi per aveva deciso che la
verit non aveva importanza, dato che quei vasi le piacevano
moltissimo. Li sistem con attenzione sul sedile accanto
al suo, avvolti in un giornale stampato in cirillico. Sfrecciando
con l'impala sulla Shore Parkway, diretta all'appuntamento
con Rex, aveva quasi avuto la sensazione di trovarsi
su una barca a vela. Aveva controllato col cellulare la
segreteria dell'ufficio e quella di casa: nessuna notizia di
Maud, n di Brewster. Aveva chiamato il St. Vincent: Nora
Mars era ancora viva.
Le ci erano voluti solo quindici minuti per arrivare al
DUMBO, la desolata zona di Brooklyn che prendeva il nome
da un elefantino umiliato e nella quale ora si ritrovava a
mangiare pizza e a bere coca-cola cercando al tempo stesso
di capire perch i suoi calcoli si fossero rivelati cos clamorosamente
errati. Le ci volle poco per passare alla solita litania
autocommiserativa, ma pi o meno nel punto in cui di
solito rifletteva su quanto il suo lavoro fosse inutile, e forse
perfino dannoso, per il bene dell'umanit (e su come non
sarebbe mai riuscita a sposarsi, n tantomeno ad avere bambini)
si interruppe e si sofferm su quelli che tra s chiamava
Marco-pensieri.
All'improvviso si vide come l'incarnazione di un'onda
avanzata, quella della teoria di John Wheeler e Richard
Feynman. L'energia o la luce emettono sempre due tipi di
onde. L'onda avanzata viaggia indietro nel tempo; quella
che percepiamo noi  l'altra onda, quella ritardata. Secondo
la descrizione della luce formulata dai due fisici, in teoria
potremmo vedere un'onda luminosa prima ancora che venga
emessa. L'onda avanzata anticipa ci che sta per accadere.
L'effetto precede la causa. Marco non aveva forse osservato
che, essendo sempre in anticipo, lei cercava in realt di
anticipare l'assenza dell'altro? La sua paura di essere abbandonata
(e Marie pens che forse con questo Marco si riferiva
all'assenza di suo padre, ma poteva anche valere per quella
di sua madre o di Michael) la spingeva ad anticipare al
presente eventi del passato. E dal momento che anticipava
eventi trascorsi che non sarebbero mai accaduti nel presente,
questo significava forse che in qualche modo stava cercando
di cambiare, o di correggere, il passato? Oppure stava
semplicemente replicando il passato nel presente? Ovviamente
tutte quelle elucubrazioni erano discutibili: a causa
dell'entropia, dalle onde avanzate era impossibile ricavare
qualsiasi tipo di informazione. E, in ogni caso, tutte le equazioni
della fisica, da Einstein in poi, affermavano che il
tempo come noi lo percepiamo in realt non esiste.
Spero che non le dia fastidio. Una donna sui trent'anni
con corti e perfetti riccioli biondi stava indicando, ai
suoi piedi, un minuscolo barboncino bianco con un collare
tempestato di strass. Marie lanci alla donna un'occhiata
confusa e colpevole, come se fosse stata sorpresa a borbottare
Marco-pensieri in pubblico e qualcuno le avesse
gentilmente chiesto di smetterla.
Ad alcune persone fa schifo, spieg la donna sopra il
fragore della metropolitana che attraversava il Manhattan
Bridge. Sa, mangiare nella stessa stanza di un cane. Ma lui
 molto pulito, vero, Tarzan? Si chin e porse al cane un
boccone della sua pizza.
A me no, rispose Marie, assolutamente disgustata ma
grata alla donna per avere interrotto le sue elucubrazioni. A
quel punto il cane sfoggiava una barbetta rossa di salsa di
pomodoro.
Tarzan adora la pizza, ma non una pizza qualsiasi,
aggiunse la donna sedendosi al tavolo accanto e leccandosi
le dita. Sa, qui fanno la pizza migliore di Brooklyn. Ma
non lo dica a nessuno, altrimenti  finita. Guardi che cosa
 successo a Ray's: creando una catena di pizzerie,  riuscito
a distruggere il concetto di originalit, e ha fatto tutto da
solo.  la prima volta che viene qui?
No, rispose Marie con misurata scortesia. Aveva un
giornale aperto davanti e cominci a leggere con attenzione
un articolo sui gravi problemi di salute causati dai bagni
rituali di carattere religioso nelle acque decisamente inquinate
del Gange. Dai venti ai trent'anni Marie aveva assecondato
chiunque cercasse di fare conversazione con lei.
Trovava scortese dimostrare mancanza di interesse e credeva
nel principio: Non puoi mai sapere chi potresti incontrare.
Per, con l'et e l'esperienza, aveva imparato che c'erano
fortissime probabilit che la maggior parte delle persone
che le rivolgevano la parola fossero eccentrici noiosi
privi di contatti con la realt, che non avevano nient'altro
da fare e che pensavano lo stesso di lei. Per anni si era chiesta
se quegli incontri capitavano soltanto a lei, se quelle persone
bizzarre vedevano in lei qualcosa che riconoscevano e
che li spingeva a sceglierla per una chiacchierata amichevole.
Ormai aveva imparato a stroncare sul nascere quelle conversazioni,
a tagliare corto con quelle ciance interminabili.
Alla matura et di trentanove anni era diventata una professionista.
Ma poi le venne in mente Marco Trentadue, la
Grande Eccezione. Per quanto si sforzasse, non riusciva a
capire che cosa ci fosse in lui che la spingeva a trascurare
anni di esperienze empiriche acquisite a prezzo di grandi
sofferenze.
(Pi conosco la gente, pi amo me stessa. Nora Mars,
La diva, 1977).
Il tizio dietro il bancone della pizza stava quasi urlando.
Ti mancano ventinove cent, disse indicando una pila di
monetine di fronte a un uomo che indossava un vecchio
soprabito macchiato e spingeva una carrozzina carica di
bottiglie e lattine vuote.
Non ce li ho.
Niente soldi, niente pizza.
Ehi, amico, fai finta che te li ho dati.
Neanche per sogno, replic l'uomo massiccio e baffuto
dietro al bancone, riprendendosi la fetta di pizza e spingendo
verso l'uomo la pila di monetine.
Ho fame.
Peggio per te.
Fuori faceva caldo, e anche dentro. I due sudavano.
Vuoi che ti implori in ginocchio?
Lo stai gi facendo.
Marie ripens a quando aveva implorato Brewster di
lasciarla scrivere l'articolo su Nora Mars, e a quando Rex
l'aveva scongiurata di non parlare del bambino morto di
Nora. Forse Nora si stava riprendendo ed era stato tutto
inutile. Sopra le loro teste pass rombando un altro treno.
Ventinove cent, grid l'uomo. Non portava scarpe: aveva
i piedi avvolti in stracci e plastica legati con lo spago.
Qualcuno pu darmi ventinove cent cos posso mangiarmi
una fetta di pizza? Marie e la donna col barboncino
erano gli unici clienti e l'uomo si avvicin ai loro tavoli
strascicando i piedi.
Ha ventinove cent? chiese alla padrona di Tarzan.
Marie fu sollevata che non li avesse chiesti a lei.
Certo, disse la bionda afferrando il cane. Ma non ho
alcuna intenzione di darteli. E non rompere.
Ehi, bella, replic lui, scuotendo la testa, sei scortese.
Voglio solo ventinove cent, tutto qui. Ora si trovava di
fronte a Marie, che fingeva ancora di leggere l'articolo sul
Gange. Con la coda dell'occhio si accorse di aver lasciato la
borsa aperta l vicino, sul tavolo. Il portafoglio era facilmente
visibile e accessibile. Sent una goccia di sudore scorrerle
lungo la schiena.
Per favore, signorina, disse l'uomo, altrimenti la pizza
si raffredda.
Marie alz lo sguardo e lo fiss negli occhi: neri, punteggiati
d'oro come i suoi. Aveva una cicatrice a forma di
mezzaluna che andava dall'angolo di un occhio al centro
del mento. Probabilmente aveva la sua et. Marie pens a
suo fratello Michael e al loro Terzo Grande (e irrisolvibile)
Enigma: Il mondo obbedisce a una legge oppure  solo caos, nel
quale le forze si scontrano casualmente?
Diede all'uomo un dollaro, attirandosi gli sguardi di
disapprovazione della donna col barboncino e dell'uomo
con la pizza. Sapeva che erano esistite le stesse o forse anche
maggiori probabilit che lei dicesse a quel tizio, come aveva
gi fatto anche con molti altri: Scusa, ma non oggi. Guard
l'orologio. Era in ritardo di otto minuti per l'appuntamento.
L'edificio di Rex era un magazzino a cinque piani convertito
in cinque loft. I nomi sui campanelli (Wu, Applebaum,
Johannson, Perez e Mars, che lei premette) indicavano
residenze private. L'ingresso era minuscolo e il pavimento
disseminato di menu pubblicitari di rosticcerie. Subito
dopo la porta interna, Marie riusc a intravedere un
ascensore industriale. Colse il proprio riflesso nel vetro
della porta, si mise un po' di rossetto di colore rosso vivo e
si sistem i capelli dietro le orecchie. Clara Bow.
Mentre aspettava che Rex premesse il pulsante di apertura
cerc di immaginare se tra loro sarebbe accaduto qualcosa,
e se sarebbe durato. Anche se la sua competenza in
fatto di meccanica quantistica le diceva che le leggi fisiche
assolute erano obsolete e che il mondo scientifico non era
concepito solo in termini di probabilit meravigliosamente
esatte, in segreto aveva sempre parteggiato per i teorici delle
variabili nascoste, secondo i quali ogni cosa, nell'universo,
ha un destino predeterminato, che ci sia dato di conoscerlo o meno. Secondo lei la meccanica quantistica, con i suoi
viaggi nel tempo, le sue realt di mondi multipli e perfino
i suoi infiniti, poteva avere un certo fascino romantico per
alcune menti inclini a riflessioni fantascientifiche non
lineari, come quella di Michael o di Marco. Ma per quanto
la riguardava, la parola pi sexy della lingua inglese era
destino.
Suon ancora.
Si chiese se lei e Rex Mars erano destinati a stare insieme,
se era scritto da qualche parte, scolpito nel loro DNA,
oppure nell'equivalente universale del DNA, la radiazione
cosmica a microonde, l'eco dilagante del Big Bang, in cui
minuscole variazioni di temperatura custodiscono i segreti
del destino cosmico. Erano le tre e diciassette. Marie suon
ancora il campanello. Forse era uscito a prendere qualcosa
da mangiare, del latte, una bottiglia di whisky, e aveva fatto
tardi. Aveva intuito che Rex era un tipo che arrivava in
ritardo, anche se all'Ear Inn era arrivato prima di lei. Un
giorno gli avrebbe chiesto perch. Suon ancora.
E se le aveva dato buca? Marie decise che non sarebbe
stato un problema. Avrebbe dato buca alla giornalista di un
quotidiano scandalistico e non a lei: non c'era ancora niente
di personale. Suon di nuovo. Avrebbe aspettato fino alle
tre e mezza e poi se ne sarebbe andata. Aveva gi una buona
storia per le mani e la sua cotta per Rex Mars era pericolosa,
per non dire autodistruttiva. E poi, dal punto di vista
professionale rischiava di fottersi con le sue mani se qualcuno
fosse venuto a sapere che aveva scopato con lei (ecco,
si comportava ancora come un'onda avanzata), mentre da
quello personale Rex Mars non era esattamente un marito
ideale. Come aveva acutamente osservato Maud Blake, Rex
era un bambino abbandonato pieno di problemi alla ricerca
di una mamma, non un uomo maturo alla ricerca della
compagna per la vita.
Marie ud un ronzio e sobbalz, travolta da un'ondata di
eccitazione. Spinse la porta interna e sal in ascensore fino
al quinto piano gettando al vento ogni cautela: le era venuto
in mente che in fondo tutti gli uomini sono alla ricerca
di una mamma e che da parte sua sarebbe stato molto
ingiusto farne una colpa a Rex.
Le porte dell'ascensore si aprirono su un loft grande
come una pista da pattinaggio. All'estremit opposta c'era
una parete di finestre che davano sull'East River: il Manhattan
Bridge, il Brooklyn Bridge e Wall Street si spiegavano
dinanzi a lei come il fondale di un musical. Da brava
newyorchese cerc immediatamente di calcolare quanto
potesse costare d'affitto. Mentre faceva un passo avanti, le
porte dell'ascensore si chiusero alle sue spalle. Di Rex nessuna
traccia.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Scienza.
...
.
...
La scienza non  altro che una forma pi raffinata di ci che pensiamo tutti i giorni.
Albert Einstein.
...
.
...
Lo scopo della scienza e ridurre verit profonde a pure sciocchezze.
Niels Bohr.
...
.
...
Non c' una risposta. Non ci sar mai una risposta.
Non c' mai stata una risposta.  questa la risposta.
Gertrude Stein.
...
.
...
Rex Mars apparve da dietro una tenda come il mago nel
Mago di Oz. Scusi, devo essermi addormentato. Meno
male che lei  una che non molla. Stavo sognando di essere
aggredito dal trapano di un dentista. Alla fine mi sono
reso conto che era il campanello, spieg con un sorriso
colpevole. Era spettinato, aveva gli occhi gonfi e si era evidentemente
appena svegliato da un sonno profondo, non
da un pisolino. Indossava gli stessi abiti che aveva all'Ear
Inn: jeans, una T-shirt bianca aderente e gli stivali da cowboy
di coccodrillo blu cobalto. Marie si domand se li portasse
anche mentre dormiva.
L'appartamento non era affatto la garsonnire da scapolo che si era aspettata: niente specchi sul soffitto, niente
letto king-size in mezzo alla stanza; per aveva un certo
sapore anni Settanta. Innanzitutto, le tende che nascondevano
il letto erano di perline di bamb rosse e blu ed erano
appese ai tubi che correvano sul soffitto. Di fronte all'angolo
cucina, sulla destra, c'era un tavolino da picnic dipinto
di nero e coperto di graffiti. All'estremit del loft, accanto
alle finestre, un divano di velluto nero e due poltrone di
pelle circondavano un tavolino da caff di vetro. Contro
una parete c'era una console in acero e li accanto due poltrone
a sacco, una di un arancione vivace e l'altra rosso
magenta. Una libreria con vetrine era accostata a un tavolo
da disegno da architetto, che evidentemente fungeva da
scrivania. Gran parte di quello che si present agli occhi di
Marie per era spazio vuoto.
Mentre se ne stava sulla porta a osservare tutta quella
vastit, pens che sarebbe stato fantastico avere un appartamento
cos grande, ma poi si vide l dentro con tutte le sue
cianfrusaglie e prov un certo panico. Nei quindici anni
trascorsi nel suo appartamento con una sola stanza da letto,
al quinto piano di una palazzina senza ascensore, non aveva
mai provato tanto affetto per la sua minuscola casetta di
mattoni come in quel momento. Forse, pens, tanto spazio
non fa bene a Rex. Lui era una persona che aveva bisogno
di spazi pieni nella propria vita; aveva bisogno di qualcuno
che si prendesse cura di lui, che lo capisse e che lo aiutasse
a trovarsi.
Entri, la invit Rex tirandola dolcemente per il braccio.
Venga a vedere il panorama. Diventer verde dall'invidia,
anche se per godermelo sono costretto a vivere in un
deserto.
Attraversare quel loft fu un viaggio lungo e Marie ebbe
il tempo di pentirsi degli abiti che aveva scelto di indossare.
I pantaloni continuavano a risalire lungo gli stivaletti,
sudava e la camicia le si appiccicava addosso: e poi, a chi
sarebbe venuto in mente di vestirsi di lino in marzo, dato
che fuori si moriva dal caldo? Quando finalmente arrivarono
alle finestre aperte, Marie quasi non not il panorama
sulla Lower Manhattan, presa com'era a escogitare un modo
di togliersi in fretta i vestiti. Forse allora Rex non avrebbe
avuto il tempo di notare la sua totale mancanza di gusto.
Quel pensiero la spinse a iniziare a calcolare che, se Rex era
veramente il Casanova che lei credeva, e se negli ultimi ventanni
aveva sedotto una media di tre donne alla settimana,
lei poteva essere la tremilacentoventesima donna a trovarsi
in quella stessa posizione, ad ammirare lo stupendo clich
di quel panorama.
Marie sent vibrare l accanto un treno della metropolitana.
Prese un profondo respiro. L'aria della stanza aveva un
vago e stranamente piacevole aroma di sigarette e colonia
maschile. Rex, disse girandosi verso di lui, con voce piena
di sincerit, sono molto felice di averla conosciuta. Devo
ammettere di provare nei suoi confronti un'attrazione piuttosto
forte. Rimase stupita lei stessa della propria schiettezza.
Si costrinse a scrutare Rex per intuirne la reazione,
terrorizzata al pensiero di ci che avrebbe potuto leggere sul
suo viso. Ma lui era estasiato: gran sorriso, leggero rossore e
occhi scintillanti. Comunque, continu lei, user almeno
in parte quello che lei mi ha detto per il mio articolo.
Tuttavia ho la sensazione che lei sappia che la storia del
bambino morto di Nora Mars  falsa.
Il sorriso di Rex svan e la sua fronte si corrug in quella
che a Marie parve confusione. Falsa?
Sono andata a trovare Maud Blake.
Lui si lasci cadere pesantemente sul divano e da un
grosso portasigarette d'argento con le iniziali N.M. incise
in modo elaborato sul coperchio prese uno spinello accuratamente
rollato. Lo infil all'angolo della bocca, prese un
accendino coordinato con il portasigarette e lo accese. Aspir
profondamente, lo tese a Marie e aspett un bel po' prima
di espirare.
L'ultima volta che Marie aveva fumato erba era stato con
suo fratello Michael. Era il giorno prima della sua partenza
per la scuola di specializzazione e lui era passato a dirle arrivederci,
o meglio a cantarglielo. Mentre fumavano uno spinello
dietro l'altro, lui aveva cantato tutti i ritornelli di So
long, farewell dal film Tutti insieme appassionatamente.
Tra un inarrestabile accesso di risa e l'altro, Michael era
riuscito ad articolare la frase seguente: Marie, tu vai alla
scuola di specializzazione perch vorresti essere me.
Marie aveva preso a ridere cos istericamente che le era
venuta la paranoia di rischiare il soffocamento.
Perch poi tu voglia essere me, non lo capir mai, aveva
continuato lui, respirando affannosamente tra una risatina
e l'altra. Dev'essere una cosa tipica tra fratelli. Tu vorresti
essere brava come me in scienze e matematica e diventare
cosmologa. Altre risatine e ansiti.
Ti ricordi, aveva detto Marie, sempre boccheggiando,
il primo giorno di lezione del professor Waugh, quando ci
ha detto: La scienza  come la pornografia: non si pu
definire, ma quando la vedi la riconosci? Altre risate. Poi,
cercando di mantenere un certo livello di seriet, Marie
aveva aggiunto: Michael, tu non c'entri con il fatto che mi
sono iscritta alla scuola di specializzazione. Ci vado perch
voglio aumentare le mie probabilit di trovarmi un marito
come il professor Waugh. E poi studier filosofia, e non
scienze.
In ogni caso, aveva detto Michael, pi calmo, la situazione
 questa: tu sei brava a scrivere e sei un disastro in
scienze e della scienza ti piace ci che ami nella scrittura: i
dettagli, la precisione, il desiderio di arrivare al cuore della
materia, le metafore, le domande senza risposta, le domande
che richiedono altre domande, il senso ludico, la seduzione.
Ma la cosa pi buffa , e aveva cominciato a ridere
in modo incontrollabile mentre Marie lo imitava, anche se
non aveva assolutamente capito che cosa ci fosse di cos
divertente. La cosa pi buffa, aveva ripetuto lui, riuscendo
a riprendere il controllo di s,  che alla scuola di specializzazione
in fisica dovrei andarci io, ma invece non ci
vado perch vorrei essere te. E poi le aveva cantato la canzone
di Re Luigi da Il libro della giungla.
Il giorno successivo Marie era partita per la scuola di
specializzazione; dieci mesi dopo si era ritirata e aveva interrotto
i rapporti con Michael; erano passati quindici anni e
lei e suo fratello ancora non si parlavano. Ma quella era
un'altra storia.
Si avvicin a Rex, seduto sul divano, e gli tolse lo spinello
dalla mano tesa, cercando di afferrarlo stretto tra pollice
e indice. Per qualche secondo le loro mani restarono goffamente
intrecciate. Lei aspir, gli restitu lo spinello, guard
con orrore la macchia di rossetto che vi aveva impresso ed
espir.
Era tanto che non lo facevo, gli disse sorridendo, anche
se avrebbe avuto voglia di urlare. Il pensiero che lei e suo
fratello non si parlassero le era incomprensibile. Da ragazzi
si erano bucati un dito e avevano mischiato il proprio sangue,
nel caso che all'ospedale avessero fatto un po' di confusione
e fosse saltato fuori che non erano biologicamente
imparentati. Si erano giurati che sarebbero stati felici di
morire l'uno per l'altra ed erano tacitamente d'accordo sul
fatto che la cosa che desideravano di pi al mondo era che
i loro genitori tornassero insieme. In seguito si erano perfino
trovati d'accordo sui grandi misteri dell'universo e avevano
codificato i Quattro Grandi (e irrisolvibili) Enigmi.
Non c'era alcun dubbio: il silenzio di Michael era tutta
colpa di Marie. Ma come potevano due fratelli tanto affezionati
allontanarsi a tal punto? Guard Rex, che stava
fumando, e pens a Nora e Maud. Riflett sul loro rapporto:
Maud doveva covare un profondo astio al pensiero che
Nora le aveva rubato la vita che avrebbe dovuto essere sua.
Marie sedette sul divano accanto a Rex e tese la mano per
farsi dare lo spinello; lui glielo allung.
Maud e Nora andavano d'accordo? gli chiese aspirando
e al tempo stesso immaginando la drammatica estinzione
di migliaia di cellule cerebrali.
(Muori, muori, forza, voglio vederti morire. Nora
Mars, Ombre del cuore, 1967).
Si odiavano, rispose Rex sogghignando. Per qualche
motivo idiota, tipo che Nora aveva rubato a Maud il fidanzatino
del liceo e Maud non era mai riuscita a perdonarla.
Marie ebbe la sensazione che qualcuno le accarezzasse i
polmoni con una paglietta d'acciaio. Toss e toss fino a
quando le lacrime non le rotolarono gi per le guance.
Qualche motivo idiota, si ripet tossendo. Rex le diede qualche
colpetto sulla schiena, lei alz la mano per dirgli di fermarsi
e gli restitu lo spinello. Stavolta era stata attenta a
tenerlo in modo da non sporcarlo di rossetto, per le erano
rimaste delle grosse macchie rosse sulle dita. Rabbrivid al
pensiero di come dovevano essere ridotte le sue labbra.
Aveva la sensazione che all'interno della bocca le fosse spuntata
una pelliccia.
Ho il rimedio giusto per la bocca impastata, disse Rex
alzandosi in piedi e con energica e melliflua voce da tenore
inton: Summertime and the livin is easy, Fish are jumping
and the cotton is fine, Oh your daddy's rich, andyour mama's
good lookin...
Tra una risatina e l'altra, Marie toss leggermente. Non
riusciva a credere che Rex fosse l a cantare per lei. Si chiese
chi stava seducendo chi, in quella situazione, e a quale
scopo. Lei voleva una storia e un marito, non necessariamente
in quest'ordine. E Rex, che cosa voleva?
Qual era il titolo di quell'orribile musical di Nora? gli
chiese.
Rex ne fu decisamente colpito. Quel film veniva proiettato
raramente: si trattava di un oscuro reperto noto solo ai
pi diligenti archeologi specializzati in Marsologia. Gambe
all'aria. Lei era un disastro, non sapeva cantare n ballare.
Al confronto, Joan Crawford in La danza, di Venere era
sublime. Nora costrinse lo studio a ritirare e seppellire tutte
le copie. Rex lasci che lo spinello bruciasse nel posacenere
d'argento, anch'esso contrassegnato dalle iniziali di Nora.
Eccone un'altra perfetta per noi. E cant ancora, con voce
calda e piena: We're having a heat wave, a tropical heat
wave, The temp'rature's rising, it isn't surprising... Poi pass
a: It's too darn hot, it's too darn hot. i'd like to sun with my
baby tonight, Fulfill the cup with my baby tonight, But I ain't
up to my baby tonight... 'Cause it's too darn hot... Quindi
attravers il loft, si diresse verso la porta, prese un grosso
ombrello nero da un portaombrelli, lo apr e piroett sul
vasto pavimento canticchiando allegramente: I'm singing
in the rain, Just singin in the rain, What a glorious feeling,
I'm happy again, Tm laughing at clouds, So dark up above,
The sun's in my heart, And I'm ready far love... Nel bel mezzo
della sua esibizione l'ombrello gli si chiuse sulla testa e
Marie, completamente fatta, pens che era la cosa pi divertente
che avesse mai visto in vita sua. Ricadde all'indietro
sul divano ridendo e prendendo a pugni i cuscini.
Quando si rese conto che forse la sua leggerezza era eccessiva,
cerc di controllarsi stringendo i denti. Sembrava che
funzionasse, anche se gli occhi cominciarono a lacrimare.
Ora Rex, che aveva riaperto l'ombrello e continuava a saltellare
in giro per il loft, stava cantando: They all laughed
at Christopher Columbus, When he said the world was
round, They all laughed when Edison recorded sound, They all
laughed at Wilbur and his brother, When they said that man
could fly...
Quando Rex fin la sua performance Marie batt le
mani; lui si inchin e poi si lasci cadere sul divano accanto
a lei, tenendo aperto l'ombrello sopra le loro teste. Aveva
la fronte punteggiata di minuscole perle di sudore, che
Marie fu tentata di asciugare. Sapeva che se l'avesse toccato
sarebbe finita, e che era proprio quello che lui stava aspettando.
Doveva scegliere: Rex Mars o l'articolo.
Si port una mano alla gola e disse: Ho una gran sete.
Posso avere un bicchiere d'acqua? Forse se temporeggiava
sarebbe riuscita a escogitare il modo di avere entrambi.
Rex lasci cadere l'ombrello, che rotol dietro il divano,
e poi si alz. Uno sgradevole effetto collaterale, disse, con
la bocca impastata. And al frigorifero e torn con due bicchieri
e una bottiglia di Evian.
Marie bevve e poi fu colta da una voglia tremenda di
dormire. Al posto delle palpebre le sembrava di avere due
minuscole tendine di piombo. Tutta quell'intensit (Rex, le
canzoni, le poltrone a sacco colorate, il panorama arancione
e surriscaldato di Manhattan fuori dalla finestra, gli stivali
blu) le dava una gran stanchezza. Decise di chiudere gli
occhi solo per un minuto per cercare di riordinare le idee,
controllarsi e rilassarsi. Mentre giaceva sul divano di velluto
nero, ripens a Marco e alla sensazione di essere sotto
l'effetto di qualche droga che a volte provava quando stava
con lui. Le venne in mente che poco tempo prima in
biblioteca, in una serata mite, anche lui le aveva cantato
una canzone.
In un universo parallelo, il compito di un fisico delle
particelle  simile a quello del paroliere di un epico musical
senza fine intitolato La torre di Babele. Marco stava esponendo
una sua nuova teoria. Loro studiano il mondo
subatomico per poter fornire nuove parole alle canzoni del
musical.
Marie aveva appoggiato la testa allo schienale della poltrona,
un po' confusa ma senza un motivo apparente. Non
hai niente di meglio da fare? gli aveva chiesto.
Ho le prove.
Prove, stupide prove. Gli scienziati hanno speso centinaia
d'anni ad accumulare prove che alla fine dimostrano la
totale inaffidabilit delle prove stesse.
E poi, sulla melodia di Do-Re-Mi Marco aveva iniziato a
cantare:
Quark, un bruscolo affascinante
Muone, un leptone recalcitrante
Mie, una frammentazione di me stesso
Spin, un luogo schizofrenico dove andare adesso
Stringa, una teoria presciente
Curve chiuse, uno spettacolo promettente
M, la matematica per Dio  sconvolgente
E poi si torna a Squark
Marie aveva ripercorso con la memoria tutto quello che
aveva mangiato e bevuto quel giorno, pensando che forse
qualcosa le aveva fatto male. L'unica spiegazione possibile a
quello che le stava accadendo in biblioteca era che qualcuno
l'avesse drogata.
E non  finita qui, aveva proseguito Marco. Nel nostro
universo attuale esistono dei militanti del movimento
dei parolieri delle particelle. Per esempio le Cernettes.
Le Cernettes?
Un gruppo rock femminile di fisici delle particelle. Di
giorno le quattro componenti del gruppo lavorano per il
CERN, il laboratorio di Ginevra che si occupa di particelle
ad alta energia, e di sera cantano. In repertorio hanno successi
come Antimondo, Amore a microonde e Interazione forte,
che fa, e si era messo a cantare: Tu mi quarki su, tu mi
quarki gi, tu mi quarki sopra, tu mi quarki sotto.
Oscena, aveva sentenziato Marie, misurandosi il polso
e la capacit di messa a fuoco.
Poi ci sono il professor Juan Maldacena e il professor
Jeffrey Harvey, che cantano pezzi hip-hop sulla teoria-M e
sulle p-brane. Ma la pi nota  la professoressa Lynda Williams,
fisico ed ex spogliarellista convertita alle canzoni
sulla supersimmetria.
Dove vuoi arrivare?
Prima di rispondere lui aveva esitato. A te, aveva risposto.
Sto cercando di capire perch ti piace la scienza. Voglio
dire, non sembri affatto il tipo di persona che si lascia
affascinare da personaggi che misurano barre rigide nello
spazio-tempo. E poi non provi un po' di diffidenza verso
una disciplina nella quale il mondo fisico viene discusso in
termini di misurazione di oggetti lunghi e duri?
Marie era scoppiata a ridere. Non hai capito niente.
Non sono andata alla scuola di specializzazione per studiare
fisica o astronomia, aveva spiegato, ma le loro implicazioni
filosofiche, quindi non effettuavo nessuna misurazione.
Poi si era appoggiata allo schienale della poltrona. Ma
in effetti su una cosa hai ragione: Einstein amava misurare
le cose grandi e Bohr quelle piccole, quindi le loro idee di
realt erano molto diverse.
Come petali strappati allo stesso fiore, aveva aggiunto
Marco, sfogliando le pagine di Horticulture Monthly. M'ama,
non m'ama.
Spiegati meglio, aveva detto Marie, frustrata all'idea di
essere di nuovo costretta a chiedere una spiegazione della
quale avrebbe potuto benissimo fare a meno.
Complementarit cosmica. C' una teoria del tutto che
spiega tutti i fenomeni nello spazio-tempo; non c' una teoria
del tutto che spiega tutti i fenomeni nello spaziotempo.
Intendi dire, che so, una teoria del tutto contro il teorema
dell'incompletezza di Godei? aveva chiesto Marie,
ripromettendosi di smetterla una volta per tutte di incoraggiare
quelle conversazioni.
Non contro, con. Entrambe sono possibili, probabili.
Lei pu amarti e non amarti al tempo stesso. Petali dello
stesso fiore.
Marie aveva sospirato. La prossima volta che avesse incontrato
Marco avrebbe provato ad assumere qualche droga,
per vedere se cos sarebbe riuscita a trovarlo pi normale.
Perch hai lasciato la scuola di specializzazione? aveva
chiesto lui, lanciando un'occhiata all'orologio e sfogliando
la sua rivista.
Non lo so, aveva risposto Marie fissando il soffitto. 
che avevo questa fortissima sensazione che non avrei dovuto
essere l, in quel momento. Che ero destinata a fare dell'altro
nella vita, anche se forse non si trattava proprio di
giornalismo scandalistico. Poi aveva aggiunto, abbassando
la voce: E forse - e sottolineo forse - pu avere qualcosa
a che fare con il misurare, con l'incapacit di raggiungere
un certo standard.
Marco aveva posato Horticulture Monthly e dalla sua pila
di giornali e riviste aveva tirato fuori una copia di In These
Times. Aveva sorriso, e poi sospirato. Bene, bene. Non
posso certo biasimarti. Il fallologocentrismo del nostro
mondo  molto frustrante per le donne.
Marie aveva raddrizzato bruscamente la schiena. Se c'
una cosa che non sopporto  un uomo che sostiene di essere
femminista. E un ossimoro. Ho lasciato la scuola di specializzazione
e basta. Non perch sono una donna e non ce
l'ho fatta. La trovavo noiosa e limitante. Volevo starmene di
pi al centro delle cose, in citt, interagire, pensare ogni
giorno ai problemi veri della gente vera.
Sciocchezze liberali, aveva sentenziato Marco. Sicuramente
ti rendi conto, aveva aggiunto, che al centro delle
cose non esiste niente del genere. Copernico, Galileo, Newton,
Darwin, Einstein, Hubble e Heisenberg sono arrivati
alla stessa conclusione. Non siamo al centro del nostro sistema
solare; ci troviamo in un remoto tratto della spirale
della nostra galassia. Anche il nostro stesso universo potrebbe
essere costituito da alcune minuscole fluttuazioni
in un numero infinito di universi. Non siamo al centro di
nulla. Non  scientificamente ammissibile nemmeno pensarlo.
Marie non ascoltava pi la piccola polemica innescata da
Marco. Si stava invece domandando perch era andata in
biblioteca e perch continuava a lavorare in modo ossessivo
a un saggio iniziato per il seminario del secondo semestre
del primo anno del corso di filosofia della fisica. Il seminario
era finito, il semestre era finito, il suo rapporto con
Michael era finito, ma lei non aveva ancora finito il saggio.
In autunno non era tornata a scuola, ma si era trovata un
lavoro come verifica-fatti (altro ossimoro) al Gotham City
Star. Dopo qualche anno era stata promossa vice cronista,
cio faceva lo stesso lavoro di prima, tranne che ogni tanto
Brewster le faceva scrivere un pezzo che nessun altro voleva
fare. Eppure continuava a lavorare con diligenza sul saggio
di filosofia della scienza per il suo seminario alla scuola di
specializzazione. Dapprima aveva creduto che se fosse riuscita
a finirlo tutto sarebbe andato a posto, dal punto di
vista sia professionale sia personale. Ma dopo un po' quello che sperava che il saggio le avrebbe portato in futuro era
diventato irrilevante. Lavorare su quel saggio era diventata
un'ossessione senza la quale non riusciva pi a immaginare
di poter vivere.
Una precoce brezza serale si lev dall'East River e Marie
rabbrivid. Rex, disse, scacciando il sonno e mettendosi a
sedere dritta sul divano di velluto nero. Lei  felice?
Ma certo che sono felice, rispose lui aprendo gli occhi.
Era sprofondato in una delle poltrone di pelle. L'infelicit
ce l'inventiamo. Tacque, bevve un po' d'acqua e si accese
una sigaretta.
Lei si lasci andare di nuovo sul divano. Rex stava citando
qualcuno, forse Nora, ma Marie non riusciva a collocare
quella frase. Per sapeva che avrebbe provato un'enorme
delusione nell'andarsene da DUMBO senza avere fatto sesso
con Rex Mars. Ma aveva un lavoro da fare. Bevve tre bicchieri
d'acqua di seguito e poi disse: Maud mi ha detto che
Nora non ha mai avuto un figlio, e tantomeno l'ha ammazzato.
Mi ha detto che il bambino era suo.
Rex inizi di nuovo a cantare qualche strofa di They all
laughed: They all laughed at Rockefeller Center, Now they're
fighting to get in, They all laughed at Whitney and his cotton
gin, They all laughed at Fulton and his steamboat, Hershey
and his chocolate bar...
Rex, intervenne Marie, voglio sapere la sua versione
dei fatti.
They told Marconi wireless was phony...
Rex, insistette lei.
Lui si interruppe e disse: Non le ha detto che quel bambino
ero io, eh? Non le ha detto che lei, Maud Blake, la
sorella di Nora,  mia madre? E poi ricominci a cantare.
They all said we never could be happy. They laughed at us and how! But ho, ho, ho! Who's got the last laugh now?
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Amore.
...
.
...
La mia attivit preferita  amare.
Marcel Proust.
...
.
...
Nessuno, a nessun livello, ha mai stabilito un rapporto con le persone con cui  andato a letto.
Marlene Dietrich.
...
.
...
Non mangiate il cuore.
Pitagora.
...
.
...
Il cuore di Marie stava eseguendo una specie di balletto
aritmico. Guard Rex, che pareva indifferente alla sua attivit
coronarica. Prese in considerazione l'idea di chiamare il
911, il pronto soccorso, l'ospedale di quartiere. Poi per
decise di far finta di niente: non avrebbe permesso a uno
stupido piccolo attacco di cuore di impedirle di scrivere la
storia pi grossa della sua carriera. Mentre le palpitazioni
disordinate continuavano, Marie accarezz l'idea di un sostanzioso
aumento, la celebrit, una rubrica fissa. Al di sopra
del fracasso del suo cuore, simile a una grandinata, immagin
di ascoltare la propria voce intimare a un tassista
newyorchese: Si metta la cintura altrimenti domani si
ritrover sulle prime pagine dei giornali scandalistici. Vide
Miles Brewster strizzarle l'occhio con orgoglio e lo sent
dichiararle che in fondo al cuore (tump, tump, tump) aveva
sempre saputo che sarebbe stata in grado di mantenere le
promesse, e poi giurare sulla tomba di sua madre che non
le avrebbe chiesto mai pi di riscrivere un articolo.
Incapace di godere a lungo del suo successo immaginario,
Marie inizi a rimproverarsi per non avere intuito prima
la verit. Ovviamente, solo il desiderio di rivelare o nascondere
un segreto profondo e oscuro aveva potuto spingere
Maud e Rex a darle pi di un appuntamento. Marie si
port una mano al petto. Eppure, per qualche ragione sconosciuta,
lei era ancora la giornalista con la quale si confidavano.
In fondo doveva ammettere che era un po' anche
merito suo se si trovava l, il che non era facile come poteva
sembrare. Come ogni relazione proficua, il suo rapporto
con Maud e Rex consisteva in un reciproco sfruttamento.
Solo che, da parte sua, non aveva capito bene come funzionava.
Per si stava lentamente rendendo conto che quanto
pi si lasciava coinvolgere in quella storia, tanto pi in fretta
il suo idolo di giovent, Nora Mars, sarebbe diventato
solo un altro essere umano incagliato nei relitti dell'esistenza.
Tump. O della morte. Aveva la sensazione che il suo
cuore fosse appena balzato gi dall'Empire State Building e
si fosse spiaccicato sul marciapiede. Mentre tratteneva il
respiro e pregava che si rialzasse e riprendesse a camminare,
si ripromise che se l'avesse fatto avrebbe rinunciato del
tutto a qualsiasi fantasia su un incontro con Rex.
Il suo cuore batteva; lei si alz, attravers l'enorme loft
diretta alla porta, afferr lo zainetto che stava ancora dove
l'aveva posato appena entrata e torn al divano. Rex non
aveva accennato ad alzarsi, ma lei si era sentita addosso il
suo sguardo. Tir fuori dallo zainetto il registratore, lo
appoggi sul tavolino insieme all'elegante accendino art
dco, al posacenere e al portasigarette e premette il bottoncino
rosso contrassegnato dalla scritta record. Poi infil una
mano nello zainetto, trov il cellulare e lo spense, implorando
silenziosamente Nora di tenere in vita il proprio
cuore almeno fino a quando l'intervista con il suo ex marito/nipote
non fosse finita.
Il matrimonio con sua zia  stato una pura coincidenza
oppure lei sapeva chi era? Marie si morse un labbro. Era
troppo presto per fare quella domanda, ma evidentemente
non riusciva a resistere alla tentazione di rovinarsi con le sue
stesse mani. Aveva cercato di mantenere un tono di voce
che esprimesse semplice curiosit, ma tra una parola e l'altra
le erano sfuggiti minuscoli accenni di rabbia. Non sapeva
bene perch era arrabbiata, e con chi. Con Rex per averle
distrutto il mito di Nora. Con Nora per aver ferito Rex.
Con Maud per averle mentito. Con il suo cuore, perch non batteva regolarmente.
Rex non rispose. Era seduto con i gomiti piantati sulle
ginocchia e la testa tra le mani. Marie doveva andarci piano.
Le venne in mente una delle frasi celebri di Nora Mars,
pronunciata in un talk-show poco dopo il suo divorzio da
Rex: Ogni donna ha diritto a un marito intermedio da
dimenticare. Marie l'aveva sempre trovata una frase divertente,
ma in quel momento, seduta di fronte a quel marito
intermedio, il suo buonumore svan. Prese il bicchiere d'acqua e lo vuot.
Non ha niente di pi forte? chiese a Rex tendendogli
il bicchiere. (Nell'incertezza, diceva sempre Ned Brilliant, bevi).
Lui si alz, si diresse a un armadietto appoggiato alla parete
e torn con una bottiglia di Jack Daniels piena. Come lo vuole?
Con un alcolizzato l'alcol non fallisce mai, pens Marie,
e poi rispose: Liscio. Si tolse la mano dal petto e pass il
palmo sul velluto del divano. Si vergognava un po' della sua
tattica, ma d'altro canto sapeva che con l'aiuto di un po' di
siero della verit, da quel momento in poi sarebbe stata una
passeggiata. Per doveva stare attenta. Doveva tirargli fuori
la storia prima che uno di loro due perdesse i sensi, o
prima... Si rimise la mano sul cuore e non complet il pensiero.
Lui le riemp il bicchiere e poi riemp il proprio fino all'orlo.
Marie bevve un sorso. Il whisky era dolce e pungente.
Guard Rex inghiottire il suo, annegare quella scintilla
di disperazione che sosteneva di non avere la fantasia sufficiente
per inventare. Le venne in mente che la frase sull'infelicit
che Rex aveva usato prima l'aveva pronunciata
Charles Boyer in I gioielli di madame de..., una storia d'amore
straziante diretta da Max Ophuls nel 1953. Quel film
aveva sempre irritato Marie perch gli amanti protagonisti
(la moglie di Charles Boyer e un altro uomo) sono follemente
innamorati, rischiano di tutto per stare insieme e alla
fine muoiono in nome del loro amore senza mai avere fatto
sesso. Le sembrava cos ingiusto. Persino Shakespeare aveva
concesso a Romeo e Giulietta di fare sesso. O era stato Zeffirelli?
Rex sedette in una delle poltrone di pelle e Marie ci
riprov. Non mi  ancora molto chiaro come e quando ha
scoperto di essere il figlio di Maud.
Ho assunto un detective. Rex si appoggi allo schienale
e pos i tacchi degli stivali da cowboy sulla superficie
di vetro del tavolino da caff.
Un detective? E perch?
 mai stata innamorata?
Marie si sent avvampare. Be', rispose, guardando
fuori dalla finestra. Non credo di esserlo mai stata veramente.
Invece era stata innamorata molte volte: follemente, disperatamente,
crogiolandosi per settimane in pensieri zuccherosi
da San Valentino come: Questa  la volta buona,
Siamo fatti l'uno per l'altra, Era scritto nelle stelle,
Non posso vivere senza di lui, Due corpi e un'anima.
C'erano stati il professor Waugh, svariati attori cinematografici
e la sua ultima infatuazione, quindici anni prima,
per Simon Sparks. Il problema era che l'aveva incontrato
quando lui stava con qualcun altro, e quel qualcun altro era suo fratello Michael.
(L'amore  come giocare a scacchi. Bisogna sapere quale
pedone muovere. Nora Mars, Il labirinto, 1973).
Rex si alz e torn all'armadietto degli alcolici, che faceva
parte della console in acero, e ne trasform un pezzo in
un giradischi. Mise un LP sul piatto e torn alla poltrona.
Solo Rex sa essere all'antica in modo cos affascinante, pens Marie.
Ero pazzamente innamorato. Ero ossessionato, paranoico,
geloso. Cos assunsi un detective, ovviamente col
denaro di Nora, perch mi riferisse ogni sua mossa.
Anche Marie divent gelosa. E triste. Sapeva che Rex
Mars non sarebbe mai impazzito a quel punto per lei. Poi
inizi a calcolare: qual era la percentuale di persone che
nella loro vita avevano sperimentato un'ossessione d'amore?
E tra questi, quanti erano stati ricambiati in modo ossessivo?
Pens che probabilmente era una cifra superiore a qualunque aspettativa.
Si lasci andare sempre pi sul divano e cerc di indovinare
il gruppo che suonava. Una band degli anni Sessanta.
Si ricord di andarci piano con il whisky, anche se contribuiva
sicuramente a regolarizzarle il cuore. Considerando la
sua altezza si poteva pensare che fosse in grado di reggere
bene l'alcol, ma non era cos. Allora, perch ha assunto un
detective? gli chiese.
Come le ho detto, ero ossessionato. Volevo stare con lei
ogni attimo e, se non era possibile, volevo sapere che cosa
faceva in ogni momento. Rex ingoll met del suo bicchiere
di whisky. E pi ero innamorato, pi mi pareva che
Nora perdesse interesse in me e cercasse di starmi lontano.
 buffo, comment Marie, distratta dal tentativo di
identificare il gruppo degli anni Sessanta. Probabilmente
esiste una specie di legge d'amore che equivale al principio
di conservazione dell'energia: in un sistema, in questo caso
composto da due persone, l'amore totale  costante. Una
persona ne ha di pi, l'altra meno. Due persone che nutrono
un amore infinito l'una per l'altra sfidano le leggi della
natura e devono annientarsi a vicenda, come Romeo e Giulietta.
Rex sembrava confuso e Marie non riusc a capire se era
perch era ubriaco o perch lei stava parlando in Marco-lingua.
In ogni caso la verit era che, quando si trattava d'amore,
Marie nutriva un segreto ottimismo. Credeva che il
vero amore fosse l fuori, da qualche parte, che l'avrebbe
amata infinitamente come lei avrebbe amato lui e che
avrebbero vissuto insieme per sempre felici e contenti.
Toccava al destino decidere quando l'avrebbe incontrato e
nel frattempo, come chiunque altro, si sentiva attratta dai
Rex Mars che la vita le offriva, dai Grandi Attrattori. Con
un sospiro di sollievo si rese conto che il gruppo che stavano
ascoltando erano gli Zombies, e che il suo cuore aveva
ripreso un ritmo normale.
Le venne in mente di avere discusso con Marco, in una
nebbiosa domenica mattina, in biblioteca, del Grande Attrattore.
Gli aveva spiegato che aveva torto a pensare che il
genere umano non fosse pi al centro delle cose, e che in
effetti Einstein aveva dimostrato che noi siamo al centro
dell'universo, cos come lo  tutto il resto. Secondo Einstein,
l'universo  omogeneo e isotropo: non importa dove
ci si trova, si ha sempre l'impressione di trovarsi al centro.
Allora, aveva osservato Marco,  un universo democratico.
Tutti abbiamo lo stesso peso. Se vediamo le cose in
questo senso pi ampio, non c' bisogno che mi definisca
femminista, giusto?
Teoricamente, aveva risposto lei, accorgendosi che nell'aspetto
di Marco c'era qualcosa di diverso ma incapace di
capire cosa. Ma la gravit, la forza pi misteriosa dell'universo,
ci induce a credere che vi sia una gerarchia, un centro
delle cose, e pi grande  meglio , come per esempio
nel caso del Grande Attrattore.
Il Grande Attrattore? aveva ripetuto Marco, fissandola
con aria divertita.
Un superammasso di galassie al quale nessuna galassia
nelle vicinanze pu resistere. Dista 250 milioni di anni luce
e contiene circa 500 milioni di galassie. Mentre parliamo,
la Via Lattea sta puntando in quella direzione e raggiunger
l'ammasso in un tempo che va dai 50 ai 100 miliardi di
anni. Ma  tutta questione di prospettiva. Dal punto dell'universo
in cui ci troviamo, il superammasso ci appare
enorme, colossale. Se qualcuno ci guardasse dal Grande
Attrattore, chiss come ci vedrebbe. Hai visto il titolo dello
Star di oggi? ASTRONAVE HUBBLE FOTOGRAFA IL PARADISO
E DIMOSTRA L'ESISTENZA DI DIO: IL PAPA CHIEDE ALLA NASA
QUALCHE COPIA. Marie aveva notato che Marco non
stava leggendo. Forse c' questo di diverso, aveva pensato
Marie. Non leggo il Gotham City Star, aveva replicato
Marco in tono piatto.
Che cosa vorresti dire? Marie si era sentita molto ferita
e ne era rimasta sorpresa. Aveva preso una copia di
WorkingMother e aveva cominciato a sfogliarla. Leggi tutti
i giornali che vengono stampati. Perch non dovresti leggere
lo Star? Lo aveva scrutato in viso ancora una volta, cercando
di capire in che cosa le apparisse diverso.
Marco si era stretto nelle spalle. Ho letto una biografia
di Cechov in cui l'autore paragona la vita sessuale di Anton
a quella di un ghepardo.
Un ghepardo? aveva esclamato Marie, chiedendosi a
che cosa avesse dato la stura. Aveva piegato leggermente la
testa di lato per ascoltare meglio.
S. Vedi, un ghepardo pu accoppiarsi solo con sconosciuti.
Una volta stabilita l'intimit, i ghepardi convivono
castamente. Pare che Cechov riuscisse a fare sesso solo con
donne che non conosceva bene.
A me pare un semplice caso di misoginia.
Tra i ghepardi, i due sessi hanno la stessa reazione all'intimit.
Tra gli esseri umani, i biologi evoluzionisti ci hanno
indotto a credere che le donne vogliono una relazione e
non il sesso, e che l'uomo vuole il sesso e non una relazione.
Pare che lo squilibrio non sia nella percentuale sesso/intimit,
ma nel fatto che questa percentuale  unilateralmente
e inversamente assegnata a ciascun sesso.
Marco aveva iniziato a leggere Wound Ballistic Review
mentre Marie rifletteva sull'analogia con i ghepardi, che
trovava piuttosto irritante. L'idea di non fare sesso con qualcuno
che ami perch si  stabilita troppa intimit la terrorizzava.
Aveva deciso su due piedi che se mai si fosse sposata
avrebbe fatto uno sforzo deliberato per evitare di conoscere
troppo bene suo marito. Mise da parte Working Mother.
(Ma perch, quando si parla di attrazione sessuale, le
donne credono nell'orribile principio che la mente prevale
sulla materia? Per me  tutto materia, materia, materia.
Nora Mars, Fulmine, 1972).
Per la chiave dei rapporti tra i sessi, aveva aggiunto
Marco, con ogni probabilit non si trova nel nostro ancestrale
DNA ghepardesco, ma nella meccanica quantistica.
Marie aveva alzato gli occhi al cielo e sorriso con aria
indulgente. Ci risiamo. Tu parli dell'esperimento EPR, del
teorema di Bell, di particelle che cospirano segretamente
scambiandosi una serie di segnali pi veloci della luce.
Aveva osservato attentamente il completo blu di Marco, in
effetti tagliato in modo squisito, e si era chiesta se fosse un
abito disegnato da qualcuno come Yohji Yamamoto. Non
riusciva a immaginare Marco con un completo firmato, ma
erano molte le cose che non riusciva a immaginare, riguardo
a Marco.
Non esattamente, aveva risposto lui posando la rivista.
Niente segnali e niente percentuali. Soltanto conoscenza e
anticonoscenza, entrambe mantenute simultaneamente e
sfruttate a seconda della necessit. Non so nulla di te, so
tutto di te: entrambe sono vere.
E scommetto che le particelle hanno una vita sessuale
incredibile e che la passione non si estingue mai, aveva
detto Marie, ma poi se ne era pentita. Non era sicura di
voler continuare una conversazione sul sesso con Marco. Aveva
sospirato e si era alzata. Non riesco a capire come mai
me ne sto qui a parlare con te invece di lavorare al mio saggio.
Perch, Marie, aveva replicato Marco, sfogliando nuovamente
Wound Ballistic Review, tu soffri di bovarismo.
Marie si era seduta di nuovo. E sarebbe? Gli aveva fissato
le ciglia: non si era mai resa conto di quanto fossero
lunghe.
L'incrollabile fede nella mediocrit della tua anima.
Marco, aveva ribattuto lei a voce un po' troppo alta,
attirando l'attenzione delle altre persone presenti in biblioteca.
Poi si era resa conto di non avere mai pronunciato
prima ad alta voce il suo nome. Suonava bene, e le piaceva
perch finiva come un'esclamazione. La cosa che l'aveva
colpita di pi era che pronunciare il nome di Marco gliel'aveva
reso un po' pi concreto. Bel difetto che mi hai attribuito.
Lui si era chinato verso di lei e aveva posato la mano sul
bracciolo della sua poltrona. Ti prego, Marie, non fraintendermi.
In te non c' nulla di mediocre,  solo che credi
di esserlo: il bovarismo  proprio questo. Tutti soffriamo di
qualcosa: io ho la sindrome di Emil.
La sindrome di Emil?
Emil, dal film L'angelo azzurro, aveva spiegato, mentre
Marie raccoglieva e iniziava a leggere Euromoney. Marlene
Dietrich  una cantante di night-club berlinese di nome
Lola Lola, aveva proseguito, ed Emil Jannings fa la parte
di un professore di liceo che si innamora di lei in modo
ossessivo. Dapprima lei lo asseconda, lo trova divertente, 
gentile con lui. Lei  in tourne in Germania con un gruppo
di musicisti e lui la segue e fa di tutto per starle vicino.
Marlene comincia a infastidirsi e poi a provare disgusto, ma
Emil  sempre pi innamorato e appassionato, e alla fine
del film si unisce alla troupe come clown, cos non sar mai
pi costretto a lasciarla.
Che romantico, aveva commentato Marie a disagio,
come se Marco fosse in qualche modo riuscito a intuire la
sua inclinazione per le ossessioni sentimentali.
La sindrome di Emil, aveva continuato Marco, ha
ben poco a che fare con l'amore. Come disse una volta la
scrittrice irlandese Iris Murdoch: L'amore  la difficilissima
presa di coscienza che qualcos'altro, oltre a noi stessi,  reale.
Poi aveva guardato l'orologio, aveva radunato giornali
e riviste e si era diretto agli ascensori. Marie era rimasta sorpresa
da quel gesto brusco. Mentre si allontanava, aveva
capito che cosa aveva di diverso: si era tagliato i baffi.
Ripensando alla loro conversazione, era ovvio che Marco
aveva cercato di confessarle di essere innamorato pazzo
di qualcuno. Chiunque fosse, Marie non voleva saperlo.
Guard Rex, splendido nella luce arancione del sole al tramonto,
come se si trovasse su una spiaggia della Baja California.
Anche se odiava ammetterlo, sul suo bovarismo
Marco aveva ragione. Brewster non le aveva forse detto la
stessa cosa, che non era abbastanza agguerrita? Lei si accontentava
di restare nel mondo dei timorosi. Ed eccola l, a
mandare all'aria la storia pi grossa nella quale avesse mai
avuto la fortuna di imbattersi perch non solo soffriva di
bovarismo, ma anche, e forse era peggio, della sindrome di
Emil. Si alz e si avvicin a Rex, che stringeva nella mano
il bicchiere vuoto posato sul petto. Aveva gli occhi chiusi e
gli Zombies cantavano: The only cure for loving is loving
even more.
Si chin su di lui: stava per premergli le labbra sull'orecchio
quando si rese conto che probabilmente era svenuto.
Si guard intorno per assicurarsi che nessuno avesse assistito
a quella interruzione momentanea del suo buon senso.
Tutti quegli anni a guardare film non le avevano forse insegnato
che solo un autentico verme tenta di fare l'amore con
qualcuno che si trova sotto l'influenza dell'alcol? Se lei e
Rex erano destinati ad avere una storia, voleva davvero che
iniziasse in quelle circostanze? E comunque doveva fargli
raccontare tutto prima che piombasse ancora pi profondamente
nel suo torpore. Si diresse alle finestre e le spalanc
tutte. Immagin di dover spiegare a Brewster che era
stata costretta a ubriacare Rex Mars per farlo parlare ma, dal
momento che aveva paura di smaniare troppo per quel cantante
di mezza et con i bicipiti gonfi, aveva lasciato che
perdesse conoscenza prima di farsi dire tutto. Non l'avrebbe
mai passata liscia.
Allora, Rex, esclam Marie a voce alta, sedendosi nella
poltrona accanto alla sua, tornando al detective: come ha
scoperto che Maud Blake era sua madre?
Rex si tir su e il bicchiere cadde a terra. Lui lo raccolse,
si stropicci gli occhi e lo riemp di whisky.  stata un'idea
di Melanie, rispose. Melanie Diaz. Il detective era una
donna. Bevve un lungo sorso. Per seguire mia moglie l'agenzia
mi consigli di utilizzare un detective donna. Mi
dissero che era pi efficace e meno furtivo.
Dal modo in cui pronunci il nome di Melanie, Marie
fu certa che erano andati a letto insieme. Riusciva a immaginare
tutta la storia: conversazioni quotidiane al telefono,
appuntamenti per pranzo. Dopo avergli riferito gli spostamenti
di Nora, lei gli chiede di raccontarle la storia della
sua vita. Prova pena per lui, vuole aiutarlo, e in fondo lui
non  niente male. Alla fine lei scopre l'orribile verit, lo
consola e una cosa tira l'altra. Cos riduttivo, pens Marie,
e cos vero.
Ci siamo messi a parlare, disse Rex. Le ho raccontato
che per tutta la vita avevo sempre avuto la sensazione di
essere fuori posto, di non appartenere a nessun luogo, fino
a quando non avevo incontrato Nora. Le ho detto che forse
era perch da piccolo ero stato adottato. Lei mi ha chiesto
se avevo mai scoperto chi erano i miei genitori, e io le ho
risposto che non ci avevo mai pensato.
Rex stava iniziando a parlare in modo confuso, come
aveva fatto anche all'Ear Inn. Sembrava stanco, o triste, ma
non ubriaco, anche se in effetti lo era.
Poi viene fuori che la vera specialit del detective Melanie
 trovare i genitori naturali delle persone adottate. Ci
ha messo una settimana a trovare mia madre e poi un'altra
settimana a decidere come dirmelo. Io sono rimasto scioccato
e disgustato.
Be', disse Marie, che per lo shock, l'alcol e la droga aveva
assunto un tono frivolo. Non era mica Nora sua
madre. E poi anche Edipo e Giocasta sono stati sposati per
anni, sono stati felici e prima di scoprire l'orribile verit
hanno perfino avuto quattro figli sani. Non deve prenderla
cos.
 sempre incesto, Marie, disse Rex guardandola come
se fosse appena atterrata dallo spazio. Poi con tono pi convinto
aggiunse: Non finga che la sua anima di giornalista
scandalistica non stia impazzendo di piacere al pensiero di
tutto questo orrore e questo scandalo.
Da qualche parte all'altra estremit del loft squill il
telefono. Marie balz in piedi e diede una ginocchiata al
tavolino di vetro. La bottiglia di whisky, quasi vuota, si
rovesci, ma senza far fuoriuscire il liquido. Il primo pensiero
di Marie fu che Nora era morta. Mentre Rex si allontanava
con calma per cercare il telefono, lei preg con fervore
per la vita di Nora.
(Io non prego: fa male alle ginocchia. Nora Mars,
Perfido amore, 1962).
Tuttavia le venne in mente che c'erano grosse probabilit
che la persona all'altro capo del filo fosse un altro giornalista.
Rex era troppo lontano perch Marie riuscisse a origliare;
poi si rese conto che, chiunque fosse al telefono, non
sarebbe riuscita a tenere Rex tutto per s ancora per molto.
Quando riattacc, Rex si avvicin alle finestre e cominci a
chiuderle. Fuori era quasi buio, l'aria era pi fresca e la citt
stava iniziando ad accendere le luci.
Rex, disse Marie raggiungendolo alle finestre, forse
dovremmo mettere in chiaro un paio di cose. Perch mi sta
raccontando tutto questo? Voglio dire, non sta scrivendo
un'autobiografia? Perch lascia che io raccolga notizie per
uno scoop? E perch ora? gli chiese. Perch parla di tutto
questo solo ora?
Non sono stato io a tirare fuori il discorso. Rex fiss
Marie con i suoi occhi verdi, vaghi e lustri.  stata lei. Le
mise un dito sotto il mento e le fece inclinare leggermente
la testa. Lei immagin di svenire al suo tocco, e di cadere
all'indietro. Lui avvicin il viso al suo tanto da farle sentire
il calore del suo fiato, che sapeva di whisky ed erba. Se
tutta questa storia  destinata a diventare di dominio pubblico,
io voglio dire la mia. Poi le volt le spalle. Non scriver
mai un'autobiografa, aggiunse prendendo la bottiglia
di whisky e vuotandola. Non le  bastato guardarmi per
capire che non la finir mai? Sono l'ex marito di una stella
del cinema che non mi sono mai nemmeno scopato. Si
rimise a sedere in poltrona e si accese un altro spinello.
Stupefatta, Marie tacque. Nora e Rex non avevano mai
fatto sesso? Era un buon segno oppure no? Era una tragedia
pi grande averlo fatto o non averlo fatto? Oppure era
soltanto una questione di prospettiva? Zeffirelli contro
Ophuls; ghepardi contro uomini; Nora contro Rex. Per
quanto riguardava lei, con Simon aveva fatto sesso una volta
sola, ma quella trasgressione compiuta sotto gli effetti
dell'alcol aveva convinto suo fratello a non parlarle per
quindici anni. D'altro canto, per anni aveva fatto del sesso
illecito con Ned e la cosa non aveva cambiato niente per
nessuno, nemmeno per sua moglie. Per quanto ne sapeva
Marie, anche la moglie aveva un amante, e poi lei e Ned si
amavano e volevano mettere su famiglia. Aveva sempre
pensato che le regole che governano il sesso e l'amore fossero
straordinariamente bizzarre e le loro implicazioni profondamente
sconcertanti. Sedette sul divano e prese lo spinello
che Rex le tendeva. Inspir, sperando che la marijuana
facesse effetto in fretta e concedesse al suo cervello una
breve vacanza.
Pu scrivere quello che vuole, Marie, ma se pubblica
quella storiella io l'ammazzo. Per me  stato assolutamente
umiliante. Si lasci andare contro lo schienale. C'era questa
donna che io adoravo, e lei mi torturava non permettendomi
di toccarla.
Forse sapeva di essere sua zia, disse Marie, restituendogli
lo spinello, incerta se questo avrebbe o meno fatto la
differenza. Non per difendere l'incesto, ma il danno non
era stato fatto quando Nora aveva sposato Rex?
Gi, forse. Melanie ne era convinta. Ma io non ne ho
la pi pallida idea. Ero sicuro di essere l'uomo pi fortunato
del mondo e poi mi sono sentito l'uomo pi rifiutato.
Dopo un paio di boccate gett lo spinello nel posacenere.
 stato un gesto cos assurdo, demenziale. Ma vuole sapere
una cosa davvero disgustosa? Quando ho scoperto che
era mia zia, l'ho desiderata ancora di pi. Marie cap che
cosa intendeva: anche se per lei era difficile ammetterlo,
sapeva che la sua irresistibile attrazione per Simon era stata
alimentata dal fatto che aveva una relazione con suo fratello.
(Essere significa essere in relazione. Nora Mars, Qualcosa
di straordinario, 1958).
Ma lei non voleva avere niente a che fare con me, continu
Rex. Ero cos arrabbiato che sono stato sul punto di
raccontare tutto alla stampa. Ma poi non l'ho fatto perch
avevo l'orrenda sensazione che lei, in qualche modo, ne
avrebbe goduto. Credo che alla fine sia stata Melanie a convincermi
che dovevo lasciar perdere, che se avessi parlato
con la stampa avrei potuto godermi la mia vendetta per
qualche ora, ma poi ne sarei uscito pi ferito di prima.
Marie appoggi la testa al bracciolo con l'orecchio sinistro
rivolto verso Rex. Non riusciva pi a vedergli la bocca,
ma se perdeva qualcosa poteva sempre contare sul registratore.
Per un attimo si chiese che ne era stato di Melanie.
Ho sempre avuto la sensazione, continu Rex in tono
piatto e lento, di essere stato usato, di avere interpretato
un ruolo secondario in uno psicodramma reale le cui star
erano Nora e Maud. Finalmente  iniziato l'ultimo atto ed
 entrata in scena lei, Marie.
Una versione hollywoodiana e post-freudiana delle
Streghe, disse Marie rivolta al soffitto. Immagin Nora e
Maud, alte e bellissime, in identici abiti da sera di seta nera
senza spalline e alti cappelli neri a cono. In mezzo, un enorme
calderone nero da cui sgorgava un fumo verde, e loro
che rimestavano il liquido usando i manici delle scope,
intarsiati d'avorio e onice. Nel fumo che saliva dal pentolone,
Marie riusciva appena a distinguere il viso di Rex, ma
era distorto e spettrale, privo di tutta la sua aspra bellezza.
Chiuse gli occhi. Rex, disse, chiedendosi come avrebbe
fatto a trascinarsi fuori da quel loft e soprattutto a guidare
fino a casa, voglio che lei sappia che sono profondamente
dispiaciuta per il dolore che posso averle causato nel tirare
fuori tutto questo.
Lui non rispose o, se lo fece, Marie non sent. Quando
riapr gli occhi non era pi seduto in poltrona. In fondo al
loft c'era una luce accesa. La tenda del letto era aperta e Rex
era disteso a faccia in gi, con addosso ancora gli stivali da
cowboy. La mossa successiva toccava a lei.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Realt.
...
.
...
Niente  reale.
John Lennon.
...
.
...
Sono cos stufa di Nancy Drew che potrei vomitare.
Mildred Benson.
...
.
...
Le uniche cose esistenti sono gli atomi e lo spazio vuoto; il resto  mera opinione.
Democrito.
...
.
...
Il mattino seguente, avvicinandosi alla Chevy Impala
decappottabile color crema del 1959, l'attenzione di Marie
fu attirata da un lampo di arancione vivo. Una multa,
attentamente piegata e infilata nella fessura tra la capote e
la carrozzeria dell'auto. Le pass accanto in fretta un giovanotto
in giacca e cravatta che reggeva una cartella, mentre
una coppia di mezza et si stava scattando delle foto davanti
a un capannone; per il resto la strada era vuota e Marie
ebbe la sensazione di essere stata trasportata nel centro di
una cittadina industriale del Midwest, una domenica mattina.
In effetti  domenica, pens, e quando si  mai sentito
di qualcuno che prende una multa di domenica? Solo a
New York. Prese il foglietto, si appoggi a un alettone e lo
apr con attenzione.
Marie trov tre modi per interpretare quel messaggio. Il
primo, e pi allettante, era di vedere quella multa come una
specie di lettera d'amore, un'affermazione della sua volont
di seguire il proprio impulso e assumersi dei rischi. Come
avrebbe mai potuto trovare il vero amore se non avesse rischiato?
La seconda lettura, pi prevedibile, era di interpretare
la multa come un presagio. Era stata poco professionale
nell'andare fuori di testa e ubriacarsi con Rex Mars
al punto di svenire nel suo appartamento e passarci la notte:
era stato un errore. In un modo o nell'altro avrebbe
pagato per quello sbaglio, anche se, in verit, sarebbe potuta
andare molto peggio. La terza interpretazione, la pi difficile
da tollerare perch totalmente insensata, era che aveva
parcheggiato nonostante il divieto e aveva ricevuto una
notifica della contravvenzione corrispondente all'infrazione.
Qualunque interpretazione avesse scelto, le sarebbe costata
cinquantacinque dollari. Decise che era ora di restituire l'auto.
Quando apr lo sportello, sul sedile del passeggero scorse
un pacchetto bene avvolto in carta di giornale. Per un
attimo desider che fosse un regalo da parte di Rex; che si
fosse alzato all'alba, avesse trovato le chiavi, fosse sgattaiolato
fino alla sua auto e le avesse lasciato un piccolo ricordo
dell'emozionante serata passata insieme. Poi si rese conto
che il pacchetto conteneva i tre vasi esagonali azzurri
comprati il giorno prima dalla signora russa: un episodio
che ora le sembrava molto lontano, parte di un'altra vita. A
volte, pens Marie, la mia immaginazione  proprio ridicola.
Faceva gi caldo, cos Marie abbass la capote per godersi
appieno i suoi ultimi momenti con l'impala. Ebbe qualche
problema a trovare l'uscita da DUMBO e l'imbocco del
Manhattan Bridge. Vedeva esattamente il punto dove voleva
arrivare (il ponte incombeva su di lei), ma non riusciva
a capire come raggiungerlo. Si ritrov due volte in un vicolo cieco. La seconda si rese conto, in un attimo di terrore,
di avere ancora il cellulare spento. Lo tir fuori dalla tasca
laterale dello zainetto, sicura di trovare un messaggio di
Brewster con la notizia che Nora Mars era morta durante la
notte. La segreteria era vuota. Un po' troppo vuota. Chiam
il St. Vincent per aggiornarsi sulle condizioni di Nora e
tra uno sbadiglio e l'altro una volontaria le comunic che
l'attrice era ancora in rianimazione.
Solo quando riusc finalmente a raggiungere il ponte,
mentre Manhattan le correva incontro tendendole le braccia,
Marie si permise di immaginare la faccia di Brewster
quando gli avrebbe detto tutta la verit su Rex e Nora Mars.
Si mise a rimuginare sulla richiesta di Rex di non parlare
del fatto che il suo matrimonio non era mai stato consumato.
Naturalmente era anche nell'interesse di Marie non
parlarne, visto che, come aveva osservato giustamente Rex,
l'incesto avrebbe fatto un grande scalpore. Quando era uscita
dal loft, lui era ancora disteso a faccia in gi sul letto,
e calzava ancora gli stivali. Si chiese se al suo risveglio sarebbe
stato sollevato o dispiaciuto nel constatare che se n'era
andata. O peggio, se si sarebbe mai ricordato che lei era stata
l. Si domand quali forze avessero contribuito a impedirle,
la notte precedente, di scivolare tra le sue lenzuola.
Uscendo dal ponte, prese la strada sbagliata e fu costretta
a imboccare Canal Street. I marciapiedi erano intasati di
venditori ambulanti di qualsiasi cosa, dalla verdura al pesce,
dagli abiti agli articoli elettronici. E, dal momento che era
domenica, quell'enorme e brulicante mercato pullulava di
turisti. Marie si ferm di fronte alla Henry DuLee's House
of Diamonds, schiacciata tra i camion e costretta a respirare
gas di scarico per circa quindici minuti. Sopra la gioielleria
c'era un negozio di abiti da sposa. Tutto compreso. Di
tutte le fantasie prefabbricate che la vita offriva, Marie si interrog
meravigliata sulla persistenza nella psiche delle donne,
ricche o povere, alte o basse, grasse o magre, intelligenti
o stupide, del miraggio del matrimonio. Era scritto nei
cromosomi, oppure si trattava solo di efficaci strategie di marketing?
(Se pensi di comprarmi un diamante, fa' in modo che
sia grosso come un cubetto di ghiaccio. Nora Mars, Profondo blu, 1965).
Tuttavia, considerati la sua et e il suo carattere, c'erano
altissime probabilit che non avrebbe mai volteggiato per un
giorno intero in un abito bianco, esibendo un diamante a
un pubblico in grado di apprezzarlo e crogiolandosi nell'invidia
dei single, anche se Marie si aggrappava alla possibilit
(grazie alla nuova disciplina della cosmologia quantistica e
alla teoria dei multiversi, che dice che tutto ci che pu accadere
accade, ma spesso in altri universi) di averlo fatto in
un universo parallelo, di avere vissuto fino in fondo quell'esperienza.
Era sposata con tre bambini, un marito affettuoso
(e ricco), una bellissima casa in una citt con ottime scuole,
due Volvo, un cane, un guardaroba completo di Neiman-
Marcus ordinato per corrispondenza, vacanze in Svezia e
Sicilia e non meno di sessanta paia di scarpe. In un altro spazio-tempo
faceva quella vita e ne assaporava ogni attimo.
Un camion suon il clacson e nel fracasso Marie sent la
voce di un uomo urlare: Ehi, principessa, posa il piedino sull'acceleratore.
Marie gir in Mulberry Street e immagin il suo alter-
ego suburbano, scarpe eleganti comprese, inghiottire uno
Xanax dopo l'altro tra innumerevoli sedute di degustazione
di vini. Mentre si dirigeva verso l'East Village per andare a
restituire l'auto, rimugin su se stessa, su Rex e sul perch
sentiva il bisogno di immaginare il loro futuro insieme. Rex
avrebbe mai pensato a un'eventualit del genere? E poi non
era affatto l'uomo munito di Volvo dei suoi sogni. La realt
era che, se mai si fossero messi insieme, lei si sarebbe trasferita
a DUMBO (l'appartamento era pi grande) e avrebbe
passato qualche annetto a frugare nel bagaglio emotivo di
Rex; a quel punto gli avrebbero diagnosticato un cancro
alla prostata e lui avrebbe perso anche quel poco di virilit
che gli restava. Non avrebbero mai posseduto un'auto. Marie
si chiese perch la realt dovesse essere sempre cos amara
e spingere gli uomini a sprecare tanto tempo ed energia a cercare di sfuggirle.
(La realt  qualcosa che si supera. Nora Mars, Il labirinto, 1973).
Poco tempo prima, un luned mattina, Brewster, che
sfoggiava un cravattino blu con minuscoli porcellini alati,
le aveva scaricato sulla scrivania quattro articoli da riscrivere
dopo averle annunciato la promozione di un vicecronista
(maschio, basso e assunto due anni dopo di lei) al ruolo
di caporedattore. Mentre Brewster le consegnava quegli
articoli umilianti, Marie aveva sperimentato quella che si
potrebbe definire un'overdose di realt. Aveva reagito uscendo
immediatamente dagli uffici dello Star e dirigendosi
verso la biblioteca di Scienze, Industria ed Economia alla
ricerca di Marco Trentadue, intellettuale freelance.
Marie si era sempre vantata del suo realismo stile vestiti
nuovi dell'imperatore. Credeva nel dire pane al pane,
anche se poteva essere doloroso. Invece vedeva Marco nel
ruolo di uno dei tessitori: un truffatore, un impostore che
filava la propria realt, che vedeva solo quello che voleva
vedere senza tenere in alcun conto il concetto di verit. Ma
in lui c'era qualcosa di stranamente rassicurante. La totale
mancanza di interesse che Marco provava nei confronti
della realt rendeva Marie pi sicura della propria capacit
di afferrarla. Mentre era in compagnia di Marco, per quanto
frustrante e irritante potesse essere, spesso Marie si sentiva
immersa in un processo di ritorno alla normalit. Era
come se lui fosse una specie di fotone virtuale con un
numero infinito di contributi. Adattandosi anche solo leggermente
a uno dei suoi contributi sarebbe riuscita a cancellare
tutte le altre realt che invadevano la sua e la facevano
sentire incapace di controllare la situazione. Marco-lingua,
si era detta scuotendo la testa, mentre entrava a precipizio
in biblioteca. Per dirla pi semplicemente, aveva
pensato, Marco  cos fuori di testa che, per contrasto, in
sua compagnia mi sento meno matta di lui.
Mentre attraversava l'atrio per scendere le scale che portavano
alla sala di lettura, aveva immaginato di passeggiare
al piano terra dei grandi magazzini B. Altman, ammirare
banconi carichi di rossetti, matite per il trucco e creme e
curiosare in vetrine traboccanti di sete e gioielli. Le commesse
si offrivano di truccarla e spruzzarla di un profumo
che avrebbe spinto qualsiasi uomo a cadere ai suoi piedi e a
implorarla di calpestarlo. In realt, l'atrio della biblioteca
era sconfinato e deserto: a parte l'uomo dietro il banco delle
informazioni, c'era solo lei.
La sala di lettura al piano di sotto era praticamente
vuota. In una cabina di lettura una donna in tailleur era
seduta di fronte a una pila di rapporti annuali. Due adolescenti
androgini con lunghi capelli biondi si scambiavano
sussurri al di sopra dello scaffale dei dizionari. Di fronte,
nella zona d'attesa, un giovanotto asiatico di bell'aspetto
stava facendo degli schizzi su un blocco. Marie aveva fatto
tutto il giro ma non era riuscita a trovare Marco. Aveva
guardato nella stanza dei computer, in quella dei microfilm,
nelle cabine dietro gli scaffali delle riviste di chimica. Non
sapeva bene che cosa gli avrebbe detto se l'avesse trovato:
Ho bisogno di una cura a base di realt relativa. La mia
realt fa schifo, ma in confronto alla tua  un paradiso.
Si era diretta al grande ascensore di cristallo che l'avrebbe
trasportata al piano di sopra mettendo fine alla sua assurda
ricerca. Aveva premuto il pulsante e le porte si erano
immediatamente aperte. Lei aveva fissato quel quadrato
vuoto, ma non era entrata. Le porte si erano richiuse. Aveva
premuto nuovamente il pulsante, le porte si erano aperte e
lei aveva aspettato che si richiudessero, senza entrare.
Poi aveva deciso di fare un ultimo giro. Era passata dietro
all'artista e aveva sbirciato al di sopra della spalla: stava
disegnando un fumetto con astronavi e alieni. Si era avvicinata
alle riviste di chimica e aveva incontrato i ragazzi che
prima aveva visto sussurrare: ora erano seduti sul pavimento
e stavano flirtando. Nella stanza dei computer una bambina
biondissima di non pi di dieci anni stava muovendo
pezzi degli scacchi sullo schermo di un computer. Marie
aveva attraversato la sala di lettura ed era entrata in quella
dei microfilm. Marco era disteso su un fianco, sul pavimento,
sotto una macchina per visionare i microfilm; indossava
il suo pigiama blu oltremare e leggeva con la testa appoggiata
a una mano. Pareva cos a suo agio, cos a casa sua che
Marie si era di nuovo chiesta se non vivesse in biblioteca.
Sul pavimento, davanti a lui, erano sparsi diversi giornali e
riviste. La macchina sotto la quale era disteso era accesa e lo
schermo vuoto proiettava sulla sua testa un quadrato luminoso.
Stavo proprio pensando a te, le aveva detto alzando lo
sguardo, la grande bocca aperta in un sorriso piacevolmente sorpreso.
Davvero? aveva domandato Marie. A un tratto aveva
provato una leggera paranoia e un pizzico di senso di colpa:
forse lui sapeva perch lo stava cercando. A che proposito?
Volevo sapere cosa ne pensi dell'interpretazione di Copenhagen,
aveva spiegato lui, e Marie si era rilassata concedendosi
un leggero sorriso di sollievo.
Teoricamente, il saggio di Marie doveva essere centrato
sull'interpretazione che a Copenhagen, nel 1927, Niels
Bohr aveva dato del mondo dei quanti, e che affermava, pi
o meno, che le particelle elementari esistono come sovrapposizioni
fantasma in grado di trovarsi, poniamo, in un miliardo
di posti diversi o in un miliardo di stati diversi nello
stesso istante. Solo quando vengono osservate da un essere
cosciente scelgono uno di questi posti o uno di questi stati,
nel quale diventano reali. La questione che nel saggio
dava del filo da torcere a Marie era: che cosa implica questo,
perlomeno per la nostra visione della realt? Fisici, filosofi
e teorici della letteratura avevano affrontato la questione
e non avevano raggiunto un accordo, quindi si trattava
del perfetto tema impossibile per un saggio di fine semestre
alla scuola di specializzazione. Marie aveva cominciato a
rendersi conto che nel suo caso quel tema aveva inaugurato
quindici anni di assoluta immobilit.
Ieri leggevo un articolo sulla recente scoperta di enormi
esplosioni di raggi gamma ai confini dell'universo, aveva
detto Marco. Si era alzato, si era rassettato e insieme si
erano diretti alle solite poltrone nella sala di lettura. Pare
che quelle esplosioni siano la prova ulteriore che il nostro
pu non essere l'unico, ma forse uno tra infiniti universi.
Era chiaramente eccitato e Marie trovava piacevole ascoltarlo
esplorare quel nuovo territorio. Per non voleva farsi
vedere troppo attenta per paura di imbarazzarlo, cos aveva
preso una rivista di cinema intitolata Real to Reel e, mentre
lui continuava a parlare, si era messa a leggere. L'articolo
dice che Niels Bohr, basandosi sulle scoperte nel campo
della fisica delle particelle, aveva previsto tutto nel 1927,
con l'interpretazione di Copenhagen.
Marie non vedeva l'ora di sentire quello che Marco
avrebbe tirato fuori questa volta.
Correggimi se sbaglio. Una particella tiene aperte tutte
le opzioni e tutte le probabilit il pi a lungo possibile.  il
nostro osservare quella particella che la costringe a scegliere
una sola di quelle opzioni, che poi diventa reale. Non appena
smettiamo di osservarla, la particella si divide immediatamente
in una nuova serie di particelle fantasma, e ciascuna
si mette a seguire il proprio percorso.
Marie aveva alzato gli occhi dalla rivista e con finta indifferenza
aveva aggiunto: E per Bohr non si trattava solo
di particelle fantasma create dalle equazioni quantistiche,
ma di realt fantasma, mondi fantasma, universi fantasma
che esistono quando non li guardiamo.
Ma allora, aveva continuato lui, chiaramente compiaciuto
per quanto stava per dire, l'interpretazione di Copenhagen
non ci colloca forse al centro delle cose pi di
quanto non siamo mai stati? Non significa forse che con
ogni rivoluzione scientifica, con Copernico, Galileo, Newton,
Darwin, Einstein, Hubble, l'umanit ha avuto l'illusione
di allontanarsi dal centro delle cose per dirigersi verso
una specie di realt obiettiva nella quale noi eravamo solo
minuscoli frammenti all'interno di un progetto colossale?
Pare che pi elementi scopriamo sul mondo fisico, pi
diventa chiaro che ci stiamo avvicinando sempre pi al centro
delle cose, in un universo dipendente dall'osservatore in
cui sono le nostre osservazioni a rendere reale il mondo.
Marie non aveva detto nulla. Era andata in biblioteca
per quello, no? Aveva abbandonato Brewster e la sua carriera
arenata allo Star per mettersi a cercare Marco e la sua
particolare bravura nello sfuggire alla realt, che ora lui
stava ostentando. Perch quando Marie otteneva quello che
voleva poi non lo voleva pi?
( nella natura del desiderio non essere soddisfatto.
Nora Mars, Scacco matto, 1971).
Quindi sarebbe giusto dire, aveva ipotizzato Marco,
che la nostra attuale teoria della natura, la meccanica
quantistica, afferma che  tutto nella nostra mente, che la
nostra realt  ci che scegliamo di percepire? Le nostre
realt separate possono mischiarsi o scontrarsi, ma fondamentalmente
la realt  frutto di un accordo consensuale tra tutti noi.
Marie aveva sospirato. Marco aveva deciso di venirsene
fuori con una versione casalinga della teoria quantistica di
Max Born sulle faccende umane e aveva ceduto al fascino
della beffa di Sokal. Era ancora convinto che il saggio di
Alan Sokal sulle intersezioni postmoderne tra scienza e discipline
culturali, soprattutto il passaggio dalla fisica quantistica
ai concetti psicoanalitici di Jacques Lacan, fosse assolutamente
geniale. Rifiutava di ammettere che quel saggio
avesse intenti parodistici. La sua reazione era stata simile
a quella di chi, dopo aver letto Una modesta proposta
di Jonathan Swift, dichiarasse che d'ora in poi dovremmo
tutti iniziare a mangiare i bambini. Non aveva capito niente.
Questa  solo un'interpretazione, aveva commentato
alla fine Marie. In realt, la questione dell'osservatore  ci
che ha dato origine alla celebre diatriba tra Einstein e Bohr.
Einstein sosteneva che le nostre osservazioni riescono a malapena
a descrivere una realt gi esistente, mentre Bohr
affermava che sono le nostre osservazioni a creare quella
realt. Nel 1964 il teorema di Bell dimostr matematicamente
che nessuna spiegazione locale pu descrivere ci
che  noto della meccanica quantistica.
Marco la fiss con uno sguardo vuoto. Che cos' una spiegazione locale?
Una spiegazione locale  una spiegazione che presume
che le cose apparentemente separate nello spazio e nel tempo
lo siano veramente, aveva risposto Marie, che si ritrovava
di nuovo a esprimere giudizi su cose che ignorava
completamente. Ma non riusciva a impedirsi di provare
entusiasmo per quell'argomento e per le metafore che conteneva,
come le aveva fatto notare una volta Michael. Tuttavia,
era felice che ad ascoltarla ci fosse solo Marco. Per
esempio, d per scontato il fatto che spazio e tempo siano
indipendenti dal nostro sistema nervoso e dalla nostra coscienza.
Secondo il teorema di Bell, nella meccanica quantistica
quest'affermazione semplicemente non  valida. L'intera
idea di separazione  discutibile.
Capisco, aveva detto Marco. Aveva alzato la mano per
tirarsi il pizzetto, ma poi si era fermato. La componente
emotiva di questa meccanica quantistica  assolutamente irresistibile.
Marie aveva alzato gli occhi al cielo. Il teorema di Bell
fu poi confermato dall'esperimento di Aspect, compiuto
nel 1982, che riguardava un paio di fotoni e la loro polarizzazione...
Ricordi le tue particelle legate?
Marco aveva annuito. Come potrei dimenticarle?
Lei aveva fatto finta di non sentire e aveva proseguito.
Einstein sosteneva che la polarizzazione  una propriet indipendente
dall'osservazione. L'esperimento ha dimostrato
che i fotoni non determinano la loro polarizzazione fino a
quando non vengono individuati. E, cosa ancor pi straordinaria,
l'osservazione di un fotone determiner istantaneamente
la polarizzazione dell'altro, a prescindere dalla loro
distanza: si chiama teletrasporto quantistico. E alcune interpretazioni
della meccanica quantistica sostengono che tutte
le particelle dell'universo sono in qualche modo collegate.
Oddio, aveva mormorato Marco.
Per me, riflettere su queste cose  come guardare un'incisione
di Escher o un quadro di Magritte: all'inizio li trovi
fastidiosi, incomprensibili, opprimenti, ma poi, mentre li
guardi, cominci a vedere il quadro non pi dall'esterno ma
dall'interno, e scopri che ha un fascino inesauribile, che 
un mondo al tempo stesso circoscritto e infinito. Marie aveva
pensato che la biblioteca, e lo stesso Marco, avevano
su di lei un effetto simile, ma non avrebbe mai osato dirlo
ad alta voce, nemmeno in un miliardo di anni.
Ma la conclusione  questa, aveva aggiunto in fretta,
tornando con i piedi per terra. Anche se solo a scopi pratici,
oggi la fisica si basa soprattutto sulla meccanica quantistica
e molti fisici ne ignorano le implicazioni teoriche, considerandole
troppo oscure o, come diceva Einstein, troppo
sinistre per essere accettabili come descrizioni definitive
della nostra realt. E la maggioranza dei fisici che non ignora
i paradossi della meccanica quantistica si sta sforzando di
rimpiazzarla con teorie indipendenti dall'osservatore.
Aveva guardato l'orologio, sapendo che avrebbe dovuto
tornare in ufficio.
Tu ritieni, aveva chiesto Marco, che le nostre menti
non siano in grado di afferrare quanto sia eccitante?
Marie aveva tossito. Quanto sia eccitante cosa?
Una realt nella quale noi abbiamo creato collettivamente
l'intero universo.
Okay, basta cos, aveva detto Marie alzandosi. La mia
realt  questa: ho quattro articoli da scrivere per i quali
non mi prender alcun merito. Sono stata scavalcata un'altra
volta per la promozione. Passo ore in questa biblioteca
a parlare di scemenze con te e a scrivere un saggio che non
finir mai. In questo universo la mia vita  stata una lunga
serie di errori.
Mentre parlava, Marco aveva preso una copia di Cigar
Aficionado. Lei era uscita dalla biblioteca ed era tornata allo
Star senza nemmeno salutarlo.
Ma gli errori possono anche essere cose meravigliose,
stava pensando Marie guidando l'impala dentro il garage
della High-Low Cars. Le avevano assegnato l'auto sbagliata
e lei aveva dovuto passare un intero week-end a sfrecciare in
giro al volante di una favolosa decappottabile, come in uno
dei frequentissimi sogni a occhi aperti in cui immaginava di
essere una stella del cinema, inseguendo una storia che
poteva lasciare il segno nel giornalismo scandalistico. Per
era anche felice di restituirla. Non le si confaceva. Cominciava
ad avere la sensazione di non sapere pi chi era veramente
(o forse non l'aveva mai saputo).
(Tra tutte le vite possibili, bisogna aggrapparsi a quella
pi divertente. Nora Mars, Il labirinto, 1973).
Quando entr nell'ufficio della High-Low Cars, un uomo
alto che somigliava in modo inquietante a suo fratello
Michael, ma con meno capelli, stava parlando con la segretaria,
quella con la gomma da masticare, impegnata a produrre
delle bolle incredibili, doppie, triple, quadruple. Pop
pop. Pop pop pop. Pop pop pop pop.
Michael? azzard Marie, pregando Dio che non fosse
lui. Non era il momento n il luogo adatto per incontrarsi
per la prima volta dopo quindici anni.
Lui si gir e arross, diventando di un caldo color porpora.
A Michael succedeva ogni volta che era sorpreso.
Marie decise che destino non era pi la parola pi sexy
della lingua inglese, ma la pi crudele. Ud un sonoro e
multiplo pop. Pop pop pop. Eccola, esclam la donna indicando
Marie.  lei che ha preso la sua auto.
Marie, fece lui in tono piatto, che coincidenza.
Marie ripens a quando Michael, all'ultimo anno del liceo,
aveva letto un libro di Arthur Koestler sulla parapsicologia
e se ne era uscito con la teoria che le coincidenze
erano il residuo arcaico di un'epoca in cui gli uomini coinimicavano
telepaticamente. Una conoscenza cos intima
della psiche altrui si era dimostrata pericolosa per la
sopravvivenza della specie: alle persone piaceva cos tanto
esplorare la mente degli altri che avevano smesso di mangiare,
dormire e avere figli. L'evoluzione aveva reagito eliminando
la telepatia. Secondo Michael alcune tracce della
sua presenza erano ancora riconoscibili in fenomeni come
le coincidenze. Riteneva che fossero stati i tentativi di
ricreare quella condizione primaria di comunione neurale a
dare origine al teatro, ai libri, al cinema e alla televisione.
Michael aveva concluso che da questo processo evolutivo
era scaturita una conseguenza tragica e irrisolta: per comunicare,
gli uomini erano stati costretti a basarsi sul linguaggio,
strumento totalmente inadeguato, e quindi erano rimasti
una specie profondamente solitaria.
(Le coincidenze sono straordinarie proprio perch sono
cos naturali. Nora Mars, L'avventura, 1963).
Per tutto il liceo e l'universit, forse nel tentativo di
sconfiggere la solitudine, lei e Michael avevano trascorso
ore a dibattere delle Grandi Questioni. E da quelle discussioni
interminabili erano emersi i Quattro Grandi (e irrisolvibili)
Enigmi:
1. La morte  la fine dell'esistenza oppure  solo una trasformazione
a noi sconosciuta?
2. La mente dipende dalla materia o e la materia a dipendere
dalla mente?
3. Il mondo obbedisce a una legge oppure e solo caos, nel quale
le forze si scontrano casualmente?
4. La vita ha uno scopo o  una pura e semplice casualit?
Pop pop.
Non sapevo che fossi a New York, disse Marie, come
se lui avesse semplicemente dimenticato di comunicarglielo.
Come mai sei qui all'Est?
Sono venuto per un matrimonio. Avrei dovuto accompagnare
gli sposi dalla chiesa al ricevimento con l'impala.
Vendi ancora le tue storie al cinema? chiese lei, sentendosi
in colpa per avergli portato via l'impala e aver rovinato
il matrimonio del suo amico.
Gi, rispose lui, firmando la ricevuta della carta di credito.
Pop.
Ti va di andare a prendere un caff o qualcos'altro? domand
Marie, chiedendosi quando avrebbero smesso di
scambiarsi convenevoli e si sarebbero detti qualcosa di vero.
Dopotutto, erano gli autori dei Quattro Grandi (e irrisolvibili)
Enigmi. Doveva pur contare qualcosa.
Non posso, rispose lui, infilando la ricevuta piegata
nel portafogli. Devo andare. Sono in ritardo.
Tu non sei mai in ritardo, ribatt lei. Mi manchi,
Michael.
Gi, be'... disse lui stringendosi nelle spalle e dirigendosi
verso la porta. Ma si ferm un attimo prima, si gir e,
senza emettere suono, articol con le labbra: Ti ho tagliata
fuori dalla mia vita come si fa con l'ammaccatura di una
mela. Poi usc dalla porta: per altri quindici, ventanni, per
sempre? pens Marie.
Fece per rincorrerlo e implorarlo di perdonarla, di aiutarla
a trovare il modo di tornare amici. Ma non avrebbe
potuto sopportare un altro rifiuto, leggere in ogni pi piccola
ruga del suo viso tutto il dolore che gli aveva causato.
Si avvicin alla scrivania e tese alla donna le chiavi dell'impala.
Il tizio che se ne  andato adesso, chiese la donna, il
tizio che doveva prendere l'impala, lo conosce? Pop, pop pop.
S.
Firmi qui, le disse indicando una linea punteggiata in
fondo al modulo. Ex marito? domand.
No, no, rispose Marie, firmando. Fratello.
Pop, pop.
Poi ud i primi accordi di I've got you under my skin di
Cole Porter uscire dalla tasca laterale del proprio zainetto.
S? disse rispondendo al cellulare.
 morta. Era Brewster.
Quando?
Qualche minuto fa.
Marie lott con l'impellente impulso di raccontargli tutto.
Avrebbe voluto dirgli che suo fratello, che non vedeva
da quindici anni, era entrato e uscito dalla sua vita nel giro
di un paio di minuti, mentre si trovava nell'ufficio saturo di
profumi esotici della High-Low Cars sotto lo sguardo attento
di una donna che faceva bolle degne delle Olimpiadi
con la gomma da masticare. Voleva confessargli di avere
guidato un'auto costosa per tutto il week-end, di avere quasi
fatto sesso con Rex Mars e di essere svenuta mentre lo
stava intervistando. Voleva dirgli che non avrebbe dovuto
insistere per scrivere quell'articolo, che lui aveva ragione,
che lei non lo voleva abbastanza, che non meritava nemmeno
di innamorarsi.
Arrivo, disse.
Pop.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Morte.
...
.
...
Io so solo questo, che non  mai morto nessuno che non fosse destinato, prima o poi, a morire.
Sant'Agostino.
...
.
...
Scusate la polvere.
Dorothy Parker.
...
.
...
Il neutrino si trova al limite tra esistenza e non esistenza.
Leon M. Lederman.
...
.
...
A causa di un traffico terribile, il taxi che portava Marie
dall'ufficio della High-Low Cars allo Star ci mise quasi
mezz'ora a coprire un percorso per il quale sarebbero bastati
meno di dieci minuti. Marie si rese conto che l'ansia
generata dal ritardo era molto pi stressante della litania di
automortifcazioni che scatenava contro se stessa quando
arrivava in anticipo, che in confronto era quasi piacevole.
Almeno, quando arrivava in anticipo sapeva che cosa la
aspettava. Quand'era in ritardo, le possibili conseguenze erano
incalcolabili. A quel punto aveva gi immaginato
Brewster che la uccideva con la pistola che teneva nella scrivania,
che la licenziava, che affidava l'articolo commemorativo
a qualcun altro. Si rese conto che quella inimmaginabilit,
quel non poter avere il minimo indizio di ci che
sarebbe potuto accadere, la faceva sentire al tempo stesso
eccitata e in preda alla follia. Mentre si precipitava negli
uffici dello Star, per farsi coraggio guard l'Empire State
Building. Brewster era seduto alla scrivania di Marie, con
tutti i cassetti dello schedario aperti e il computer acceso.
Per questa storia non ti sono stato col fiato sul collo,
Brown, disse giocherellando nervosamente con il cravattino
a disegni cachemire rosa e viola. Avrei potuto assegnarla
a Sonny o a Trudy ma poi ho pensato: visto che me l'ha
chiesto, diamole la possibilit di dimostrare quanto vale.
Marie sapeva che Brewster era fuori di s: i suoi capelli bianchi
come la neve, di solito accuratamente pettinati, parevano
la criniera di Einstein. E poi che cosa mi ritrovo? Niente
di giusto, niente di sbagliato, niente di niente, cazzo. Non
sono riuscito a trovare l'articolo commemorativo della Mars
da nessuna parte. Agit le mani con aria di sufficienza.
Marie tir fuori dallo zaino un dischetto rosa fucsia.
Eccolo qui, disse, agitandolo nella sua direzione. Lo tengo
sempre con me perch ho paura delle spie e delle talpe.
Ricordati: non si  mai abbastanza ricchi, abbastanza magri o abbastanza paranoici.
Brewster si accigli. Ti do tempo fino alle due per mettermi
sulla scrivania tutte le verit pi nascoste su Nora
Mars. E se non  roba stellare, sei fuori.
Non le aveva mai parlato in quel modo prima. Con lei
era sempre stato falsamente ossequioso, come se ritenesse
che Marie non meritasse lo spreco di energia necessario a
formulare delle richieste o ad arrabbiarsi. Marie non riusciva
a credere che avesse appena minacciato di licenziarla: lo
faceva soltanto con i membri anziani della redazione, quelli che stimava di pi. Guard fuori dalla finestra l'ottava
meraviglia del mondo in stile art dco, alta 102 piani, e silenziosamente
la ringrazi di esistere.
Dammi tempo fino all'edizione serale, disse Marie facendo
ruotare la rubrica girevole alla ricerca del numero
dell'hotel Excelsior. L'ansia del taxi era scomparsa e lei si
sentiva come Clark Kent. L'edizione serale era riservata a
storie sensazionali su presidenti assassinati, guerre che coinvolgessero
almeno un paese occidentale e, soprattutto,
scandali sessuali. Il suo articolo apparteneva a quest'ultima
categoria, anche se era un po' coperto di ragnatele.
Cos' che vuoi? ripet Brewster alzandosi.
Voglio l'edizione serale delle sette e in cambio ti dar
non solo le stelle, ma una supernova da prima pagina. La
furia di Marie impression e spavent perfino lei.
Brewster tir fuori da un taschino interno un taccuino
rosso che lui chiamava il suo pacemaker dove annotava, durante
tutta la giornata, le possibili storie da copertina del
giorno successivo.
Mi stai dicendo, Brewster le stava strizzando l'occhio
con tanta furia da ottenere probabilmente un effetto stroboscopico,
pens Marie, che credi di essere pi brava di un
editorialista? Che vorresti dello spazio?
Marie annu e lo fiss dritto negli occhi fino a quando,
con sua grande sorpresa, lui smise di ammiccare.
Lo avrai.
Se non fosse gi stata in piedi, Marie sarebbe caduta
dalla proverbiale sedia. Brewster le stava dando la prima
pagina e lei non gli aveva ancora raccontato il succo della
storia. Era troppo bello per essere vero. Forse era arrivato il
suo momento. Era cos che succedeva? Un giorno ci dai un
taglio e la tua vita cambia per sempre? Decise che le notizie
del giorno dopo dovevano davvero essere fiacche. Probabilmente
Brewster aveva soltanto un altro profilo di cattivo
gusto di qualche senzatetto. Si era reso conto che il 90 per
cento della popolazione con un reddito superiore ai centomila
dollari annui era terrorizzato dai senzatetto come dal
cancro o dall'Alzheimer, quindi aveva dato il via a una serie
di articoli intitolati: Questo sono io, che descrivevano le
storie di vita di gente di strada scelta a caso. La serie era iniziata
come un riempitivo a base di casi umani, ma aveva
ottenuto un tale successo che ormai era diventata una presenza
regolare in prima pagina. Per recentemente erano
stati pubblicati troppi articoli di quel genere, e i lettori si
erano stancati. I tempi erano maturi per la morte di una
stella del cinema e per gli scandali dorati che le avevano
complicato la vita, e Marie l'avrebbe data in pasto ai lettori
del giornale in prima pagina. A un tratto prov una certa
preoccupazione per la sicurezza del presidente: sarebbe stata
una bella sfortuna per lei se l'avessero assassinato.
Brewster le lanci un'occhiata. Sar meglio per te che
questo non sia un bluff, Brown. Lascia che ti ricordi che sei
solo un'imbrattacarte e per quanto tu possa diventare brava
non sarai mai come Walter Winchell. Hai tempo fino alle
sei per portarmi l'articolo, e sar meglio che non sia una nana
bianca.
Rimasta sola, Marie chiam l'hotel Excelsior. Prima di iniziare
a scrivere la versione finale della storia di Nora Mars,
voleva parlare un'ultima volta, se possibile, con Maud Blake
e farsi dare la conferma o la smentita della storia di Rex. Le
probabilit che Maud fosse nella sua stanza d'albergo a mezzogiorno
del giorno in cui era morta sua sorella erano molto scarse. Per...
(Quando sono morti, i morti hanno un'aria cos terribilmente
morta. Nora Mars, La fine di Sarah, 1973).
Chiese di essere messa in comunicazione con la stanza di
Maud. Mentre il telefono squillava, Marie cerc ancora una
volta di rendersi conto che Nora Mars era morta, ma non
ci riusc. Non riusciva a concepire che fosse morta perch
per lei non era mai stata davvero viva. E anche se le persone
che avevano fatto parte della vita della diva erano diventate
per Marie molto concrete, Nora apparteneva a un'altra
categoria, al di l dei vivi e dei morti.
Qualcuno alz il ricevitore. No comment. Era la voce di Maud. Poi riattacc.
Marie premette il tasto redial. Preg che Maud non avesse
parlato con nessuno, anche se doveva aver ricevuto
telefonate di giornalisti per tutta la mattina. Il suo no
comment era un indizio positivo. Il telefono squill per
un'eternit. Poi, finalmente, Maud rispose. No...
Maud, sono Marie Brown. Rex ha affermato che lei 
sua madre e voglio che me lo confermi.
Ci fu una pausa, poi un sospiro. Sono ore che tento di
respingere orde di giornalisti imbizzarriti. Non vedo perch
dovrei parlare solo con lei. E poi, prosegu in tono derisorio,
non riesco a capire come abbiano fatto a scoprire dove alloggio.
Marie si guard attorno. Chi sar la talpa? si chiese. Dick
Penrose, Raquelle Goode, Abraham Singh? I suoi occhi si
posarono sullo chignon di Edith Quick. Si ricord di aver
sentito dire che tra lei e Ned Brilliant c'era stato qualcosa.
E poi Edith le era sembrata eccessivamente ansiosa di aiutarla
a scrivere l'articolo commemorativo su Nora. Crede
davvero che la cederei alla concorrenza? A questo punto
dovrebbe sapere che lei e sua sorella siete il mio passaporto
per il successo.
Maud fece una risatina. Ma come ha fatto a tirarglielo
fuori? Per Rex tutta questa situazione  enormemente imbarazzante.
L'ha ubriacato? Ci  andata a letto? No, mi lasci
indovinare... tutte e due le cose.
Marie lasci che l'aria uscisse dai polmoni. Qualunque
cosa, pur di avere la storia, rispose, poi aspett qualche secondo
e aggiunse: Dobbiamo chiudere il giornale tra qualche
ora. Possiamo parlare?
Sto andando al Museo americano di storia naturale, qui
di fronte. Volevo vedere delle cose morte nel loro habitat
naturale. Troviamoci tra quindici minuti davanti agli yak.
Marie afferr lo zaino e il dischetto fucsia e corse all'ascensore.
Gli yak: Maud la stava prendendo in giro, ma a
Marie non importava, le bastava parlarle. Stabil che, nel
migliore dei mondi possibili, dal giornale al museo le ci
sarebbero voluti quindici minuti di taxi. Forse aveva smesso
di arrivare in anticipo.
Dove cazzo credi di andare? le chiese Brewster mentre
gli passava accanto di corsa. Era curvo sulla scrivania di
Dick Penrose, il caporedattore sportivo: forse cercava le
quote dell'ippodromo.
Su Marte, attraverso un wormhole, gli url.
Una volta in strada, vide che il traffico era ancora intensissimo:
avrebbe dovuto prendere la linea B da Herald
Square. Le pass accanto una poliziotta su una cavalla saura
e Marie immagin di essere nei panni della super giornalista
Nellie Bly, di rapire l'animale e galoppare via lungo la
Quinta Strada e attraverso Central Park all'inseguimento
della sua storia. Walter Winchell, ripet in tono sprezzante
mentre schizzava verso l'ingresso della metropolitana sotto
Macy's: chi vorrebbe assomigliare a quel vecchio cinico fumatore
di sigari? Piuttosto Nellie Bly, e di gran lunga.
Il treno arriv immediatamente: era un diretto, quindi
forse, dopotutto, sarebbe arrivata in orario. Durante il viaggio
cerc di stabilire le parole precise da dire a Maud. Esisteva
un modo delicato di convincere una donna, la cui
sorella famosa era appena morta, che la cosa migliore era
dare i ben custoditi segreti di famiglia in pasto ai lettori di
un giornale scandalistico? Marie era aggrappata a un palo e
torreggiava sull'uomo che le stava accanto, il quale chiacchierava
con una donna seduta e intenta a leggere il New
Yorker. L'uomo portava una T-shirt che diceva: La vita 
breve, divertiti. Una barbona percorreva il corridoio tendendo
una tazza di McDonald e chiedendo spiccioli. A
Marie venne in mente il tizio nella pizzeria di DUMBO e le
diede un dollaro. La donna non disse niente, ma quando
un vecchio le regal un gelato mangiato a met lo ringrazi
calorosamente. Il tipo in T-shirt disse alla donna seduta
che stava ancora leggendo la sua rivista: E poi ero innocente.
Quando il vagone si svuot, all'altezza della Cinquantanovesima,
Marie si ritrov a fissare la foto di cinque
giraffe. Un'enorme scritta rossa sotto l'immagine pubblicitaria
diceva: ALLO ZOO DEL BRONX TROVI NUOVI PUNTI DI VISTA.
Quando emerse dalla metropolitana, il cielo nuvoloso si
era notevolmente oscurato e l'aria sembrava una specie di
etere grigio, luminescente. Sal la scala di fronte al Museo
di storia naturale due gradini alla volta. Pagato il biglietto e
trovati gli yak nella sezione dedicata ai mammiferi asiatici,
si accorse che per miracolo il suo viaggio era durato solo
quattordici minuti. Marie pens che le sue stelle si erano
finalmente allineate.
Aspett venti minuti mentre due yak enormi, pelosi,
cornuti e impagliati la fissavano dall'altro lato di un vetro.
Le pass accanto un gruppo di bambini, divisi a coppie, che
si tenevano per mano. Un ragazzino chiese alla compagna:
Come fa lo yak? La ragazzina, che aveva i capelli di un
arancione vivace, inizi a sbuffare sonoramente. I bambini
scoppiarono in una risata e la sbuffatrice ripet la sua interpretazione, esagerandola.
Evidentemente Maud l'aveva fregata. Il suo albergo era
l di fronte: avrebbe dovuto trovarsi all'appuntamento prima
di lei. Probabilmente non aveva mai avuto intenzione di
parlarle e aveva fissato quell'appuntamento al museo solo
per liberarsi di lei. Forse aveva perfino deciso di tradire Marie
e parlare con altri giornalisti. Altro che allineamento
stellare. Ripens al tono brusco che Brewster aveva usato
con lei poco prima. Forse Marie aveva frainteso. Forse
Brewster non aveva alcuna fiducia in lei come giornalista
e stava solo cercando di incastrarla per poi poterla licenziare.
E avrebbe anche avuto ragione, pens. Era stata menata
per il naso da Maud e spedita sulle orme di un paio di yak.
A quel punto Marie diede inizio alla vecchia e ben nota litania
(era sempre alta, sorda, zitella, non aveva ancora preso
la specializzazione e scriveva ancora per un giornalaccio),
ma per qualche motivo non si sent pi costretta a continuare.
Dapprima pens di avere visto un fantasma. La somiglianza
tra le sorelle era gi cos straordinaria da essere irritante,
ma quel giorno era come se Maud, in una specie di
macabro omaggio alla sorella, avesse deciso di vestirsi come
lei. Indossava pantaloni di seta grigia e una corta giacchetta
di cachemire grigio chiaro con grossi bottoni. I capelli
biondi erano fasciati da una lunga sciarpa nera, che si incrociava
sul collo e le ricadeva sulla schiena. Portava occhiali
scuri e aveva le labbra dello stesso rosso tenebroso dell'ultima
volta: attirava pi sguardi degli elefanti e dei leoni che
la circondavano. Suo malgrado, Marie pens che Nora e
Maud erano come particelle legate con identica polarit.
Scusi il ritardo, disse togliendosi gli occhiali. Aveva gli
occhi asciutti, duri, senza traccia di lacrime, ma Marie non
si era certo aspettata che singhiozzasse. I suoi colleghi sono
come mosche su una carogna, continu. Ho dovuto cambiare
stanza e farmi registrare di nuovo sotto falso nome.
Probabilmente dovr cambiare albergo. Quando sono uscita,
ho trovato quattro giornalisti ad aspettarmi e sono dovuta
sgattaiolare dall'ingresso laterale. Il pi insistente  un
certo Brilliant del Post. Mi ha mandato tre dozzine di rose bianche. Lo conosce?
Si rimise gli occhiali, ma prima lanci a Marie una delle
sue occhiate penetranti accompagnate da un mezzo sorriso.
Marie si disse che non era assolutamente possibile che Maud
Blake sapesse della sua storia con Ned Brilliant. Lo sguardo
eloquente, cos come la frase da aggancio, erano un vecchio
trucco; basta continuare a usarlo e prima o poi d sempre
qualche risultato. Marie si concesse un brivido di piacere al
pensiero di Ned impegnato a bussare insistentemente a una
porta dalla quale lei era gi entrata molto tempo prima. Per
la storia delle rose bianche l'aveva colpita.
Ned aveva sempre detto che uno dei pi grossi difetti di
Marie come giornalista di tabloid era la sua incapacit di
utilizzare il sesso per aumentare il quoziente di eccitabilit
dei suoi articoli. Una volta, dopo aver fatto sesso, le aveva
tenuto una lezioncina. Sei una scrittrice, le aveva detto, e
devi usare tutto quello che hai a disposizione. Nel tuo caso
devi mettere un freno agli scrupoli, e non parlo solo di
quelli pi banali. Parlo di quegli scrupoli complessi, nevrotici,
strani e assurdi che sbucano fuori a ogni pi sospinto e
ti complicano la vita. Guarda me, per esempio. Tu hai una
storia con me, che trovi sbagliata perch sono sposato, e
quindi, per senso di colpa, fingi che io sia il grande amore
della tua vita, anche se non  vero, e questo ti fa sentire
ancora pi colpevole e confusa. Professionalmente io ti uso
per scrivere i miei articoli, cosa che tu trovi lusinghiera e
disgustosa al tempo stesso, ma ti rifiuti di servirti di me, e
quindi metti in pericolo la tua carriera. Ti stai creando degli
ostacoli da sola, Marie. Non ti dico di cambiare. Ti sto dicendo
di rendertene conto, e di servirtene.
A quell'epoca Marie aveva pensato che quello fosse un
astuto atteggiamento maschile adottato da Ned per ridimensionare
le proprie responsabilit nella loro relazione.
Ma mentre entrava con Maud nella sala dei nativi americani
e oltrepassava totem a tre livelli scolpiti con facce assurde,
n umane n animali, si rese conto per la prima volta
che forse Ned aveva ragione. Aveva avuto una relazione con
un uomo sposato perch all'epoca era stata la cosa migliore
per lei, non perch si fosse tragicamente innamorata dell'uomo
sbagliato. Dal momento che lui era sposato, lei
poteva godersi quella relazione senza doversi ossessivamente
preoccupare del futuro (come di solito le capitava di fare)
e concentrarsi sulla sua nuova carriera. E il fatto che lui
fosse un bravo ed esperto giornalista il cui ego lievitava
quando assumeva il ruolo di mentore-rivale faceva parte del
gioco. Il fatto che lei gli scrivesse gli articoli era una specie
di apprendistato. Come diceva sempre, in tono ironico, lo
stesso Ned: L'unico modo in cui uno scrittore impara a
scrivere  scrivendo. Anche se Marie nutriva sempre dei
dubbi di natura morale sulle proprie scelte, si rese conto
che non avrebbe mai potuto arrivare a niente continuando
a considerare quelle scelte come non sue.
Maud prese Marie per un braccio e le disse: I totem mi
hanno sempre terrorizzato: grossi pali troppo carichi di
psicospiritualit. Andiamo a vedere la balenottera azzurra.
Mi dispiace per Nora, disse piano Marie.
Per me era gi morta da tempo. Non posso dire che mi
mancher, disse Maud e poi continu a parlare come se
quel piccolo intermezzo sulla sorella appena morta facesse
parte del discorso. Avevo voglia di vedere il nuovo allestimento
sullo spazio all'Hayden Planetarium, ma con la mia
solita fortuna  chiuso. Ho sentito dire che lo stanno ristrutturando.
(Pare proprio che passer il resto della mia vita da
morta. Nora Mars, Due morti, 1966).
A Marie venne in mente che forse anche Michael pensava
a lei come se fosse morta, e se il giorno dopo fosse stata
investita da un camion lui avrebbe potuto dire: Non
posso dire che mi mancher. Questo le fece ricordare una
conversazione che aveva avuto con Marco poco tempo
prima, in un piovoso pomeriggio domenicale in biblioteca.
Dopo aver lavorato al suo saggio aveva fatto una pausa
e si era seduta accanto a Marco, immerso nella lettura di
una delle sue riviste. A un certo punto aveva alzato lo sguardo
da Morbidity and Mortality Weekly Report, si era girato
verso Marie e aveva detto: Morte. Proprio cos, morte.
Ti sei interessata alla filosofia della scienza per via della morte.
Marie aveva posato Automotive News e l'aveva guardato fisso.
Non capisco, aveva proseguito lui. Mi sembra una
disciplina troppo insipida per te. Posso capire la parte scientifica,
una figlia di divorziati sente il bisogno di mettere
ordine nelle cose, ma la parte filosofica? A te tutta quella
robaccia astratta fa schifo.
S, aveva risposto lei, ecco perch ho smesso. Ma non
mi ha sempre fatto schifo. Provo il desiderio di afferrare il
senso della vita, come tutti.
Ma Marco pareva non ascoltarla. Per ci che ti ha
spinto a scegliere quella strada dev'essere stato qualcosa di
incomprensibile, come la morte. L'hai scelta per paura.
No, credo che sia stato per amore. Ero innamorata del
mio insegnante di fisica, il professor Waugh.
Dev'essere morto qualcuno, aveva continuato Marco,
ignorandola. Chi?
Non  morto nessuno, Marco, aveva risposto lei, tornando
alla sua rivista. Non mi sarei mai aspettata, aveva
aggiunto, che proprio tu, lo psicologo quantistico per eccellenza,
avessi una visione cos classicamente newtoniana
della causa e dell'effetto. Se accade questo, ne consegue
quello. Non ti ho sentito lanciarti in voli pindarici sulla
natura molteplice della causalit? Non sei tu quello che dichiarava:
Niente ha un'unica causa?
Oppure  stato qualcosa di meno ovvio, di meno diretto,
aveva mormorato lui, ignorando le sue domande. Ci
sono. Chi non  morto?
Con sua grande sorpresa, Marie aveva scoperto di avere
la risposta (Michael) sulla punta della lingua, anche se in
quel momento non aveva detto niente. Marco aveva ripreso
la lettura di Morbidity and Mortality Weekly Report e
anche lei aveva continuato a leggere, o a fingere di leggere,
Automotive News, fino a quando non aveva posato la rivista
e aveva appoggiato la testa allo schienale della poltrona.
Pedalavamo in bicicletta, senza mani, aveva cominciato.
Io avevo dodici anni e lui dieci. Stavamo sfrecciando gi
per una curva ripida che chiamavamo Kamikaze Hill. Michael
mi raccontava tutto quello che gli passava per la testa
e mentre parlava guardava me e non la strada. Probabilmente
voleva essere sicuro che lo stessi ascoltando. Io guardavo
sempre avanti, non solo per sentirlo meglio, ma anche perch,
a differenza di lui, volevo vedere dove stavo andando.
Un attimo prima dell'incidente, Michael mi disse qualcosa
che non capii; allora mi girai verso di lui per potergli
leggere le labbra. Quando riportai lo sguardo sulla strada,
un camion ci stava venendo addosso. Io e Michael stavamo
ciascuno al centro di una corsia. Capii immediatamente che
il camionista aveva tre possibilit: investire me, investire Michael
o sterzare e uscire di strada. Non c'era tempo per pensare,
cos sterzai contro la bici di Michael e volammo nel
fosso. Michael batt la testa contro un sasso e perse conoscenza.
Io mi sbucciai un ginocchio e mi slogai un polso. Il
camionista si ferm, scese dalla cabina e si avvicin. Ragazzi,
siete impazziti, cazzo! Avete rischiato di morire, urlava.
Poi vide Michael e grid: Cristo santo,  morto sul serio!
Nelle settimane che seguirono Michael se ne andava in
giro canticchiando: Sono quasi morto, sono quasi morto,
Cristo santo, sono quasi morto. Mi costringeva a raccontargli
continuamente quella storia e se trascuravo qualche
dettaglio mi faceva ricominciare daccapo.
Marie aveva lanciato un'occhiata a Marco, che stava ancora
leggendo la sua rivista.
Dopo l'incidente decisi che la morte era la Legge Suprema
e il pensiero della nostra inevitabile fine mi tormentava.
Per mesi, per anni, mi rassegnai all'idea che la vita
fosse essenzialmente un male, che alla fine tutto era condannato
a morire e che tutto ci che stava tra la nascita e la
morte fosse soltanto un patetico diversivo. Poi iniziai a frequentare
le lezioni del professor Waugh e l'idea di diversivo
assunse un significato del tutto nuovo.
Un giorno lui annunci alla classe che ci avrebbe raccontato
la storia del gatto di Erwin Schrdinger. Ci disse
che lo scienziato austriaco aveva chiuso il suo gatto in una
scatola insieme a una fiala di veleno attaccata a un martello
azionato da un meccanismo. Se il martello fosse stato
azionato avrebbe rotto la fiala e il gatto sarebbe morto. L
accanto era stata sistemata una piccola massa di materiale
radioattivo. Il martello sarebbe stato azionato da un elettrone
emesso nel momento in cui un atomo di quella massa
fosse decaduto. Ci spieg che non c'era alcun modo di
determinare se e quando questo sarebbe accaduto. Si poteva
soltanto stabilire la probabilit che l'atomo decadesse, e
quando l'avrebbe fatto. Conclusione: tutti gli eventi, a livello
atomico e subatomico, sono assolutamente casuali.
Marie aveva lanciato un'altra occhiata a Marco, che aveva
lasciato cadere sulle ginocchia la rivista e la stava ascoltando attentamente.
A quel punto la classe non lo seguiva pi, aveva continuato
Marie. Gli studenti si passavano bigliettini, bisbigliavano,
scarabocchiavano, si pettinavano, guardavano fuori
dalla finestra o fissavano l'orologio. Ma io ero trasfigurata.
E cosa ne  stato di quel povero vecchio gatto? chiese
alzandosi dalla cattedra il professor Waugh, il mio angelo
salvatore, con i ricciuti capelli biondi illuminati dai raggi di
polverosa luce solare che filtravano dalla finestra. Indossava
pantaloni scampanati di velluto a coste marrone e un panciotto
patchwork: gir attorno alla cattedra e ci si sedette
sopra. Il gatto  morto o vivo? Fece una pausa mentre la
classe, con rinnovato interesse, rimuginava su quella domanda.
Morto sentenzi Greta Gray.
Vivo, esclam Joe Moon.
 una cosa morbosa, disse Tina Clark. Non ho scelto
biologia proprio perch non sopporto di avere a che fare
con animali morti. Io passo, professor Waugh.
Veronica Sheehan chiese: Perch Showdinger, o come
si chiamava, non  andato semplicemente a vedere nella
scatola se il gatto era vivo o morto? Veronica era la ragazza
pi bella della scuola ed era notoriamente un po' svampita.
Lasci tutti di stucco quando fu accettata al MIT.
Ottimo, Veronica, disse il professor Waugh. Ero cos
invidiosa che dovetti deglutire con forza e ricacciare indietro
le lacrime, cercando di non perdere una parola.
Il concetto fondamentale della nuova fisica, della fisica
che non sarete tenuti a imparare nel mio corso, dice che
fino a quando non avete osservato un sistema non potete
sapere in che stato si trova.
Un momento, disse Fred Finkle. Credevo che stessimo
parlando di gatti morti.
Esatto, replic il professor Waugh. Come ha detto
Veronica, fino a quando non andiamo a vedere se il gatto 
vivo o morto, il gatto non  n vivo n morto. Resta in una
condizione indeterminata fino a quando qualcuno non
guarda nella scatola per vedere che cosa gli  successo.
Ma il gatto  vivo oppure  morto, puntualizz mio
fratello Michael. L'incertezza  nella mente di chi osserva,
ma questo non cambia la condizione del gatto.
Nella meccanica quantistica invece la cambia, rispose
il professor Waugh, radioso, come se Michael gli avesse
appena fatto una domanda da un milione di dollari e lui
conoscesse la risposta. La relazione tra la mente dell'osservatore
e lo stato della cosa osservata  inscindibile.
Non posso credere che quell'austriaco abbia ammazzato
quel povero gatto, esclam disgustata Tina Clark.
Non c'era nessun gatto, cerc di spiegarle il professor
Waugh. Questo  quello che i fisici chiamano un esperimento teorico.
Quindi  una storia di fantascienza, disse Joe Moon.
Lei  di Scientology? chiese Greta Gray al professore.
Mi vuole sposare? avrei voluto chiedergli io, ma non
lo feci. Dopo la scuola mi misi subito a discutere con Michael
le implicazioni della storia del gatto. In natura c'era
qualche alternativa, almeno a livello atomico, all'essere vivi
o morti? Io e Michael dibattemmo la questione e ore di
discussioni ci portarono alla formulazione del Primo Grande
(e insolubile) Enigma: La morte  la fine dell'esistenza
oppure  solo una trasformazione a noi sconosciuta?
Ne conseguiva direttamente il secondo enigma. Se il
gatto non osservato, o particelle come quark, leptoni, muoni,
gluoni, fermioni, bosoni e neutrini, esistevano virtualmente
in diversi superstati o superposizioni, allora mente e
materia dovevano esistere in una forma a noi totalmente
sconosciuta. Da qui il Secondo Grande (e irrisolvibile) Enigma:
La mente dipende dalla materia o  la materia a dipendere
dalla mente? E qual  il loro rapporto?
Ma la cosa pi importante fu che il professor Waugh mi
forn un nuovo modo di pensare alla morte. Forse era qualcosa
di pi interessante che una semplice e definitiva fine.
Forse, come mente e materia, vita e morte avevano un legame
pi intimo, una relazione meno dicotomica di quella
che io ero riuscita a concepire fino a quel momento. Naturalmente,
quando mi iscrissi alla scuola di specializzazione,
avevo gi superato quei concetti, che erano solo sciocchezze puerili.
Trovato, aveva dichiarato improvvisamente Marco.
Trovato cosa? Il vero motivo per cui mi sono iscritta alla
scuola di specializzazione e il vero motivo per cui me ne
sono andata? aveva chiesto Marie.
No, no. Ho trovato la materia mancante, la materia oscura
che tutti cercano. Tutte quelle particelle virtuali di cui
mi hai parlato, che apparentemente passano dall'esistere al
non esistere in modo casuale, sai, come quel gatto. Sono le
possibilit fantasma di Bohr. La massa mancante  il potenziale universale.
Forse, aveva replicato Marie. Aveva preso Morbidity
and Mortality Weekly Report dalle ginocchia di Marco e
mentre lui esponeva la sua teoria aveva iniziato a leggere.
Quel giorno Marie si era sentita un po' stupida per avere
parlato tanto di Michael, il professor Waugh e la morte. Ma
ora, mentre lei e Maud si avvicinavano alla sala della vita
nell'oceano, si rese improvvisamente conto di cosa la spingeva
ossessivamente a frequentare la biblioteca per continuare
a lavorare al suo saggio di filosofia della scienza, e perch
non l'avrebbe mai finito. Quel saggio era diventato un
surrogato di Michael. Maud aveva detto: Non posso dire
che mi mancher, ma in realt aveva voluto dire che sua sorella
le era mancata terribilmente, per anni, e avrebbe continuato
a sentirne la mancanza, viva o morta. Marie cap
chiaramente una cosa. Se fosse mai riuscita a riavere suo fratello,
avrebbe dovuto rinunciare al suo saggio sui quanti.
Maud e Marie entrarono nella loggia superiore dell'enorme
sala a due piani e si fermarono un attimo, in silenzio,
davanti al modello, alto ventotto metri, della balenottera
azzurra: il pi grande tra gli animali viventi o estinti,
diceva la targa. Questo animale ha una sua goffa bellezza,
una improbabile eleganza, non trova? disse infine Maud.
Marie annu, ancora in preda alla sensazione di essere in
presenza dello spettro di Nora. In un lampo cap che cosa
doveva cercare: l'episodio o gli episodi che avevano tenuto
Nora e Maud cos intimamente legate, e tragicamente distanti,
per tanti anni. Pens a s e a Michael. Doveva seguire la pista del tradimento.
Nell'ascensore trasparente che scendeva dalla loggia
verso il piano terra e l'Ocean Life Caf, Maud si gir verso
Marie e le disse: Tu vivi, passano i giorni, gli anni e i decenni,
e credi che tutto questo porti a qualcosa; poi arrivi
alla fine e ti accorgi che non porta a niente.
Marie non stava ascoltando. C'era qualcosa, riguardo
alle sorelle, che non quadrava. Maud, la pi grande, a scuola
era popolare e partecipava alle recite scolastiche. La sorella
pi piccola era indomabile, una ribelle, un pesce fuor
d'acqua. Una recitava, l'altra agiva. Si odiavano, si amavano,
ma in qualche modo erano due lati della stessa persona.
Le venne in mente che Nora e Maud si sentivano cos intercambiabili
da essersi perfino scambiate i nomi quando
Maud era rimasta incinta e Nora aveva preso il suo posto alla scuola di recitazione.
Ma certo, esclam Marie a voce alta. Maud e il cameriere,
che stava prendendo le ordinazioni, la guardarono
con aria interrogativa. Ma certo che prendo un caff, aggiunse.
Ancora una volta, Marie si stup della straordinaria
capacit umana di non vedere ci che sta davanti agli occhi.
E lei scriveva per un giornale scandalistico. Sapeva che ci
che scandalizza di pi la gente sono le cose comuni, terra
terra, quelle intuitivamente pi lampanti. La storia, l'arte e
i giornali sono pieni di storie di matricidi, fratricidi, infanticidi,
incesti, infedelt. Tutti tradiscono tutti. Tutti sappiamo
cosa vuol dire distruggere ci che amiamo, o meglio,
chi ci ama, e questo ci sconvolge profondamente, per quanto spesso possa accadere.
(Non faccio favoritismi. Ho tradito tutti quelli che ho
conosciuto. Nora Mars, La fine di Sarah, 1973).
Lei non  la madre di Rex, ma Nora, disse Marie in
tono piatto. Nora  diventata la moglie del proprio figlio.
Era. E morta. Maud non sembrava affatto sconcertata.
A quest'ora non sar altro che un po' di cenere e qualche
scheggia d'osso. Sto pensando di andare al molo, questo
pomeriggio, e gettare i suoi resti nell'East River.
Nora  rimasta incinta, non lei, spieg Marie come se
per Maud fosse una novit. Rex mi ha detto che lei e Nora
avete litigato per via di un uomo: il padre di Rex era il suo
ragazzo. Nora  rimasta incinta del suo ragazzo. Marie non
riusciva a vedere gli occhi di Maud dietro le lenti scure. Era
la storia giusta? Quella sbagliata? O solo un'altra storia?
Non fermarti, si disse Marie. Nora ha avuto il bambino e
poi ha voluto scappare da quella vita di provincia. Non era
tipo da interpretare il ruolo di Hester Prynne. Come sto andando?
Maud non batt ciglio.
Le ha consigliato di andare alla New York University al
posto suo perch moriva dalla voglia di liberarsi di lei. Nora
era andata a letto con il suo ragazzo e le aveva rovinato la vita...
Lui non significava nulla per me, la corresse Maud.
Nostra madre era morta mettendo al mondo Nora. Nostro
padre era malato e le bravate di Nora lo facevano solo star
peggio. Non volevo che facesse morire anche lui. Se non se
ne fosse andata, l'avrei ammazzata.
(Ogni donna intelligente ha l'omicidio nel cuore.
Nora Mars, Due morti, 1966).
Rex non ha mai saputo che lei e Nora vi siete scambiate
i nomi quando Nora ha preso il suo posto alla scuola di
recitazione, ecco perch crede che sia lei sua madre. Il certificato
di nascita che ha trovato il suo detective privato
diceva che sua madre si chiamava Maud Blake. Quando ha
partorito era ancora Maud.  diventata Nora solo quando
 arrivata a New York.
Maud si tolse gli occhiali e fiss Marie con i suoi taglienti
occhi verdi - gli stessi che avevano contribuito a far diventare
famosa Nora - con tale intensit che Marie dovette
sforzarsi per reggere quello sguardo. Nora era una persona
malata, contorta e perversa, ma credo che sposando Rex
abbia cercato di aiutarlo.
Nella sala entr ordinatamente lo stesso gruppo di bambini
che era passato vicino a Marie quando si trovava di
fronte agli yak. Si riunirono in semicerchio accanto alla
porta, fissando in silenzio la balenottera.
E vera? domand una bambina con le trecce bionde.
E morta, disse un bambino con un berretto da baseball
infilato al contrario.
E perch mi sta raccontando tutto questo? Dopo tutti
questi anni di silenzio, perch sta immolando se stessa, sua
sorella e Rex? chiese Marie.
Non ne ho idea, rispose Maud. Forse ha qualcosa a
che fare con lei. Forse c' qualcosa nella sua voce, nel suo
sguardo, che mi ha spinto a raccontarle questa storia.
La cosa strana dello sciroppo  che anche se  dolce 
sempre difficile da mandare gi, disse Marie, chiedendosi
da dove venisse quella battuta. Nora Mars aleggiava l intorno.
Perch quando sono venuta a trovarla a Hopewell mi
ha mentito e mi ha detto che era stata lei, e non Nora, a restare incinta?
Nora non era ancora morta. Cercavo di proteggerla,
Dio solo sa perch. Immagino che sia una cosa istintiva,
rispose Maud. Ma adesso  morta e non ha pi senso proteggere i morti, non crede?
(Alcune persone stanno meglio morte. Nora Mars, Dolce vendetta, 1955).
E Rex?
Maud si strinse nelle spalle. Credo che sia stato lui a
scoprire la prima carta.  stato lui a portarla da me, no?
Non posso certo sapere che cosa l'ha spinto a farlo.
Marie cap che doveva scavare ancora in quel punto, non
per lo Star (l'articolo ormai era finito), ma per se stessa. Come
la meccanica quantistica, o l'arte surrealista, ci che muove
le persone segue una sorta di logica assurda che va al di l
della nostra comprensione cosciente. Per rassicurarci, spieghiamo
il nostro comportamento con motivazioni ovvie
come il denaro, la gelosia o la lussuria. Ma Marie riteneva
che le nostre azioni scaturiscono dal desiderio di non pensare
alle verit pi profonde, ai paradossi. Maud aveva parlato
ben due volte a Marie di sua madre, dandole un indizio. La
vita scandalosa di Nora Mars, pens Marie, era un tentativo
di distogliere l'attenzione dallo scandalo originario: l'omicidio
della madre, morta di parto. E Marie sapeva che il suo saggio
sui quanti era, essenzialmente, un tentativo di distogliere
l'attenzione non dal suo tradimento e dalla perdita di suo
fratello, ma dal fatto che aveva spinto suo padre ad andarsene.
Ho una scadenza da rispettare, disse alzandosi, irritata
al pensiero che la psicologia quantistica di Marco stesse
influenzando il suo modo di ragionare. Spero che ci rivedremo ancora.
Chi lo sa? rispose Maud, impedendo a Marie di pagare il suo caff.
Quando Marie usc dal Museo americano di storia naturale
si stava scatenando un temporale in piena regola e lei
non aveva l'ombrello. Sirene sfrecciavano urlando mentre
lampi di luce di un bianco spettrale accendevano il cielo
grigio piombo: un temporale estivo a marzo. I rombi e gli
scoppi di tuono la facevano pensare a navi che si schiantavano
contro iceberg, enormi palle da bowling rotolanti sulle
piste, macchine da guerra intergalattiche. Aveva meno di
due ore per consegnare il pezzo a Brewster. Per fortuna il
nocciolo della storia l'aveva gi scritto da tempo; doveva
soltanto aggiungere qualche dettaglio finale, fondamentale
per la sua carriera. Non poteva aspettare, cos scatt sotto la
pioggia e corse verso la metropolitana, inzuppandosi immediatamente.
Sfrecciando gi per le scale per sfuggire all'acquazzone,
si chiese quale titolo avrebbe architettato Brewster per l'articolo.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Vita.
...
.
...
Se potessi vivere di nuovo, farei gli stessi errori, ma li farei prima.
Tallulah Bankhead.
...
.
...
Non  vero che la vita  una disgrazia dopo l'altra:  una disgrazia che si ripete all'infinito.
Edna St. Vincent Millay.
...
.
...
Credevamo che il nostro futuro fosse nelle stelle. Ora sappiamo che  nei nostri geni.
James Watson.
...
.
...
Una settimana dopo Marie era seduta su una panchina a
contemplare sei giraffe e quattro struzzi e a rimuginare sul
perch gli addetti allo zoo del Bronx avessero deciso di metterli
nello stesso recinto. Era una scelta estetica, per via dei
colli lunghi, oppure c'era una motivazione di tipo zoologico?
La canicola era ancora nel pieno della sua intensit e,
per essere in marzo, lo zoo era stranamente affollato. Mentre
si dirigeva verso le giraffe, Marie aveva contato sedici
famiglie, cinque coppie, quattro gruppi di turisti stranieri e
due persone sole come lei. Un piccolo steccato bianco, una
barriera di filo spinato e un ampio e profondo fossato la
dividevano dalle giraffe. Sullo steccato era stata scarabocchiata
in pennarello rosso una battuta in tono con gli animali:
La tua fierezza determina la tua altezza.
Professionalmente, la fierezza di Marie si trovava pi o
meno nei dintorni di Plutone. La storia di copertina che
aveva scritto il luned precedente, intitolata EDIPO REX, era
stata un grande successo per lo Star. Le copie erano state
esaurite e il marted tutti i giornali scandalistici del paese
erano andati a scovare negli archivi una foto di Nora e Rex
e l'avevano sbattuta in copertina. Il gioved la tiratura dello
Star era arrivata a centomila copie. I giornali seri, tra cui il
New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal,
avevano tutti citato l'articolo di Marie negli articoli usciti
in seguito alla morte di Nora Mars.
Marie era stata diffamata sulla stampa, alla radio, in televisione,
nelle lettere ai quotidiani, in lettere personali e telefonate,
in quella che secondo Brewster era la reale misura
del suo successo. I due titoli peggiori erano stati: GIORNALISTA
SCIACALLO DELLO STAR RIVELA I SEGRETI DI UNA
DIVA e CRONISTA SCOPRE UNO SCHELETRO NELL'ARMADIO
DI UNA STELLA MORENTE. Perfino il New York Times, nell'inserto
culturale del sabato, aveva pubblicato un articolo
che usava la commemorazione di Marie come punto di partenza
per un saggio intitolato Vendere la propria madre:
l'importanza del raccontare nel nuovo codice etico giornalistico,
firmato da un noto scrittore postmoderno.
(Pi nemici hai, maggiore sar il tuo successo. Nora Mars, Scacco matto, 1971).
Marie non aveva avuto il tempo di assimilare tutto quello che le era successo, perch Brewster le aveva immediatamente
assegnato una serie di articoli su vari aspetti dello
scandalo Nora Mars. Aveva dovuto analizzare a fondo la sua
infanzia, la gravidanza indesiderata, la rivalit con la sorella.
Aveva parlato con psicologi che sostenevano, ognuno a
modo suo, che Nora aveva una personalit borderline afflitta
da parecchi disordini emotivi, tra cui ADD (disturbo da
deficit dell'attenzione) e MPD (disturbo multiplo della personalit),
e probabilmente era stata lei stessa vittima di un incesto.
Marie aveva scatenato una caccia all'uomo senza quartiere
alla ricerca del padre naturale di Rex ed era venuto fuori
che si trattava di un ufficiale di carriera dei marines. Poi
aveva stilato una biografia dei genitori adottivi di Rex,
Frank e Sheila Greene di Toulouse, Ohio. Rex  sempre
stato uno fuori dagli schemi, aveva commentato Frank
Greene. Aveva intervistato il primo marito di Nora, Joseph
North, docente di teatro elisabettiano alla New York University
(con lui non c'era stato alcun accordo prematrimoniale);
il secondo, Bruno Zimm-Mars, regista cinematografico
italiano (dopo il divorzio aveva aggiunto il trattino anche
se l'accordo prematrimoniale lo vietava); il quarto, Olaf
Mars, stella del cinema danese con il quale Nora era stata
sposata per il periodo pi lungo, tredici anni, e che nel 1985
aveva annunciato pubblicamente la propria omosessualit.
(Io e Nora eravamo morbosamente competitivi, aveva
rivelato Olaf. Se non fosse stato per lei, non sarei mai arrivato
dove sono ora). Troy Mars, ultimo marito ed ex commercialista
di Nora, era irreperibile ma Marie era riuscita
a fargli sapere che voleva un'intervista esclusiva, e lui aveva
accettato esortandola a chiamarlo nei giorni successivi.
Al momento stava lavorando a un articolo che raccoglieva
altri celebri casi di incesto madre-figlio, tra cui Edipo,
Emmeline, la notissima storia delle Los Angeles Hightowers
e il caso Sante e Kenneth Kimes, avvenuto a New
York. (Marie, fedele alla sua parola e alla sua professionalit,
non aveva raccontato che Rex e Nora non avevano mai
tecnicamente commesso incesto). E, naturalmente, avrebbe
scritto un articolo sulla lettura del testamento di Nora
Mars, prevista per il pomeriggio seguente.
Gli articoli avevano regalato a Marie una celebrit immediata
nel mondo del giornalismo sensazionalistico. Diversi
giornali scandalistici delle pi grosse citt del paese le avevano
gi rivolto interessanti offerte di lavoro e due editori
l'avevano chiamata offrendole un contratto per un libro. E
la sera prima Brewster l'aveva portata al Palm Restaurant
per una cena a base di aragosta e bistecca. La tiratura continuava
ad aumentare e, anche se ormai la storia era stata
ripresa da tutti gli altri quotidiani, lo Star l'aveva pubblicata
per primo. Durante la cena Brewster si era congratulato
con lei, le aveva promesso un aumento e le aveva assicurato
che se continuava a lavorare bene le avrebbe chiesto solo
occasionalmente di riscrivere qualche articolo non suo. Marie
l'aveva ringraziato e mentre rispondeva che ci avrebbe
riflettuto aveva notato che aveva il cravattino storto.
Rifletterci? aveva chiesto lui. Poi aveva finito il vino
che aveva nel bicchiere. Su cosa devi riflettere?
Vorrei una rubrica mia. Marie non aveva nulla da perdere
e tutto da guadagnare. Non voleva lasciare lo Star e si
era affezionata parecchio a Brewster nonostante i suoi difetti,
ma se ci fosse stata costretta avrebbe lavorato per un altro giornale.
Dopo quindici secondi di scioccato silenzio, Brewster
aveva esclamato: Non so se mettermi a ridere o a piangere.
Una rubrica tua? Fai centro una volta e credi di essere diventata Nellie Bly?
Marie aveva provato l'irresistibile impulso di raddrizzargli
il cravattino, e cos aveva fatto. Brewster era diventato
paonazzo. Voglio la mia rubrica settimanale, nella quale
tratter argomenti scelti da me. Marie aveva parlato in
tono lento, chiaro e sicuro. Voglio un numero maggiore di
articoli l'anno con la mia firma, un contratto scritto che mi
garantisca che non dovr pi fare la verifica-fatti o riscrivere
pezzi altrui e un sostanziale aumento di stipendio.
Dovr rifletterci, aveva risposto Brewster, brusco, anche
se Marie aveva scorto un sorriso malizioso nascondersi tra le sue labbra.
Su cosa devi riflettere? aveva replicato Marie e Brewster
era scoppiato a ridere. Marie non aveva potuto fare a
meno di pensare che, in fondo, era segretamente orgoglioso di lei.
Poi le aveva detto: Domani  domenica. Prenditi la giornata
libera. Brewster non aveva mai detto a nessuno di
prendersi una giornata libera e Marie voleva capire esattamente
che cosa significasse quell'offerta. Era una semplice
ricompensa per avere lavorato duro? Trovava che Marie avesse
l'aria stanca? Era preoccupato per la sua salute? Oppure
era il primo indizio che presto le avrebbe mostrato la porta?
Con il dolce, Marie aveva ordinato del calvados. Avevano
smesso di discutere di lavoro e di Nora Mars e si erano
messi a parlare dell'ondata di caldo. Brewster le aveva confessato
che gli piacevano molto le manifestazioni climatiche,
soprattutto quelle estreme, perch rendevano le persone
eccitanti e comunicative. Ricordava che per lo Star l'esordio
era stato particolarmente propizio perch, nei primi
mesi della sua esistenza, si era avuta una tempesta di neve in giugno.
Nessuno era andato al lavoro, la citt era quasi completamente
chiusa, scienziati e autorit religiose rilasciavano
dichiarazioni inquietanti o rassicuranti godendosi i loro
quindici minuti di celebrit, e tutti volevano leggere qualunque
giornale gli capitasse a tiro. Le vendite erano schizzate
alle stelle. Marie sapeva che Brewster non le stava raccontando
quella storia per caso ( l'ondata di caldo che sta
vendendo pi copie, non l'articolo sulla Mars; come i cambiamenti
atmosferici, gli articoli passano e se ne vanno), ma era
troppo ubriaca per tenerne conto. Brewster l'aveva fatta
salire su un taxi, le aveva strizzato l'occhio in quello che a
Marie era parso un ammiccare cameratesco e le aveva detto:
A pensarci bene, domani pomeriggio  meglio che tu faccia
un salto. Ci sono ancora alcune cose da mettere a punto sulla storia della Mars.
Tornando a casa, Marie aveva cercato di fermare il vortice
alcolico che le roteava in testa mettendosi a pensare a
Rex. Con tutto quel parapiglia, Rex e Maud erano scomparsi.
Nessun altro giornale aveva riportato le loro dichiarazioni.
Anche se prima che l'articolo uscisse Marie aveva
cercato di contattare Rex in tutti i modi, non era riuscita a
farlo e, per quanto ne sapeva, anche lui, come il resto del
mondo, aveva saputo di avere sposato sua madre leggendo
l'articolo commemorativo di Nora sul Gotham City Star.
Da quando l'articolo era uscito, Marie aveva cercato centinaia
di volte di contattarlo e gli aveva lasciato almeno una
dozzina di messaggi di scuse in segreteria. Era perfino andata
a DUMBO due volte, ma lui era uscito oppure non rispondeva
al citofono. Marie era sicura che si sentisse truffato,
tradito, manipolato, usato, sacrificato, ingannato da lei,
e ne era sinceramente dispiaciuta.
Poi Marie aveva avuto quella che pot descrivere solo
come un'epifania (anche se sotto l'effetto di alcolici): il risultato
non ha alcuna importanza, in una visione pi ampia
delle cose  il processo con cui si giunge al risultato che
conta veramente. Aveva solo una vaga idea di quello che
Brewster intendeva quando aveva detto che lei non lo voleva
davvero, ma in quel momento ci che desiderava pi di
ogni altra cosa era mettersi al lavoro su un altro articolo e
cercare di scoprire che cosa sarebbe accaduto in seguito.
Mentre il taxi sfrecciava sulla Quinta, davanti all'Empire
State Building con i piani superiori ancora immersi in una
luce verde trifoglio aveva abbassato il finestrino. Si era sporta,
aveva alzato lo sguardo e aveva urlato: La vita  moto.
Era cos ovvio che era stupita di non averlo capito prima.
Era intelligentissima. Era sbronza.
(Il genio  la capacit di vedere ci che  ovvio. Nora Mars, La diva, 1977).
Quand'era rientrata nel suo appartamento il telefono
stava squillando e si era sorpresa a sperare che fosse Rex.
Aveva capito da tempo che non era l'uomo per lei (se lo fosse
stato, avrebbe mai scritto quell'articolo?) ma voleva rivederlo,
se non altro per avere la conferma che tra loro era
veramente accaduto qualcosa, anche se era stato contorto e
doloroso. Invece all'altro capo del filo aveva udito la voce
ammorbidita dal cognac di Ned Brilliant. Le bottiglie di
Bordeaux bianco e rosso che avevano innaffiato la sua bistecca
di prima qualit e l'aragosta da pi di un chilo (si era
fatta dare gli avanzi) e il calvados si erano mischiati dando
vita a un potente afrodisiaco.
Dove sei? aveva miagolato. Perch non passi a trovarmi qualche volta, per esempio adesso?
Sono nel New Jersey.
Basta che attraversi un paio di ponti o gallerie, aveva
sussurrato, prendendo in considerazione la possibilit di
fare sesso al telefono.
Mi sa che sei ubriaca, aveva commentato lui.
Ubriaca di desiderio, gli aveva risposto, sapendo che se
ne sarebbe amaramente pentita. Dopo essere andato a lavorare
al Post e avere rotto con lei, Ned aveva tentato pi volte
di riprovarci, ma Marie gli aveva sempre resistito. Tuttavia
c'era una parte di lei che era tentata di rimettersi con lui, in
modo da potersi togliere la soddisfazione di lasciarlo. Nonostante
tutto, per, gli voleva bene: in fondo l'aveva aiutata
a superare un periodo molto duro.
Che razza di uomo ti fa ubriacare e poi ti lascia tornare
a casa da sola? aveva chiesto Ned.
Brewster, aveva risposto Marie, eliminando dalla propria
voce ogni sfumatura seduttiva. Non al telefono, non
quella notte, non con Ned: ormai aveva deciso. Stavamo
festeggiando. Si era diretta in cucina e aveva ficcato il sacchetto
con gli avanzi nel frigo.
Ah, capisco. Ti ha dato un aumento? Una promozione?
Una rubrica tua, spero.
Marie non aveva risposto ed era entrata in camera da letto.
Be', comunque ti ho chiamato perch volevo dirti di
persona che i tuoi articoli sulla Mars erano il massimo,
favolosi, galattici. Io non avrei saputo fare di meglio.
Credo di no, aveva risposto lei, distratta. E Carla dov'?
Prima di rispondere lui aveva fatto una lunga pausa, come
se avesse temporaneamente dimenticato di essere sposato.
Fuori per lavoro, aveva detto alla fine. Ho appena
messo a letto i ragazzi. Comunque, non avevo idea che si
potesse cavarne tanto, da quella storia. Un ottimo lavoro,
cazzo. Aveva fatto una risatina e, come se fosse tornato
quello di prima, aveva aggiunto: Naturalmente sono stato
io a insegnarti tutto quello che sai.
Se lo dici tu, aveva sospirato Marie, iniziando a spogliarsi.
A dire il vero, dicono che il maestro migliore  quello
che si fa superare dall'allievo, aveva aggiunto Ned.
Gi, aveva ribadito lei, sdraiandosi sul letto senza
camicia. Indossava solo il reggiseno rosso delle grandi occasioni.
Il soffitto aveva cominciato a roteare e ondeggiare, alternativamente.
Quando ho parlato con Rex Mars, un paio di settimane
fa, aveva continuato Ned, ho pensato che fosse una
povera vittima, un relitto, un cantante sfigato in attesa che
gli esplodesse il fegato. Gli ho fatto qualche domanda stupida,
lui mi ha dato delle risposte stupide, ho pagato mezza
bottiglia di whisky e me ne sono andato. Quel giorno ti ho
anche pensata con affetto, per via di quel bar. Non sapevo
che mi avresti battuto sul tempo.
Quale bar? aveva chiesto Marie mentre sbottonava i
pantaloni e cercava di toglierli dimenandosi e tenendo il telefono
incastrato tra l'orecchio e la spalla. Le meraviglie del
multitasking, aveva pensato.
Be', adesso non offenderti. Lo so che su certe cose sei
molto suscettibile, per non dire paranoica. Un posticino a
ovest di Soho che si chiama Ear Inn. Ho sempre pensato
che  molto tenero il modo in cui cerchi di nascondere di
essere un po' sorda.
Lo sapevi? aveva esclamato lei, mettendosi a sedere.
Certo. Lo sanno tutti.
Cristo, aveva esclamato Marie tornando di colpo a
sdraiarsi e rimpiangendo amaramente il secondo bicchierino
di calvados. Ora il soffitto e le pareti sembravano liquidi.
Aveva la sensazione di trovarsi in un acquario, ma con
l'acqua fuori dal vetro.
Quando l'hai capito? gli aveva domandato, chiudendo
gli occhi nel tentativo di ridurre al minimo il movimento.
Oh, non saprei. Credo di aver capito subito che avevi
problemi di udito. Forse era il modo in cui mi guardavi la
bocca. Aspetta. Ho appena sentito uno dei ragazzi.
No, volevo dire, quando sei andato all'Ear Inn con Rex
Mars? Le ci era voluto un considerevole sforzo per articolare
le parole e fino a quando non aveva udito la risposta di
Ned aveva avuto paura di non essere riuscita sul serio a pronunciarle.
Non lo so. Una settimana fa, gioved forse. Di mattina.
Ricordo di aver pensato che era un po' presto perch Mars
fosse gi ubriaco. Perch?
Niente. Grazie, Ned. Vai a vedere come stanno i ragazzi.
Mentre si addormentava, Marie aveva pensato che l'ultima
volta che si era ubriacata era stato con Rex Mars, e anche
allora il suo impulso sessuale l'aveva tradita. Per quella
notte fatale con Simon non era accaduto. Domani, si era
detta, cercher di mettermi a ogni costo in contatto con
Michael. Aveva ripensato a lui che, nell'autonoleggio, le aveva
affibbiato l'etichetta perenne della mela marcia. Probabilmente
sarebbe stata costretta a litigarci. E poi, improvvisamente,
le era venuto in mente di avere lasciato sul sedile
anteriore dell'Impala gli strani vasi azzurri comprati dalla
russa. Si era ripromessa che il mattino dopo avrebbe per
prima cosa chiamato l'impiegata campionessa di bolle di
gomma da masticare.
Ma il mattino dopo se n'era completamente dimenticata.
Aveva preso Brewster alla lettera e non era andata al
lavoro (non voleva sembrare troppo malleabile proprio nel
bel mezzo delle trattative). Non aveva idea di che cosa fare
o dove andare. Era la prima volta che aveva qualche ora libera
dal lavoro allo Star dal momento in cui aveva preso la
decisione storica di smetterla di scrivere il saggio sui quanti
e cercare di recuperare Michael. Avrebbe voluto chiamarlo subito, ma doveva aspettare fino a mezzogiorno a causa
del fuso orario. Aveva ripensato al manifesto con le giraffe
che aveva visto nella metropolitana mentre andava all'appuntamento
con Maud al Museo di storia naturale: ALLO
ZOO DEL BRONX TROVI NUOVI PUNTI DI VISTA.
Mentre se ne stava seduta a guardare quegli animali incredibilmente
alti ondeggiare tra le cime degli alberi, rimise
insieme la sua conversazione della notte precedente con
Ned e si rese conto che un mistero, anche se piccolo, era
stato risolto. Ora capiva perch Rex Mars si trovava all'Ear
Inn prima di lei. Si era incontrato con Ned Brilliant e probabilmente
anche con una sfilza di altri giornalisti. Evidentemente
aveva dedicato loro una giornata intera e aveva
concesso una serie di appuntamenti consecutivi nel suo
ufficio provvisorio con bar annesso. Ma perch? Per farsi
pagare da bere? Per farsi pubblicit in vista della pubblicazione
della sua autobiografia?
Due degli struzzi pi piccoli si misero a correre tra le
zampe delle giraffe. Marie si chiese se alle giraffe faceva piacere
che quegli uccelli le usassero come palestra. E se quel
giorno all'Ear Inn, pens Marie lasciando briglia sciolta alla
sua fantasia paranoica, Rex avesse esaminato attentamente
i giornalisti alla ricerca di quello cos coglione da farsi usare
come pedina nel suo complesso piano per diventare figlio
ed erede diretto di Nora Mars e del suo consistente patrimonio?
Naturalmente, il problema se Rex fosse o meno
figlio di Nora Mars si poteva risolvere con un test del DNA,
e Rex lo sapeva bene. I cadaveri venivano regolarmente esumati
per stabilire paternit, discendenze, identit. Yves
Montand, Jesse James, John Wilkes Booth, per citare solo i
pi celebri. Ovviamente, pens Marie, ci vuole un corpo, o
almeno una parte, un dente, un capello; poi ripens a
quando Maud le aveva parlato di voler spargere le ceneri di
Nora Mars nell'East River. Fu colta dal panico. E se la cosa
veniva in mente a qualche giornalista prima che ne parlasse
lei? Una giraffa stiracchi la zampa posteriore e con un
leggero calcio lanci a qualche metro di distanza uno degli
struzzi. Marie rise tra s. Le storie erano come le stelle: non
appartenevano a nessuno, erano troppe per poterle contare
e si riciclavano continuamente. Con uno strano senso di
tristezza mista a eccitazione cap che era giunta l'ora di lasciarsi
alle spalle la storia di Nora Mars.
Una giraffa strapp con i denti la corteccia dal tronco di
una grossa quercia. Un'altra rosicchiava i germogli appena
spuntati sui rami. In un mondo darwiniano, pens Marie,
la ragione della loro altezza era ovvia e bellissima. La loro
sopravvivenza e il loro aspetto dipendevano dalla capacit
di trovare cibo dove gli altri non riuscivano a trovarne. Le
macchie squadrate e irregolari le aiutavano a confondersi
tra gli alberi, cos non rischiavano di essere infastidite dai
predatori mentre stavano mangiando. La vita biologica era
cos chiara, finalizzata, organizzata. Marie aveva sempre adorato
la teoria di Schrdinger, che sostiene che la vita  entropia
negativa: inizia come un caos inesplicabile ma segue
un continuo processo per diventare sempre pi ordinata.
La natura casuale, paradossale, incerta e instabile della fisica
moderna non aveva nulla in comune con le informazioni
genetiche, incredibilmente stabili, che governavano gli
organismi viventi.
Gli struzzi giravano attorno alla base della quercia come
ballerine adolescenti in tut neri. Marie non aveva la pi
pallida idea del perch gli struzzi fossero dotati di colli cos
lunghi, ma era certa che un motivo c'era, e sicuramente era
giusto. L'universo pu anche rimanere un mistero impenetrabile,
pens Marie, ma l'organismo umano verr perfettamente
compreso grazie al progetto di decifrazione dei tre
miliardi di lettere del DNA umano.
Ricord che il giorno prima, in biblioteca, Marco aveva
sostenuto che l'universo  in realt una versione in scala
gigantesca della vita. Aveva addotto come prova schiacciante
un'illustrazione del New York Times con l'immagine di un
superammasso di galassie ottenuta grazie a satelliti a raggi X
e nuovi telescopi.
Che cosa vedi? aveva chiesto tutto eccitato, tenendole
la pagina attaccata alla faccia.
Una striscia di dischi arancioni, azzurri e rosa di dimensioni
diverse, aveva risposto Marie.
Gli ammassi di galassie, aveva letto lui, sembrano
connessi da strutture simili a ragnatele che si estendono
nello spazio in fili lunghi e sottili. Spesso un superammasso
 composto di due lunghi filamenti intrecciati, provenienti
da ammassi di galassie collegati tra loro. Adesso
prova a guardare di nuovo, aveva detto premendole il giornale
sul naso. Che cosa vedi?
Marie si era stretta nelle spalle. Una striscia di dischi arancioni,
azzurri e rosa di dimensioni diverse, aveva ripetuto.
E una doppia elica cosmica, aveva affermato Marco
con sicurezza assoluta. Un doppio nastro ritorto di DNA
grande come un universo.
Marie aveva fissato l'immagine per un po'. Mi pare di vederlo, aveva ammesso.
E la cosa pi straordinaria  che la chimica cosmica dello
spazio profondo, composta da un sacco d'acqua e da sostanze
chimiche organiche, assomiglia a quella del corpo umano
molto di pi della composizione generale della Terra.
Allora, aveva osservato Marie, prendendo una copia di
Saveur, mi stai dicendo che non siamo altro che organismi
microscopici che vivono in un organismo molto, molto pi
grande.
Marco aveva annuito, con gli occhi scuri che brillavano.
E lo sapevi che certe amebe, quando viene messa in pericolo
la loro sopravvivenza, si uniscono e formano un organismo
che ruota e forma una spirale piatta con un buco al centro?
Aspetta, lasciami indovinare. Scommetto che al microscopio
quell'organismo presenta una incredibile somiglianza
con una galassia a spirale.
Marco era parso molto stupito. Come fai a saperlo?
Lo stai facendo di nuovo, aveva replicato Marie scuotendo
la testa. Confondi la realt con un episodio di Ai confini della realt.
La fantascienza ha predetto i buchi neri molto prima
che i fisici riuscissero anche solo a immaginarli, aveva sentenziato Marco.
A dire il vero, aveva replicato Marie mettendo gi Saveur
e adagiandosi contro lo schienale della poltrona, secondo
il principio di fecondit di Robert Nozick, hai ragione.
Principio di fecondit?
Come Marie si era aspettata, Marco si era rizzato a sedere.
Afferma che tutte le possibilit sono realizzate, e che il
principio stesso  una di queste possibilit.
Marco si era avvicinato a Marie. Odorava di cetrioli. E
sapevi, aveva sussurrato, che quasi il 97 per cento del DNA,
detto anche DNA spazzatura, non ha alcuno scopo di codificazione?
Le sue funzioni sono ancora sconosciute.
S, aveva sussurrato a sua volta Marie, chiedendosi al
tempo stesso perch. Sospettano che contenga informazioni
obsolete necessarie nei primi stadi dell'evoluzione umana.
Ma hai mai pensato, Marco riusciva a malapena a contenere
il proprio entusiasmo, che circa il 97 per cento dell'universo
 fatto di materia oscura, di quella massa o energia
che nessuno sembra in grado di trovare? Non credi che
queste due percentuali costituiscano una coincidenza straordinaria?
E tu sapevi, aveva detto Marie, che il numero di battiti
del cuore durante la permanenza media di un essere
sulla Terra  pi o meno lo stesso per tutti gli animali, e cio
circa un miliardo?
Ma Marco non si era lasciato distrarre e le aveva letto
qualche altra riga del Times. I superammassi vengono
considerati composti da ammassi di galassie, gas intracluster
e, presumibilmente, materia oscura, il materiale invisibile
che costituisce gran parte della massa e della forza gravitazionale dell'universo.
Scusa, ma non capisco, aveva detto Marie, che ora stava sfogliando Car and Driver.
Lui aveva sospirato. Il fatto  che la materia oscura e il
DNA spazzatura potrebbero essere in qualche modo connessi.
La materia oscura pu essere l'equivalente cosmico del
DNA spazzatura. Se si risolve il problema della materia oscura,
si potr intuire il significato del DNA spazzatura, e viceversa.
Marie aveva messo gi la rivista, aveva preso il cellulare
e cominciato a digitare dei numeri.
Non puoi farlo qui dentro, aveva detto Marco. Chi chiami?
La Svezia, aveva risposto Marie. Il comitato per il
Nobel deve essere messo al corrente.
Ma conosci qualcuno l? aveva domandato Marco.
Marie aveva messo via il telefono. Era una battuta. Francamente,
l'unico legame che riesco a vedere tra il DNA spazzatura
e la materia oscura  che la meccanica quantistica ci
ha dato la possibilit di scoprire che non sappiamo nulla di
entrambi. Marie pensava che il progetto del genoma le
avrebbe un giorno permesso di scoprire se la zitellaggine era
codificata nel suo DNA, ma poi aveva deciso che non avrebbe
aspettato di scoprirlo. Marco, aveva detto, affannata, voglio sposarmi.
Lui aveva alzato lo sguardo dal giornale. Lo so.
Mi vuoi sposare? gli aveva chiesto. Voglio dire, un
matrimonio bianco, senza condizioni, una specie di esperimento
per vedere se  possibile modificare il proprio destino.
Poi aveva fatto una pausa. Marco l'aveva fissata privo
di espressione. Terrorizzata, Marie si era resa conto che avrebbe
potuto considerare offensiva quella proposta di matrimonio.
Naturalmente non so se sei gi sposato e mi rendo
conto che  strano chiedere a qualcuno che conosci a
malapena di sposarti, e sono sicura che  una pessima idea.
Sarebbe superfluo, aveva detto semplicemente Marco.
Noi siamo gi sposati.
Marie era scoppiata in una risata nervosa. Ma perch, si
era rimproverata, non rifletti prima di aprire bocca? In un
universo parallelo, vuoi dire?
No, aveva risposto lui, intendo in questo. Nella buona
e nella cattiva sorte noi siamo, come ti ho gi detto, indissolubilmente
e intimamente legati. Siamo un esempio
del teorema di Bell, la prova dell'interazione, la dimostrazione
dell'esperimento di Aspect. Siamo due particelle che,
venute a contatto, continueranno a influenzarsi indipendentemente
dalla distanza che potranno stabilire l'una dall'altra.
Come tali siamo una forza, una dinamica, un'interazione.
Ora facciamo parte di un sistema singolo e rispondiamo
simultaneamente a ulteriori interazioni. Quindi,
come puoi vedere, siamo gi sposati.
Il QUIP, stai descrivendo il QUIP, il principio di inseparabilit
dei quanti; ma noi non siamo particelle, siamo persone.
E poi, Marco, aveva aggiunto Marie, che si sentiva
offesa e ne era sorpresa, avresti anche potuto rispondere
semplicemente di no.
Lo sapevi che le origini della vita sono ancora del tutto
sconosciute e che una delle teorie pi accreditate sostiene
che la vita non  nata sulla Terra ma proviene da un altro
punto dell'universo?
Quella teoria si chiama panspermia, aveva replicato
Marie in tono sprezzante, senza nemmeno cercare di seguire
il ragionamento di Marco. E poi era un'idea ridicola.
Sposare te per sfidare il destino? Dovevo essere impazzita.
Volevo solo, nero su bianco, che qualcuno giurasse di
passare il resto della sua vita con me. Si era afflosciata sulla
poltrona e aveva appoggiato la testa all'indietro. Sai, una
volta mi sono quasi sposata.
(Nel matrimonio ci si pu sentire molto pi soli che
restando soli. Nora Mars, L'avventura, 1963).
Marco aveva iniziato a leggere Journal of Credibility
Assessment and Witness Psychology.
Lui era australiano, si chiamava Simon Sparks ed era
l'amante di mio fratello Michael. Michael me lo present
durante il mio primo anno di scuola di specializzazione. Me
ne infatuai immediatamente e iniziai a passare sempre pi
tempo con lui e Michael. Simon divenne la mia ossessione:
leggevo quello che leggeva lui, mangiavo quello che mangiava
lui, elaboravo complicate strategie per restare sola con
lui. Alla fine mi resi conto che dovevo smetterla di frequentarli,
e cos feci. Dopo un po', Simon mi chiam per
chiedermi se c'era qualcosa che non andava e ci incontrammo
in un posticino, da Marion, nella Bowery, specializzato
in martini. Ne bevemmo parecchi e in uno stato di alterazione
provocato dal gin gli dissi che ero innamorata di lui.
Simon mi confess che per lui era stato amore a prima vista
e che non riusciva a concepire di vivere senza di me.
Marco pareva molto preso dalla sua rivista.
Il giorno seguente mi implor di sposarlo; cos andammo
in municipio e ci registrammo per farci sposare il giorno
successivo. Simon non si present. Non lo rividi mai pi
e da allora Michael si rifiuta di parlare con me. In seguito
capii che forse Simon voleva soltanto ottenere la carta verde,
ma poi non era riuscito ad andare fino in fondo. Marie
aveva chiuso gli occhi e, per la prima volta da moltissimo
tempo, si era concessa di soppesare pienamente la gravit di
ci che aveva fatto a suo fratello. A volte pare che la vita
consista soprattutto nel camminare su un filo sospeso tra il
dolore che infliggi agli altri e il dolore che gli altri infliggono
a te. Se si cade troppo in l, dall'una e dall'altra parte, scoppia la tragedia.
Marie decise che nelle giraffe non c'era nulla che avesse
un senso. Erano cos buffe con quelle stupide macchie, le
gambe traballanti, i colli ridicolmente lunghi, le antenne da
marziane, le espressioni allegre. In effetti, dal punto di vista
estetico, quasi tutte le forme di vita erano semplicemente
assurde: rinoceronti, ippopotami, zebre, zanzare, balene,
yak. Perfino i loro nomi mancavano di un forte legame con
la realt. Forse Marco aveva ragione: la biologia e la fisica
delle particelle erano solo espressioni diverse della stessa
cosa. Ripens a quando il professor Waugh le aveva detto
che anche se mille filosofi si fossero dedicati per mille anni
al tentativo di pensare alla cosa pi strana in assoluto, non
sarebbero mai riusciti a concepire nulla di pi strano della
meccanica quantistica. Marie pens che la stessa cosa si poteva dire della vita.
(La vita non  strana, la gente invece s. Nora Mars, Edgeware Road, 1966).
Si stava avvicinando mezzogiorno e Marie non aveva
ancora elaborato una strategia per contattare Michael. Cap
di avere evitato di proposito di stabilire che cosa dirgli: era
meglio improvvisare. Prese il cellulare dallo zaino e, con fatalistica
rassegnazione, si rese conto di averlo lasciato in ricarica
in cucina. Un incidente non casuale? si chiese. Le
venne in mente che la comunicazione esisteva anche prima
dell'avvento dei cellulari e si diresse verso gli edifici principali
dello zoo alla ricerca di un telefono pubblico. Pass davanti
a una coppia di orangutang avvinghiati (non cap se
stavano giocando o lottando) su una sporgenza di roccia.
Una capra di montagna con grandi corna nere a spirale li
guardava dall'alto. Chiese in una bancarella dove poteva trovare
un telefono e la spedirono al rettilario. Vag nell'edificio
fiocamente illuminato osservando rettili enormi - cobra,
serpenti delle rocce, pitoni bicolori, boa constrictor -
che giacevano dietro pareti di vetro. Vide una mano guantata
di bianco lasciar cadere un piccolo roditore nella vasca
del boa constrictor. Marie decise di astenersi dall'analisi
della catena alimentare e pass oltre. Al telefono c'era un ragazzo.
Laggi c' un grosso boa constrictor che sta per mangiarsi
un topo del deserto. Se vuole vederlo  meglio che si sbrighi, gli sussurr.
Davvero? fece lui.
L, conferm lei puntando il dito.
I serpenti (o meglio il topo, con il quale si identificava
di pi) avevano scoraggiato Marie, che fece solo una telefonata
di prova alla sua segreteria telefonica. C'erano due
messaggi. Il primo era di Troy Mars, che le chiedeva di chiamarlo
all'una di quel pomeriggio. Marie guard l'orologio.
Erano gi le dodici e un quarto. Se voleva chiamarlo dall'ufficio,
dove aveva anche un registratore, doveva sbrigarsi.
Fece per riattaccare ma poi si ricord che c'era un altro
messaggio. Pens che forse era ancora Troy.
Marie, ho appena ricevuto dalla High-Low Cars un
pacchetto che contiene tre vasi azzurri. Era la voce di
Michael. Immagino che siano tuoi. Per mi sono innamorato
delle loro strane forme e ho deciso di tenermeli come
regalo di riconciliazione da parte tua. E un'altra cosa. Secondo
te, il nostro incontro all'autonoleggio  stato solo un
incidente nell'immensit del cosmo o l'espressione di una
legge naturale iscritta nel nostro DNA collettivo? Aspetto
con ansia una tua risposta. A proposito, lo sai quant' difficile,
giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno
dopo anno, trovare una copia del Gotham City Star da queste parti?
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Qualia.
...
.
...
Io mi scontro sempre con l'inconscio della gente.
Marilyn Monroe.
...
.
...
Dio  nei dettagli.
Ludwig Mies Van Der Rohe.
...
.
...
Sono propenso a credere che siamo tutti dei relitti.
P. J.E. Peebles.
...
.
...
Marie si ferm sul primo gradino della chiesa greco-ortodossa
di San Cosma in Eden Street. Le torri del World
Trade Center incombevano su di lei come una versione
ipermoderna della pianta di fagioli magici della favola. Un
notevole numero di giornalisti era radunato davanti allo
studio di Burger, Klotz, Noland & Windham, gli avvocati
di Nora Mars: tra loro Marie riconobbe gente della radio e
della televisione che lavorava per Hot Copy, Good Morning
America, Dateline e per la CNN e giornalisti che scrivevano
su USA Today, New York Law Journal, Weekly World News e
Inside View. La lettura del testamento era prevista per luned
alle tre del pomeriggio. Alcuni giornalisti erano stati
selezionati per partecipare all'evento (tra loro Marie e Ned
Brilliant, in piedi accanto a lei sul gradino), ma era stato
loro chiesto di aspettare fuori con il resto dei colleghi fino
a quando un addetto dello studio non li avesse scortati all'interno.
Eccoci qui a sudare come maiali in marzo, mentre l'effetto
serra  diventato la non-notizia del secolo, disse Ned
riferendosi all'ondata di caldo che non dava segno di voler
diminuire. Fino a poco tempo fa la gente aveva smesso di
usare le bombolette spray e si faceva mettere la spesa nei
sacchetti di carta per salvare lo strato di ozono, perch aveva
paura di bruciare viva. Adesso stiamo veramente bruciando vivi e a nessuno frega niente.
Per caso ti hanno rifiutato un pezzo sull'argomento, Ned? gli chiese Marie.
Ned fece una faccia sorpresa. In effetti  cos.
Riprovaci, ma stavolta non mettere in evidenza l'espressione
strato di ozono, consigli Marie, pensando a
tutti i raggi ultravioletti assorbiti sui gradini di quella chiesa
da quand'era arrivata, in anticipo, pi di un'ora prima.
Invece prova a usare delle frasi pi da terzo millennio, come
teoria elettromagnetica e fasci di radiazioni di burst di raggi gamma.
Sono tutti un branco di pecoroni, disse Ned, aprendo
il suo taccuino con nonchalance e scribacchiando qualcosa.
Marie non capiva come avesse potuto trovare attraente
quello sputasentenze tutto pelle e ossa. Forse allora lo considerava
semplicemente intelligente e snello.
Hai visto che ieri nella lista dei best-seller del Times
c'era una raccolta di racconti di Ray Bradbury? chiese Ned.
Gi, rispose Marie, curiosa di sapere che cosa avrebbe
avuto da dire a tutti loro Nora Mars dalla tomba.
Voglio dire, stai diventando influente come Oprah,
stava dicendo Ned. Racconti in un articolo che Nora Mars
ha tratto il suo nome d'arte da un racconto di Ray Bradbury
intitolato Marte  il paradiso e subito dopo il libro si
vende come lo champagne la notte di Capodanno.
Io sono pi potente di Oprah, disse Marie e poi aggiunse:
E pi alta, in ogni caso. Ripens a Brewster e alla
sua tormenta di neve in giugno. Senti, Ned, tu dovresti
sapere pi di chiunque altro che  tutta questione, be', di
allineamento stellare. Dove ci troviamo ora, le mie stelle
sembrano allineate piuttosto bene, ma la settimana prossima
qualcosa potrebbe cambiare e potrebbero creare di nuovo un gran casino.
Le stelle, Marte? Il tuo prossimo articolo ha un tema
astrologico? chiese Ned, serio. Poi avvist Linda Peachtree
del Post che scendeva da un taxi e scatt al suo fianco.
Marie si mise a calcolare da quanto tempo poteva andare
avanti. Data la prontezza di Ned, era probabile che si trattasse
di giorni piuttosto che di settimane. Poi si chiese perch
le importasse tanto.  naturale che quando vai a letto
con qualcuno provi sempre una certa quantit di gelosia,
anche piccola come la costante di Planck, per chi ti sostituisce?
Quando Rex scese da un taxi di fronte a San Cosma,
poco dopo le tre, il suo sguardo e quello di Marie si incrociarono.
In piedi in mezzo a un branco di giornalisti affamati
che sbraitavano domande nella speranza di riuscire a
strappare ciascuno un brandello di carne, Marie si sent come
un cannibale sotto lo sguardo del suo ultimo pasto. Si
gir in preda alla vergogna e al senso di colpa, ma poi pens
che in fondo il cannibalismo era soprattutto un mito. Non
c' dubbio che il nostro sia un universo in cui si mangia o
si  mangiati, ma la cosa fantastica degli esseri umani  che
lasciano sempre spazio alla contrattazione. Qualunque cosa
fosse accaduta tra lei e Rex, Marie sentiva che tra loro c'era
stata una specie di accordo. Lo guard di nuovo: indossava
i suoi stivali da cowboy azzurri e un completo di Armani e
stava entrando a grandi passi nello studio legale, affiancato
da Ned Brilliant e Linda Peachtree e seguito da uno sciame
di cronisti. Poco dopo anche Troy Mars e Maud Blake scesero
dal taxi e si fecero strada tra la folla. Da dove si trovava,
Marie cap di essere lontana dal centro delle cose, ma sapeva
che era solo una questione di prospettiva. Come aveva
sostenuto con Brewster il pomeriggio precedente, per lei il
centro delle cose era gi altrove.
Dopo aver lasciato lo zoo si era diretta subito in ufficio,
e aveva trovato Miles Brewster seduto alla scrivania intento
a leggere alcune delle lettere che Marie aveva ricevuto dopo
i suoi articoli su Nora, tra cui le offerte di lavoro da parte
di giornali della concorrenza. Marie le aveva piazzate apposta
in cima al mucchio.
Di imbrattacarte se ne trovano a dieci centesimi la dozzina,
aveva sentenziato Brewster senza nemmeno alzare gli
occhi. Portava un cravattino giallo brillante a pallini rosa.
E che cosa se ne farebbe un giornale scandalistico di un
cronista con uno spirito arguto o un periodare elegante?
aveva detto citando dalle lettere. In ogni caso tu,
Marie, non sei affatto sottile.
E cosa se ne fa un giornale scandalistico della sottigliezza?
aveva ribattuto lei. Sai, avevo anche pensato di metterle
sulla tua scrivania, quelle lettere, ma poi ho pensato
che le avresti lette pi facilmente se le lasciavo sulla mia.
Poi aveva aperto il cassetto e aveva tirato fuori il registratore.
Allora, mi darai quello che ho chiesto?
Aveva attaccato il registratore al telefono, sollevato la
cornetta e cominciato a comporre il numero di Troy Mars.
Lo Star le sarebbe davvero mancato, ma probabilmente era
meglio passare oltre. Ned non le aveva forse ripetuto spesso
che non ci si pu costruire una carriera restando tutta
la vita nello stesso giornale? Era importante crearsi una vasta
esperienza saltando da una nave all'altra. E poi era l'unico
modo per ottenere un considerevole aumento di stipendio.
Sono felice di informarti, Marie, aveva detto Brewster,
appallottolando le lettere tra le mani, che il tuo piccolo
stratagemma  stato del tutto inutile. Le tue richieste di un
aumento di stipendio, della qualifica di cronista membro
della redazione, di una rubrica tua e di un aumento del numero
degli articoli firmati sono state accettate. Annuncer
la tua promozione domani, durante la riunione editoriale.
Marie aveva messo gi il telefono, quasi incapace di afferrare
il senso di ci che aveva appena sentito.
Sono orgoglioso di te, Marie, aveva continuato Brewster.
Hai gestito questa storia con autentica eleganza. Ma soprattutto
sono rimasto particolarmente impressionato dal
lavoro e dall'impegno che hai profuso negli undici anni in
cui hai lavorato per lo Star.
Marie aveva sorriso nervosamente, scrutando la faccia di
Brewster alla ricerca di un segnale che le rivelasse che si trattava
di uno scherzo. O forse, aveva pensato, il mio medico
ha chiamato Brewster, gli ha comunicato di avere appena
scoperto che sono stata colpita da una malattia terminale e
che morir nel giro di una settimana e gli ha chiesto se non
c'era un modo di attutire il colpo. Ho un'ultima richiesta,
aveva azzardato.
Ma davvero? aveva esclamato Brewster alzandosi in
piedi. E sarebbe? Ti ho dato tutto quello che mi hai chiesto,
ma se vuoi che ti implori, lo far. E le aveva strizzato
l'occhio.
Marie aveva sorriso: aveva riconosciuto la frase pronunciata
da lei stessa la prima volta che gli aveva chiesto il permesso
di scrivere l'articolo commemorativo su Nora Mars.
Sarebbe fantastico, aveva risposto, ma non era questo
che volevo, almeno non coscientemente. Pensavo che  sempre
meglio uscire di scena mentre sei all'apice, e io ora ci
sono.
Lo puoi dire forte, aveva ribadito Brewster.
Vorrei prendermi un paio di giorni per chiudere la storia,
e poi uscire di scena.
Uscire di scena? Brewster aveva un'aria preoccupata.
S, trovare una nuova storia e lasciare che siano altri a
occuparsi dell'affare Mars. D'ora in poi non sar altro che
sciacallaggio mediatico. Come accade per tutte le buone
storie,  diventata la storia di tutti e ogni giornalista le sta
dando la propria impronta personale.  il momento giusto,
n troppo presto n troppo tardi: devo passare ad altro.
Brewster aveva sorriso e annuito. Poi aveva spianato le
lettere e le aveva rimesse in cima al mucchio. Mentre tornava
al suo ufficio, si era girato e aveva detto: Bella pensata,
Walter.
Marie aveva una voglia disperata di richiamare Michael,
di raccontargli quello che era successo e di trascorrere ore,
giorni, settimane a recuperare lentamente quegli ultimi
quindici anni. Per Troy Mars stava aspettando una sua
chiamata e Marie sapeva che doveva telefonargli. Se voleva
abbandonare quella storia in grande stile, doveva metterci
tutta se stessa, e lo sapeva. Ma se durante la sua conversazione
con il marito numero 5, aveva rimuginato Marie, Los
Angeles veniva colpita dal terremoto, da un asteroide o da
un'onda anomala? E se Michael avesse avuto un infarto, un
colpo, un'amnesia e non fosse pi in grado di parlare con
lei? Al telefono aveva risposto un uomo dall'accento del sud
e Marie si era presentata.
Volevo solo dirle, aveva detto Troy con voce morbida
e insinuante, che i suoi articoli erano proprio divertenti.
Lei  davvero dotata.
Grazie, aveva replicato Marie, chiedendosi che cosa avesse
intenzione di dirle in realt.
Apprezzo le sue licenze poetiche e tutto il resto, aveva
proseguito lui, ma pensavo che potrebbe essere interessata
a conoscere qualche fatto concreto, e qui diede un colpo
di tosse, da confrontare con le sue fantasie. Aveva tossito
ancora. Non mi fraintenda. Io adoro leggere i giornali
scandalistici. Sono molto pi gratificanti della maggior parte
dei romanzi. E adoro dover aspettare un giorno per leggere
la puntata successiva. Anzi, la parte migliore  proprio
l'attesa:  cos frustrante e allettante al tempo stesso.
Signor Mars, l'aveva gentilmente interrotto Marie, sono
sulle spine. La prego, mi parli di questi fatti concreti.
Temo che Rex Mars le abbia giocato un brutto scherzo.
Non  affatto il figlio di Nora.
La storia di Nora Mars era come un pozzo di petrolio da
cui continuava a sgorgare oro nero. E lei come lo sa?
aveva replicato Marie.
Nora mi ha giurato di non avere mai avuto figli e non
mi ha mai mentito. Io sono stato il suo unico vero amore,
aveva asserito Troy Mars con assoluta convinzione, come se
quella precisazione mettesse la parola fine a tutta la storia.
Non abbiamo mai divorziato, in realt. Abbiamo solo raccontato
ai giornali di averlo fatto, cos ci avrebbero lasciati
in pace, aveva aggiunto.
Mentre Troy Mars blaterava sull'amore perfetto che esisteva
tra lui e Nora, Marie aveva lanciato un'occhiata alla
redazione. Accanto alla macchina del caff c'era un gruppo
di stagisti e verifica-fatti con un'aria da postumi di sbronza.
Il caporedattore per gli articoli commemorativi, Edith
Quick, stava parlando al telefono con aria cospiratrice: ecco
la talpa, aveva dedotto Marie.
Alla fine Marie gli aveva chiesto: Ma perch Rex Mars
vorrebbe farci credere di avere sposato sua madre? Naturalmente
sapeva quale sarebbe stata la risposta di Troy, visto
che allo zoo, durante la sua solitaria elaborazione della teoria
del complotto, aveva riflettuto sulla faccenda anche lei.
Nora vale un sacco di soldi. Se fosse suo figlio, potrebbe
rivendicare una parte del patrimonio, aveva insinuato
Troy Mars.
I soldi sono come l'infanzia, aveva pensato Marie. Prima
o poi ci torniamo sopra tutti, alla ricerca di una spiegazione.
Se lei e Troy avevano pensato la stessa cosa, l'aveva fatto
anche un sacco di altra gente. Tuttavia, lo stesso istinto acuito
dall'esperienza che le aveva suggerito che Nora dovesse
essere la madre di Rex, le aveva anche detto che Rex era
sicuramente figlio di Nora. I dubbi che l'avevano assalita
allo zoo erano il parto di una mente squisitamente paranoica.
Ma dato che, in fondo, sono i soldi a far girare il
mondo, nell'articolo pre-lettura del testamento sullo Star
del giorno dopo avrebbe tirato fuori la storia degli interessi
pecuniari degli ex mariti di Nora.
Ma se  ancora legalmente suo marito, non avrebbe
diritto anche lei a una fetta? aveva chiesto Marie. All'altro
capo della linea era caduto il silenzio. Che donna in gamba
era Nora, aveva pensato Marie: faceva sempre in modo di
possedere ci che gli altri credevano di volere. Prima la celebrit,
poi la ricchezza. Naturalmente questo modus operandi
presentava un problema ovvio: Nora Mars aveva mai
capito che cosa voleva veramente? Ma in fondo questo 
davvero cos importante? si era chiesta Marie. E che altri
fatti concreti ha da offrirmi?
Be', se vuole proprio sapere la verit, Maud Blake non
 affatto la sorella di Nora.
Signor Mars, ha mai conosciuto Maud Blake? aveva
domandato Marie.
No, in realt no.
Maud e Nora avrebbero potuto essere gemelle.
Accadono cose anche pi strane, aveva replicato Troy,
sulla difensiva.
Marie aveva pensato a Michael, alla Chevy Impala decappottabile
e ai vasi azzurro opaco. C' altro? aveva chiesto,
ansiosa di chiudere la comunicazione e chiamare Michael.
Maud Blake e Rex Mars sono amanti e si sono messi
d'accordo per ereditare e spartirsi tutti i soldi di Nora.
Marie aveva ringraziato Troy Mars per avere condiviso
con lei i suoi fatti concreti e aveva riattaccato. L'istinto le
diceva che aveva gi parlato con quasi tutta la stampa cittadina.
Sicuramente le sue teorie sarebbero finite su tutte le
prime pagine dei giornali scandalistici. Marie doveva utilizzare
quelle informazioni da un'angolazione diversa: qualcosa
sul modo in cui il denaro, proprio come la gelosia, gode
di una pessima reputazione ma nutre l'immaginazione ed
esalta la creativit. Citare una serie di capolavori della letteratura
e film in cui era stata usata la lettura di un testamento
avrebbe dato il tocco finale all'articolo. Aveva sospirato
con un pizzico di rimpianto: aveva deciso di uscire di
scena proprio mentre le cose andavano ancora bene. Per lei
la storia di Nora Mars si sarebbe chiusa con la lettura del
testamento.
Poi aveva chiamato Michael.
Finalmente l'ho trovato, aveva detto lui, non appena
aveva udito la sua voce.
Hai risolto i Quattro Grandi Enigmi? aveva chiesto Marie.
Michael era scoppiato a ridere. No, parlavo del finale.
Il finale della tua storia, della quale, potrei aggiungere, mi sono appropriato.
Sentiamo, aveva detto Marie, felicissima. Michael le
stava parlando proprio come aveva sempre fatto: partiva dal
cuore della conversazione, come se lei fino a quel momento
fosse stata sintonizzata sui suoi pensieri.
Si scopre che Rex non  figlio di Nora ma di Maud,
anche se Maud non  la sorella di Nora.
Hai parlato con Troy Mars? aveva chiesto Marie.
Chi?
Continua. Marie stava meditando seriamente sulla possibilit
di depositare e commercializzare le teorie quantistiche
di Marco sull'interazione tra esseri umani.
Trent'anni fa il padre di Nora sposa Maud, che per
puro caso ha quasi la stessa et e una somiglianza sconcertante
con sua figlia Nora. Maud ha un figlio di tredici anni
che ha affidato a degli amici, nell'Ohio. Maud sposa il vecchio
Blake sperando di poter approfittare del patrimonio
della celebre figlia attrice. Ma Nora  avara e disprezza suo
padre e Maud non vede il becco di un quattrino, per sa
che Nora ha un debole per gli uomini pi giovani, quindi
quando suo figlio  cresciuto abbastanza lo fa entrare nella
vita di Nora e l'attrice, senza saperlo, sposa il suo giovanissimo
fratellastro. Poi Maud e Rex iniziano a sottrarre a
Nora Mars un bel po' di soldi. Michael aveva fatto una pausa. Come ti sembra, fino a questo punto?
Sono ipnotizzata.
Maud  avida. E mentre la diva, improvvisatasi mago
dell'alta finanza, diventa sempre pi ricca, Maud escogita
un modo per tenersi tutto. Lei e Rex fanno in modo che la
cameriera somministri a Nora foglie di stella di Natale tritate,
che la fanno cadere in coma. Quando Nora  sul letto
di morte, Maud finge di essere sua sorella e usa una giornalista
per convincere il mondo che suo figlio Rex  in
realt figlio di Nora e suo unico erede.
Mi piace la storia delle foglie di stella di Natale. E
Maud e Rex ce la fanno?
Purtroppo no. La giornalista capisce di essere stata lo
strumento di un piano diabolico e risolve il caso.
Accidenti. Sembra la trama di un film di Nora Mars.
Grazie. Sai, i tuoi articoli mi hanno guarito da un blocco.
Sono anni che correggo copioni, ma non sono mai riuscito
a finire di scrivere una sceneggiatura. Mi piazzavo al
computer, fissavo lo schermo e mi rimproveravo per non
avere sfruttato le mie doti matematiche per mettermi in affari.
Voglio dire, dopotutto scrivere una sceneggiatura  cos
fuori moda. All'inizio volevo scrivere il Grande Romanzo
Americano, che poi  stato soppiantato dalla Grande Sceneggiatura
Americana, mentre adesso tutti vogliono scrivere
il Grande Piano Finanziario Americano. Mi sa che ho perso il treno.
Sei ancora in tempo. Ricordati quello che diceva John
Wheeler: Il tempo  ci che impedisce alle/cose di avvenire tutte contemporaneamente.
Ah, Marie, ho sempre potuto contare su di te. Comunque,
ero seriamente bloccato fino a quando non ho visto il
tuo articolo commemorativo su Nora Mars, che ho trovato
splendido, e mi sono messo a pensare a te, a come avevi
provato a frequentare la scuola di specializzazione, e al fatto
che quando non ha funzionato te ne sei andata e sei passata
ad altro. Ho pensato che per tutti questi anni ho trattenuto
la mia rabbia nei tuoi confronti, l'ho alimentata, me
ne sono nutrito e non sono riuscito a superarla. Cos mi
sono seduto e mi sono detto: Oggi non voglio preoccuparmi
di capire se sono un nuovo Graham Greene oppure
no, e dopo qualche giorno avevo scritto una bozza di sceneggiatura.
Il mio agente l'ha fatta girare e una grossa casa
di produzione se ne  interessata. Aveva fatto una pausa e
poi aveva aggiunto: Ho raccontato che la Marie Brown del
Gotham City Star  mia sorella, il che non ha guastato.
Marie aveva raccontato a Michael della sua promozione,
della versione di Troy Mars e della sua decisione di passare
a un'altra storia subito dopo la lettura del testamento di
Nora. Stava anche per raccontargli di Marco ma, mentre
cercava di capire come fare, Michael aveva cominciato a
esporle la sua teoria dei lacci da scarpe.
Quando siamo andati alle cascate del Niagara e tu sei
finita all'ospedale perch ti  esploso il timpano, le aveva
detto, quella sera io me ne stavo a letto e non riuscivo a
dormire. Ero solo, perch pap e Patricia erano con te. Ho
visto un pezzo di laccio scuro sul mio cuscino. L'ho preso
in mano e in quel momento mi sono reso conto che era la
zampa di un ragno, con il resto di quel grosso ragno nero e
peloso ancora attaccato. Terrorizzato, sono saltato gi dal
letto e sono rimasto seduto su una sedia in mezzo alla stanza,
con le gambe raccolte, fino al mattino dopo. Avevo avuto
tutta la notte per analizzare quell'esperienza e mi sono
reso conto che non era stato tanto il ragno a spaventarmi,
ma il fatto che all'inizio ero convinto di avere toccato un
laccio da scarpe. Era stata l'orribile sorpresa di scoprire che
quel laccio era la zampa di un ragno che mi aveva sconvolto
pi del ragno stesso. Quella storia del laccio e del ragno
mi  venuta in mente solo anni dopo, quando ho saputo di te e di Simon.
Quando passo il limite, aveva citato Marie, non finisco mai dalla parte dei buoni.
Immediatamente Michael aveva detto: Nora Mars, La diva, 1977.
Dopo aver riattaccato, Marie si era diretta in biblioteca.
La giornata era ancora afosa e i condizionatori andavano a
tutto gas. Marie aveva notato immediatamente Marco: indossava
il suo completo-pigiama blu oltremare ed era seduto
in una delle poltrone di finta pelle color caramello nella
sala di lettura, con Weekly World News aperto davanti. I
titoli strillavano: LA CANICOLA PI INTENSA DELLA STORIA
PREDETTA DA NOSTRADAMUS: UN CALDO CATASTROFICO
IN MARZO  SEGNO DEL SECONDO AVVENTO DI CRISTO.
Marco, aveva detto Marie lasciandosi cadere nella poltrona
accanto alla sua, ho deciso di rinunciare una volta
per tutte al mio saggio sulla meccanica quantistica.
Marco aveva continuato a leggere il giornale. Marie si
era detersa il sudore dalla fronte.
Hai mai notato, aveva continuato, quanto sia positiva
questa parola, rinunciare? Indica generosit e modestia,
due pregi. Mi dispiace solo di averci messo tanto a rendermi
conto che era un bel po' che volevo farlo.
Marco non aveva alzato lo sguardo dal giornale.
Vedi, di recente ho capito che in fondo mi piace essere
alta, single e lavorare per un giornale scandalistico.
Marco si era tirato il pizzetto, un gesto che Marie non gli
vedeva fare da tempo, poi aveva messo da parte Weekly
World News e aveva preso il Financial Times.
E poi Brewster, il mio capo, mi ha assegnato una rubrica
tutta mia, nella quale ho intenzione di parlare di argomenti
legati alla scienza, cos quel saggio sui quanti  diventato
obsoleto. Marie si rendeva conto che di solito la mancanza
di reazioni di Marco a quello che lei diceva non le dava
fastidio, ma in quel momento la faceva star male. Questo
significa, aveva continuato, che non avr pi alcun
motivo per venire in biblioteca, tranne forse per fare ricerche
per qualche articolo, anche se cercher di ridurle al minimo indispensabile.
Volevo chiederti, aveva detto Marco, appoggiando in
grembo il Financial Times, che cosa sono esattamente i qualia?
Oh, Marco, aveva sospirato Marie, affossandosi nella
poltrona. Non capiva perch lui non avesse reagito all'idea
che rischiava di non vederla pi. Forse in qualche modo
aveva ferito i suoi sentimenti? O semplicemente non gli
importava affatto di quello che lei faceva? Qualia  un
termine tecnico filosofico, gli aveva spiegato, che indica
ci che di soggettivo una persona aggiunge agli aspetti
scientificamente misurabili di un oggetto, e che forse sta
alla base della coscienza. Cos, per esempio, io e te sappiamo
entrambi che il tuo completo  blu oltremare, ma tu
non riuscirai mai a conoscere veramente la qualit della mia
esperienza relativa a quel blu. Il cielo a mezzanotte, i pigiami
e Yohji Yamamoto, la felicit, aveva pensato Marie. Ma,
Marco, aveva aggiunto mettendosi a sedere diritta, quello che sto cercando di dirti  che ora al giornale sar molto
pi impegnata e non credo che avr molto tempo per venire qui.
Marco non aveva detto nulla e Marie ne era rimasta delusa.
Avrebbe voluto che obiettasse, che la implorasse di restare,
o almeno che la costringesse a promettergli che ogni
tanto sarebbe venuta a trovarlo.
Una teoria del cosmologo russo Andrei Linde, aveva
continuato Marie per riempire quel vuoto, dice che la coscienza
 parte intrinseca dell'universo, e fondamentale come
la gravit o l'elettromagnetismo. Lui sostiene che le nostre
esperienze soggettive, i nostri qualia, sono l'unica cosa
di cui ciascuno di noi  veramente sicuro, e che tutto il
resto sono speculazioni. In effetti, secondo lui la nostra conoscenza
del mondo non inizia con la materia, ma con le
percezioni. Quindi io so per certo che la mia tristezza esiste,
la mia capacit di percepire la dolcezza esiste e il mio
dolore esiste. Non ho bisogno di alcuna prova della loro esistenza,
perch queste cose fanno parte di me; tutto il resto
 teoria. Marie aveva fatto una pausa e avrebbe voluto aggiungere:
E tu, Marco, sei questo per me, pi reale e pi
parte di me di chiunque altro abbia mai conosciuto. Stupefatta
dall'emergere di quei sentimenti inattesi, aveva continuato
quasi a tentoni, vagamente disperata.
Linde dice che per poter spiegare la fonte di queste percezioni
scegliamo di postulare l'esistenza di una realt esterna,
che a sua volta ci rende pi facile sopravvivere. Molti
scienziati, tuttavia, trovano che parlare di coscienza in
ambito scientifico sia antropomorfico e solipsistico. Uno
dei dogmi della fede scientifica  sempre stato l'esistenza di
un mondo reale, separato da noi. E alcuni scienziati, come
Stephen Jay Gould per esempio, sostengono che probabilmente
la coscienza  solo un incidente evoluzionistico. Ma
se invece, come suggerisce Linde, avessimo raggiunto una
fase evolutiva nella quale scegliamo di riconoscere la coscienza
come una forza della natura perch questo si rende
necessario per la nostra sopravvivenza?
Una teoria del genere, aveva commentato Marco con
l'aria da gatto del Cheshire, ci colloca proprio al centro delle cose.
S, e anche gli scienziati pi conservatori sono costretti
a riconoscere la possibilit che una cosa che si chiama principio
antropico stia operando nell'universo e possa essere la
chiave per la formulazione di una teoria del tutto. Marie
aveva fissato le mani di Marco e si era chiesta se lui sapesse quant'erano belle.
Il principio antropico? aveva domandato Marco, anche
se Marie sospettava che sapesse gi di che cosa si trattava.
Afferma che le leggi di natura dovrebbero ammettere
l'esistenza di esseri intelligenti in grado di interrogarsi sulle
leggi di natura stesse. In altre parole, sostiene che, in un
modo o nell'altro, l'universo  stato studiato appositamente
per facilitare la nascita della vita.  un modo per spiegare
le incredibili coincidenze cosmologiche che l'hanno resa
possibile. Per esempio, se la gravit fosse appena pi forte o
pi debole, le galassie, i sistemi solari e le stelle non avrebbero
potuto formarsi e dare origine agli atomi che sono alla
base delle molecole biologiche. O se la forza elettromagnetica
fosse leggermente maggiore o minore, gli atomi stabili
non si sarebbero formati perch gli elettroni non avrebbero
potuto mantenere le proprie orbite. La nostra atmosfera
viene colpita da radiazioni cosmiche di fondo appena sufficienti
a indurre negli organismi biologici delle mutazioni in
grado di facilitare il cammino dell'evoluzione. Allo stesso
tempo, l'atmosfera ci fa da scudo quel tanto che serve a impedire
che una quantit eccessiva di queste particelle estremamente
cariche di energia ci uccida. A seconda dei tuoi
specifici qualia, queste coincidenze possono significare
che c' un Dio e che Lei non gioca a dadi con l'universo;
che la vita  un incidente miracoloso in un universo di
eventi casuali; o che tutti i fenomeni, vita compresa, risiedono
solo nella nostra mente.
E tu a quale di queste storie credi? aveva chiesto Marco.
A tutte e a nessuna, aveva risposto lei.
(Tutti dovrebbero credere in qualcosa; io credo che prender
qualcos'altro da bere. Nora Mars, Southside, 1970).
Marie aveva osservato: Una volta Einstein ha detto: Io
sono un ateo profondamente religioso. Stava cercando di
accettare il fatto che probabilmente quella era l'ultima volta
che lei e Marco si sarebbero incontrati.
Marco aveva detto: A volte mi sorprendo a pensare o a
dire qualcosa che avresti potuto pensare o dire tu, e allora
penso, questo  un Marie-pensiero, questa  Marie-lingua.
A te succede mai?
Marie l'aveva guardato stupefatta e aveva scosso la testa.
Era troppo confusa, troppo impreparata per confessargli la verit.
Allora lui si era alzato, aveva radunato i giornali e le riviste
e, allontanandosi, le aveva detto: Mi fai girare come una trottola.
Dai gradini di San Cosma Marie si interrog su quello
che Marco aveva voluto dire. Intendeva che lei gli faceva girare
la testa o che gli confondeva le idee? Oppure era semplicemente
il suo modo di dirle addio? In ogni caso aveva deciso
che non sarebbe pi tornata in biblioteca, n per il saggio
sui quanti n per Marco. Quella parte della sua vita si era
conclusa e lei si sentiva come Sisifo alleggerito del suo masso.
Guard un giovanotto che assomigliava a Perry Mason e
aveva guance grosse come pompelmi e occhi scuri e onesti,
uscire dall'edificio in cui si trovava lo studio Burger, Klotz,
Noland & Windham. I giornalisti che attendevano notizie
del testamento di Nora Mars gli si accalcarono subito intorno:
avevano intuito che non era semplicemente un tizio
qualunque che andava a prendere un caff.
Nora Mars ha espresso il desiderio, annunci, che la
parte centrale del suo testamento venga resa pubblica. Burger,
Klotz, Noland & Windham invitano cortesemente i
membri selezionati della stampa a raggiungerci in sala riunioni
al trentatreesimo piano.
Un gruppetto di giornalisti prese l'ascensore in un silenzio
inquietante. Era gi abbastanza sconcertante essere
messi al corrente dei desideri dei morti, ma la tensione era
accentuata anche dalla comune speranza che Nora Mars
avesse lasciato una specie di memento mori. La sala riunioni
era normale: un grande tavolo ovale, sedie girevoli dallo
schienale alto. Alla parete era appeso un ritratto di Nora
Mars in magenta e nero, ottenuto con la tecnica della serigrafia,
opera di Andy Warhol. Un uomo basso e grasso con
sopracciglia cos folte che parevano piccole tettoie si present
come Samuel Klotz, amico di vecchia data di Nora e
suo avvocato. Perry Mason sedette a una estremit del tavolo ovale e si mise a scartabellare dei fogli. Molte altre persone,
tra cui Rex Mars, Maud Blake e Troy Mars, si accomodarono
intorno al tavolo. Klotz si schiar la voce.
Il testamento di Nora Mars dice: Lascio tutto ci che
possiedo allo IAM: l'istituto per l'Abolizione del Matrimonio.
La stanza sprofond nel silenzio. Maud si infil gli occhiali
scuri e Marie credette di vedere sulle sue labbra l'ombra
di un sorriso. Rex bevve un sorso da una fiaschetta d'argento.
Nella sua mente, Marie scriveva gi freneticamente
il suo ultimo articolo su Nora Mars:
Dall'aldil, Nora Mars ha ricordato al mondo di essere stata
l'icona del Potere Femminile. Diva dalla voce roca, donna
materialista, permalosa, insolente, cinica e sessualmente aggressiva,
la sua enorme popolarit presso il pubblico femminile
era dovuta soprattutto alla sua capacit di far confluire in s
visioni apparentemente contraddittorie del ruolo della donna.
Rappresentava il fascino della stella del cinema e la donna normale,
che lotta per sopravvivere in un mondo dominato dagli
uomini. I suoi sacrifici e le sue delusioni non sono mai riusciti
a cancellare il suo senso di identit o la sua vena di egoismo.
Si  sposata cinque volte ma disprezzava l'istituto del matrimonio.
Tutto qui? chiese Ned Brilliant rivolgendosi a nessuno in particolare.
Tutto qui, rispose Klotz. E annuendo verso il giovanotto
dalle guance tonde continu: Il mio collega distribuir
delle copie del testamento e alcune informazioni sullo IAM. Poi usc dalla stanza. Marie lo imit.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Destino.
...
.
...
Una volta ero Biancaneve, poi sono diventata la regina cattiva.
Mae West.
...
.
...
Ricordatelo: in tutto questo, siamo soli.
Lily Tomlin.
...
.
...
Avrei dovuto fare l'idraulico.
Albert Einstein.
...
.
...
Era l'alba quando Michael chiam: la sua alba, a essere precisi,
visto che si trovava in California. Per Marie erano quasi
le otto. Michael era stato colpito ancora una volta da quella
che chiamava procrastinazione incurabile e che l'aveva
tenuto sveglio tutta la notte.
Sono io, disse un po' affannato. Ho risolto i Quattro
Grandi Enigmi.
Cosa vorresti dire? chiese Marie rotolando gi dal letto.
Gli enigmi sono irrisolvibili per definizione.
Cazzate, ribatt Michael. C' una risposta per tutto.
Senti, stavolta credo proprio di avere trovato una storia per
la mia prossima sceneggiatura.
Cazzate? Come fai a dire una cosa del genere? Marie
cominci a rimuginare su che cosa indossare per andare in
biblioteca. Per un attimo pens perfino di tenere il pigiama
di seta. Non andava alla biblioteca di Scienze, Industria ed
Economia da quando aveva iniziato la sua rubrica bisettimanale
intitolata Scienza scandalosa. Brewster se la stava
spassando con i titoli. CHAMPAGNE E VIBRATORI ALL'ORIGINE
DELL'ORGASMO UNIVERSALE era quello dell'ultimo
articolo su una grandiosa teoria globale che fondeva inflazione
caotica (la teoria che sostiene che l'universo  solo
uno tra mille universi che appaiono e scompaiono come
bollicine in un bicchiere di champagne) e teoria delle superstringhe
(che postula che la materia e l'energia nascono
da minuscole curve di vibrazione). Fino a quel momento la
rubrica era stata un successo e Marie aveva capito che pi
gli articoli erano teorici e strampalati e meglio i lettori reagivano,
il che non avrebbe dovuto sorprenderla, visto che
scriveva per un giornale scandalistico.
Facile, dichiar Michael. Prendi il primo. La morte 
la fine dell'esistenza oppure e solo una trasformazione a noi
sconosciuta? Con i progressi della nanotecnologia, spieg,
la distinzione tra vivente e non vivente, naturale e artificiale,
cervello e computer diventer sempre pi labile, proprio
come fiction e nonfiction sono diventate faction.
Marie tir fuori dal primo cassetto il reggiseno rosso
delle occasioni speciali e disse: Forse non hai tutti i torti.
Spesso penso al mio computer come a un quinto arto. Ma
continua, parlami di quello di cui volevi veramente parlare:
della tua sceneggiatura. Marie per non stava veramente
ammettendo con se stessa che si stava vestendo elegante per
andare in biblioteca ed essere pronta nel caso avesse incontrato
Marco, che non vedeva dall'ultima volta che ci era
stata, molti mesi prima.
 un triangolo passionale tra un fratello, una sorella e
l'amante del fratello.
Molto spiritoso. E poi mi sa che quel film l'ho gi visto,
ribatt Marie frugando nell'armadio alla ricerca dei
jeans neri e degli stivali.
Ragione in pi per parlarne, continu Michael. La
gente ama ci che conosce. Siamo tutti come bambini che
adorano sentirsi raccontare la stessa storia in continuazione.
(Non ho nulla di nuovo da dire, solo cose che voglio
ripetere. Nora Mars, Gli ultimi tre giorni, 1964).
Allora, qual  la risposta all'enigma numero 2? chiese
Marie. La mente dipende dalla materia o  la materia a
dipendere dalla mente?
Pi o meno la stessa che per l'enigma numero 1: mente
e materia sono totalmente interdipendenti, disse Michael
in tono pratico. Vedi, le risposte a tutte le domande si trovano
all'interno delle domande stesse e tutte le domande
sono virtualmente la stessa, quindi tutte le risposte sono la
stessa risposta.
Era chiaro che aveva avuto parecchio tempo a disposizione.
E il terzo? chiese lei. Il mondo obbedisce a una legge
oppure e solo caos, nel quale le forze si scontrano casualmente?
Perch non ci provi tu?
Michael, a volte la tua pedanteria fa tenerezza. Che ne
dici di un mondo che obbedisce a una legge in cui le forze
si scontrano casualmente?
Bravissima. Lo vedi che non  difficile? Michael fece
una pausa e respir a fondo. Okay, la mia sceneggiatura,
intitolata Fuori da questo mondo,  una commedia noir di
fantascienza ambientata nel 2998. Una coppia di criminali
alla Bonnie e Clyde imperversa nello spazio-tempo rapinando
le holding illegali dei supermiliardari: conti in pianeti
esterni, propriet non denunciate in galassie con un
forte spostamento Doppler verso il rosso eccetera. Ogni
volta che l'inarrestabile coppia, chiamiamoli Bon Bon e
Dude, sta per essere catturata dalla polizia intergalattica,
riesce a fuggire attraverso un luormhole. Alla fine i supermiliardari
si alleano e assumono un killer che si chiama Mario
Philips...
Una citazione da Raymond Chandler, lo interruppe
Marie preparandosi una tazza di caff liofilizzato.
...per liberarsi da quei fastidiosi parassiti.
(Se No fosse stato saggio, la coppia di mosche l'avrebbe
schiacciata. Nora Mars, Profondo blu, 1965).
Mario Philips, continu Michael, attraversa tutti gli
universi alle calcagna di Bon Bon e Dude. Una regola del
viaggio nel multiverso dice che non esistono universi nei
quali tu non esisti, quindi i personaggi finiscono inevitabilmente
per scontrarsi con una delle loro potenziali realt.
Mentre saltano da un punto all'altro del continuum spaziotemporale,
i tre protagonisti devono affrontare le loro diverse
realt parallele ed esaminare le scelte fatte in quel particolare
universo. Per esempio, in uno di questi forse Dude
e Bon Bon sono sposati e vivono in un quartiere residenziale
con tre bambini, un cane e una Volvo, e Mario  la
loro bambinaia. In un altro, Bon Bon e Mario sono amanti
e Dude  il donatore di sperma per il loro bambino. Mi
segui?
Certo, rispose Marie, mentre si metteva un rossetto
vermiglio. Ma ti  venuto in mente che forse passi troppo
tempo a pensare al futuro? Si chiese che cosa sarebbe accaduto
se Marco e Michael si fossero conosciuti.
Il futuro mi interessa perch ci passer il resto della
mia vita, cit Michael.
Nora Mars, Scacco matto, 1971, rispose Marie. Continua.
Uno degli effetti causati dal passaggio attraverso le inarrestabili
fluttuazioni quantistiche che danno origine ai
wormhole, continu Michael,  che per un certo periodo
di tempo, dopo essere entrati in un nuovo universo, si perde
tutta la memoria relativa alle altre esistenze e, se la si
recupera, questo accade secondo un ritmo diverso da persona
a persona.
Una specie di amnesia cosmica, comment Marie guardandosi
allo specchio e notando con soddisfazione che labbra
e reggiseno erano coordinati. Infil un cardigan di cachemire
grigio (ultimamente aveva fatto piuttosto freddo) e
lasci i primi tre bottoni aperti.
Esattamente, disse Michael, compiaciuto per il suggerimento
offertogli da Marie. Mario Philips la recupera per
prima, cos, anche se Bon Bon e Dude hanno un certo vantaggio,
lei riesce a raggiungerli. Invece Dude la recupera
molto lentamente, quindi  Bon Bon che deve trovare una
soluzione, mentre Dude continua a credere che la sua unica
esistenza sia quella che sta vivendo in quel momento, e cio
quella di marito borghese di Bon Bon con un debole per la
bambinaia Mario Phillips.
Sembra interessante, comment Marie lanciando
un'occhiata all'orologio. La biblioteca era gi aperta da tre
minuti.
Marie, disse Michael, chiaramente irritato, interessante
 quello che potresti dire all'uomo a cui hai dato un
appuntamento al buio quando si mette a raccontarti che
vende pompe e valvole per macchine industriali.
E il quarto enigma? chiese Marie, cercando di far procedere
in fretta la conversazione. La vita ha uno scopo
oppure e una pura e semplice casualit? Oppure c' un universo
con uno scopo definito e l'umanit ha un motivo ben
preciso per viverci?
Il nostro scopo  di essere qui per caso, disse Michael
con una sfumatura brusca nella voce.
E come finisce? chiese Marie arrendendosi all'inevitabile.
Non ci sono ancora arrivato, rispose Michael, deluso.
Speravo che tu potessi darmi una mano.
Parlarono un altro po', facendo una serie di ipotesi che
si rivelarono tutte troppo prevedibili o troppo assurde. Marie,
sempre pi ansiosa di recarsi in biblioteca, alla fine convinse
Michael che dovevano pensarci per qualche giorno.
Subito prima di riattaccare Michael disse: Marie, non
credere di farmela. So benissimo che l nell'appartamento
c' qualcuno o che stai per andare a incontrarlo e stai cercando
disperatamente di liberarti di me.
Non  assolutamente vero, rispose lei. Voglio solo andare
in biblioteca per fare qualche ricerca per la mia rubrica.
E si convinse che quella era la pura verit.
Per lo era, almeno in parte. Per la fine del millennio,
Brewster aveva chiesto a Marie di scrivere una serie di articoli
su quella che secondo i cosmologi sarebbe stata la fine
dell'universo. L'idea l'aveva entusiasmato e voleva aggiungere
a ciascun articolo una poesia apocalittica scelta da lui.
La prima doveva essere Fuoco e ghiaccio di Robert Frost. Per
un paio di settimane, ogni volta che vedeva Marie, sempre
ammiccando con quei suoi occhi viola, le sparava qualche
verso come se si trattasse di pallottole: Dicono alcuni che finir nel fuoco, Il mondo; altri, nel ghiaccio.
NOTA: versi di Robert Frost da: Conoscenza della notte e altre poesie. FINE NOTA.
Marie aveva pensato ad articoli sul big crunch, la collisione
tra comete, le supernove pi vicine, i burst di raggi
gamma, i falsi vuoti, le lacerazioni nello spazio-tempo e la
morte termica dovuta alla massima entropia. Stava anche
scrivendo un pezzo che descriveva alcune possibilit di sopravvivenza
(o stays of doom, sospensioni della fine) tra cui
la colonizzazione interplanetaria, la strategia di ibernazione
incrementale di Freeman Dyson, la raccolta nei buchi neri
di radiazioni di Hawking da utilizzare come fonte d'energia,
la teoria di un universo che si autoriproduce e il riassestamento
galattico tramite la manipolazione di asteroidi.
Ma la proposta pi folle e matematicamente plausibile era
la creazione di un Supercervello cosmico in grado di guidare
le infinite oscillazioni dell'orizzonte degli eventi durante
il collasso gravitazionale universale, permettendo simulazioni
eterne di mondi immaginari in quella che un fisico
aveva descritto come un'orgia di realt virtuale. Per mettere
a punto tutti quei progetti ci sarebbero volute diverse
migliaia di anni, a meno che, naturalmente, l'orgia non fosse
gi cominciata.
La verit  solo una questione di stile, cit Michael.
Nora Mars, Perfido amore, 1962. Ti chiamo dopo.
Marie riattacc, afferr il soprabito e usc.
Era un mattino di ottobre molto freddo, quindi Marie si
mise a camminare in fretta. Le vetrine della Trentaquattresima
erano piene di zucche, scheletri e streghe, e da qualche
giorno, la sera, l'Empire State Building veniva illuminato
da vivaci luci arancioni. Ma quel giorno se ne stava l,
spoglio, con la cima immersa tra le nuvole.
Negli ultimi mesi Marie aveva fatto il possibile per far
svanire i quindici anni di silenzio tra lei e Michael. Lui la
chiamava diverse volte al giorno per raccontarle le sue idee
per i film e chiederle consigli sulla sceneggiatura su Nora
Mars che aveva venduto per una piccola fortuna a una casa
di produzione in ascesa. Era alla sesta riscrittura e se ne
lamentava amaramente.
(Avere successo significa potersi finalmente godere il
piacere di potersi lamentare. Nora Mars, La diva, 1977).
Si parlavano con tanta disinvoltura che sembrava che
tutti quegli anni non ci fossero mai stati, come se fossero il
risultato di una dilatazione relativistica del tempo che
ormai esisteva solo nella realt di qualcun altro. D'altro
canto, Marie sapeva che era una cattiva idea lasciare che ci
che era accaduto tra loro passasse interamente sotto silenzio.
Aveva cercato di farsi perdonare ulteriormente da
Michael dedicando uno dei suoi primi articoli allo studio
scientifico del perdono. Diversi progetti di ricerca nel
campo della teoria collettiva dei giochi, della formazione di
immagini cerebrali, dell'avvento dell'AIDS e della primatologia
avevano fornito prove sufficienti ad affermare che,
quando la mente si trova nella modalit del perdono, il
sistema immunitario ne risulta significativamente rafforzato.
I risultati avevano spinto almeno uno psicologo a ipotizzare
che il martirio, basilare per tanti sistemi religiosi,
fosse in realt una necessit evolutiva.
Sperando in cuor suo che Marco avesse cominciato a
leggere lo Star, alla fine dell'articolo Marie aveva aggiunto
questo paragrafo:
Gli studi sul perdono fanno parte del campo, in continua
espansione, della psicologia quantistica, un approccio alla
mente umana nato nel ventesimo secolo che si oppone alla
patologizzazione dell'idea che una persona possa esistere contemporaneamente
in pi d'una e forse in parecchie realt differenti.
Alcuni terapeuti teorizzano perfino un numero infinito
di realt, diverse per spostamenti infinitesimali di prospettiva.
Attualmente gli esseri umani non sono in grado di decidere
in quale realt si trovano, ma molti psicologi quantistici
ritengono che la mente umana stia per compiere il balzo evolutivo
che la porter ad acquisire la capacit di viaggiare, o di
saltare, a suo piacimento da una condizione psicologica
quantistica all'altra.
Brewster l'aveva interrogata su quell'aggiunta e lei aveva
risposto che quelle informazioni erano corrette e che conosceva
un esperto in materia. Michael aveva letto l'articolo,
l'aveva chiamata e le aveva lasciato un messaggio in segreteria
che diceva: In una delle mie prossime sceneggiature
metter sicuramente uno psicologo quantistico. Come ti
vengono queste idee assurde?
L'altissimo ingresso ellittico della biblioteca era caldo e
accogliente. Mentre percorreva le sale di lettura alla ricerca
di Marco (se c'era, voleva salutarlo), Marie si accorse che,
nei mesi in cui era stata lontana, lo spettro dei grandi magazzini
B. Altman non era affatto svanito, e i libri di consultazione,
i computer e l'eterogeneo popolo dei ricercatori
si erano felicemente adattati alla situazione.
Ufficialmente si era recata in biblioteca per leggere qualcosa
sugli ultimi risultati delle ricerche, costose e alquanto
competitive, sul decadimento dei protoni. Anche se doveva
ammettere che fino a quel momento Internet si era dimostrata
una fonte pi che esauriente di materiale per i suoi
articoli, era sicura che una ricerca autonoma avrebbe potuto
riservarle delle sorprese completamente diverse.
Mentre passeggiava per la biblioteca fingendo di cercare
Marco con aria svagata, si rese conto di essere incapace di
troncare. Aveva detto addio a Marco mesi prima e non lo
vedeva da allora, ma non riusciva ancora a districarlo dai
suoi pensieri. All'inizio aveva cercato di considerarlo una
specie di cattiva abitudine da sradicare, ma dopo un po' si
era resa conto che pi cercava di dimenticarlo, pi ne sentiva
la mancanza: in tutta onest, mentre le si affacciava alla
mente che forse Marco non si trovava nemmeno in biblioteca,
dovette ammettere che le mancava terribilmente.
Una volta, dopo una serata di lavoro allo Star e un paio
di whiskey sour con Edith Quick (bevendo i quali Edith le
aveva confessato il suo tradimento: aveva tenuto informato
Ned sui suoi progressi nella vicenda Mars, ma quando la
storia aveva cominciato a perdere mordente era stata scaricata
a favore di Linda Peachtree), Marie era tornata a casa a
cercare il biglietto da visita che Marco le aveva dato quando
si erano conosciuti. Sapeva di non averlo buttato via
perch ogni volta che lo trovava si riprometteva di farlo.
Mentre setacciava l'appartamento palmo a palmo (impresa
che aveva richiesto poco tempo, date le dimensioni dello
spazio), il desiderio di ritrovare quel biglietto si era fatto
sempre pi disperato. Ubriaca e in preda al sentimentalismo,
era stata colta dal panico all'idea che Marco non fosse
mai esistito, ma fosse stato solo il parto della sua fantasia.
Sarebbe proprio da me, aveva pensato salendo su una sedia
per raggiungere lo scaffale pi alto della libreria, innamorarmi
di una creatura della mia immaginazione. Non si era
fermata a riflettere con attenzione su che cosa significasse
quell'innamorarmi, perch proprio in quel momento aveva
trovato il biglietto di Marco, che aveva inserito a mo'
di segnalibro tra le pagine di Finnegans Wake. Marie non
ricordava di avere una copia di Finnegans Wake ed era quasi
sicura di non avere mai nemmeno provato a leggerlo.
L'unico motivo per cui quel libro le interessava era che il
fisico Murray Gell-Mann, all'inizio degli anni Sessanta,
aveva preso da l il termine quark (Tre quark per Muster
Mark!), che definiva la particella subelementare, l'elemento
fondamentale e costitutivo della materia.
Mentre leggeva il biglietto, che non conteneva alcuna
informazione utile (Marco Trentadue, intellettuale freelance,
New York City. Solo incontri casuali), era stata investita da
una familiare e potente ondata di irritazione e poi si era
rimproverata per essersi preoccupata tanto dell'esistenza o
meno di Marco. Nemmeno nei suoi sogni pi folli e strampalati
sarebbe mai stata in grado di inventare un personaggio
talmente sfigato e saccente, assolutamente bizzarro e
inspiegabilmente affascinante. Aveva gettato il biglietto nella
spazzatura una volta per tutte e si era convinta che se l'avesse
rivisto anche solo una volta e fosse riuscita a dirgli addio
in modo corretto, lui avrebbe smesso di occuparle il
cuore e la mente.
(Non guardarti indietro. Non ti servir a niente. E se
non mi credi, guarda cos' successo alla moglie di Lot e a
Euridice. Nora Mars, Gli ultimi tre giorni, 1964).
Non riusc a trovarlo e cominci a setacciare l'archivio
elettronico della biblioteca alla ricerca di libri sul decadimento
dei protoni, il fenomeno tramite il quale la scoperta
della morte di un solo protone avrebbe potuto annunciare
la futura morte della materia dell'universo. Mentre aspettava
al banco qualche rivista misconosciuta sulla fisica
delle particelle e la filosofia della fisica, ricord che l'ultima
volta che aveva visto Marco era stato nel bel mezzo
della vicenda Mars. Sembrava passato ormai tanto tempo,
anche se ultimamente aveva dovuto occuparsene di nuovo.
La settimana prima era stata invitata a comparire in tribunale
per testimoniare in due procedimenti civili. Troy e Rex
Mars avevano fatto causa alla societ di Nora Mars: Troy si
avvaleva del fatto che al momento della morte di Nora
erano ancora legalmente sposati, e Rex sosteneva di essere
il figlio naturale non riconosciuto. La sua autobiografia,
Mamma Mars, era stata pubblicata in tutta fretta e aveva
dominato le classifiche di vendita per molte settimane. Marie
aveva letto la copia omaggio per i giornalisti e aveva saltato
i primi capitoli a velocit record per arrivare alla fine,
dove si aspettava che Rex parlasse di lei. E infatti Rex aveva scritto:
Seppi chi era la mia vera madre leggendo il Gotham City
Star. Pu sembrare che il destino mi abbia giocato uno scherzo
crudele, ma in realt la giornalista che aveva portato alla
luce quell'orribile verit mi aveva fatto un favore. Avevo
sempre sospettato, e perfino segretamente sperato, che Nora
Mars fosse mia madre, ma non avevo mai cercato di scoprirlo:
ero sicuro di essere una specie di mostro di perversione. In
un certo senso, sentire la verit strombazzata ai quattro venti
aveva reso il tutto pi vero e meno orribile, e quindi tollerabile.
Le parole di Rex avevano fatto piacere a Marie, che aveva
provato per lui un intenso affetto, ma era stata costretta
a interrogarsi sul perch ne fosse stata ossessionata al
punto da costruire elaborate fantasie sul loro futuro insieme.
Ricordava di avere cercato in ogni sua frase qualche
segnale segreto, qualche messaggio in codice che le rivelasse
che erano destinati l'uno all'altra per l'eternit. Si era
chiesta cosa l'avesse spinta a insistere consapevolmente in
quelle fantasticherie. Un senso distorto della realt, masochismo,
nostalgia, un desiderio di ritorno all'infanzia?
O forse, aveva pensato, l'ho fatto per il puro piacere di farlo?
Si sedette in una cabina che dava direttamente sulle poltrone
di finta pelle marrone dove lei e Marco sedevano sempre
a parlare. Da quando era entrata in biblioteca erano
rimaste vuote. Su una delle riviste lesse: Il decadimento dei
protoni garantirebbe l'annullamento totale di ogni coscienza,
di ogni scopo e significato, e di ogni testimonianza della
loro esistenza. Si calcola che questo processo possa durare dai 1045 ai 10210 anni.
C' un tempo per ogni cosa, aveva detto Maud dopo
averle annunciato che aveva intenzione di iscriversi al corso
di recitazione della Tisch School of the Arts, presso la New
York University. L'hanno detto Shakespeare, Eliot e Einstein,
quindi perch non dovremmo crederci?
Maud aveva chiamato Marie circa una settimana dopo la
lettura del testamento di Nora. Aveva venduto la casa di
Hopewell e si era trasferita nel Village. La sua rubrica  irresistibile,
aveva detto. Ho sempre pensato che la scienza
fosse minacciosa o noiosa, ma sto cominciando a capire che
in realt  il nostro pi grande poema epico. Era perfino
diventata socia del Museo di storia naturale. (Lo sapeva,
aveva poi detto a Marie, che le balene discendono da un
ordine di animali ungulati con un numero pari di dita e
sono cugine dirette delle giraffe?). Le aveva chiesto se potevano
vedersi e da quel giorno si erano incontrate almeno una volta la settimana.
Anche se Maud parlava raramente di Rex, Marie aveva
intuito che avevano iniziato a vedersi, ogni tanto, e che
Maud avrebbe testimoniato a suo favore al processo. Aveva
detto a Marie che i soldi non le interessavano perch Nora
le aveva intestato un fondo sufficiente per tutta la vita, ma
l'aveva anche informata che Rex stava cercando di rimettersi
in carreggiata (frequentava gli Alcolisti Anonimi e
stava pensando di tornare sulle scene) e voleva adottare dei
bambini. Rex pensava che i soldi di sua madre gli spettassero
e Maud era d'accordo con lui. Trovava assurdo e crudele
che Nora avesse lasciato tutto il suo patrimonio a un'istituzione idiota.
Per l'ennesima volta Marie lanci un'occhiata alle poltrone
di finta pelle marrone. Questa volta vide un uomo affascinante
dai capelli scuri e ondulati e dagli occhi grandi,
che indossava un completo blu oltremare di fattura squisita
e leggeva Sciences. Il suo cuore fece un balzo. Aveva tagliato il pizzetto.
Oh, Marie, esclam Marco, alzando lo sguardo dalla rivista. Eccoti qui.
Mi sei mancato, disse Marie lasciandosi cadere nella
poltrona accanto all'uomo che ormai le pareva pi simile al
Grande Attrattore che non a Peter Lorre.
Non riusc a fare a meno di notare che aveva la pelle leggermente
rosata, gli occhi limpidi e luminosi e le labbra
piegate in un sorriso represso. Moriva dalla voglia di chiedergli
se si fosse tagliato il pizzetto per lei, ma resistette.
L'avrebbe fatto dopo.
Sono sull'elenco, replic lui e poi aggiunse: Volevo chiederti una cosa.
A Marie, che lavorava per un giornale scandalistico, non
era mai venuto in mente di cercarlo sull'elenco del telefono.
Quando si tratta della tua vita, pens, a volte le cose
pi semplici sono le pi difficili da intuire. Sorrise, prese
Aviation Week e cominci a sfogliarlo dicendo: Chiedimi
tutto quello che vuoi, tutto.
Che cosa indica la M nell'espressione teoria-M?
Mmmmmm, mugol allegra Marie. Madre, come
madre di tutte le teorie, M come matrice, magia, mistero.
Scegli tu. Letteralmente sta per membrana. Secondo la
teoria-M, il mondo non  fatto solo di stringhe incredibilmente
minuscole che vibrano in un ambito a dieci dimensioni,
ma anche di membrane altrettanto piccole che hanno
nove dimensioni e si chiamano p-brane.
Piccole quanto? chiese Marco mettendo da parte le riviste
e girandosi completamente verso di lei.
Una p-brana sta a un atomo come un albero sta all'universo.
Allora  molto piccola, comment lui in tono reverenziale.
La teoria-M  la pi sensuale tra le grandi teorie unificatrici
del momento.  particolarmente affascinante perch
appoggia la teoria che l'universo sia olografico.
Anche se negli ultimi mesi l'ho riascoltata ogni giorno
con la fantasia, solo ora mi rendo conto di quanto mi sia
mancata l'autentica Marie-lingua, disse Marco lievemente perplesso.
Era esattamente ci che Marie voleva sentirgli dire. Il
modo migliore che trov per rispondergli fu di proseguire
il discorso. In un universo del genere, le informazioni su
ogni cosa che occupi un volume apparirebbero sulla sua superficie.
Quindi, disse Marco, spostandosi sull'orlo della poltrona,
questo significa che noi non ci troviamo al centro
delle cose, ma sulla loro superficie.
Puoi metterla cos, replic Marie, spostandosi in avanti
a sua volta. Indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo,
credo che inventeremo sempre nuovi modi assurdi
di definire l'indefinibile, di misurare l'incommensurabile,
di cogliere l'imperscrutabile. Sospir. Naturalmente a
meno che, mentre parliamo, da qualche parte nell'universo
non ci sia un protone che sta decadendo o, meglio ancora,
che noi non viviamo in un falso vuoto.
Falso vuoto? ripet Marco.
Una teoria sulla fine ultima dell'universo dice che viviamo
in una bolla di falso vuoto all'interno di una bolla
molto, molto pi grande di vuoto vero. Se una minuscola
bolla di vuoto vero dovesse filtrare nel nostro vuoto falso, la
bolla si espanderebbe a una velocit molto vicina a quella
della luce, riempirebbe una regione sempre pi grande del
falso vuoto e lo trasformerebbe immediatamente in vuoto
vero. Questo accadrebbe nel giro di pochi microsecondi: la
bolla interna imploderebbe in una singolarit spazio-temporale
annientando subito ogni cosa. In breve, un crunch
istantaneo. Una delle preoccupazioni dei fisici, continu,
 che gli acceleratori di particelle incredibilmente potenti
costruiti per facilitare le collisioni ad alta energia di particelle
subatomiche possano creare una lacerazione nello spazio-tempo
e provocare il decadimento del vuoto.
Quindi la nostra ricerca su come finir l'universo
potrebbe causarne la fine anticipata. Marco tacque per un
po' e poi aggiunse:  un'idea sublime e altamente creativa
e assomiglia a te, Marie: sempre in anticipo.
Marie si appoggi allo schienale e pens che avrebbe potuto
starsene l seduta in biblioteca a chiacchierare allegramente
con Marco per il successivo milione di trilioni di
anni. Ripens a quante volte, per ironia della sorte, gli aveva
parlato a ruota libera credendo che le sue parole gli entrassero
da un orecchio e gli uscissero dall'altro. Ma in quel
momento si rese conto che era lei quella che non ascoltava.
Dopo tutto quel tempo non sapeva assolutamente nulla di
Marco, eppure le pareva di conoscerlo da una vita. Decise
che anche dirgli addio una seconda volta sarebbe stato inutile.
Marco, sussurr, in linea teorica, ti piacerebbe uscire
dalla biblioteca e fare una passeggiata con me?
Marco annu e inizi ad alzarsi dalla poltrona.
Marie sapeva benissimo dove l'avrebbe portato: sotto le
costellazioni in foglia d'oro e le stelle-lampadina dell'improbabile
firmamento dipinto sul soffitto della Grand Central
Station. E l, con vero spirito anticipatore, gli avrebbe
chiesto di accompagnarla alla festa d'inaugurazione del
Rose Center per la Terra e lo Spazio presso il Museo di storia
naturale, alla vigilia del nuovo millennio. Ma quando si alz si sent all'improvviso eccezionalmente alta, e nonostante
sapesse pi o meno quant'era alto (anzi, basso) Marco, a un tratto fu colta dal terrore che lui fosse davvero eccezionalmente piccolo.
Ho sempre pensato che fossi eccezionalmente alta, Marie, ma in realt non lo sei poi cos tanto, disse lui mettendosi astutamente alla sua destra.
Incredibile, ma gli occhi di Marco erano (centimetro pi, centimetro meno) all'altezza delle sue labbra. E tu, Marco, in fondo non sei poi cos basso, disse Marie.
Mentre risalivano la scala a chiocciola e attraversavano l'atrio ovale diretti alla porta, le loro spalle, gomiti, mani e fianchi si toccarono inavvertitamente. Ciascun contatto fu seguito da un goffo susseguirsi di scuse accompagnate da intensi rossori di reciproco piacere. Fuori, cadeva una neve leggera. Sulla soglia della biblioteca, Marco e Marie si guardarono brevemente negli occhi e poi imboccarono Madison Avenue.
(Io non credo di essere al centro dell'universo. Lo so per certo. Nora Mars, La diva, 1977).
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Anche se la scienza mi appassiona, non sono certo una scienziata: anzi, l'unico modo in cui sono riuscita a superare l'esame di fisica non propedeutica al college  stato scrivere un saggio sulla vita di Marie Curie. Le idee scientifiche del romanzo provengono soprattutto da articoli apparsi nelle pagine della scienza del New York Times (io vivo per i marted) e da libri di divulgazione scientifica come The Elegant Universe di Brian Greene, Dreams of a Final Theory di Steven Weinberg, In Search of Schrdinger's Cat di John Gribben, The End of Science di John Horgan, The Anthropic Cosmological Principle di John D. Barrow e Frank J. Tipler e l'opera omnia di Paul Davies: a questi magnifici scrittori devo moltissimo.
Per quanto riguarda le citazioni di Nora Mars, sono anni che colleziono battute fulminanti pronunciate da una quantit infinita di personaggi, tra cui mia nonna, Thelma Stewart Brown, e declamate nei vecchi film. Sono profondamente debitrice anche alle splendide raccolte di Autumn Stephens. Un grande grazie a tutte le Dive,che hanno prestato a Nora Mars le loro pillole di saggezza. Un ringraziamento a Tim Crouse che mi ha suggerito Les Dossiers de la botte noire di Roger Martin du Gard, al quale mi sono spesso ispirata e che mi ha fornito lo spunto per una versione succinta dei Grandi (e irrisolvibili) Enigmi.
Per l'affettuosa dedizione dimostrata al mio manoscritto nelle diverse fasi della sua stesura, vorrei ringraziare Jin Auh, Sarah Chalfant, Grant Denn, Massimo Fedi, Ashbel Green, Chris Litman, Anne Maguire, Vesna Neskow, Lisa Springer, Grace Suh, Stephen Zimmer e la mia numerosa famiglia. Un grazie molto speciale a Lauri Del Commune per la sua saggezza editoriale e i suoi assennati consigli.
Ma soprattutto, un tributo glorioso lo merita il mio editor, Amy Scheibe, che con le parole e le storie  davvero un genio.
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FINE.